|
|
|
|


Venerdì 30 Novembre 2007

Non è che a ’sto giro la capite?


280.jpgUno può anche andarci, in piazza a manifestare contro il sindaco della propria città, come esponente della categoria dei tassisti. Uno può anche farla, la manifestazione aggressiva della categoria che ha finito la pazienza e si ribella ai soprusi del palazzo. E può anche dirlo ininterrottamente, che i taxi che ci sono sono più che sufficienti e che le licenze sono la liquidazione dopo una vita al volante. Tutte queste cose vanno benissimo se c’è qualcuno che ci crede.
Se a sposare la causa sono solo i tassisti, la cosa non funziona. O perché sbagliano nel comunicare o perché nella sostanza hanno torto.
Al momento tutti ridono e scuotono la testa quanto il fisco rende noto che la dichiarazione media dei tassisti è di €1300 al mese, nessuno sopporta piacevolmente le attese di venti minuti in stazione e i prezzi dei taxi risultano folli per tutti.
Quindi per l’ennesima volta stare a spiegare come funziona negli altri posti, che tipo di lavoro è, perché sia assurdo pensare che il numero di utenti dei taxi sia un numero fisso e che all’aumento dei taxi diminuiscano le corse per ciascun autista, è inutile. Se vi siete convinti, bene. Altrimenti, amen.
Sappiate, tassisti, che gli italiani si sono stufati. Avete tirato troppo la corda e non vi viene dietro più nessuno. Vedete voi se volete fare la pace con i vostri passeggeri o no.
Voi guidate la macchina e portate in giro la gente: non fate operazioni a cuore aperto. È un lavoro che si impara in sei mesi. Se volete continuare a farlo voi, fate spazio ad altri sistemi e ad altri colleghi. Se no, oggi, domani o dopodomani, arriveranno altri al vostro posto. E tutto ripartirà senza di voi.
Vi farà schifo sentirlo, ma ho idea che sia così.


Lunedì 26 Novembre 2007

Gerusalemme, 18-11-2007


tetto18-11-07 .JPGMorte di un trattore
L’automobile che mi ha accompagnata in questi due anni a Gerusalemme, una Punto amaranto, auto-dell’anno-1995, conosciuta dagli amici come il trattore e dai detrattori come la carriola, giace immobile in cortile. Dopo che la pompa dell’acqua e il radiatore avevano tirato gli ultimi, costringendomi ad abbandonarla per un paio di giorni in una zona borderline, in attesa dell’intervento del meccanico, un tossico della sottostante valle di Silwan l’ha ulteriormente vandalizzata dopo aver divelto la portiera e spaccato il finestrino. Il tutto per rubare una radio con mangianastri che non funzionava da almeno un anno e mezzo.
Ora giace, in attesa di non si sa che, con la portiera sistemata alla bell’e meglio, e col finestrino coperto con sacchi della munnezza e nastro adesivo, che i bambini del quartiere si divertono a bucare.
Gli amici e i compagni la piangono: Arturo, che con la sua guida creativa ha percorso la Cisgiordania in lungo e in largo ascoltando Raffaella Carrà; Christian e Francesco che da libertini del motore affrontavano le buche e i checkpoint come fossero seduti su un 4X4. La Franca, cioè me, che grazie al trattore ha imparato a guidare secondo l’antilogica di questi luoghi, prima andando ai 2 all’ora come la Sora Lella e poi affinando consuetudini da pilota partenopeo. Per non parlare degli autisti occasionali che si sono avvicendati e soprattutto senza dimenticare il meccanico di Wadi el Joz, che accumulando soldi per la manutenzione del trattore è perfino riuscito a costruire un piano abusivo nella casa di famiglia.
E non è detto che la punto amaranto sia morta del tutto, dopotutto da queste parti le risurrezioni non sono improbabili…

continua a leggere »


Sabato 24 Novembre 2007

Brain damage (the lunatic is in my head)


misspiggy.jpgL’altro giorno mi sono accorto della natura fallace e ingannatrice del cozzone (nel senso del cervello umano), quando mi è venuta in mente una attrice biondina non esattamente gnocca ma interessante, in qualche modo somigliante a Gwen Stefani. Ora. Gwen Stefani, di questo si parlava, è una “bella faccia”:http://www.gwenstefani.com/gallery/. Fin dai tempi di quel gruppo fuffa che erano i No Doubt, fin da quel video perfetto, si era capito che la cartola imperfetta di quella biondina in tuta sarebbe stata capace di bucare infiniti schermi e prendere infinite belle canzoncine come “Don’t Speak” per farne inni pop. Parlando di lei mi è venuta in mente un’altra faccia storta, con gli occhioni e quel certo grugno con scucchia. Mi sono detto si somigliano un po’, Gwen e “quella”:http://images.askmen.com/galleries/actress/brittany-murphy/pictures/brittany-murphy-picture-1.jpg. Solo che per qualche strano meccanismo, che evidentemente ha a che fare con dei neurotrasmettitori fallati, a “questa”:http://big.dada.net/gallery/Attrici_Straniere/Brittany_Murphy/Brittany_Murphy_0226.jpg “faccia”:http://www.mymovies.it/filmclub/attori/21243.jpg “qui”:http://www.brittany-murphy.e-znane.pl/zdjecia/brittany-murphy.jpg, si è sovrapposto il nome di “questa”:http://www.theage.com.au/ffximage/2005/12/28/spelling_narrowweb__300×455,0.jpg “donna”:http://digilander.libero.it/mitchi80/Beverly%20Hills%2090210/Tori%20Spelling%203.jpg “qui”:http://theblemish.com/images/2007/02/tori-spelling-fat-2.jpg, cioè Tori Spelling. Io Tori Spelling non la vedevo da anni, me la ricordavo male da Beverly Hills e mi pareva l’altra, cioè mi pareva tipo l’altra, faccia strana ma alla fine interessante. Invece l’altra la faccia non ce l’ha interessante, anzi è una topolina bionda da film per teenager, ma non è malaccio e somiglia a Gwen. Tori spelling invece interessante lo è, ma per la famiglia Medrano.
Insomma, siccome dopo aver detto che la figlia di Aaron Spelling aveva un certo non so che sono andato a vedere le foto, ci tenevo con questo post a precisare che non sono del tutto ciecato. Schifo spesso le gnocchette insipide tipo Jessica Alba, mi attirano quelle particolari alla Kate Winslet, ma non mi piacciono le rane toro. Sia messo agli atti: si è trattato di un errore di sbaglio.


Mercoledì 21 Novembre 2007

Avanti così (anzi dietro, ah ah ah!)


petshop.jpgIo non voglio fare quello di dove stiamo andando a finire. Non voglio, davvero, io. Per me va bene tutto. Va bene anche fare la mostra di Striscia la Notizia alla Triennale, così un sacco di gente poi finisce che va per la prima volta alla Triennale, vede che bel posto è, e ancora più gente si scandalizza per la loro presenza (e quando la gente si scandalizza è sempre gustoso). Tutto fa e tutto va benone. Però un limite esiste.
È un limite legato a quello che si vuole fare. Se si vuole fare un giornale online, “questo”:http://www.corriere.it/gallerie/2007/11_Novembre/21/bottiglia.shtml non si può mettere in prima pagina. Perché non è un tabloid inglese. È il Corriere della Sera. E al Corriere della Sera (dove impazzano le cariatidi e ci sono editoriali che se sei in coma e te li leggono ti svegli strappi il giornale e torni alla tranquillità del tuo bel coma), insomma al Corriere le bottiglie nel culo non ci vanno. E non mi interessa che la didascalia parli di “malviventi che seviziano un uomo con una bottiglia”, tanto non ci crede nessuno. Io dico che in tutti i pronti soccorsi del mondo finisce gente con la roba nel culo, o peggio nel tratto terminale dell’intestino. A volte vanno anche operati con una certa urgenza. Mostrare la lastra può voler dire pensate che ridere o pensate che roba: nel primo caso sei un altro giornale; nel secondo sei un conservatore strisciante e borghesuccio.
Insomma, Marco Pratellesi e redazione tutta di Corriere.it, va bene pensare ai click, ma pensate anche a quello che vi costano.


Lunedì 19 Novembre 2007

David Icke? No, grazie: abbiamo già Ale!


kraljica.jpgLeggo spesso Corriere.it e Repubblica.it, come tutti. Come tutti fino a un po’ di tempo fa prediligevo Repubblica.it perché Corriere.it sembrava Cavour alle prese col fax: goffo e scocciato a fare una roba che non c’entrava proprio con la sua vocazione. Poi il divario tra i due si è assottigliato quando anche a Corriere.it hanno capito che la grafica è importante per una cosa che si guarda su un monitor (alle volte le intuizioni non ti dico), e hanno sviluppato una propria già nascente vocazione per la puttantata morbosa, riuscendo quasi a rivaleggiare in questo con i primatisti mondiali della concorrenza. Alcune delle notizie di questi due portaloni informativi poi finiscono anche sul cartaceo. Altre no. Io non so che destino abbia relegato “questa”:http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_17/farkas_libro_saddam.shtml esclusivamente al sito, ma vorrei tanto vederla stampata nero su bianco (non nel senso dei pixel), così, a futura memoria, per eventuali dibattiti sui grandi quotidiani, sull’ordine dei giornalisti, sui contratti, anche solo sulla parola blasone.
La notizia è tra le più sconvolgenti. Esiste qualcuno che teorizza una parentela tra due grandi potenti cattivi della terra. Chi sono questi due? Be’, uno è un evergreen assoluto, il caro vecchio omino impotente austriaco; l’altro è un giovane inseguitore, il baffo della Mesopotamia. Si ipotizza che uno possa essere stato figlio dell’altro.

continua a leggere »


Venerdì 16 Novembre 2007

(NH4)MgPO4·6(H2O)


takeshi.jpgSuccede che il gatto che si chiama come Kitano ha un problema. Il cane quando è malato lo vedi che è malato perché fa la faccia da malato. Il gatto quando è malato fa la faccia da mi sfugge qualcosa e comunque circolare, non c’è niente da vedere. È meno struggente sull’immediato, ma poi scatena enigmi esistenziali. Va be’. Non è così grave il tutto. Siamo già antibiotizzati, cortisonizzati, seguiti da un veterinario e a dieta. Uno poi si documenta e scopre l’esistenza di Heinrich Christian Gottfried von Struve (1772-1851), l’uomo che ha dato il nome al cristallo che infiamma la vescica del felino conturbato e giapponese nello spirito. E anche che quando nelle scatolette di pesce c’è una specie di condensa vetrosa negli angoli, be’ quella lì è la stessa roba: struvite.
Comunque abbiamo dalla nostra la tempra di Zatoichi e guariremo. Cazzo. Iatteru!


Domenica 11 Novembre 2007

Lettera al governatore di Battiato


gheddafi.jpgCaro Manlio Sgalambro, vi scrivo a proposito del vostro amico Franco. Per tanti anni l’ho seguito con un certo trasporto, e c’è una fase della sua produzione che trovo ancora oggi veramente epocale. Detto questo, come voi ben sapete la forza di Franco è sempre stata nel mescolare l’altissimo e il basso, cantare di Guénon alla radio, cantare di cose che trovavi solo nei programmi degli esami a filosofia (e di cui a nessuno fuori da quelle aulee, sia chiaro, è mai fregato molto), ma dentro a melodie piccole, ossessive, con quel gusto per l’attimo che aveva del sublime.
Poi, mentre quella fase già tendeva a sfumare, siete arrivato voi. Le canzoni di Francuzzo nostro sono diventate più colte, aeree, enigmatiche: i bambini non le cantavano più sbagliandosi mentre dicevano “gravità permanente”, né chiedevano alle mamme dove fosse Tunisi. Anche perché alla radio hanno cominciato a sentirsi poco, solo quando esce il disco e per due settimane.
Comunque va bene così. Ci può stare. Vi piace fare cose più ieratiche, riflessive, meditative, sanscrite e sufe, quello che vi pare. Non ci si bagna mai nello stesso fiume: figurarsi se si può fare sempre la stessa musica. Liberi voi di cantare a vostro piacimento. Uno se vuole vi ascolta, se no no.
Visto che però voi gli siete amico, vorrei che interveniste presso il vostro amico Franco su un altro ambito.

continua a leggere »


Giovedì 8 Novembre 2007

Un ricordo di Don Oreste


hunter.JPG

Tanti anni fa c’era una puntata di Porta a Porta sul satanismo. Gli ospiti erano un ispettore di polizia, Don Benzi, la sociologa Cecilia Gatto Trocchi e non so più chi. A un certo punto chiamarono in collegamento Marco Dimitri, quello dei Bambini di Satana. Marco Dimitri era stato in galera (carcerazione preventiva per paura che scappasse nell’ade o reiterasse l’evocazione di Belzebù) per undici mesi (11). Poi era stato rilasciato perché il fatto non sussisteva. Nessuno si preoccupava di quanto e come potesse esserci stato un errore  così grave da parte della giustizia, ma della sua ostinata passione per cose brutte, brutte, brutte. “Perché i bambini, perché i bambini?! Mi vuole spiegare cosa diavolo c’entrano i Bambini, Dimitri?” chiedevava Vespa indispettito. La Gatto Trocchi, che era stata anche coinvolta come consulente per istruire il processo a Dimitri, ribadiva il suo orrore per il relativismo e per le cose che si facevano nella casa del giovane capellone. Don Benzi prese a citare il numero enorme di donne che a suo dire venivano ogni anno plagiate e attratte nel satanismo e spinte a sacrificare i loro neonati a satana. Gli altri ospiti erano sbigottiti, ma lui diceva che ogni anno sono migliaia i bambini sacrificati in riti satanici. Dimitri intanto era stato salutato come un poco di buono, e non come uno che con la scusa dello zoccolo caprino aveva convinto delle giovani donne – Poe e Crowley in bell’ordine nelle librerie Billy delle loro camerette – a dargliela. Il commissario di polizia prese la parola per dire che non risultava niente del genere e che reati simili, gravissimi, sarebbero stati denunciati e perseguiti se ci fossero stati. Ma Don Benzi non voleva sentire ragioni. “Voi non potete immaginare” ripeteva. Poi si collegarono con un responsabile, pure lui prete, di un osservatorio anti-satanismo. Questo era tra quelli che avevano portato all’incriminazione di Dimitri. Veniva portato in palmo di mano come esempio di efficienza, di società civile al servizio delle istituzioni, anche se un giudice timorato di dio su suo consiglio aveva fatto stare al gabbio un innocuo fanfarone per undici mesi. Infine in quella puntata di Porta a Porta si parlò di prostituzione. E Don Benzi, che parlava sempre con questo tono lacrimevole e pretesco (tanto che si faticava a dirgli “Ma Don Oreste, cosa cacchio sta dicendo?”), cominciò una litania anti-prostituzione assurda e ideologica. Non contraria allo sfruttamento, ma contraria al concetto stesso che le donne, eredi di Maria, si vendessero.
Volevo dirlo, insomma. Che sarà stato il prete degli afflitti, ma era anche un dogmatico oscurantista. Di quelli che credono, davvero, che il compito dei sacerdoti sia quello di sconfiggere il demonio.


Lunedì 5 Novembre 2007

Delusione da nerd frustrato (Alberto Acito di Palm, questa è per lei)


Palm.JPGAll’attenzione di Alberto Acito, marketing manager di Palm Italia.
Caro Alberto, le scrivo per segnalarle una mia perplessità sul marketing di Treo in Italia. Visto che lei è marketing manager, spero che la cosa le interessi, anche se non viene da un focus group ma solo da un pirla qualunque.

Da parecchi mesi sto pensando di comprare un Treo. Per quale motivo? Perché mi sembrano fatti bene e perché i tastini fisici della tastiera vera e schiacciabile del Treo mi piacciono più di quelli virtuali dell’iPhone. Sono un utente Mac, dimenticavo di specificare, quindi potrei essere allettato dall’iPhone. Ma non so per quale ragione, anche se l’iPhone mi sembra fighissimo, mi sono affezionato all’idea del Treo e voglio comprarlo.
Palm, lei lo sa di certo, non è un’azienda qualunque. Da sempre i suoi affari sono fatti un po’ come dei Mac: si piegano loro alle necessità delle persone e non impongono alla gente di pensare come vogliono i processori. Non è un caso che il fondatore di Palm, Jeff Hawkins, studi da sempre il cervello umano e progetti macchine fatte per interagire al meglio col suo funzionamento.
Infatti i Palm sono sempre stati semplicissimi e velocissimi, mentre altri affari simili sono macchinosi e lenti. Agli antipodi di questa tecnologia dal volto umano c’è Windows Mobile (lo sa anche lei, su, non faccia finta), un sistema operativo che, in linea con altri prodotti Microsoft, sacrifica l’immediatezza in nome di non si sa bene cosa.

continua a leggere »


Lunedì 5 Novembre 2007

Come un campo rinato


blacksmiths.jpg

Tutte le volte che ho avuto a che fare con Daniele Luttazzi (per brevi interviste telefoniche) è sempre stato gentilissimo. Ogni volta ha invitato me e tutti quelli che con me facevano DISPENSER a vedere i suoi spettacoli. Ogni volta che siamo andati a salutarlo in camerino è stato affettuoso. Quindi non ho nessuna rivelazione su Daniele Luttazzi, di quelle che salta fuori che è un maniaco omicida feticista degli occhi di pernice sui piedi delle donne coi capelli azzurri, o qualche altra roba clamorosa del genere.
È solo che Decameron potrebbe essere molto meglio di quello che è stato. E io sono convinto che, per quanto sia difficile crederci, Daniele Luttazzi sia semplicemente incazzato duro. Tantissimo, incazzato. Al punto che il suo stesso ultimo spettacolo teatrale si chiudeva con un’ora (forse un’ora e mezza) di rancore e furia verso tutto e tutti (politici, colleghi, gente dello spettacolo): forte, ma decisamente fuori fase e molto più debole rispetto alla prima parte.

continua a leggere »