giovedì 31 maggio 2007
Tokyo, 19-5-30
All’inizio non guardavo la televisione perché non la possedevo. Per circa un anno. Poi me ne hanno donata una e mi sono immerso nella visione di programmi di ogni tipo. Soprattutto quelli della mattina per le casalinghe, utilissimi per imparare la lingua, secondo me. Dopo qualche mese, però, la tele mi aveva scocciato e ho smesso. Non guardavo nemmeno i telegiornali che peraltro usano un linguaggio formale e complicatissimo per un autodidatta da strada come me. Negli ultimi mesi, non so perché, ho ricominciato a dedicarmi alla tely e devo dire che ci sono dei programmi molto interessanti. Recentemente è uscito un serial ambientato nei ruggentissimi anni 80 che qui sono indicati come BABORU (bubble). Un’età dell’oro che i giapponesi sopra i 35 anni rimpiangono nemmeno troppo segretamente. Sull’onda di questo revival, in alcuni talk show si cercava la nostalgia con discorsi tipo “eh, allora sì che era bello, eravamo felici”. Quello che mi è piaciuto è che in studio c’erano dei ventenni che hanno cominciato a sbertucciare i matusa criticando la grossolanità da arricchiti cafoni che veniva tollerata in quegli anni. Per il resto, vorrei dare una mia idea della tele giapponese andando per punti.
Vorrei che fosse molto ben chiaro al mondo dei missionari del bene, che noi dell’esercito del male ce la stiamo mettendo tutta, ma ancora la materia non siamo riusciti a padroneggiarla come nei fumetti. Tipo che una barra d’acciaio è una barra d’acciaio anche per noi, purtroppo. E se ci tirate un pianoforte in testa, moriamo in un clangore di tasti e note, molle e legno. Ai cartoni Warner viene meglio, il numero del piano. Noi siamo solo pionieri del male, e nemmeno così bravi. Chi siamo noi? Ma come non lo sapete? Certo che avete capito. Noi siamo quelli che non credono ai valori, intesi come parole piccole e facilissime da capire; siamo quelli che vedono un bambino e non vedono una vittima del mondo cattivo o un dono del cielo, ma un bambino; siamo quelli che non concepiscono il senza se e senza ma; siamo quelli che vengono da una famiglia e non si sentono di doverla difendere; siamo quelli che sentono parlare delle droghe e sono convinti che siano sostanze, non strumenti infernali o treni superveloci verso Shan-gri-la. Siamo gente normale, che dubita che un gruppo di maestre si travesta da mostri satanisti per rapire classi intere di bambini piccolissimi e coinvolgerli in riti misteriosi. Per noi, per le nostre vite, francamente, il satanismo è irrilevante. È una scemata di gente che si veste di nero. E se in nome di satana c’è uno stupro, noi vediamo lo stupro; lo zoccolo caprino, no.
Ci ho pensato a lungo, ci ho fatto dei giri intorno, ho anche tenuto d’occhio il sito per verificare che il modello fosse quello giusto; ho chiesto pareri in giro agli amici che ce l’hanno e agli amici degli amici. Alla fine sono andato su ebay e ho l’ho comprato. È arrivata una mail in tedesco e io ho risposto “Ich sprache nicht Deutsch, sorry.” Loro hanno risposto. “Hi there. We’re sending it today.” E poi due giorni dopo è arrivato. L’ho estratto dalla scatola, ho tenuto da parte la garanzia e la ricevuta, le istruzioni, la cartolina da compilare a mandare nel Regno Unito di Gran Bretagna. Poi, mentre guardavo Children of Men in DVD, ho acceso e il coso ha cominciato a fare vuuuuuuuuuu. E io ero felice.
Don’t ask how long I’ve been waiting here?Yeah, you can probably guess.
Il gabinetto scientifico di Freddy Nietzsche ha fatto un’altra esaltante scoperta. Siamo nel campo dell’etologia spiccia. Per fare l’esperimento ci vogliono un cane (Canis canis) e un gatto (Felis catus) di qualsiasi razza. Ovviamente l’esperimento non prevede che si faccia del male né all’uno né all’altro. Anzi.
È un periodo che mi sento molto l’uomo della strada. E un po’ mi fa effetto. Perché sono cresciuto a Varese, e la gente che dice che fanno schifo tutti e che devono andare a casa la conosco bene. In genere schifano la politica, schifano la collettività, schifano le tasse, se ne fregano di tutto tranne di dire che è una vergogna. Poi comandano e non fanno niente. O quello che fanno, lo fanno male. E continuano a lamentarsi, ma a voce più bassa, che non possono fare e hanno le manio legate.
Uno può andare
In questo periodo si sono susseguite festività e commemorazioni nazionali per gli israeliani e, in alcuni casi, conseguenti contro-celebrazioni per i palestinesi.