Venerdì 30 Novembre 2007
Non è che a ’sto giro la capite?
Uno può anche andarci, in piazza a manifestare contro il sindaco della propria città , come esponente della categoria dei tassisti. Uno può anche farla, la manifestazione aggressiva della categoria che ha finito la pazienza e si ribella ai soprusi del palazzo. E può anche dirlo ininterrottamente, che i taxi che ci sono sono più che sufficienti e che le licenze sono la liquidazione dopo una vita al volante. Tutte queste cose vanno benissimo se c’è qualcuno che ci crede.
Se a sposare la causa sono solo i tassisti, la cosa non funziona. O perché sbagliano nel comunicare o perché nella sostanza hanno torto.
Al momento tutti ridono e scuotono la testa quanto il fisco rende noto che la dichiarazione media dei tassisti è di €1300 al mese, nessuno sopporta piacevolmente le attese di venti minuti in stazione e i prezzi dei taxi risultano folli per tutti.
Quindi per l’ennesima volta stare a spiegare come funziona negli altri posti, che tipo di lavoro è, perché sia assurdo pensare che il numero di utenti dei taxi sia un numero fisso e che all’aumento dei taxi diminuiscano le corse per ciascun autista, è inutile. Se vi siete convinti, bene. Altrimenti, amen.
Sappiate, tassisti, che gli italiani si sono stufati. Avete tirato troppo la corda e non vi viene dietro più nessuno. Vedete voi se volete fare la pace con i vostri passeggeri o no.
Voi guidate la macchina e portate in giro la gente: non fate operazioni a cuore aperto. È un lavoro che si impara in sei mesi. Se volete continuare a farlo voi, fate spazio ad altri sistemi e ad altri colleghi. Se no, oggi, domani o dopodomani, arriveranno altri al vostro posto. E tutto ripartirà senza di voi.
Vi farà schifo sentirlo, ma ho idea che sia così.
L’altro giorno mi sono accorto della natura fallace e ingannatrice del cozzone (nel senso del cervello umano), quando mi è venuta in mente una attrice biondina non esattamente gnocca ma interessante, in qualche modo somigliante a Gwen Stefani. Ora. Gwen Stefani, di questo si parlava, è una “bella faccia”:http://www.gwenstefani.com/gallery/. Fin dai tempi di quel gruppo fuffa che erano i No Doubt, fin da quel video perfetto, si era capito che la cartola imperfetta di quella biondina in tuta sarebbe stata capace di bucare infiniti schermi e prendere infinite belle canzoncine come “Don’t Speak” per farne inni pop. Parlando di lei mi è venuta in mente un’altra faccia storta, con gli occhioni e quel certo grugno con scucchia. Mi sono detto si somigliano un po’, Gwen e “quella”:http://images.askmen.com/galleries/actress/brittany-murphy/pictures/brittany-murphy-picture-1.jpg. Solo che per qualche strano meccanismo, che evidentemente ha a che fare con dei neurotrasmettitori fallati, a “questa”:http://big.dada.net/gallery/Attrici_Straniere/Brittany_Murphy/Brittany_Murphy_0226.jpg “faccia”:http://www.mymovies.it/filmclub/attori/21243.jpg “qui”:http://www.brittany-murphy.e-znane.pl/zdjecia/brittany-murphy.jpg, si è sovrapposto il nome di “questa”:http://www.theage.com.au/ffximage/2005/12/28/spelling_narrowweb__300×455,0.jpg “donna”:http://digilander.libero.it/mitchi80/Beverly%20Hills%2090210/Tori%20Spelling%203.jpg “qui”:http://theblemish.com/images/2007/02/tori-spelling-fat-2.jpg, cioè Tori Spelling. Io Tori Spelling non la vedevo da anni, me la ricordavo male da Beverly Hills e mi pareva l’altra, cioè mi pareva tipo l’altra, faccia strana ma alla fine interessante. Invece l’altra la faccia non ce l’ha interessante, anzi è una topolina bionda da film per teenager, ma non è malaccio e somiglia a Gwen. Tori spelling invece interessante lo è, ma per la famiglia Medrano.
Io non voglio fare quello di dove stiamo andando a finire. Non voglio, davvero, io. Per me va bene tutto. Va bene anche fare la mostra di Striscia la Notizia alla Triennale, così un sacco di gente poi finisce che va per la prima volta alla Triennale, vede che bel posto è, e ancora più gente si scandalizza per la loro presenza (e quando la gente si scandalizza è sempre gustoso). Tutto fa e tutto va benone. Però un limite esiste.
Leggo spesso Corriere.it e Repubblica.it, come tutti. Come tutti fino a un po’ di tempo fa prediligevo Repubblica.it perché Corriere.it sembrava Cavour alle prese col fax: goffo e scocciato a fare una roba che non c’entrava proprio con la sua vocazione. Poi il divario tra i due si è assottigliato quando anche a Corriere.it hanno capito che la grafica è importante per una cosa che si guarda su un monitor (alle volte le intuizioni non ti dico), e hanno sviluppato una propria già nascente vocazione per la puttantata morbosa, riuscendo quasi a rivaleggiare in questo con i primatisti mondiali della concorrenza. Alcune delle notizie di questi due portaloni informativi poi finiscono anche sul cartaceo. Altre no. Io non so che destino abbia relegato “questa”:http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_17/farkas_libro_saddam.shtml esclusivamente al sito, ma vorrei tanto vederla stampata nero su bianco (non nel senso dei pixel), così, a futura memoria, per eventuali dibattiti sui grandi quotidiani, sull’ordine dei giornalisti, sui contratti, anche solo sulla parola blasone.
Succede che il gatto che si chiama come Kitano ha un problema. Il cane quando è malato lo vedi che è malato perché fa la faccia da malato. Il gatto quando è malato fa la faccia da mi sfugge qualcosa e comunque circolare, non c’è niente da vedere. È meno struggente sull’immediato, ma poi scatena enigmi esistenziali. Va be’. Non è così grave il tutto. Siamo già antibiotizzati, cortisonizzati, seguiti da un veterinario e a dieta. Uno poi si documenta e scopre l’esistenza di Heinrich Christian Gottfried von Struve (1772-1851), l’uomo che ha dato il nome al cristallo che infiamma la vescica del felino conturbato e giapponese nello spirito. E anche che quando nelle scatolette di pesce c’è una specie di condensa vetrosa negli angoli, be’ quella lì è la stessa roba: struvite.
Caro Manlio Sgalambro, vi scrivo a proposito del vostro amico Franco. Per tanti anni l’ho seguito con un certo trasporto, e c’è una fase della sua produzione che trovo ancora oggi veramente epocale. Detto questo, come voi ben sapete la forza di Franco è sempre stata nel mescolare l’altissimo e il basso, cantare di Guénon alla radio, cantare di cose che trovavi solo nei programmi degli esami a filosofia (e di cui a nessuno fuori da quelle aulee, sia chiaro, è mai fregato molto), ma dentro a melodie piccole, ossessive, con quel gusto per l’attimo che aveva del sublime.