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mercoledì 1 agosto 2007

L’insostenibile incomunicabilità del non esserci più


jackshining.jpgAllora. L’altro giorno, lo stesso giorno di Bergman, è morto Michelangelo Antonioni. Anche lui molto vecchio, nonostante gli esiti di un brutto ictus. Oggi ne parlano sui giornali come di uno, poverino, un po’ incompreso, grandissimo artista e grande genio dell’inquadratura che però…
Però cosa?, vien da dire.
Michelangelo Anotonioni ha fatto un cinema poderoso, a tratti di una meraviglia innegabile e a tratti un po’ duro da mandare giù. L’ha fatto come si faceva in Europa negli anni d’oro del cinema d’autore, cioè con la massima libertà e con un riscontro di critica, e anche di pubblico, incredibile. I suoi film si studiano e guardano e ammirano da decenni in tutte le scuole di cinema, nei cineclub e nelle rassegne. Se sei a New York e vuoi fare il supercool, per intenderci, vai a vedere L’avventura in originale al Village (come idea, non nel senso che ci sono andato o che lo proiettano davvero).
Antonioni è stato un artista di grande successo, sia chiaro. Fisicamente non sempre una bomba, però morire a 94 anni non mi pare male, no?


Specifichiamo poi una cosa, cioè che nell’ictus di Antonioni, nel suo non riuscire più a parlare e ad essere del tutto indipendente dal 1984 in poi, non c’è nessun disegno astrale, nessuna quadratura del cerchio, nessuna crudele manifestazione fisica di quell’incomunicabilità che bla bla bla.
Antonioni era un figo, un bell’uomo apparentemente anche simpatico, se pur schivo, e soprattutto era un grande cineasta. Poi ha avuto l’ictus. Per sua disgrazia, la sua immagine è diventata quella del maestro chiuso nel silenzio, dell’enigma vivente, del simbolo da proteggere come patrimonio dell’umanità. E lì purtroppo, con l’intercessione di Wenders e di altri, ci sono stati orrendi tentativi di farlo tornare a girare della roba. Il risultato è Al di là delle nuvole, un film tremendo e imbarazzante di cui coscienziosamente ci dimenticheremo; così come il suo episodio del film Eros sparirà dal nostro archivio personale.
Ma non solo nella sua filmografia dovremo fare pulizia: anche l’immagine merita un po’ di lavoro. Non Antonioni che piange accarezzato dalla moglie mormorando qualcosa, non Antonioni aiutato dalla solidarietà degli artisti o celebrato come fosse già morto, e nemmeno Antonioni raccontato da servizi di Vincenzo Mollica e articoli di Tullio Kezich: noi dobbiamo ricordare quello dei grandi film, quello spesso, difficile, lento, che due palle, ho dormito tutto il film, no a me è piaciuto un sacco, quello lì, Michelangelo Antonioni, quello che soffia il vento di notte tra le fronde degli alberi e resti lì a mascella spalancata per tre minuti e ti sembra l’inquadratura più bella che tu abbia mai visto (poi ripensi a Cantando sotto la pioggia e torni in te).

ps – Ci tengo a far notare che Paolo Mereghetti oggi firma un pezzo di addio al maestro sul Corriere, in cui fa (caso raro per il giornalismo italiano) il suo mestiere anche nei confronti di un morto. E, da critico cinematografico qual è, sostiene che da una certa fase della sua produzione in poi Antonioni sia diventato intellettualistico e ipersimbolico, annacquando la propria stessa grandezza. Chapeau.


giusto per continuare quel che ho detto nei commenti al post precedente: almeno ieri sera han dato Zabriskie Point in prima serata, eh.

Mereghetti (nel suo Dizionario) è sempre stato severo con l’Antonioni più “antononiano”.

Ho scoperto però che imprevedibilmente anche Kezich da giovane osava:
http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=71610

Mereghetti (nel suo Dizionario) è sempre stato severo con l’Antonioni più “antononiano”.

Ho scoperto però che imprevedibilmente anche Kezich da giovane osava:
http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=71610

comunque sta partita a scacchi con la morte se n’è portati via due in una mossa sola. e cu è? kasparov?
ciao grandissimi maestri.

Antonioni mi è sempre stato abbastanza su un piede, ma Kezich è un inutile piano sequenza di cazzate

Mi permetto una volta tanto(scusatemi) di postare direttamente il link a quello che ho scritto oggi: http://www.cronopio.info/?p=391

Antonioni è stato l’unico regista della sua generazione a servire la musica rock e popolare con la stessa generosità con cui la musica ha servito i suoi film.

Il pezzo testimonianza di Maria Pia Fusco – Enrica Fico a me è piaciuto.

Altro, se interessa, qui:
http://baotzebao.wordpress.com/2007/08/01/coincidenze-lunatiche/

saluti Matteo da Valerio Kinder Fiandra

Veramente era un figo, l’ho visto ieri su un documentario di raitre. Ce ne fossero(ma purtroppo mi sa di no)