Domenica 28 Ottobre 2007
The L files (L’amour est un oiseau rebelle)

IL BLOG CHE ABBRACCIA I CAVALLI


La vita a Gerusalemme è frequentemente scandita dalle feste religiose, non importa se ebraiche, cristiane, musulmane, ortodosse, eterodosse, ufficiali o di nicchia.
Due anni fa, nel periodo delle feste ebraiche di rosh ha shana/kippur/sukkot e del mese musulmano di Ramadan mi sono trasferita a Gerusalemme.
Era la prima volta che assistevo di persona alla maggior parte di queste ricorrenze, che fino a quel momento si erano limitate ad essere una cosa più o meno esotica, che veniva citata in testi universitari o in romanzi semisconosciuti.
Vagavo quindi per la città vecchia con l’entusiasmo del neofita, passando e ripassando davanti al muro del pianto e mangiando milioni di Qataief (piccoli pancake ripieni di noci, pistacchi o formaggio dolce e imbevuti di sciroppo di zucchero, che vengono serviti durante il mese di Ramadan a chiusura dell’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano).
L’anno scorso l’entusiasmo per la novità si è trasformato in interesse antropologico, un po’ più distaccato. Ho approfondito la conoscenza di alcuni rituali particolari (v. capparot e lailat al qadr) e ho dato il benvenuto alle feste, bestemmiando un po’ al pensiero dei mille problemi logistici legati a questo periodo: traffico impazzito, macchine parcheggiate in tripla fila sotto casa, strade transennate, uffici aperti con orario ridotto ecc ecc.
Quest’anno nel periodo delle feste ebraiche e del Ramadan sono andata a svernare in Italia, perché dopo due anni la quotidianità prende il sopravvento sull’entusiasmo (purtroppo!) e impiegare un’ora per coprire il tragitto ufficio-casa (tempo medio di percorrenza: 5 minuti) a causa dell’ennesima ricorrenza religiosa viene catalogato alla voce “rottura di coglioni†e non più sotto “colore localeâ€.
[quest’ultimo paragrafo è a mo’ di giustificazione per l’ennesimo ritardo nella pubblicazione della rubrica, mica vi potevo parlare della provincia di Modena, delle feste dell’ Unità con i compagni in via d’estinzione causa PD e dei tortellini di mia madre...]
Abbiamo avuto dei problemi. Siamo stati giù, come si dice. Non funzionavamo. Insomma il nuovo server crucco di Blognation ha avuto dei casini. E allora cosa ti inventa il Gianluca Neri, che poi è il capoccia di tutta la cosa? Il vero web2.0, cioè chiede in giro se c’è qualcuno che abbia voglia di dare una mano. Come no?, risponde un geek napoletano. E poi cosa fa senza conoscere nessuno? Sta su la notte, si sbatte, smonta tutto e lo rimonta da capo nemmeno si sa quante volte. Il risultato è che ora siamo tornati a funzionare tutti bene e funzionano anche i commenti e questo post serve per chiedere scusa ai lettori per il disservizio, e dire grazie a Gianluca P. (che ha un blog che si chiama Ziokendo ma col kendo non c’entra una mazza) per aver ribadito che quando sei nella merda, se trovi il terrone dal cuore d’oro finisce sempre che stai meglio di prima e sei imbarazzato dalla generosità .
Oggi Michele Serra dice una di quelle cose che io pensavo da tanto tempo e che poi alla fine non ho mai detto così precisamente, perché poi ti guardano strano. Anzi, l’ho detta agli intimi, ma non in pubblico. Codardia? Coniglismo? No, è che poi devi spiegare troppe cose (non hai voglia tu e non ha voglia l’altro). E allora eviti. Oppure essendo tuoi amici sanno già perché già li hai asciugati a riguardo, e quindi va bene. Insomma, ecco cosa ha scritto.
Il Municipio di Bologna ha fatto ripulire via Zamboni dai graffiti. I graffitari hanno già annunciato che la ridipingeranno come pare a loro, e che l´odioso sindaco Cofferati non si permetta mai più. Il Municipio di Bologna rappresenta la città . I graffitari rappresentano loro stessi. Ovvio che negli ultimi vent´anni i graffitari abbiano stravinto: gli interessi privati e le pulsioni individuali hanno travolto gli interessi pubblici ovunque e ad ogni livello. I muri di molte città italiane sono stati di fatto privatizzati da chi desidera lasciare traccia del proprio passaggio, e francamente se ne fotte se altri preferirebbero vedere quel muro pulito, o appena velato da quella bava di fuliggine alla quale siamo tanti affezionati. Per colmo della confusione, un gesto di destra come l´appropriazione di ciò che è di tutti, passa per “libertario”, mentre il disperato tentativo di una città di difendere la sua identità pubblica viene bollata di “repressione”. La morte del concetto di collettività fa sì che molti dei gesti compiuti nel nome di evidenti interessi pubblici (per esempio, pulire i muri di una via) passano per mostruoso arbitrio del Potere. Forse l´unica scappatoia che resta, per uno come me, è scrivere di notte sui muri: “i writers sono di destra”. Michele Serra, L’amaca, la Repubblica, 3 Ottobre 2007.