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domenica 1 luglio 2007

Giappone, un paese pieno di libri in fondo alla cartina


Essere uno che legge i libri, compra i libri, maneggia i libri, vorrebbe scrivere dei libri, parla dei libri, consiglia dei libri, si sente a proprio agio in mezzo ai libri. Essere uno così ed essere in questo paese lungo tutto isole. Essere uno così, essere in questo paese bislungo e isolano e pieno di isole, e vedere uno di quei negozi che in tutto il mondo riconsoci subito e ti fanno subito sentire un po’ a casa e sereno e curioso, con la voglia di scoprire tipica dei grandi viaggiatori del passato. Ovvero, per fare un esempio più specifico, per evitare di vivere nel regno del possibile e calarsi invece nello specifico del qui e ora, io che entro in una libreria a Tokyo. Una delle esperienze più frustranti della mia per ora abbastanza scintillante vita.


Perché se è vero che molti altri aspetti della cultura giapponese sono all’inizio complessi, ma poi più abbordabili, qui invece è proprio facile. I giapponesi hanno una cultura grafica che spacca. Col fatto che la loro è una lìngua di disegni, hanno scrittura che è una specie di pittura espressiva, tanto che qui la calligrafia non è un roba per maestrine. Per questo i cartelloni pubblicitari, le scritte, le insegne, tutto qui è ricco straricco meraviglioso inarrivabile, con una capacità di appiccicare ideogrammi, alfabeto sillabico, alfabeto latino, disegnini, sgorbi, quello che gli viene, che noi nemmeno immaginiamo. La cultura grafica qui risale a molto prima della stampa, e comunque si è modernizzata con uno slancio che noi, preoccupati di quella parola inglese di troppo, facciamo ridere.
E quindi, per tornare all’oggetto della questione, entro nella libreria. Guardo gli scaffali. Vedo meraviglie. Vedo prodigi. Vedo cose che voi umani non potete neanche immaginare. Le copertine, i formati, la carta, le bandelle: tutto è sublime. Non sto parlando dei manga. Certo, anche quelli sono fighi, ma lì te l ‘aspetti. Gli altri, i libri, con e senza figure, sono meravigliosi. Solo che non so se il libro parli del giardinaggio, di stupri in costume, di snodi e giunti negli impianti di condizionamento industriali, o sia un esaltante romanzo a puntate ambientato nel periodo Edo, ma con le astronavi. E comprare un libro senza capire niente fa molto tavolo di cristallo. Non ho tavoli di cristallo. Quindi esco senza acquisti, confuso e felice, cui ball che giren ‘me ‘n mülinell.


e volevo dire che quel libro lì, che hai messo come immagine a corredo del post, è uno dei libri più belli del mondo

(lo potevo dire?)

E’ sempre frustrante uscire da una libreria senza aver trovato niente, senza aver comprato niente…

Adoro le librerie a prescindere, chissà le ore che potrei passare in quelle giapponesi. Starei lì, col naso all’insù, e magari non comprerei nulla nemmeno io…

ho comprato ultimamente uno libro in giapponese sugli incastri in falegnameria , fantastico.
ho scoperto la falegnameria giapponese e sono rimasto senza parole.massimo rispetto alla cultura giapponese.

ma Matteo tu sbagli approccio! cos’è un libro? è un oggetto! tu lascia stare tutte le menate sul fatto che non sai il contenuto e bla bla bla, se vedi che è una cosa meravigliosa, per il formato-la carta-l’armonia fra ideogrammi e illustrazione ecc…se rimarresti le ore a rigirartelo in mano senza sbattere mai le palpebre, se è un oggetto stupendo insomma, che in Italia probabilmente non rivedrai mai, allora portatelo via di corsa!

in effetti c’era un tizio che ha scritto un libro sul giappone che si chiamava L’impero dei segni…

Scusa ma sono in vena di cazzate! Hai visto l’ultimo film del giapponese che cerca Zidane dappertutto?:

“Cerca Zizou San disperatamente?”

Ieri sera quando l’hanno passato a 610 stavo per capottarmi nell’Olona dal ridere!

riguardo alla foto del motorino su picasa, quello che “se c’era in italia lo comprassi”…
beh, in Italia c’è. Lo vende la Garelli (si chiama Capri) oppure la Dado Motors (con il nome di zn 50 qt)

Ho conosciuto Fosco Maraini al Premio Strega di qualche anno fa. Era molto vecchio e dopo poco mori. Lo accompagnava sempre una piccolossima giapponesina silenziosa che mi venne presentata come sua fidanzata. Che mito! Altro che la figlia!

Fai venir voglia di immaginare la sensazione di sfiorare con le mani quelle pagine, immaginare quanto siano profumate d’inchiostro e di nuovo.
Fai pensare a quando è stata l’ultima volta che ho sognato fiori di ciliegio intorno.

buone cose

MB