domenica 8 aprile 2007
New York, 04-07-2007
… Feedin’ animals in the Zoo, Then later a movie too…
È un periodo un po’ così. È sempre un po’ così in questo periodo. Febbraio e Marzo –le mezze stagioni- non sai mai bene cosa fare, cosa metterti per uscire… Ti sei rotto le palle dell’inverno ma non è ancora arrivata la primavera.
Ovviamente, questo non c’entra niente col fatto che sia a New York, è una regola che per me vale sempre, ovunque sia nell’emisfero boreale… Fatto sta che tra mille progetti per ora solo campati per aria in attesa della “bella stagione”, mi ritrovo a scrivere senza sapere esattamente dove andare a parare.
Butto lì un paio di robe sparse, nella speranza che la primavera porti consiglio (ma soprattutto cose da fare, così posso scriverne!). Prima cosa, legata al cambio di stagione: a New York la temperatura degli interni è inversamente proporzionale a quella che c’è all’esterno. Cioè, se fuori fa –20°C, dentro +30°C; quando arriva il caldo, fuori +30°c, dentro +4°C… Me ne accorgo soprattutto adesso che fa un giorno caldo e quello dopo freddo: la temperatura dei luoghi chiusi mantiene la sua proporzionalità inversa! Consiglio: in estate pensateci bene prima di entrare in metropolitana: in stazione ci sono 30 gradi, 100% di umidità e saturazione di ossigeno pressocchè zero; sul treno ci saranno 4 gradi. E non esagero. Mi chiedo quanti casi di polmonite estiva si registrino qui…
Uno può fare la catastrofe e pensare davvero che siano rilevanti. Dico i nazisti. Che chi scrive della roba su un muro e di fianco ci mette una svastica stia aumentando il peso di quello che ha scritto. Che “froci al muro”, scritto sulla vetrina della libreria Babele di Milano, nature sia grave 10 e con la svastichina di fianco sia grave 25 (perché si inquadra in tutto un altro certo qual tipo di discorso che non ti dico questi gruppi estremisti quanto sono radicati sul territorio). Volendo, può. Che fa sempre stare bene ribadire che si ha schifo dei nazisti. E credere che ci sia il nemico. E soprattutto che abbia la faccia, da nemico.
Ed ecco a voi le postvisioni del tempo di giovedí 15 marzo a Gerusalemme: in mattinata neve, nel pomeriggio pioggia, grandine e vento e in chiusura un arcobaleno, che non portava a una pentola piena d’oro ma al solito muro di cemento.
Ieri sono stato all’Ikea più grande d’Europa. Che poi non si capisce se sia vero o se lo dicano di tutte quelle che aprono, sicuri che nessuno andrà a controllare. Ma comunque. Fuori Milano ci sono due Ikea: una a Corsico e l’altra a Carugate. Io per motivi geografici (Varese è più vicina) ho sempre preferito quella di Corsico, e dall’altra parte sono andato solo una volta e mi ha fatto schifo sembrava un sotto-Ikea. Per me l’Ikea è Corsico. Lì la mia camera ancora a casa coi miei, lì quando sono andato a vivere da solo, poi in coppia, poi di nuovo da solo ma nella grande città. Si fa tappa a Corsico, si spendono dei soldi, si è felici di avere una macchina spaziosa, si torna a casa e si monta il tutto.
Ultimamente la cosa si sta facendo pesante. E la parola rispetto, irrispettosa. Rispetto ormai è la parola che si applica allo statico, al granito, a tutto ciò che immobile chiede di essere preso per quello che è senza partecipare al dialogo se non per riaffermarsi talis et qvalis. Il resto è posizioni diverse – e questo e quello – pur nelle divergenze – da una parte e dall’altra – al fine di attivare un dialogo – e daje de tacco daje de punta – con lo scopo di unire invece di dividere – fai una giravolta falla un’altra volta. Così ci vuole rispetto per il credo religioso e per le posizoni della chiesa. Nessuno deve attaccare la chiesa e i suoi rappresentanti, né criticare chi ci si riconosce, perché ci vuole il rispetto. In compenso chi sta da quella parte, siccome i laici non hanno niente di rivelato, niente testi sacri, niente ex cathedra, li può prendere a calci in culo serenamente che tanto nel rispetto delle divergenze e al fine di questo gran paio di palle siamo tutti figli della stessa grande madre.
Da quando sono venuto ad abitare a Tokyo mi sono accorto di una tendenza di molti: quella di edulcorare i fatti. In realtà sono venuto qui da solo, senza un lavoro e senza un posto dove stare, poi lentamente mi sono organizzato con una attività’, una stanza e una vita. Ho fatto molti lavori ma principalmente insegno italiano e suono per chi mi paga. Per molti che mi conoscono indirettamente o anche di sfuggita, forse questa versione dei fatti risultava troppo sciatta o poco spettacolosa. Infatti spesso, tornando a Udine, mi sono trovato di fronte a persone che: -Ah! tu sei quel Flavio che è andato a Tochio dopo aver trovato una donna giapponese di cui eri innamoratissimo e viva l’amore! Oppure: -Ah be’ chiaro, tu parli giapponese perché lo hai studiato è ovvio che sei andato a finire lavia.