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giovedì 20 dicembre 2007

Io non sono così. Io non parlo così.


liztaylor.jpgIn questo paese si discute su tutto, sempre. Ma sulle leggi che riguardano la famiglia, il corpo, i diritti individuali siamo ancorati a un senso comune retrogrado e impaurito, per cui le cose si fanno così perché altrimenti non sta bene. Invece finalmente il senso del ridicolo del parlamento italiano pare si sia risvegliato. E allora il tempo della separazione necessaria prima del divorzio, che al momento è di tre anni (giù a ridere), potrebbe finalmente essere accorciato. Lo si vuole da tempo portare a un anno, e la Commissione Giustizia del Senato oggi ha votato favorevolmente in questo senso.
Ora. Qualunque dibattito sull’opportunità o meno del provvedimento si dovesse scatenare in questi giorni non meriterà di essere ascoltato, se non per urlare improperi all’indirizzo della televisione. Potrei sbagliarmi, ma ormai per questi temi mi sento di avere la sfera di cristallo.
Sarà la solita beghineria untuosa che prende il piccolo mondo antico delle coppie inaffondabili dell’Italia ferita dalla guerra, e lo contrappone all’affannarsi alla ricerca di una storia perfetta “che non esiste”, alle difficoltà per i figli dei divorziati, ai ripensamenti impossibili che le grandi storie d’amore contemplano. Bruno Vespa avrà in studio una coppia che si è separata e dopo due anni è tornata insieme e da allora tutti felici. Tra gli ospiti quella sera ci sarà anche Simona Izzo.


A Otto e Mezzo Ferrara sosterrà che divorziare in fretta in realtà è un modo per nascondere l’errore, per anestetizzare il distacco, il dolore, un po’ un’eutanasia delle relazioni finite. Userà questo parallelo e un’espressione simile. Alcuni cattolici a Ballarò parleranno del ruolo dello stato, della necessità che lo stato dissuada i cittadini dal disfacimento del nucleo familiare (“che è la base di qualunque società”). Lo dirànno con tono accorato e a molti sfuggirà quanto l’affermazione sia profondamente mussoliniana.
Detto questo, vorrei far notare a chi scrive sui giornali che le parole sono importanti. Da come si parla, dal taglio che si dà alle cose si capisce molto bene tutto. Soprattutto in questi casi.
Il titolo del Corriere è _”Primo via libera al divorzio sprint”_. Temo che seguiranno _lampo_, _scheggia_, _fulmine_ e _turbo_, soprattutto nei titoli. Io capisco che sia necessario sintetizzare e insieme trovare un modo per indentificare quella roba lì, ma se si spinge da quella parte si finisce alla solita gag all’italiana. Così la stampa esercita il terzo-potere-e-mezzo, appiana le asperità, racconta un tema importante, di quelli su cui si decide come cambiare la vita alle persone, in chiave _”cosa vuole che le dica, signora mia”_. C’è un motivo profondo per cui le polemiche di Rotondi e Pionati si coprono per bene, ma sui temi importanti per i diritti delle persone meglio fare tre passi indietro e lasciare ai singoli? Mai una gag, un alleggerimento, sull’ultima bagarre tra il senatore Cazzulenghi e la senatrice Sbragli. A meno che non si tratti uno dei due sia gay, o sia una bella donna. Perché allora c’è lo spazio per la burletta e il pernacchione. E sui temi contesi tra visione laica e religiosa si mostrano la posizione laica e quella religiosa, e ognuno poi decide, mentre la notizia si colora simpaticamente (“Ecco il divorzio express della discordia”, o roba del genere).
Insomma, per finire, il possibile nuovo divorzio non sarà straordinariamente veloce. Sarà un divorzio normalissimo, simile a quelli di tanti altri paesi, mentre la procedura vigente fa semplicemente pena ed è fuori dal tempo (non è stata ancora modificata per la tendenza profondamente antidemocratica dei nostri politici a scavalcare i propri elettori a destra quando si tratta di scontentare i porporati).
Evitiamo insomma di travestirci da quelli moderni, che cambiano le cose e affrontano la modernità di petto. Dai. Non facciamo le battutine sulle moglie, ‘sta volta, se possiamo. Che dagli altri paesi ci guardano.


A volte centri proprio il pezzo.

bravo per Simona Izzo.
ma ti sei scordato Giovanardi.

è chiaramente una legge ad personam

Un post assolutamente ineccepibile. Grazie

clap clap clap

Bravo: hai parlato come un libro strappato.

il divorzio è cosa SCEMA.

E’ CONTRO il matrimonio che BISOGNA combattere.

e chè?, ci ho bisogno di UNO tutto vestito di PRETE o di uno tutto con la cinta a tricolore da sindaco che mi DEVONO dire: tu e maria vi sentite maschio e femmina?

Ou, che tempi scemi. Infatto TU li vesti bene.

Il cavalluccio MARINO non ha il matrimogno ma è fedele. Il BUFALO è un pò ricchione. Il cavallo a metà.
E sono felici.
Senza la fede nelle zoccolo.

ALLORA?
No al matrimonio, il divorzio è cosa di poi. Come la dignità ed i soldi. Tu hai i soldi che ti sei fatto RICCHISSIMO con la TV, ma la dignità quella cnon si compra. La si IMPARA

Poi se scrivi un pezzo contro il natale, è meglio

ciao anche da Ulderico
eNZO

(ciao robi e alle 2 ragazze dai nomi di stranieri e al’emigrato)

stavo giusto per scrivere:
ma enZo è in ferie? e invece no…

io mi sono sposato quest’anno, dopo una vita di orgogliosi “non lo farò mai” e “perchè dovrei trasformarmi nell’inps di qualcuno?”. sono decisamente contento di averlo fatto.
ma se dovessi separarmi, non credo che un anno di meno sarebbe male, anzi.
davvero ben detto, matteo.

Per quanto possa valere il mio parere:
Il periodo tra la separazione ed il divorzio serve anche a tutelare il più debole dei due coniugi, se poi la legge è applicata male dobbiamo agire su questo fronte.
Va bene, possiamo anche abbreviare il periodo, ed arrivare in un anno allo status di “divorziati”; io però vieterei la possibilità di risposarsi per tre anni a partire dalla separazione.
Stiamo parlando di due persone che hanno già sbagliato una volta, che fretta c’é di andare in Comune di nuovo ? Cominciate a convivere un po’ con il nuovo partner, poi se ne parla.

ecco. bravo zechariah.
la religione è un fatto privato. il matrimonio è un contratto.

>Stiamo parlando di due persone che hanno già sbagliato una volta, che fretta c’é di andare in Comune di nuovo ?

magari il motivo è che c’è qualcun altro ha avuto un ruolo determinante nel far separare la coppia e che vuole essere sposato/a.
il matrimonio è un contratto, verissimo. e come tale, uno può anche essere interessato a diventare il primatista del mondo del numero di matrimoni:
sono fattacci suoi.
ciascuno può sbagliare tutte le volte che crede, e lo stato non dovrebbe occuparsi del tempo che passa tra un matrimonio e l’altro. (anche se in realtà lo fa già, al fine dello status della prole, prevedendo il periodo di 300 giorni di divieto temporaneo di nuove nozze per la donna: art. 89 c.c.).
così, per la cronaca.

Matteo BB, nel pezzo dici che le parole sono importanti. Appunto, usale con parsimonia invece di fare del qualunquismo fine a se stesso.

Zechariah ma cosa cavolo te ne frega di quanto tempo passa tra un matrimonio e l’altro? E soprattutto chi sei tu per dire che prima bisogna convivere?
Trovo che il tuo commento sia da pelle d’oca

@scriptabanane:
ad oggi non mi risulta che il diritto di famiglia prenda in considerazione la figura dell’altro/a “in attesa”; lo Stato non si occupa del tempo che passa tra un matrimonio e l’altro, ma si deve comunque stabilire un tempo tra la separazione ed il divorzio, della durata (1-1000 giorni) si può parlare.

@LolaWallace:
aiutami a capire, quale delle implicazioni della mia opinione ti fa accapponare la pelle ?
Stiamo parlando di matrimonio civile, ed i due aspiranti coniugi hanno già messo in conto di vivere sotto lo stesso tetto, anticipare gli effetti del divorzio e prendersi un paio d’anni prima del nuovo atto mi sembra una soluzione salomonica. Cosa mi sfugge?
Zechariah

io credo che un po’ di tempo per riflettere non faccia male.
sopratutto se ci sono di mezzo dei minorenni.
se col nuovo compagno/a è una cosa seria non credo che un anno in più faccia una gran differenza,mentre per un bambino un po’ di tempo in più prima di veder proclamato ‘nuovo marito’ o ‘nuova moglie’ non sia così inutile.
tutto il resto son scelte personalissime e a mio parere insindacabili.

il problema degli avvocati che ti succhiano il sangue è altra faccenda.

ops,mi sono resa conto che rientro in una delle categorie predette da Bordone (le difficoltà per i figli).
è che lavoro con famiglie separate tutti i giorni,sarà deformazione professionale…

leggo solo ora post e commenti e sono andata a guardare il codice civile… domanda di parere: perchè solo la donna non può sposarsi entro quei 300gg? Leggendo anche successivamente il testo immagino sia per una questione di gravidanza. Ma… se sono in attesa io che sono femminuccia non è in attesa anche la parte testosteronica della questione? Non sono ironica… non ho capito… aiutino?