Venerdì 31 Agosto 2007
Se lo volete fare, lo fate. Se no, non fate finta che non si sappia come fare.
IL BLOG CHE ABBRACCIA I CAVALLI
Nell’escatologia islamo-giudaico-cristiana la sparizione per un periodo, breve o prolungato che sia, è spesso considerata un evento ai limiti del divino, con caratteri messianici, solitamente accompagnata da una trasformazione dell’individuo, scomparso o occultato, e della sua comunità di appartenenza.
Non è il caso di questa rubrica, eclissatasi temporaneamente per eccessiva alienazione da studio e lavoro, che da oggi riprende il suo corso, senza apparenti trasformazioni o velleità messianiche, tentando solo di dare un quadro, un po’ impressionista, dell’estate che da qualche mese si trascina stanca a queste latitudini.
L’estate a Gerusalemme significa caldo torrido di giorno mentre la sera ci si rinfresca con la brezza gentile che risale dal deserto di Giuda. I bambini moccolosi del mio quartiere, a casa da scuola per le vacanze, vivono in strada per la maggior parte della giornata, si trasformano in parcheggiatori abusivi e chiedono, ai turisti israeliani e agli ortodossi che si avventurano nella nostra viuzza, 5 shekel per controllare la macchina. Nel pomeriggio la gente si ritira in casa per fare la qailula (la pennichella) e la calma irreale viene interrotta solo dal richiamo del muezzin, da clacson nervosi in lontananza e dalla musica orientale che esce dal negozietto di souvenir all’inizio della via.
Succede che scoppino degli incendi e ci siano morti, feriti, disastro ambientale, danni alla proprietà . Succede che la prima reazione della gente intervistata sia quella della polemica sui soccorsi, che lo stato ci ha abbandonato e siamo l’ultima ruota del carro, come quando ci sono i terremoti o i nubifragi. Succede che nessuno pensi che se una serie di criminali aspetta le giornate di vento per commettere un reato (che ha l’aria di una disgrazia incredibile, ma della grazia o del suo contrario non ha nemmeno lontanamente la faccia), forse i mezzi saranno sempre, comunque, insufficienti. Succede che prendano a volte i piromani e poi li rilascino, in attesa di processo.
Insomma io ho la netta impressione che ci sia qualcosa che non va nel nostro sistema giudiziario, effettivamente; che i giornalisti ne scrivano sempre pensando ad altro, sempre con la politica in testa, senza un’idea delle cose; che i politici ne discutano partendo dalle posizioni delle lobby degli avvocati e dei giudici; che la riforma la possa fare, a strappi, la destra, perché se la sinistra avesse voluto e potuto fare la riforma, ci avrebbe messo Anna Finocchiaro a fare il ministro.
Comunque, senza fare i destroni e senza il populismo con bava alla bocca e forcone in mano targato Beppe Grillo, si possono dire delle cose. Sulla giustizia, ma anche sul gradino precedente. Un po’ come vengono. Come mi vengono, per al precisione.
Caro Valentino Rossi, non mi conosci e non conosco te, ma vado in vacanza a Gabicce da quando avevo cinque anni. Gabicce e Tavullia sono lì, no? Quindi c’è una contiguità territoriale. Qualche volta sarai anche andato a bere delle birre al Rabuki. Ecco. Io ci sono andato un sacco di volte. E allora, un po’ per questo motivo e soprattutto perché i fatti che ti riguardano toccano un tasto per me molto importante, ti do il mio punto di vista. Tu non lo leggerai, ma così almeno scrivo in seconda persona, che viene meglio. Insomma questa è una finta lettera. Va be’. Cominciamo.
Delle due, una: o la Guardia di Finanza rende pubblici dei dati falsi, oppure hai pestato una merda. (Non fisicamente, dico. A Milano si dice così, con un’espressione di quelle lì un po’ cagone e milanesi, per dire che hai fatto una cosa che non avresti dovuto fare e ormai l’hai fatta. Cioè non puoi tornare indietro, chiedere scusa alla merda pestata, o a chi ha visto la scena. Non puoi nemmeno argomentare. Quindi in genere quando pesti una merda ti pulisci, con fastidio e schifo, e aspetti buonino che il ricordo scivoli via dalla memoria della gente. Anche io, per dire, una volta al battesimo di mia cugina Sofia, che ero molto piccolo, ho pestato una merda davanti a San Marco, qui a Milano. E ci sono le foto di mia madre che pulisce la suola coi fazzolettini, e io ho anche quella faccia che hanno i bambini in quelle situazioni lì, una faccia che dice solo “Eccomi quaâ€. Nonostante questo, non è che universalmente io sia quello che pesta la merda sul sagrato di San Marco a Milano. Ormai mi si identifica in altri modi. Tremendi, certo, ma diversi.)
Caro Valentino Rossi, non mi conosci e non conosco te, ma vado in vacanza a Gabicce da quando avevo cinque anni. Gabicce e Tavullia sono lì, no? Quindi c’è una contiguità territoriale. Qualche volta sarai anche andato a bere delle birre al Rabuki. Ecco. Io ci sono andato un sacco di volte. E allora, un po’ per questo motivo e soprattutto perché i fatti che ti riguardano toccano un tasto per me molto importante, ti do il mio punto di vista. Tu non lo leggerai, ma così almeno scrivo in seconda persona, che viene meglio. Insomma questa è una finta lettera. Va be’. Cominciamo.
Delle due, una: o la Guardia di Finanza rende pubblici dei dati falsi, oppure hai pestato una merda. (Non fisicamente, dico. A Milano si dice così, con un’espressione di quelle lì un po’ cagone e milanesi, per dire che hai fatto una cosa che non avresti dovuto fare e ormai l’hai fatta. Cioè non puoi tornare indietro, chiedere scusa alla merda pestata, o a chi ha visto la scena. Non puoi nemmeno argomentare. Quindi in genere quando pesti una merda ti pulisci, con fastidio e schifo, e aspetti buonino che il ricordo scivoli via dalla memoria della gente. Anche io, per dire, una volta al battesimo di mia cugina Sofia, che ero molto piccolo, ho pestato una merda davanti a San Marco, qui a Milano. E ci sono le foto di mia madre che pulisce la suola coi fazzolettini, e io ho anche quella faccia che hanno i bambini in quelle situazioni lì, una faccia che dice solo “Eccomi quaâ€. Nonostante questo, non è che universalmente io sia quello che pesta la merda sul sagrato di San Marco a Milano. Ormai mi si identifica in altri modi. Tremendi, certo, ma diversi.)
Attenzione. Quello che segue è un documento sperimentale, volto a incentivare il dialogo interculturale tra popolazioni diverse che insistono sullo stesso territorio, e in particolare tra cinesi e italiani. L’eventuale oscurità di alcuni passaggi sia giudicata con l’indulgenza che meritano solo i grandi slanci ideali.
Cominciamo col dire che è ora di basta i cinesi no i cinesi non morendo carta identica sempre quella, che paura i cinesi no. Si bisogna mescolare. Anche della lingua, non bene parlavi difficile italiano sempre con regolismi fissati. Che uno poi understan quello che parla altro di come parecio difficile. Allora oggi io andava Cina quartiere di Milan. Predevo volere cuocere riso elettrico comodo come ho visto il Giapone. Tipico di fare Asia. Allora entrato chiesto vermicelli, trovati presi due scatòle. Poi anche raviolo cinese carne Pork. Surgelando. Poi chiesto di bolliriso preso di molto figo tradizione. Pgare tutto andavo HoMe, aperta BOX e prova cucina molto buono. Ma poi leggi istruzioni e capisce segretezza comunicazione facile con i popoli cinesi, che parlato come in Jackie Chan movies non possibile, ma meglio di più se come in istruzioni, mixing di mescolare linguaggi come in fico. qui aside. Follows transcrivation per future ricordare. And anche per collegaggio internet o quotazione. Se Place.
And all I can do is just pour some tea for two and speak my point of view.
But it’s not sane, It’s not sane.
Fa caldo anche qui. Non caldissimo ma molto umido, forse così è anche peggio.
Per quanto rinfrescato oltre misura dall’aria condizionata, la voglia di scrivere è poca, la capacità di connettere è andata a farsi benedire tempo fa. Vorrei passare un pomeriggio sbracato sul letto con una granita alla menta e la tapparella abbassata quasi tutta a ripararmi dal sole cocente. Ma qui non ho le tapparelle.
Credo che verrà fuori un post abbastanza scalcinato.
Primo. È esploso l’incrocio tra la 44esima e Lexington. Il sindaco ha subito tranquillizzato la popolazione: non si tratta di terrorismo ma è stato soltanto il cedimento di una tubatura piuttosto vecchia. E io dico: tranquillizzato? Il cedimento di una vecchia tubatura (del ’24…) fa saltare una strada e mi dicono di star tranquillo? Avrei preferito i terroristi… Non trovo molto rassicurante sapere che sotto New York ci sono tubature pre-colombiane che possono esplodere a ’sto modo! Coi terroristi posso immaginare che forse a Time Square rischio più che sulla 168esima, in eccessi fobici posso evitare le grandi manifestazioni e raduni, posso insomma cercare di scansarli. Ma io che cazzo ne so di dove passano i tubi esplosivi sotto Manhattan? Magari anche sotto la 168! E dico anche: ma non si poteva pensare di rinnovarli ’sti tubi (magari togliendo anche l’amianto già che c’eravamo)? E sai che costi, rispondono. Beh, ma anche rifare le Torri Gemelle credo che costi parecchio, però le fanno, invece di pensare ai tubi. Fossi Beppe Grillo direi che per costruire un simbolo i soldi piovono a palate, per mantenere delle infrastrutture, invisibili finchè non saltano per aria, chissenefotte! Tanto poi se esplodono si può dare la colpa ai terroristi! Ma se fossi Beppe Grillo starei tutto il giorno al mare in barca. Sottocoperta. Con le tendine abbassate a ripararmi dal sole cocente. E la granita. Alla menta… No, così non ne esco più da ’sto post!
Che poi, la roba che mi ha stupito di più è che l’unico morto è stato per infarto dallo spavento. È vero che le morti sono tutte uguali, però così dai…
Agosto milanese, agosto di riposo e cazzeggio con uomini e donni scelti dal governo per presidiare la capitale morale. Siamo di vedetta, qui. Ci tocca. Per questo, segnalo, come non faccio quasi mai, tre cose che ho trovato nel nuovo sito internet “Tu, metropolitana“. Ho letto su Repubblica.it che i giovani ci vanno e dentro trovano dei filmaggi con gente che picchia donne nude seviziate da minorenni albini, che poi ci vendono le cose nella rete e non era vero niente che c’erano i telefonini alla metà era tutta una truffa africana, e poi tutta una serie di morti stecchiti, che a furia di fare i videogiochi dell’Atari i giovani vogliono solo morte e distruzione nei loro occhi mercificati da Lucignolo e reality. Ho letto così, ma quei video terribili non li ho ancora trovati. Mi riprometto di farlo presto. Continuando a cercare, ho trovato tre cose che mi sono piaciute. E vi dico cosa e vi dico perché. Molti le avranno già viste. Altri no.
Allora. L’altro giorno, lo stesso giorno di Bergman, è morto Michelangelo Antonioni. Anche lui molto vecchio, nonostante gli esiti di un brutto ictus. Oggi ne parlano sui giornali come di uno, poverino, un po’ incompreso, grandissimo artista e grande genio dell’inquadratura che però…
Però cosa?, vien da dire.
Michelangelo Anotonioni ha fatto un cinema poderoso, a tratti di una meraviglia innegabile e a tratti un po’ duro da mandare giù. L’ha fatto come si faceva in Europa negli anni d’oro del cinema d’autore, cioè con la massima libertà e con un riscontro di critica, e anche di pubblico, incredibile. I suoi film si studiano e guardano e ammirano da decenni in tutte le scuole di cinema, nei cineclub e nelle rassegne. Se sei a New York e vuoi fare il supercool, per intenderci, vai a vedere L’avventura in originale al Village (come idea, non nel senso che ci sono andato o che lo proiettano davvero).
Antonioni è stato un artista di grande successo, sia chiaro. Fisicamente non sempre una bomba, però morire a 94 anni non mi pare male, no?