venerdì 7 settembre 2007
Non sempre si può vincere
Chiude il settimanale Diario. Chiude dopo undici anni di giornalismo d’inchiesta, di nicchia e di qualità. La lettera con cui Deaglio e la redazione salutano i lettori merita un commento. Perché in questi giorni sembra la fiera degli addii zuccerosi, e Diario non li merita nemmeno dalla propria redazione.
Diario è stato per anni un settimanale che copriva fatti internazionali ignorati dagli altri, sgranava inchieste pregevoli (Deaglio e Barbacetto innanzitutto), teneva la barra a sinistra con deontologia e fermezza.
Poi qualche tempo fa il giornale decise di abbandonare il proprio concessionario di pubblicità e affidarsi a delle microinserzioni, alla pubblicità interna dell’editore (Saggiatore, Pratiche, Marco Tropea, Net, ISBN), e a poco altro. Così si trincerò dietro un fortino di rigore impraticabile: l’idea secondo cui con la pubblicità non sia possibile fare inchieste libere e approfondite, che indaghino anche sui maggiori gruppi economici e politici di un paese. Questa stessa idea ritorna due volte nella lettera di arrivederci ai lettori, portata come croce e bandiera insieme.
Resta il fatto che quella scelta, per quanto possa essere stata obbligata, si è rivelata fallimentare.
In Italia e nel mondo ci sono sono molti giornali che pubblicano inchieste, spesso capaci di cambiare il corso della politica. Quasi tutti questi editori vendono pubblicità. Certo, esistono esempi come quello della rete americana PBS, finanziata da governo, fondazioni e sottoscrizioni volontarie; ma molte redazioni, come quella di 60 Minutes della CBS, Report della RAI, Libération, convivono con gli inserzionisti pubblicitari. `E sicuramente una convivenza difficile, ma è indispensabile e si pratica diffusamente. Le altre testate simili a Diario non sono tutte dei marchettifici. Trovano un editore, un’agenzia, degli inserzionisti, e continuano ad esistere. Quello del sostentamento è un problema di qualsiasi giornale, rete, programma, casa discografica, teatro e compagnia. Anche se i soldi sono pubblici, bisogna meritarseli e farseli bastare. Insomma, essere in perdita non è un destino da tragedia greca, segno divino della giustezza dell’eroe. È IL rischio. IL motivo per cui chiudono i giornali. E ricordiamo sempre che il pubblico, cioè gli acquirenti, è anche parecchio di sinistra. Non viviamo in un romanzo di fantapolitica: abbiamo grossi problemi di commistione tra grandi gruppi e la politica; abbiamo la concentrazione della pubblicità in poche mani; abbiamo Luigi Marzullo. Ma non siamo Prigionieri. (Quelli di Altromercato lo sanno bene. Fanno belle cose, di sinistra, e anche per questo fanno soldi.)
Insomma, provo a dirvi perché io, e forse altri, abbiamo smesso di comprare Diario.
A fronte di una sezione iniziale pregevole, quella delle inchieste, e di una serie di rubriche notevolissime, come quelle di Luca Fontana e Allan Bay, Diario negli anni ha perso colpi. Dalla svolta autogestita in poi, la cosa è diventata ancora più evidente.
Per prima cosa lo stesso pubblico si è abituato ad Internazionale, un settimanale di approfondimento giornalistico preferibile a Diario per molti aspetti. Le notizie da qualunque parte del mondo sono raccontate in modo più originale e pluralista, più interessante. È pieno di foto meravigliose, e le foto contano. È un giornale di sinistra, ma in un modo molto più moderno.
Ecco, già che ci siamo. Il tono di Diario durante gli anni del governo Berlusconi è diventato molto simile a quello dell’Unità di Padellaro. Se uno ha il fuoco sacro, lo compra, gira in basso gli angoli della bocca e si indigna. Se non ce l’ha, dopo un po’ non ne può più. Ovvio che quando Berlusconi ha perso potere…
Il cinema raccontato da Marco Lodoli non mi ha mai convinto.
La musica con quella selezione “de sinistra” non mi ha mai convinto.
Le cose pop del mercato, in qualunque ambito, raccontare con quel taglio sociologico distaccato mi hanno rotto le palle.
Se compro un giornale con pochissime foto deve essere tutto meraviglioso. O avere una grafica che spacca il mondo. Non era il caso di Diario.
I due documentari di Deaglio su Berlusconi e sulle elezioni mi sono sembrati opachi e paranoici.
Insomma, ho trovato scaduto il giornale da quando ha cominciato a sembrare un fortino asserragliato dietro la propria etica. Ho smesso di prenderlo dopo la svolta della pubblicità e mi è spiaciuto, allora.
Continuo a pensare che dentro lì ci sia stata gente molto brava, alcuni ottimi giornalisti e un bel po’ di così così, ma nessun apostolo del bene alle prese coi demoni volanti. Penso che a un certo punto abbiano, come si diceva una volta, perso la trebisonda.
Torneranno fuori da qualche altra parte, speriamo. Senza l’aria lagnosa degli ultimi anni, con il mestiere di sempre e con un po’ di attenzione in più a come cambia il pubblico.
L’ora è fuggita!
scritto da Tranqui venerdì.07.09.07 19:24
Già. Peccato, ma con qualche rimorso…
scritto da PAdBN venerdì.07.09.07 20:08
Mi sembra una disamina attentissima.
La condivido completamente.
Compero molti giornali che (anche colpa di internet come si dice nell’editoriale di addio) non ho il tempo di leggere. Diario però avevo addirittura scelto di non comperarlo.
Le foto. Sottolineo le foto!
scritto da onanrecords venerdì.07.09.07 20:13
ah, lo vedi che allora ti ho stato un pochettino pochettò di INZEGNAMENTO?
anche tu usi le paroline COSI’, COME ENZO (io).
ma però.
sempre che ti lamenti, ti lamenti ti lamenti ti lamenti ti lamenti… uff, sei tutto VEDOVA quando fai così, non va mica bene.
FAI una scrittura di allegria sui CAVALLI!
il tuo blog è un pò diario di mondo, come questo giornaletto che non ha le fotografie. Ma le fotograafie ti ho spiegato hanno l’importanza del dopobarba la sera di una mangiata importante!
Allora. I CAVALLI sono il futuro! Se tu avresti il CORAGGIO di ABBRACCIARE il cavallo, sentiresti la velocità vera del mondo, e allora te fermi e ascolti le cose importanti, tipo la musica di bidols, o l’acqua a mare che scruscia, o le parole di uno (io) che ti ha preso di affetto, ma perchè l’ho fatto, boh, a volte sono proprio scemo
ciao da eNZO
non ho capito le paroline sotto, sono tutte di ESTERO. E’ un parola di GERMANIA? Che significa?
scritto da eNZO venerdì.07.09.07 20:59
una delle cose che vorrei più al mondo è che eNZO esistesse, per davvero.
scritto da matt butter venerdì.07.09.07 21:36
Un mio amico tempo fa mi regalò una scatola piena di numeri di Diario. Risalgono al 2004 e arrivano al 2006. Lavora con una cooperativa presso una Biblioteca e visto che la scelta era buttarli, ha preferito reciclarli come regalo di compleanno, il mio per l’appunto. Ero entusiasta, anche per via di un innato e onnivoro desiderio di informazione, scoperta, esperienza e bla bla. Scopro ora che sono i numeri peggiori di Diario.
scritto da Pier venerdì.07.09.07 21:43
Mi sembra scorretto il paragone con internazionale, che e’ una rassegna stampa in italiano dei migliori articoli dei migliori giornalisti del mondo (scusa se e’ poco!)
Comunque sara’una voce in meno. Fra un po’ ci restera’solo il coro.
scritto da scors1 venerdì.07.09.07 23:31
“E sicuramente una convivenza difficile, ma è indispensabile ”
correggo, con un pizzico di orgoglio, in “quasi indispensabile”: vedi Altroconsumo
scritto da Leonaltro venerdì.07.09.07 23:32
Quello del “trincerismo di sinistra” è un problema che, purtroppo, stanno vivendo molti giornali. Penso al Mucchio Selvaggio, che fino a qualche anno fa era una bella rivista, aperta, anche abbastanza curiosa. Adesso è un fortino, da cui due o tre “unti dal signore” anche se invischiati orami nel giornalismo marginalissimo, sparano le loro cannonate contro chiunque. Senza ironia, senza divertimento. Sprecando le potenzialità che una rivista “indipendente” potrebbe offrire.
scritto da Gius domenica.09.09.07 00:25
Ehm, molti giornali, ho scritto nel primo post. Pensavo, con motivazioni tutto sommato simili, a Linus, Carta (più appiattito, ovviamente, sulla sinistra dei partiti)e alias.
scritto da Gius/2 domenica.09.09.07 00:29
Compredo di essere OT.. ma vorrei tanto sapere cosa pensa Super Bordone del V-Day… già. Ma perché i Mille non hanno pensato a Bordone come leader? Sono sicuro che in molti a parte me avrebbero regalato un voto alla sinistra..
scritto da Andrea domenica.09.09.07 05:10
Tra l’altro uno dei mille sarà un collega di lavoro da lunedì…
scritto da Pier domenica.09.09.07 12:39
io se mucchio selvaggio avesse più pubblicità in modo da raggiungere il prezzo di rolling stone lo comprerei.
per quanto riguarda diario credo che sia sprofondato quando ha incominciato ad essere bandiera italiana del complottismo americano.
scritto da edoardo domenica.09.09.07 16:32
Mi ricorda il tempo in cui, pur non essendo comunista, cominciai a comprare il Manifesto e dopo un buon periodo non degnarlo neanche più d’un occhiata. C’ est la vie!
scritto da Marco B. domenica.09.09.07 17:04
1) su pubblicità e marchette: penso che la colpa sia in chi non riesce a restare indipendente, e non l’eroismo in chi decide che per essere puro non deve prendere soldi da certi gruppi. Insomma, il vero giornalismo indipendente prende i soldi da chi capita e ci fa quel che vuole (ovviamente sto semplificando).
2) io Diario lo compravo all’inizio, intendo durante i primi 3-4 anni, mi hanno perfino pubblicato una lettera (avevo 21 anni e, come oggi, non ero assolutamente nessuno, ma mi hanno pubblicata per intero, anche se la mia era una lettera lunga e, per quanto spiritosa un po’ sbrodolona). Poi mi sono “disamorata”, per una serie di motivi, anche esterni alla rivista, ma ogni tanto lo compravo, convinta, anche di recente, che comunque fosse tra le migliori testate giornalistiche di questo paese… e per disintossicarmi anche dalle megafoto e dal superpatinato di altre riviste. Però lo compravo meno e non mi sono mai più abbonata.
Mi sa che mi abbonerò a Le Monde Diplomatique (ah, cercate il numero di settembre… notevole!).
Ma per Diario mi dispiace. Perchè comunque restavano meglio dell’Unità di Padellaro e dell’Espresso, no?
scritto da Nandina domenica.09.09.07 18:57
Ottima disanima! Mi dispiace sicuramente, anche perché storicamente acquirente prima e abbonato poi.
Ho sempre trovato ottimo il respiro internazionale e la voglia di approfondire che non trovo su Internazionale che mi sembra molto più “internet” like: tutto breve e rapido.
Ho sempre trovato ottime le rubriche di Luca Fontana.
Ho sempre o quasi saltato le pagine di cultura leggendo solo i titoli. (che barba).
NOn ho mai apprezzato i commenti di Lodoli sul cinema (era un’ottima cartina di tornasole per sapere in anticipo se un film era buono oppure no).
Ho anche scritto alla redazione più volte a proposito della linea editoriale (non più di sinistra ma governativa e oramai noiosa nel continuare a dar addosso a Berlusconi quando Prodi e C. meritavano lo stesso).
Ho scritto anche che Deaglio non può dire che la politica finanziaria di questo governo (molto stile anni ’70, botte al Nord e ai dipendenti) sia l’unica e la migliore possibile.
E avevo deciso di non rinnovare l’abbonamento prima di leggere sull’espresso ad agosto che erano vicini alla chiusura.
Spero che tornino in qualche maniera a pubblicare qualcosa, perchè comunque 10 pagine buone/molto buone riuscivano ancora a scriverle.
Arrivederci…ad un’idea più fresca e meno isolata dal mondo
scritto da andrea domenica.09.09.07 19:57
Tutti piu’ o meno daccordo, mi accodo anch’ io. Ma scrivo lo stesso perche’ sono sempre incuriosito dalle immagini che illustrano gli articoli. In questo caso c’e’ una affinita’ probabilmente casuale.
Shel Shapiro abita a qualche decina di metri dalla redazione di Diario. mi e’ capitato spesso di mangiare in una pizzeria li’ vicino con Deaglio e i suoi collaboratori a un tavolo, e Shapiro a un altro.
scritto da massimo lunedì.10.09.07 10:58
Era un bel settimanale, forse ostico da leggere in una settimana assieme a quotidiani ed altri settimanali, ma sempre con articoli e rubriche interessanti, vedi quella piccina di Robecchi, desaparecido di Piovono Pietre di RadioPop, se posso condividere la tua opinione sulla scelta (suicida) di avere poca pubblicità e di nicchia, non trovo corretto paragonarlo all’Internazionale perchè non c’azzecca nulla.
Il problema di fondo secondo me è la costellazione di settimanali più o meno con lo stesso stampo: un tempo c’era Avvenimenti, ora oltre a Diario c’è Carta, Left, Alias, troppi, così come troppi sono i quotidiani di sinistra, troppa frammentazione, rischiano tutti di morire schiacciati dal mercato.
Però Diario era il mio preferito, i suoi numeri tematici validissimi, non dimentichiamoci quanto si è speso Diario nelle inchieste e raccolte di testimonianze sul G8 di Genova.Numeri da conservare.
scritto da Kaktus lunedì.10.09.07 14:16
Trovo la stragrande maggioranza di questi commenti un pò puzzettosi. Con Diario chiude l’ultimo giornale che ancora si interessava alla criminalità organizzata con inchieste serie e toccando gli interessi forti, soprattutto in Calabria e in Sicilia. Mentre l’espresso spara Saviano in copertina alimentandone il culto, su Diario si leggevano nomi e cognomi di mafiosi che continuano a imperversare indisturbati. Fortino etico, dite. Secondo me, che vivo in Sicilia, quello era un giornale che non dimenticava una terra dimenticata.
scritto da leika martedì.11.09.07 11:46
butto là la provocazione…
non sarà che Diario si è fottuto una buona parte di lettori quando ha pubblicato l’inchiesta contro i complottisti sull’11/9? Di solito a chi piace leggere che Berlusconi è brutto, sporco, cattivo e che ha rubato le elezioni piace anche leggere che anche Bush è brutto, sporco e cattivo, e quindi le 2 torri se le è fatte da solo, per cui quando vede che Deaglio è ultracomplottista contro il nano e non lo è contro Bush si indispettisce e non legge più Diario….
scritto da giovanni sabato.06.10.07 20:00