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Sabato 20 Ottobre 2007

Gerusalemme, 16-10-2007


tetto 16-10-07 (5).JPGLa vita a Gerusalemme è frequentemente scandita dalle feste religiose, non importa se ebraiche, cristiane, musulmane, ortodosse, eterodosse, ufficiali o di nicchia.
Due anni fa, nel periodo delle feste ebraiche di rosh ha shana/kippur/sukkot e del mese musulmano di Ramadan mi sono trasferita a Gerusalemme.
Era la prima volta che assistevo di persona alla maggior parte di queste ricorrenze, che fino a quel momento si erano limitate ad essere una cosa più o meno esotica, che veniva citata in testi universitari o in romanzi semisconosciuti.
Vagavo quindi per la città vecchia con l’entusiasmo del neofita, passando e ripassando davanti al muro del pianto e mangiando milioni di Qataief (piccoli pancake ripieni di noci, pistacchi o formaggio dolce e imbevuti di sciroppo di zucchero, che vengono serviti durante il mese di Ramadan a chiusura dell’Iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano).
L’anno scorso l’entusiasmo per la novità si è trasformato in interesse antropologico, un po’ più distaccato. Ho approfondito la conoscenza di alcuni rituali particolari (v.  capparot e lailat al qadr) e ho dato il benvenuto alle feste, bestemmiando un po’ al pensiero dei mille problemi logistici legati a questo periodo: traffico impazzito, macchine parcheggiate in tripla fila sotto casa, strade transennate, uffici aperti con orario ridotto ecc ecc.
Quest’anno nel periodo delle feste ebraiche e del Ramadan sono andata a svernare in Italia, perché dopo due anni la quotidianità prende il sopravvento sull’entusiasmo (purtroppo!) e impiegare un’ora per coprire il tragitto ufficio-casa (tempo medio di percorrenza: 5 minuti) a causa dell’ennesima ricorrenza religiosa viene catalogato alla voce “rottura di coglioni” e non più sotto “colore locale”.

[quest’ultimo paragrafo è a mo’ di giustificazione per l’ennesimo ritardo nella pubblicazione della rubrica, mica vi potevo parlare della provincia di Modena, delle feste dell’ Unità con i compagni in via d’estinzione causa PD e dei tortellini di mia madre...]


Sono tornata a Gerusalemme, peró, dieci giorni fa, giusto in tempo per Simcha Torah e per l’aid al fitr.
Simcha Torah (ebr: Felicità della Torah):è  l’ultima festa ebraica della stagione autunnale e sta a segnare la fine e l’inizio dell’ anno religioso. Chi si trovasse a passeggiare quel giorno nei quartieri ultra-ortodossi potrebbe pensare di avere le traveggole. Sbirciando dentro le sinagoghe, infatti, si possono vedere ebrei hassid che fanno il trenino cantando e ballando e portando in cerchio per la sala i rotoli della Torah, e addirittura attempati rabbini, aiutati da qualche bicchierino di vin santo, che si mettono a fare le capriole per simboleggiare la ciclicità delle feste e delle ricorrenze religiose.

Aid al fitr: è la festa che chiude il mese di Ramadan. Ha un protocollo complesso. Innanzitutto non si sa che giorno inizia perché bisogna osservare la luna e spesso questo è causa di contenziosi tra religiosi sunniti e sciiti e sheikh di diversi stati arabi e islamici.
Una volta stabilito il momento in cui scatta la luna nuova tutti escono in strada a festeggiare, a mangiare e a fare spese. All’alba gli uomini si recano in moschea per la preghiera e poi fanno un saltino al cimitero a recitare un’orazione per i defunti.
Durante il resto della giornata gli uomini della famiglia vanno a visitare i parenti e distribuiscono soldi e regali ai bambini, solitamente fucili e pistole di plastica per i maschi e borsette sberluccicose per le femmine (giusto per non confondere i ruoli, eh!). Il secondo giorno le donne vanno a fare visita alla famiglia di origine mentre il terzo giorno si invitano gli amici. Il tutto ovviamente è scandito da uno spignattare continuo in cucina per rimarcare la fine del digiuno, dallo scoppio di mortaretti e dai nastri di tartil (Ar. cantillazione del corano) sparati a tutto volume dall’alba al tramonto.

La Franca

4 commenti finora
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Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice QUESTO COMMENTO È STATO MUTILATO DI NETTO DALL’EDITORE DI QUESTO BLOG, PERCHÉ, A GIUDIZIO DELLO STESSO, È SMACCATAMENTE OT, PARANOICO E SOVRACARICO DI INDIGNAZiONE AUTOEROTICA

bella Gerusalemme… vorrei andarci…

“gli uomini della famiglia vanno a visitare i parenti e distribuiscono soldi e regali ai bambini, solitamente fucili e pistole di plastica”

non diciamo fesserie per favore. Oramai si regala hi tech anche li.

La morale, unita a riti ormai privi di connessione con fatti o riferimenti reali, ha preservato gli abitanti di Gerusalemme dal chiedersi il perchè di tutto quel che fanno: dall’abbracciare il prossimo fino all’ammazzarlo.

Questo ho notato quando sono stato a Gerusalemme.
E da quel giorno non metto piedi in una chiesa, in nessun luogo sacro percorso da questo stupido ed inetto logos maledetto.



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