Venerdì 22 Giugno 2007
Caccia all’uomo 2
Qualche giorno prima di venire a Tokyo, sono andato a Londra a provare un videogioco. Quel videogioco era Manhunt 2, il titolo di cui tanto si parla in questi giorni perché è stato considerato troppo violento dall’ente di controllo britannico. In seguito a questo fatto, anche il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni ha chiesto e ottenuto dalla Take2 (l’editore e distributore dei giochi Rockstar, come Manhunt 2) che il gioco non esca nemmeno in Italia. Prima vi racconto com’è Manhunt 2 e poi vi dico cosa ne penso.
Manhunt2 è un gioco violento, sì. Parecchio. Ma non è realistico in niente. Non c’è niente di normale in quello che fa il personaggio, nella storia, nell’ambientazione, nelle luci e nel testo. Tutto è horror dall’inizio alla fine. Avete presente Saw, 1-2-3? Ecco, quella roba lì. Tutto fosco, tutto perverso, tutto estremo e sanguinosissimo. La versione per Nintendo Wii, poi, è ancora più chiaramente slatter. Lo scopo del gioco è attraversare un mondo di pazzi e assassini, farli fuori per uscirne (farli fuori a cariolate, farli fuori con la sega, la pistola, la spranga, il pugnale, la pressa e il volo dal quinto piano), per scoprire il perché e il percome. Perché il protagonista è uno scienziato che sta in un manicomio criminale, ne esce in una notte tempestosa in cui un blackout fa aprire tutte le celle, e segue degli indizi a ritroso alla ricerca del proprio passato.
Il problema della classificazione dei videogiochi è effettivamente complesso e multiforme. Per prima cosa, anche se con regole e caratteristiche proprie, il videogioco è una forma espressiva che può contenere temi o immagini che non si considerano adatti a un pubblico giovane. E questo è pacifico. L’idea secondo cui porre dei divieti ai minori sia equivalente alla pratica della censura è semplicemente cretina. Quindi è normale che, come per i film, i giochi vengano valutati in questo senso. Poi c’è il secondo tema, quello dell’immedesimazione. Vista la natura dei videogiochi, si pensa che l’immedesimazione nel protagonista sia maggiore in chi li usa, che non se la stessa situazione fosse descritta con la terza persona della macchina da presa o tramite il filtro della scrittura. E su questo io dissento, proprio per la natura artificiale, o artistica (scegliete voi), dei videogiochi. I videogiochi sono un’altra cosa rispetto al cinema, non funzionano solo con le immagini, non puntano quasi mai al realismo fotografico, ma anzi fanno di tutto per creare dei mondi del tutto alternativi e autonomi. Mondi in cui il racconto è sempre in secondo piano rispetto al gioco, all’interazione, al rapporto tra stimoli, reazioni, esperienze che ne risultano. In questo contesto, chi gioca fa delle cose, piuttosto che osservare delle situazioni; impara degli stili, delle mosse, acquisisce delle abilità che fuori da quel mondo non hanno senso. I videogiochi di combattimento, i cosiddetti picchiaduro, esistono da una ventina d’anni. Eppure non si ricordano, nemmeno nel sensazionalismo tipico dei media su queste notizie, casi di incidenti dovuti a gente che rifà le mosse di Tekken, Mortal Kombat o Virtua Fighter. ll wrestling è un fenomeno di massa da qualche anno (quello degli Ottanta era robetta in confronto) eppure se ne scianca uno a settimana, di ragazzino. Non perché il wrestling sia peggio, ma perché quella è gente vera che fa cose vere. Mosse studiate e provate mille volte, va bene, ma comunque movimenti veri. I videogiochi sono un mondo a parte. E chi li frequenta lo percepisce naturalmente. Molto più di chi li vede da fuori, senza esserci cresciuto.
Poi c’è un altro problema, quello della vendita. In Germania i giochi vietati ai minori si comprano nei sex shop. In Italia non è mai stata affrontata seriamente la questione e l’età riportata dalla confezione è un’età consigliata. Qui effettivamente si dovrebbe intervenire. Oggi il Ministro Gentiloni tutela i piccoli e ottiene che il pur divertente Manhunt2 non esca. Ma domani io, che ho 33 anni, voglio poter giocare a quello che mi pare. La grandissima maggioranza degli utenti di videogiochi nel nostro paese è costituita da maggiorenni. Date anche tutte le questioni di cui sopra, si prevede che da adulti abbiano il diritto di vedere il film che preferiscono, giocare al gioco che preferiscono, sentire la musica e leggere i libri come quando e dove pare a loro. Finché non danno fastidio al prossimo. Spero che questo non valga come precedente, che non si instauri un bel “nel dubbio, meglio astenersi” che poi generalmente diventa abitudine stantia. Il fatto che non sia più il ministro dell’Educazione a occuparsene, come successe nei casi ridicoli dell’anno scorso, fa ben sperare. Che si vada fino in fondo, però. Che si istituisca una commissione che decida quali giochi vadano venduti ai maggiorenni. E poi, fatto questo, che il divieto, per chi non ha l’età minima, sia rispettato.
Altrimenti poi tutti i videogiocatori, armati di seghe elettriche e coltelli da arrosto, marceranno verso la Capitale…dai, scherzavo!
13 commenti finora
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non ne posso più di questo mondo che diventa sempre più reazionario ad opera di questa classe dirigente che non rispetta nessuno dei precetti che vorrebbe noi sostenessimo fieramente. e mi fermo qui o scadrei (ancora di più) nel populismo più sciatto.
quindi qdmani esco con in una mano il controller del wii e nell’altra una racchetta da tennis e smazzolo tutti quelli che incontro e do la colpa a wii sport
scritto da matt butter Venerdì.22.06.07 14:18
che dici matteo? guarda, personalmente, dopo aver giocato due orette a questo gioco
http://www.adultswim.com/games/biblefight/game.swf
mi sento gesù…ho anche già fatto sette-otto moltiplicazioni dei pani e dei pesci…
scritto da scriptabanane Venerdì.22.06.07 15:51
Secondo me, quanto a immedesimazione sono molto peggio i giochi dove si guida rispetto a ’ste robe: io dopo aver passato piu’ o meno 48 ore a giocare a Destruction Derby l’istinto di sportellare anche con la Uno un pochetto ce l’avevo… Ma non e’ che l’ho fatto per davvero poi, eh…
OT, a Matte’, ma t’e’ arrivata la mia roba?
scritto da robi Venerdì.22.06.07 16:42
Rimanda tutto all’indirizzo nome del blog-chiocciola-postadigoogle.com, cioè la posta di Freddy NIetzsche. Che sono in Giappone e non scarico dagli altri indirizzi.
scritto da Matteo Bordone Venerdì.22.06.07 17:02
Bravo bis! Bravo Matteo, bravo!
Ci ho scritto pure io un post, però molto meno ingegnoso del tuo, in cui alla fine dei conti se vuoi Manhunt2, vai su Amazon.com e via. Oppure attacchi il mulo e attendi. Insomma, la vecchia storia di “fatta la legge e trovato l’inganno”, solo che qui l’inganno c’era già da prima.
scritto da bebo Venerdì.22.06.07 17:41
Sono d’accordo con Matteo. Questi che ci governano, come molti cosiddetti esperti “giovanologhi”, parlano di questi temi con una superficialità disarmante. Per ogni altro approfondimento di riflessione consiglio il libro di Steven Johnson
Tutto quello che fa male ti fa bene
Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono più intelligenti.
Buon soggiorno a Tokyo. gio
scritto da giofederle Venerdì.22.06.07 18:14
e bebo c’ha pure ragione…
scritto da edoardo Bonaccorsi Sabato.23.06.07 20:24
Matteo, ribadisco, fai il podcast anche del tuo prossimo programma radio perche’ in Italia non ho molta voglia di tornarci
scritto da Zak Domenica.24.06.07 01:38
Io non ho provato manhunt2, e anche l’idea di andare a londra per provare un gioco mi è un po’ da fantasilandia. Ho però provato il primo, e devo dire che più che cruento mi sembrava decisamente brutto, certo non è un motivo per una censura, ma almeno non abbiamo perso niente di speciale. Non avendo qualità, l’attenzione dedicata a questo prodotto dipende solo dalle sue tematiche, che ovviamente sono state scelte con questa logica di marketing, e nemmeno questo depone a suo favore. Poi se vogliamo entrare nella fase “nessuno tocchi caino” se ne può discutere, anche se non vorrei che questa fosse una alzata di scudi d’ufficio contro le solite visioni apocalittiche sul mondo dei videogiochi, perchè non mi sembra il caso.
Dimostrare come i giochi influenzino le persone più dei film è una cosa che si può facilmente fare dal punto vista psichiatrico, ad esempio analizzando i sogni, oppure dal punto di vista matematico (ad esempio con gli appassionati di corse che si smaltano più della media). Il nocciolo della questione però non è questo. Queste tesi si possono sempre invertire per cui non è ascoltare manson che fa diventare serial killer, ma sono i serial killer ad ascoltare manson. La questione secondo me deve essere spostata sul concetto del gioco.
Se io facessi un bel film nazista dove vengono felicemente ammazzati ebrei, e lo scopo del film è proprio l’esaltazione del massacro, il piacere dell’uccisione, insomma, un schindler list in cui il capo del campo fosse un eroe osannato, sarebbe giusto censurarlo? Ovviamente le proporzioni sono diverse, ma si può tollerare l’apologia del male senza alcuna mediazione fantastica/emotiva/ironica?
Semplicemente il videogame non è ancora un media maturo come il cinema.
Poi non hai citato, ma penso conosci, l’omicidio che è avvenuto proprio in inghilterra come emulazione dichiarata di manhunt da parte di un ragazzo. Omicidio che non può contare in queste valutazioni da un punto di vista razionale, ma che di sicuro influenza l’opinione pubblica. Omicidio che è probabilmente il motivo per cui l’inghilterra si è mossa prima dell’australia (che censurerebbe anche super mario se si rendessero conto che mangia funghi allucinogeni)
Volevo però concludere con una nota citazione ironica, per alleggerire il tema, che alla fine quello di manhunt è il classico non problema su cui si sprecano fiumi di inchiostro…
“Computer games don’t affect kids, I mean if Pac Man affected us as kids, we’d all be running around in darkened rooms, munching pills and listening to repetitive music”
scritto da JT Domenica.24.06.07 02:44
JT, ma ti pare che uno vada a Londra a provare un gioco, senza che sia per lavoro? Sarei da ricovero. Ci sono andato per scrivere una recensione per Rolling Stone. Per il resto se rileggi il mio post e i commenti, ti rendi conto che io non uso nessun tono apocalittico. Per me il ministro si è comportato con una buona dose di buon senso. Un po’ di quelli che hanno commentato invece non si sono accorti della mia posizione e sono andati dritti col catastrofismo antipolitico. Va be’. Credo comunque che il tema della maturità non sia molto significativo. Il cinema è maturo, ma ogni volta che danno “Il cacciatore” in televisione c’è qualcuno che fa la roulette russa. Comunque non c’è bisogno di Hitler per convincermi della liceità di una norma che vieti un prodotto. La società sceglie. È normale. Il problema è che questo è un prodotto di genere, di invenzione, paradossale in tutto. Sia un gioco brutto o meraviglioso, un maggiorenne deve poterci giocare. Io dico solo che mi sembra necessario che trovino un metodo perché questo sia possibile, pur tutelando i minori.
scritto da Matteo Bordone Domenica.24.06.07 06:43
forse tra i commentatori qualcuno ha anche capito la posizione di bordone ma pensa semplicemente che non sia il caso di censurare un videogioco e neanche un film nemmeno se descrive hitler come una persona con una certa umanità anzichè il mostro il era. personalmente voglio poter vedere e giudicare di persone tutto quello che l’intelletto umano può partorire (non tutto nel senso di tutto, ma qualsiasi cosa). se poi qualcuno impone che la pena per gli emulatori del protagonista di manhunt come quello di mein kampf sia l’essere impalato sulla pubblica piazza mi può anche stare bene. non è molto più pericoloso che valanghe di ragazzine corrano a rifarsi il seno ogni volta che pamela anderson vince un oscar? o che migliaia di ragazzi diventino gay dopo una campagna pubblicitaria di oliviero toscani con due maschi che si baciano?
scritto da matt butter Domenica.24.06.07 10:11
bah…ho i miei dubbi che uno diventi gay grazie ad oliviero toscani, e anche se fosse, non mi pare pericoloso per niente
scritto da chiaratiz Domenica.24.06.07 18:00
eh.. già..
scritto da Alex Lunedì.30.07.07 01:41
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