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domenica 17 febbraio 2008

Ti sorride la pasta col tonno


heidi.JPGIo lo dico. Giovanni Allevi mi ha rotto le palle. Vi spiego perché.
Giovanni Allevi è un musicista e suona il piano. Anzi. Giovanni allevi è un musicista classico che si è messo a suonare il piano, ma non per il pubblico della musica classica, bensì per quello della musica pop. È vero che il pubblico è uno solo e la musica è musica, ma dal punto di vista commerciale, essendo quello della musica colta un universo chiuso e settoriale, in genere non si sta da una parte e dall’altra, ma o da una o dall’altra. Il jazz, in certi casi, fa da tramite, nel senso di Keith Jarrett. Ma in quel caso devi fare jazz (o qualcosa di simile) che piaccia la grande pubblico, nel senso che devi fare un concerto a Colonia e venderlo a camionate. C’era Petrucciani, c’è Brad Mehldau, c’è Stefano Bollani, ma per il resto i pianisti jazz fanno jazz per il pubblico jazz. Oppure i pianisti, jazz e non, fanno musica applicata.
“Musica applicata” è il modo serio per dire “musica per il cinema” o “colonne sonore”. Morricone stesso, nel ricevere l’Oscar alla carriera, parlò l’anno scorso del proprio lavoro nel campo della “musica applicata” (e tutti, Clint per primo, lì accanto, pensarono “E che cazzo è?”, ma questa è un’altra storia). Per ultimo c’è il campo della musica contemporanea, ma non essendo io una fondazione o un teatro o uno che è cresciuto con il dogma della musica classica, lasciamo stare i passatempi per ricchi annoiati e andiamo oltre.


Il caso di Allevi è ibrido. Nel senso che lui fa musica originale (composta da lui), melodica, semplice, che si basa su piccole strutture che si ripetono, di quella che largheggiando molto (moltissimo, troppo, scusate) si potrebbe definire minimale. Esempio di musica minimale facile noto a tutti: Michael Nyman.
Il motivo per cui Michael Nyman è noto a tutti è “Lezioni di piano”. Nessuno lo conosce o ha comprato i suoi dischi perché lui è un fenomeno, o perché ha una sensibilità sviluppatissima, o perché nella sua vita ci sono mille dettagli da nevrosi artistica che fanno tanto genio. Lui ha scritto della musica che è piaciuta, cioè la colonna sonora di “Lezioni di piano”, e per quello è finito nelle orecchie e nella memoria della gente. Alcuni poi hanno recuperato gli altri suoi brani, altri no.
Veniamo a Giovanni Allevi. Giovanni Allevi è uno che non ci ha messo ancora una melodia nella testa, ma è l’artista genio per eccellenza. Tutti conoscono le sue nevrosi, tramite una serie di aneddoti che lui snocciola ogni volta che lo intervistano, a seguito di una domanda che inizia con “è vero che…?”
“È vero che la tua prima composizione era meglio di Brahms?” E lui si schermisce sotto il casco di capelli ricci, sorride imbarazzato nella felpina, e dice “Al secondo anno di composizione io ho portato una fuga. La fuga si studia solo al settimo anno perché è la più difficile, ma io l’ho portata lo stesso e uno dei maestri ha detto che o avevo copiato oppure era resuscitato Brahms”. Applausi. Risatine. Giubilo e stupore nella gente in studio e a casa.
“Ma è vero che questa composizione, ‘Panic’, nasce da un attacco di panico?”
“Ma è vero che sai a memoria le note del concerto?”
“Ma è vero che mangi la torta prima del concerto?”
“Ma è vero che ti sei fatto chiudere a chiave prima di un esame?”
“Ma è vero, scusa Giovanni se sorrido, che per un anno hai mangito solo pasta col tonno?”

E così ad libitum (parlo studiato, che fa molto musicaclassica).
A me la musica di Giovanni Allevi sembra banale e poco comunicativa. Ma non è di questo che voglio parlare. E nemmeno credo che lui sia per forza in cattiva fede e che tutte le nevrosi siano una recita perfetta. Magari sì, ma più probabilmente no. Anzi, la cosa più verosimile è che delle piccole nevrosi e alcune pose, opportunamente nutrite negli anni, siano cresciute fino a diventare perfette rappresentazioni di un mito che serve a vendere il personaggio. Insomma o è furbo lui o quelli che gli stanno attorno hanno parecchio pelo sullo stomaco. In ogni caso anche questo è superfluo.
L’unica cosa su cui riflettere è che quell’immagine lì, quella dell’artista genio e scapigliato che è preda dell’ispirazione e sente le melodie mentre dorme e vive immerso in un mondo tutto suo e infantile delicato sensibilissimo (ma è pronto a uscire dal chiuso del suo universo per ripeterlo a comando in qulunque trasmissione) è esattamente quella del film Shine. Non solo. È una visione piccina, elitaria, riimbecillita e adorante della musica.
Applaudite il prodigio, applaudite la sensibilità, applaudite la tecnica incredibile, applaudite la meraviglia dei professori, applaudite il tutto esaurito al Blue Note a New York, applaudite guarda che tipo, applaudite i capelli, applaudite tutto quello che il suo cuoricino sente e che voi, troppo impegnati nelle piccolezze del quotidiano, non riuscite nemmeno a percepire: sarete persone migliori, più intelligenti, più sensibili. Molto prima di sedersi al pianoforte, Giovanni Allevi il personaggio ha già suonato. E sono tutti entusiasti.
Poi Giovanni Allevi il pianista comincia a produrre delle note. Ma di quelle non frega niente a nessuno. Si aspetta che abbia fatto e, se è il caso, si mette lì anche una lacrima di emozione.

PS – “Questo post”:http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/ delle Malvestite è quanto di più a diretto si sia scritto sul tema. E permette, ogni volta che si viene assaliti dall’immagine di Giovanni Shine Allevi, di pensare a Mio Mini Pony e ridere fragorosamente.


guarda, forse dovrei parlarne bene ed esserne orgoglioso dato che è della mia stessa città, ma la penso esattamente come te…..oltretutto mi fanno incazzare(ma allo stesso tempo un pò pena) tutte le varie persone che normalmente ascoltano in maniera apatica la solita musica di plastica ed adesso si sparano della pose da intellettuali quando vanno a vedere(non ascoltare)Allevi a teatro.Bah!

Ciao, Matteo. Salve, dott.Bordone.
E’la tua voce che è familiare, ma sei tu che non mi hai mai visto. In ogni caso, un post del genere me l’aspettavo,da te (il tu è per convenzione, non ti offendere). Innanzitutto perchè è fuori tempo massimo, e questo è perfettamente nel personaggio; io ho i miei tempi e nessuno che me li detta, e va bene così. In secondo luogo perchè è ben scritto, e anche meglio così, ha le sue argomentazioni, scorre. Però permettimi di avere un’altra opinione.
Giovanni Allevi è un discreto compositore, che si è messo a vendere dischi ai quindicenni, uno che apriva i concerti a jovanotti. E’un ambasciatore di un certo genere di musica e la suona a gente che non l’ha mai ascoltata prima. Poi vabbè, è sposato con la sua manager, una bella signora bocconiana con il fiuto degli affari.
Non prendertela con un compositore costretto a fare promozione come una popstar. Non prendertela con lui, ma con l’inadeguatezza di chi gli sta intorno. E’come un ballerino nel mezzo di una partita di rugby. Nell’indecisione, si è montato un personaggio. Cosa può chiederti uno come Chiambretti, o un veejay di Mtv, se di solito è abituato al minimo sindacale, tre domande un po’banali a individui disegnati in serie? “Pensate signori, a cinque anni già suonava il pianoforte”. Certo, come tutti i bambini che cominciano a fare musica. E’ solo che , in media, una persona non lo sa.
E’strambo, sembra un adolescente. Benissimo. Britney Spears agli esordi sembrava la versione porno di una studentessa. Christina Aguilera si è reinventata col trucco pesante, anni quaranta. Che devi fare, quando il tuo pubblico è abituato a muoversi per maschere? Dovrebbe forse mostrarsi come un intellettuale raffinato? Come una persona interessante e dalle mille sfaccettature? Mi pare un po’ eccessivo.
Quello che non perdoni a G.Allevi è l’essere pop. Ma non Pop ricercato, quel prodotto semplice e intellettuale che ti piace tanto. Lui è proprio pop-mtv. Pop-tv generalista. Fosse un amico di Maria de Filippi ok.
E’ solo che è un compositore.
[...]
In calce a una recensione ho letto addirittura “è colpa di Berlusconi se c’è gente come questa! Vergogna”. Ora, a parte le ridotte colpe del Cavaliere, è ovvio che Allevi non tenga il confronto con Brahms. Ma ha il merito di avvicinare alla composizione per pianoforte persone che ne sarebbero distanti chilometri, un po’ come fa Federico Moccia con la letteratura. Uno ascolta Allevi, poi si scoccia, e trova Einaudi, poi si scoccia ancora e vede che c’è addirittura Philip Glass. Se si avesse la sensibilità di apprezzare il Giovanni Allevi – nave scuola, si potrebbe probabilmente perdonargli la promozione un po’ eccessiva, ma che in ogni caso colpisce nel segno.
Scusa la lunghezza.
a.

Sì, questo di Allevi è un discorso che si sente fare spesso tra chi ascolta molta musica.

Fare un discorso, sensatissimo che condivido in pieno, del genere a un utente comune porta solo a una chiosa: ti trattano come un fighetto.

A me non frega assolutamente nulla ma lui, la pasta al tonno, la cirsi e l’ambulanza beh… mi han veramente rotto.

Banalità totale in quel che suona e gente che mi viene a dire “grandi emozioni”.

Boh, a sto punto se dobbiamo ascoltare musica italiana fatta al piano tanto vale passare a Bollani o a Vittorio Cosma.

ho letto questa recensione, post o come vuoi chiamarlo che in sottofondo scorreva “ieri ho sgozzato mio figlio”. Hai dato parole e lettere a pensieri che mi venivano mentre nelle stazioni vedevo l’immagine del suo volto. Hai parlato per me.

Io lo ascolto quando ho da fare grafica, robe semplici che mi rilassano.
Niente a che fare col personaggio, che comunque vedo più genuino di quanto pensi, è solo l’Italia che gli ha costruito l’ombra che si tira ormai dietro.

Comunque il blog viaggia su un fuso tutto suo. Dice pubblicato domenica.

Non entro del merito del post perché non conoscevo l’artista di cui parli e non ho voluto approfondirlo più di tanto (e vaf****lo per avermi fatto perdere tempo a guardarmi i suoi video :P :P :P ).

Volevo farti una critica su un dettaglio: la musica colta, in particolare la musica contemporanea, non è un passatempo per ricchi che si annoiano. Io non sono ricco o annoiato, eppure l’apprezzo. Penso che sia arte. Non mi riferisco ad Allievi, ma ad altre personalità.
Considerata la scarsa, anzi, quasi nulla considerazione della quale la musica contemporanea gode in Italia e, di conseguenza, lo scarso spazio e gli scarsi supporti che le vengono riconosciuti, penso che sia per lo più un passatempo per poveri appassionati che devono usare il tempo a sbarcare il lunario per altre vie, se vogliono scriverla e ascoltarla. ;)

Moccia avvicina alla letteratura?… Certo, come le etichette sui flaconi di shampoo!

Bah, posso capire questo astio per il personaggio Allevi, meno per la sua musica, che io trovo semplice e piacevole (non è per forza necessario scrivere capolavori).

E comunque, al di là del paradosso, se davvero si pensa che “Panic” sia copiata da “Mio Mini Pony”, allora l’attacco della strofa di “Bruci la città” è copiato da “Basket Case” dei Green Day (sia chiaro, secondo me entrambe le ipotesi sono stronzate).

Dottor Bordone (non inoltrarla a tuo papà),

Non penso assolutamente che la schiera di babbioni che lo ascoltavano aprire Giovanotti siano nel frattempo approdati alle variazioni Goldberg, (ma neanche alle cavatelle di Scarlatti). E non è la fame di arte vera che fa si che uno si attacchi ad Allevi perché almeno nel vuoto totale lui fa qualcosa (per me sono composizioni innocue e quindi moderatamente piacevoli all’orecchio).
E’ la mancanza di formazione e di abitudine (di cui trasudano i suoi intervistatori lecca lecca) a frequentare l’ARTE che fa considerare Allevi molto più di quello che è (allora ridatemi Clayderman).
Il leit motiv è “beh, meno male che OGGI c’è ancora gente come Lui….” Che fa a pugni con l’andare a cercare con fatica l’arte dove realmente essa si trova, nello spazio ma anche nel tempo.
L’attualità è diventata a torto un criterio necessario per farsi piacere l’ARTE.
A me non frega niente se non possiamo intervistare Beethoven e farci raccontare se magari al posto della pasta al tonno si faceva gli hot dogs con il burro di arachidi.
La decisione se mettere sul piatto il Fidelio o “Come sei veramente” è il momento in cui decido se voglio bere il vino buono o il cancarone.
Per questo il ragazzo va lasciato stare e vanno seppelliti sotto dissonanti accordi di Luigi Nono tutti i rompipalle che gli chiedono questo o quello.
Giovanni Allevi è potenzialmente un medio esecutore classico, un compositore medio di musica per spot o film medi e forse un simpatico e ingenuo ragazzo convinto di fare quello che ama e di amare quello che fa. Gli perdoniamo qualche civetteria, non aggiunge e non toglie. Mi sembra anch’essa nella media come tutto il resto…

Premessa: per una certa serie di traversie sono arrivato prima alle variazioni Goldberg e poi ad Allevi, ma nulla esclude che si possa fare il contrario (per fortuna).
Io poi non ho capito questo problema dell’educazione all’arte, la tanto decantata arte, la meravigliosa arte. C’è sempre un alone di spocchia standard, quando si parla d’ARTE.Siamo onesti. L’arte è come il cioccolato fondente 99%. Se lo mangi la prima volta, fa schifo. Uno va abituato. E’a questo che servirebbe la letteratura per ragazzi, il cinema più accessibile, o un musicista come Giovanni Allevi. Poi il problema è che non tutti sono autodidatti, e andrebbero incoraggiati.
Moccia non avvicina alla letteratura? Moccia poteva essere il più grande volano per la lettura dei ragazzi al giorno d’oggi, ma è stato seppellito dalla sufficienza. Moccia ha il cappelletto, è GGIOVANE, ha fatto inondare le città di scritte sui muri e di lucchetti, MA ha scritto un libro. Brutto,magari. Ma un libro, un libro che è finito in mano a chi prima avrebbe si e no acceso la televisione. Un libro di carta, con le pagine, le parole e tutto.I genitori, gli insegnanti, i saputi avrebbero potuto approfittarne. “Bravo, hai letto Moccia, ora prova quest’altro, vedrai la differenza”. Invece no, “No, niente Moccia, o Dickens o niente” (frase udita da me medesimo). In questa maniera ci troviamo i ragazzi di III media che leggono il fu Mattia Pascal o la coscienza di Zeno, che a 13 anni pesano come delle porcate immonde, e si educa la gente a una sana disaffezione a tutto ciò che è cultura, a questo fantastico moloch per iniziati che è l’ARTE. Con l’aggravante che poi in molti casi la chiamiamo pure Pop.

cheers.

Premessa: per una certa serie di traversie sono arrivato prima alle variazioni Goldberg e poi ad Allevi, ma nulla esclude che si possa fare il contrario (per fortuna).
Io poi non ho capito questo problema dell’educazione all’arte, la tanto decantata arte, la meravigliosa arte. C’è sempre un alone di spocchia standard, quando si parla d’ARTE.Siamo onesti. L’arte è come il cioccolato fondente 99%. Se lo mangi la prima volta, fa schifo. Uno va abituato. E’a questo che servirebbe la letteratura per ragazzi, il cinema più accessibile, o un musicista come Giovanni Allevi. Poi il problema è che non tutti sono autodidatti, e andrebbero incoraggiati.
Moccia non avvicina alla letteratura? Moccia poteva essere il più grande volano per la lettura dei ragazzi al giorno d’oggi, ma è stato seppellito dalla sufficienza. Moccia ha il cappelletto, è GGIOVANE, ha fatto inondare le città di scritte sui muri e di lucchetti, MA ha scritto un libro. Brutto,magari. Ma un libro, un libro che è finito in mano a chi prima avrebbe si e no acceso la televisione. Un libro di carta, con le pagine, le parole e tutto.I genitori, gli insegnanti, i saputi avrebbero potuto approfittarne. “Bravo, hai letto Moccia, ora prova quest’altro, vedrai la differenza”. Invece no, “No, niente Moccia, o Dickens o niente” (frase udita da me medesimo). In questa maniera ci troviamo i ragazzi di III media che leggono il fu Mattia Pascal o la coscienza di Zeno, che a 13 anni pesano come delle porcate immonde, e si educa la gente a una sana disaffezione a tutto ciò che è cultura, a questo fantastico moloch per iniziati che è l’ARTE. Con l’aggravante che poi in molti casi la chiamiamo pure Pop.

cheers.

Alfonso – scusami, eh, ma noialtri che, da adolescenti, non avevamo Moccia da venerare, né lucchetti da andare ad attaccare a Ponte Milvio secondo te siamo tutti stati educati “a una sana disaffezione a tutto ciò che è cultura”?
A me non pare.
Mi pare, piuttosto, che adesso, pur di far leggere qualcosa, qualsiasi cosa ai ragazzini, foss’anche l’etichetta sulle confezioni dello shampoo, si grida al miracolo quando un Moccia qualsiasi diventa un autore di culto tra i medesimi (in realtà non è che sia un autore di culto: il problema è che conoscono *solo* Moccia.).
Non è Moccia in sé il problema, ma non esiste solo l’Opera Omnia Mòccica da far leggere agli adolescenti, né l’alternativa è solo Pirandello o Svevo. Mi ricordo che, insieme al Fu Mattia Pascal e altre “robe pesanti”, in terza media la professoressa di italiano ci fece leggere “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, che trovai divertentissimo (e passai a mia sorella quando anche lei arrivò alle medie), ma non per questo ho iniziato un culto di Roy Lewis, né andavo in giro armata di clava (non si parla di lucchetti da attaccare ai lampioni – né di lampioni tout-court – ne “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”).
Il “problema” con Moccia, e anche con Allevi, non è la qualità del loro lavoro, ma l’apparato mediatico e di marketing che hanno tutt’intorno, che riduce quelle che avrebbero potuto essere anche delle dignitose opere letterarie e musicali a merchandising di un personaggio.

Anch’io concordo sul fatto che Allevi valga molto poco. 4 arpeggi ossessivi (altro che Nyman, tra l’altro).
Ma mi sembra che lui abbia ben poche colpe. E’ palesamente “incosciente” quando parla. Racconta le sue ossessioni come un bambino, mentre la casa discografica gli cuce il vestito addosso. Dai capelli, alle copertine, fino alle pagine di aneddoti che inviano con la sua cartella stampa. Mi sembra abbastanza evidente che a un certo punto le case discografiche se ne freghino della musica, e puntino solo sul personaggio. Allora, quello che si può dire, è che il personaggio cucito addosso ad Allevi è più antipatico del personaggio cucito su Amy Winehouse o sui Baustelle o su Jovanotti for Presidente o su Jovanotti for Noglobal. Ma almeno di Allevi possiamo avere il dubbio che ci è e non ci fa. Degli altri, forse neanche quello.

Wow, che bello,ho anche le risposte. Un sincero ringraziamento, giorgia, mi stai già simpatica.
Forse mi sono espresso malamente (ed è possibilissimo)ma mi sembra che stiamo dicendo più o meno le stesse cose. E’più che ovvio che non tutti noi siamo disaffezionati alla cultura, e che ci sono mille maniere di arrivare alla letteratura. Sto dicendo che tre metri sopra il cielo è un libro:
che è arrivato in mano a persone che null’altro avrebbero letto autonomamente,
e nient’altro avrebbero comprato coi propri soldi,
e questo sarebbe potuto essere un grande vantaggio per diffondere il buon uso delle lettere,
se tutti i mocciosi fossero stati indirizzati verso altre destinazioni – magari qualitativamente un po’più in alto.
Spesso dimentichiamo che il merito della grande cultura non è quello di essere elevata,ma bella. Dostoevskij tendenzialmente è più bello di Moccia, più appagante, più interessante. La scuola media e superiore, che dovrebbe essere rivalutata come un piacere e non come una costrizione, avrebbe dovuto offrire a chi legge “Ho voglia di te” gli strumenti per un salto di qualità, che non va fatto per obbligo o per una generica “cultura generale”, ma va fatto semplicemente per godere di più.
Io penso che gli ambienti culturali dovrebbero liquidare queste esperienze con meno frettolosità; lascia stare i presentatori tv, i film italiani e il marketing. Io penso che le persone che disprezzano Moccia per aver scritto un libro bruttarello dovrebbero rivalutarlo per aver dimostrato che si può scrivere un libro di 300 e passa pagine e venderlo agli adolescenti. E che gli adolescenti medesimi evidentemente non sono tutti canne & playstation, a condizione che li si assecondi. Invece noi andiamo avanti dicendo che Moccia è spazzatura, e ogni sei mesi sul Corriere e la Repubblica (a turno) esce un sondaggio nel quale si dice che gli italiani non leggono, che i giovani non leggono, che i vecchi non leggono, che i lettori non leggono. Per me le cose sono collegate.

L’emulazione di quello che è scritto nei libri è secondaria: tu non sarai andata in giro con la clava, ma dopo “i dolori del giovane Werther” un sacco di gente prese a vestirsi, comportarsi e suicidarsi come il protagonista del giovane Goethe. Ma in ogni caso non è un parametro troppo affidabile da tenere in conto. Piuttosto in tema di contro-marketing, secondo me sta a chi già ha letto qualcosina in più rispetto a 3msc, o ascoltato qualcosa di meglio Allevi, di indirizzare le potenziali vittime di un fatto di marketing e trasformarle in giovani lettori.

cià.

ps.Tutto può essere marketing.Anche la Divina Commedia è stata marketizzata.Questo dimostra che non è il valore dell’opera ad avere importanza, ma il profitto che se ne vuole ricavare.

Alfonso – o forse ho capito male io (altrettanto molto probabile, eh.) e mi sono espressa in modo contorto. Io ho provato a leggerlo, il libro di Moccia (così come ho provato a leggere il Codice da Vinci, ché altrimenti non avrei potuto classificare alla voce “vaccata pazzesca”), ma non l’ho trovato così entusiasmante come invece sembra essere per così tanti ragazzini. Magari è così perché non sono più un’adolescente (con l’apostrofo perché son femminuccia, meglio specificare prima che arrivi qualche puntiglioso… ;) ), ma non sono convintissima di questa teoria perché non credo che un libro “generazionale” (partono risate registrate) debba necessariamente sembrare brutto a chi non fa parte di quella generazione.

p.s.: eh, sì, però Dante mica andava in tivvù a raccontare della sua dieta a base di pasta al tonno… ;)

Non capisco se è un pensiero serio quello che hai scritto oppure un modo per far vedere che conosci quattro nomi di musica non propriamente commerciale. Se vuoi ti facciamo i complimeti perchè sai il nome di Brad Mehldau. Ma ti diciamo che anche la musica classica parte dallo sviluppo di un periodo, di una frase musicale che si ripete girata in vario modo, non solo la musica di Allevi. Io l’ho ascoltato in concerto l’anno scorso e l’ho applaudito dopo che ha suonato, certo non prima. Non lo ascolto più perchè mi ha annoiato ora, ma nessuno me lo impone di ascoltarlo, come credo nessuno lo imponga neanche a te, quindi la tua esternazione mi sembra semplicemente banale e non comunica molto, come tu dici della musica di Allevi, solo che lui qualche soldo lo fa. La pasta col tonno sarà un classico ma meno male che c’è altrimenti noi poveri studenti non potremmo sopravvivere!

Elogio della pasta al tonno.

Giorgia, io non metto in dubbio che il libro sia brutto.Mi hanno fatto vedere il film, ed è stato uno strazio, se non altro per la trama. Però perchè ci sembra brutto?Risposta: erchè è poco elaborato, perchè è banale, perchè abbiamo letto di meglio. E se i gusti sono gusti, a un ragazzino nato e cresciuto e a pane e telefilm può sembrare interessante, perchè è meglio di tanta televisione. Se credi che quel libro sia veramente un a pena, convinci il lettore adolescente ad adolescere di meno e a confrontarsi con una lettura più impegnativa e gratificante. Ma per farlo, non ti serve un adolescente e basta: ti serve un adolescente lettore, o almeno con una persona che già legge risulta tutto enormemente più facile: non c’è più la diffidenza. Moccia è il primo libro “vero” per tanta gente. Se non ci fosse, non avremmo potenziali lettori di libri migliori, perchè non avremmo lettori e basta. Avremmo gente che fa qualche altra cosa. Ecco perchè credo che si debba essere più tolleranti verso questi autori, che a prescindere dal merito dell’opera espandono il bacino degli utenti, arrivando a un pubblico nuovo e inesplorato. La speranza è che poi io, tu e il resto del mondo possiamo convincere questi soggetti a cambiare idea, e aprire un libro che ci sembra migliore. Lo stesso discorso si può fare per allevi. Uno lo ascolta, si annoia, passa a qualcosa di meglio. Se non lo avesse ascoltato la prima volta, non sarebbe arrivato a opere migliori.

ps.dante e allevi non sono soggetti, sono oggetti del marketing. vivi o no, fa lo stesso
ps2. stanco della pasta al tonno? fai saltare in padella insieme alla scatoletta di tonno da 80 gr quattro pomodorini tagliati a spicchi, e aggiungi due cucchiai di pesto alla genovese alla fine. strano ma vero, è buono.

“Io lo dico. Giovanni Allevi mi ha rotto le palle.”
Era un po’ che non ti commentavo più, ma un incipit così meritava tutta la mia stima e un’ovazione piena.

io lo dico. i baustelle mi hanno rotto le palle.

a me piace la pasta col tonno.

Questo post e molti dei suoi commenti trasudano spocchia da tutte le parti.
Manca solo la Parola di Luca Sofri, che ci darà la Risposta Definitiva su Giovanni Allevi.

Scusate

ma questo è lo stesso bordone che “sono un fan di charlie che fa surf ho quindici anni e vi sacco il culo alè”?

no, perchè è pur vero che allevi ha rotto le palle
però non è che nello stesso tempo potete vendermi i baustelle come il-genio-pop cantautorale-con-dei-testi-che-neanche paolo conte alè.

No, giusto per equilibrio: in un mondo dove “Alfredo” è un capolavoro, “Panic” è emozionante e vibrante.

Beh, mi auguro che dopo le variazioni Goldberg il signor Alfonso non sia arrivato ad Allevi come a un livello di conoscenza superiore, al massimo ci sia scivolato sopra.
Comunque, qui noi spocchiosi ci limitiamo a dire che non può essere né il punto di arrivo né il punto di partenza a fini didascalici, perché non ha in sé gli elementi per svolgere tale ruolo. Diamogli la dignità di un episodio tra i tanti e lasciamo che sia tutto il meccanismo a farlo rappresentare come un “fenomeno”. Lo stesso dicasi per Moccia. Scriva pure ma non mi associo a chi gli dà (dall’Espresso a Verissimo al giornale dell’Esselunga) la patente di simbolo di una generazione di letterati e di lettori.
Mi spiace ma il pubblico di oggi ha un difetto: di essere spettatore e consumatore anche quando l’opera meriterebbe di essere fatta propria ma non ingoiata. Di tutto ciò che viene esposto viene detto cosa rappresenta guastando l’opportunità che ci sia un rapporto diretto tra chi fruisce e l’opera. Ti dicono cos’è, e cosa sei tu se non lo capisci è implicito: sei un coglione. La conseguenza è semplice: perché affaticarsi a comprendere alcunché da soli quando basta citare l’interpretazione più fica che si trova?
Ma non è vero che non è dato riuscire nel compito “umanistico” di diffondere il bello senza partire da Moccia o da Allevi.
E la dimostrazione è proprio il citato Dante.
Dante, qualcuno diceva, è talmente alto da essere incontenibile e inconcepibile alla mente media. Errore: il Dante sa parlare attraverso una talentuosa voce recitante anche a milioni di menti a prescindere dal loro grado di preparazione. E’ la stessa opera che quelle menti le ha fatte sbuffare per generazioni attraverso le stanche cantilene di insegnanti provvisti di pertica nel culo.

Per quanto riguarda Moccia: il fatto che siano delle parole stampate su dei fogli rilegati, non fa delle sue opere dei “libri”.

Chi legge moccia non si avvicina alla cultura più di quanto non faccia guardando Maria De Filippi. Siamo realisti.

Semmai il libri di Moccia fanno parte di un sottobosco subculturale (tanto sub, quanto mi è sembrato sub-umano lui stesso, l’unica volta che l’ho visto intervistato) insieme alle tante altre cose più o meno amorali che vengono “spacciate” agli adolescenti.

Io non credo che servano in qualche modo a veicolare un avvicinamento, magari futuro, dei ragazzi a qualcosa di più evoluto. Semmai aiutano ad abbassare ulteriormente il livello culturale generale.

Non sempre deve essere così per forza. Magari esistono opere stupide e disimpegnate che un qualche valore di questo genere ce lo possono avere, ma Moccia no.

su Allevi non mi esprimo, non sono ancora riuscita a farmi un’opinione.

Anche io sono del parere che i libri di Moccia non avvicinino certo qualcuno alla cultura. Nessuno ha finora dimostrato che se leggi un libro allora dovrai per forza leggerne altri, certo, può accadere, ma credo sia più raro di quello che sembri.
E “la lettura” di per sè non è cultura, c’è questa fissa per la quale più uno legge più ha cultura. In particolare i libri di Moccia non credo siano utili ad una diffusione culturale, visto che mettono in primo piano un modello ridicolo e completamente aculturale del mondo dei ragazzi.
Da questo punto di vista (300 pagine a un adolescente) molto meglio Harry Potter, no?

Tornando al post, di Allevi non conosco molto, ma non faccio fatica a credere che sul piano musicale abbia poco da spendere.
Trovo molto più “spocchiosa” la pretesa “culturalista” di chi lo ascolta facendosene vanto, piuttosto che la critica mossa.
E le generalizzazioni del tipo “ma almeno c’è lui” le trovo, appunto, generali e un po’ qualunquiste.
C’è sicuramente di meglio, anche ascoltabile dai giovani, basta cercare.
Concordo sul fatto che un po’ si debba “scendere a compromessi” per poter affascinare chi si avvicina alle forme artistiche, ma a quanto pare Allevi è completamente “prigioniero” del sistema di musica al consumo.
Non vedo come possa aiutare qualcuno ad uscirne :-)

ps: perchè quelli che si lamentano di chi analizza qualcosa dandogli dello “spocchioso” non argomentano mai nulla?
ps2: comunque, insieme al jazz, penso che sul confine fra “musica colta” e “musica popolare” ci stia molto bene anche il rock progressivo, quello sì che ha portato (e porta tutt’oggi) tanti da un mondo all’altro, aprendo quella setta “chiusa” (sebbene ai tempi ci fosse anche in quegli ambienti del settarismo)

Applausi. Potrei sottoscriverlo. Allevi non è un modo di avvicinarsi alla musica di un certo tipo, e’ un alibi per non farlo, poiche’ da’ l’illusione di esservici accostati.
Ebbene si’, ci sono persone che vivono la cultura cosi’, per le quali costui e’ il prodotto perfetto.
E’ un prodotto, cosi’ come lo e’ stato il Nyman di “Lezioni di Piano” (che pero’ aveva un background ben differente). Credo che basti viverlo come tale.
Certo, poi se mi dicono che e’ grande musica… reagisco come con quelli che mi dicono che MacDonald fa buona cucina :)

PS: un grazie per avermi fatto conoscere Malvestite!

non mi ha rotto le palle, semplicemente perchè non l’ho mai considerato.
La musica classica non mi piace,e manco i succedanei.
E non faccio finta di capire nè musica classica, nè succedanei.

PASTA AL TONNO ALLA PRECARIA

ingredienti per 4 persone:

_2 scatole di tonno 70g PRIMO PREZZO
(quella con l’1 rosso su sfondo bianco che si vende nelle PAM di Milano)
_300 grammi di spaghetti n°5 (per viziosi bavette)
_mezzo scalogno
_una birra fredda a parte cadauno

mentre fate bollire l’acqua della pasta, fate soffriggere in una padella con un filo d’olio il mezzo scalogno adeguatamente triturato,

appena assume il consueto colore brunito buttate il prezioso TONNO PRIMO PREZZO e al tempo stesso la pasta

attendete il tempo cottura/insaporimento del tonno che è indicativamente il medesimo della pasta (8 9 minuti)

dopo di che scolate nella pentola del soffritto la pasta aggiungete olio e impreziosite con rosmarino

buon appetito.

note:
_ho sempre sognato di poterli veder morti quei simpatici cavalli alati
_ad alfonso.P. piace scrivere
_eNzo?

abbino!!! il tonno nel sugo della pasta va buttato alla fine, non deve cuocere perchè essendo già cotto a vapore diverrebbe amaro! ricorda!!!

anche io sono per la teoria ottimistica:moccia e allevi possono essere un passo verso qualcosa di più bello.
anche dan brown e sophie kinsella.

mondo,il prog fa schifo!!

Mi piacerebbe un commento più argomentato di “fa schifo”, anche perchè comunque io la stavo mettendo su un altro piano (non quello del gusto personale, per intenderci) ;-)

A questo punto ti chiedo (senza alcun sarcasmo, voglio capire meglio quello che sostieni): quale musica è il “bello” raggiungibile dal “primo passo Allevi”?

kush ha ragione pienamente,

ma si sa il tonno primo prezzo (40 centesimi la scatola ) è come i biscotti
(può contenere traccie di anacardi frutta secca e altro inerte),
ma si sa quando sei precario,
far la pasta è come fare una nuova legislaura…
gliebuttidentrotuttoquellochecapita
e quindi magari anche un po di philadelphia a fine cottura..

de gustibus

note:

http://www.tatysdolls.com/mmp/index.htm

(attorno alla pasta al tonno)… se, poi, quando la pasta è cotta, la si fa saltare un po’ nella padella del soffritto – io ci metterei aglio più che scalogno – con il tonno, aggiungendo pane grattuggiato (quante g?), mezzo bicchiere d’acqua e prezzemolo abbondante, allora si può forse anche viverci per un anno con questa sbobba saporita [c'è chi unisce al pane grattuggiato anche po' di parmigiano (quante g?) ... e il risultato ripaga. Attenti, però: formaggio su pesce = infrazione di un dogma]. Allevi che fa il pazzo… Gould era molto più in aria – ma davvero – e quanto sarebbe bello poter usare la sua fuorezza come veicolo per suggerire al pubblico di ascoltare le sue esecuzioni geniali.

si, si può dire! e condivido tutto, anche se la storia dell’esordio dove faceva il cameriere al ristorante della scala m’era piaciuta..
cmq, hai mai provato l’orrore? che coooosa?!

Sono d’accordo su tutto quello che hai scritto, tranne che sulla tua considerazione sulla musica contemporanea, che credo nasca da un equivoco. La composizione contemporanea di musica colta non è solo fatta di monete buttate sulle corde del pianoforte, o violinisti che registrano in elicottero. Musica seria e profonda si scrive ancora, bisognerebbe cercarne e ascoltarla senza pregiudizi. La musica colta non è morta, anche se considerarne Allevi un rappresentante porterebbe chiunque a crederlo.

Non credo che sia come scrivi. Di melodie nella testa della gente Allevi ne ha messo più di una. Hai citato le musiche di “Lezioni di piano”: le musiche di Allevi fanno un effetto analogo. Poi, certo, c’è anche il personaggio, ma credo che se incuriosisce è soprattutto perché piacciono le musiche.

Tutto bene. Ma ricchi e annoiati mi sembrano molto di più i fighettini sgualciti che ne sanno sempre una più degli altri e che guardano con sufficienza – e godendo – “quelli che si son presi indietro”. Hai presente?

scusa, ma ti staranno sulle palle quelli che lo ascoltano senza spirito critico, o chi gli fa sempre le stesse domande… lui compone, suona e risponde…

Per me, che non vivo in Italia, questi commenti sono preziosi, perché mettono in prospettiva gli artisti in questione, e la percezione mediatica degli stessi.
Non ho mai visto interviste né ad Allevi né ai Baustelle, quindi ignoro le loro presunte idiosincrasie e l’inutilitá delle domande a cui si sottopongono.
Mi sembra impossibile comunque parlare di Allevi e dei Baustelle in un unico discorso: Amen é un album straripante, pieno di voglia di raccontare storie, grandi e piccole, memorie personali e fotografie dell’Italia, che anche se non fedelissime, sono tra le piu’ sincere ascoltate da decenni.
La musica di quel coglione di Allevi (ok, ok, non é lui coglione ma quelli che l’hanno reso famoso) invece é l’esatto antipodo: priva di ambizione, qualunquista, intenta a raccontare un’emozione minima (e non minimalista).
Praticamente l’equivalente musicale dello stato recente di cinema e letteratura italiana, solo intente a raccontare storie tra il tinello e la cucina. E ci si domanda perché alla gente piace?

Lei ha colto in pieno il mio pensiero nascosto.
Qualche tempo fa guardavo la sua immagine su di una rivista
sportiva, dove diceva che prima di suonare,
si immergeva in acqua,
e in apnea gli scorrevano in mente le note del suo prossimo concerto?!?!?!?!?!
Senza una seppur minima mancanza di ossigeno al cervello????
Mi è venuta voglia di dargli un paio di ceffoni e di dirgli ,svegliAAAAAAAAAAAAAAAA
non vivi a disneyland,
hai 38 anni e sembri un bambino della scuola media, che cazzo ma non te ne accorgi???
poi che si un ottimo compositore, e che le sue musiche mi siano arrivate prima del personaggio, facendommi avvicinare ad un mondo che prima non conoscevo, è un altro discorso.
Comuque alla lunga mi stanca, vederlo sempre con la stessa faccia di cera impassibile e semisorridente!!!!

A Matteobibianchi piacciono i Baustelle. Cosa volete che ne capisca di musica? E’ che gli piace fare l’intelletualode e quindi deve per forza parlare anche di G.Allevi.
P.S.BRAVO KUSH, IL TONNO ALLA FINE

Nota x G.Neri (nel caso volesse spendere un po’ del suo inutile tempo qui): io’ saro’ pure un cojoncello, ma tu sei un GranCoglione!!

E’ vero: panic è IDENTICA alla sigla di Mio Mini Pony! Incredibile… già copiare è da cialtroni, ma copiare una sigla dei cartoni animati è ancora più deprecabile.

Come non credo che i film dei Vanzina, dei Pieraccioni e dei Muccino siano un viatico verso la cinefilia o almeno la coltura di un interesse che possa poi sbocciare in cinefilia, così non credo che i libri di Moccia possano essere un viatico per chissà quali nuovi lettori giovani.

ma invece no. ti dico che cadono nel trappolone delle copertine colorate e si comprano dei mattonazzi clamorosi!!!

E’ tutto vero! Ho riportato il tuo post sul nostro blog. Ciao!

ma che brutto post, strano per te.
se fanno domande del cazzo è colpa sua o dei giornalisti?

perchè quando si va a vedere i mostri sacri tipo u2, vasco, liga, bruce o altri cosa pensi che applauda la gente?

baustelle in rock pop molto meglio di allevi in musica classica. no paragone. stop. alfredo no capolavoro ma antropophagus, colombo et liberismo sì.stop.

“se fanno domande del cazzo è colpa sua o dei giornalisti?”

Non per difendere l’indifendibile (nella fattispecie i gggiornalisti.) ma se a uno fanno “domande del cazzo” (cit.), quello può sempre rispondere: “perché mi fate ’ste domande del cazzo?”. Se invece sta al gioco e continua a parlare di pasta al tonno, allora la colpa è pure sua (oltre che dei gggiornalisti che gli fanno le “domande del cazzo”, ovviamente.).

nella conferenza stampa post-oscar alla domanda “come occupa il suo tempo libero” il solare d.d.lewis ha risposto “it’s none of your business”.

chamberlain – appunto. :)

e se non ci fosse niente di male nel farlo piacere attraverso la creazione del suo personaggio (pianificata benissimo dall’inizio)?

cioè credi veramente che a qeul pubblico interessi LA MUSICA?

Qualcuno ricorda Wim Martens aka Soft Verdict?
Era il 1981 e 27 anni orsono faceva meglio del finto pianistanerdautistico questo genere musicale. Senza scomodare Glass e amici vari.

Allevi e Einaudi li manderei a lavorare in Darfur, tanto per fare qualcosa di utile.

Scusate la diplomazia.

Il problema dei problemi è: chi fa musica oggi? Il secondo problema, invece, è: chi la ascolta?
Tutto, secondo me, nasce dalla tecnologia digitale, dal modo in cui si fanno i dischi, dai campionamenti. Qualsiasi canzoncina pop, che la faccia Madonna o una qualsiasi boyband italiana, è costruita su riff, o accordi, o patterns ritmici già usati in passato, in un’altra canzone, magari in una hit degli anni 70. Magari assemblando il tutto con un ritmo prefabbricato da un computer, e magari il tutto fatto da un non musicista (leggasi djay), che mette insieme armonie non compatibili con asincronie ritmiche. Fatto sta che il pubblico dei ragazzini ingurgita tutto ciò senza sapere cos’è, e pensa di ascoltare qualcosa di originale (mentre è solo roba rubacchiata in qua e là e completamente banalizzata).
Tuutto questo per dire che musicisti come Allievi fanno, un pò inconsciamente e un pò per incultura, la stessa cosa; unica differenza che la suonano loro e non una macchina.
Qualsiasi pezzo di Allievi è una banalizzazione di cose già sentite prima, ma solo orecchiate e digerite malissimo. Di Jarrett, ad esempio, è una continua citazione di riff dai suoi dischi degli anni 70, ma senza averne colto il significato e senza avere chiaro il discorso musicale di quel grande e la sua conoscenza profonda, in quel caso, dell’idioma jazzistico e del songbook americano. Di senso del blues, meglio non parlare. Allievi, di tutto ciò, non sa nulla. E infatti…suona nei jazz clubs!! Perchè non è il solo a non sapere cosa fa: io ci aggiungerei il pubblico e chi gestisce il business musicale. Allievi vende per i suoi capelli ricci con annessi occhialini, e fino a quando questa immagine dejavù stile centro sociale non sarà definitivamente messa nel dimenticatoio. Nel frattempo,l’industria musicale sta morendo nel momento in cui pubblica 1000 dischi al giorno, e ne vende 10 in un anno. Perchè sono inutili, come Allievi.

Purtroppo per lanciare questo Allevi hanno sparato un sacco di balle…che e’ famosissimo in tutto il mondo (? Basta una ricerca con Google per scoprire la verita’!), che ha ottenuto una audizione col padrone del Blue Note e pochi giorni dopo ha suonato li’ e ha fatto il tutto esaurito (??? Come si fa a crederci? Ovvio che erano tutti inviti e che hanno noleggiato il locale)
Ma i giornalisti han deciso di “far finta di nulla” e pubblicare queste stupidaggini. E lo sapete perchè? Perchè guarda caso il produttore esecutivo di Allevi (e cioè quello che ha anche una gran bella percentuale sulle vendite dei cd….) è il titolare di una delle piu’ potenti agenzie di ufficio stampe d’Italia….Si occupa di Ligabue, di Sanremo e di molti altri. Ecco perchè i giornalisti trascrivono pari pari i comunicati stampa pieni di mezze-verita’, senza mai mettere un briciolo del loro senso critico (se mai gliene fosse rimasto un pochino….)Ma se non critica il critico, chi lo deve fare? Se Fayenz, il decano dei giornalisti di jazz in Italia, dice che Allevi ha un tocco magico cosa devo pensare? Che si è improvvisamente rimbambito (potrebbe anche essere, data l’eta’) oppure non ha potuto o voluto fare altrimenti. Cosa c’entra poi Allevi col jazz, proprio non si capisce, dato che non improvvisa una nota ed ogni sera ripete i suoi brani (e relative presentazioni) cosi’ come li ha composti. Ma certo non è questo il punto. Jazz, non-jazz…chissenefrega delle etichette. Allevi non improvvisa, scrive canzoni per pianoforte, il che puo’ anche essere un pregio, perlomeno per la grande massa. Vi ricordate Elton John in tour qualche anno fa che suonava solamente, senza cantare? E che dire di Richard Claydermann? E un disco di musiche scritte da Billy Joel per pianoforte solo, fatte suonare pero’ da un altro pianista, ve lo ricordate? E’ nel solco di questi pianisti che metterei Allevi, altro che Mozart del 2000, reincarnzione di Brahms o non so cos’altro.Povera Italia….la cosa piu’ triste è che chi impazzisce per Allevi crede di essere arrivato ad un livello cultural-musicale superiore….allora preferisco chi va serenamente ad ascoltarsi i Pooh, o Britney Spears, senza tante pretese.
Per non parlare della pasta col tonno, attacchi di panico e cosi’ via….se parlassero di musica, invece che di stupidaggini, non avrei niente da ridire….invece….anche nell’intervista fatta da Fazio…. mi lascia alquanto perplessa lo stupore di Fazio nel leggere sulla biografia di Allevi che gia’ a 4 anni era interessato al pianoforte e ne schiacciava i tasti….ora dico io….ma ci rendiamo conto? Qualsiasi bambino viene attratto da un pianoforte, anche piu’ piccolo di 4 anni, e prova a suonarlo….questo ovviamente non vuol dire che diventera’ un musicista. Ma c’è bisogno di parlare di queste cose? Poi dice che suonava di nascosto dai suoi genitori….e dove stavano ’sti genitori? A 6 anni lo lasciavano solo in casa? Non lo sentivano suonare? (E’ chiaro che si fa meno rumore a farsi le pugnette…..)….ma come si fa a credere a queste cose? Questo mi fa veramente dubitare dell’intelligenza del popolo italiota. Ma poi come si fa a chiamarlo “enfant prodige”, ha 39 anni!! Mi fa piacere che un artista abbia successo anche in eta’ adulta (cammariere insegna), ma perchè farlo passare da ragazzino?
Le frasi sul suo sito, poi….una specie di Moccia…..se fosse un nostro vicino di casa a dire simili banalita’ diremmo che non è a posto con la testa. Siccome è Allevi, allora è un genio! Ma ci rendiamo conto? Sveglia ragazzi, non possiamo farci manipolare cosi’ ed abboccare a tutto quello che ci propinano i mass-media!
Altro esempio della malafede, non di Allevi ma di chi si occupa di lui: il tanto pubblicizzato concerto a Parigi davanti a 1400 spettatori….Allevi apriva, non annunciato, il concerto della cantante di fado Cristina Branco, e quei 1400 paganti erano li per lei. Poi magari lui è anche piaciuto, ma non si puo’ certo dire che fossero andati li apposta per il suo debutto oltralpe!! Lo so da un amico francese che era presente al concerto e mi ha chiesto poi se conoscevo ,parole sue,” un disastroso pianista di nome Allievi….
Infatti l’altra cosa che mi da molto molto fastidio è questo insistere sul fatto che Allevi sia conosciutissimo all’estero e suoni ,parole sue, “in ogni angolo del mondo”….semplicemente non è vero. Basta guardare le date dei suoi concerti sul sito! Suona per il 99% in Italia, di Parigi ho gia’ parlato, è stato in Cina per 2 o 3 concerti, ed adesso tornera’ al Blue Note di New York (preso a noleggio, come le volte scorse). Perchè far credere il contrario? Perchè essere conosciuti all’estero, nelle nostre italiche testoline col complesso di inferiorita’ ,è un valore aggiunto? Una garanzia di qualita’? In futuro potrebbe veramente essere famoso in tutto il mondo, ma per adesso no, lo conoscono solo in Italia. E non è un problema, riempie i teatri, la folla lo adora….perchè mentire? Sono queste falsita’ che mi mandano in bestia, non la sua musica, ne, tantomeno, la sua persona, anche se lo trovo un po’ presuntuoso, perchè se io fossi un musicista mi vergognerei a sentirmi definire “Mozart del 2000″ o “reincarnazione di Brahms”, soprattutto conoscendo, come solo un musicista puo’ conoscere, la grandezza di questi due compositori. Oltre a un po’ di talento dietro questo successo c’è anche tanta tanta fortuna, perchè non ammetterlo? Tutti i gusti sono gusti ed anzi, per il pubblico giovane a cui si rivolge Allevi sentire un certo tipo di musica anzichè le solite schifezze da Radio DJ puo’ essere solo un bene. Ma l’Arte sta da un’altra parte.

…gliele hai cantate,cazzo!!! :D

Gino,
mangiato pesante?

Certo che ne avete ingoiato di acido!!
Lo sapete che le Malvestite adottano questo mezzuccio di sparare a zero sulle cose proprio per essere loro più in vista?E’ una perfetta operazione di marketing! Il “No logo” del web!! Parlare male ingigantisce il trono di chi lo fa per primo!E giù tutti dietro a dire le stesse cose! Esattamente come fanno quelli a cui piace Allevi. Sembrate delle pecore…perfetta Heidi! Complimenti per l’intuito :-) AH! AH!

Io non è che sia proprio sicurissima al cento, ma credo di averlo incrociato in un backstage di un altrui concerto. Nell’incertezza, ma soprattutto nell’indifferenza, non son stata lì a dir più di tanto. Comunque si stava facendo ‘na canna. Così, pour parler.

se non ti piace, non criticarlo; ne hai sentito parlare, lo hai ascoltato, non ti è piaciuto, ti sei documentato, hai deciso che d’ora in poi giovanni allevi sarà il tuo obiettivo e di scrivere questo intervento di protesta.e poi via con le solite cose: “ma non è jazz la sua musica, manco classica!”(lui stesso infatti ribadisce più volte che non vuole una classificazione, e anch’io mi chiedo perchè debba per forza averla; allora uno fa una musica bellissima poi però si accorge che non può essere classificata allora la butta nel cestino…che ragionamento è?); apprezzo il fatto che ognuno esprima le proprie opinioni, ma perchè farlo pubblicamente su un blog? hai un amico/a della gente a cui dirlo? bene diglielo, ma non qui. poi tu puoi benissimo non credere ai fatti che si raccontano sulla sua vita, ma perchè lo devi venire a dire qui? fatti suoi se si è inventato tutto, anche se io non credo sia così… è matematico il fatto che se ti piace una cosa ne parli a non finire, crei siti e blog sull’argomento, come è logico che se una cosa non ti piace la eviti e cerchi di non parlarne. allora io devo dedurre che questo incredibile interessamento NEGATIVO ad allevi sia forse frutto di uno positivo o una lamentela così tanto perchè non avevi niente da fare? dopo aver scritto questo intervento hai acceso lo stereo e ti sei ascoltato panic? o magari l’hai addirittura suonata? a me non piacciono le poesie di leopardi, ma mica le critico… non mi piace la musica techno, ma mica vado a cercare motivazioni per sostenere la mia tesi, non mi piace e basta, è una cosa soggettiva… in fin dei conti: non ti piace allevi, allora cosa perdi tempo a scrivere polemiche? non ascoltarlo, mica è tuo fratello, mica è un politico dal quale dipende la tua vita, è un compositore di musica punto e non entrerà nella tua vita se tu non lo andrai a cercare, però non criticarlo, perchè passi dalla parte del torto. ciao

Tutta questa discussione porta ad una sola incontestabile verità: ALLEVI è UN GENIO!
Più sta sulle palle ai babbioni, più significa che è un genio perchè sta facendo tremare un sistema bloccato da un secolo.
Se fosse stato in mediocre compositore, una figura artistica debole e costruita, non staremmo qui a parlarne. Se la sua musica non avesse avuto la forza e l’impatto che ha dimostrato di avere, non ci sarebbe pasta col tonno che regga.

Elisabetta

Allora…
ciò che dici non ha nessun senso.
Sei l’ennesimo personaggio che dicendo ciò che dice resta come al solito in superficie per ciò che concerne un fenomeno che non può comprendere poichè “non lo sente”.Se la musica di Allevi non ti piace vuol dire che non arriva a te per cui non puoi capire cosa dia a tutti gli altri…a chi piange, a chi si emoziona molto o poco ascoltandolo, a chi la sua musica ricorda qualcosa…non puoi assolutamente metterti su un piedistallo e prendere tutta questa gente per una massa di imbecilli che va dietro al “mito del genio tormentato e nevrotico” o che sia vitima di un fenomeno mediatico…questo generalizzare è svilire la realtà di contenuti che tu non puoi comprendere poichè la sua musica non “ti tocca”…per cui basta stronzate e scendi dal piedistallo

Ascolto musica, dal pop al rock, dal jazz alla musica classica. Ascolto Chopin, Vivaldi, Verdi e i Metallica (i primi Metallica per la verità), Guccini e Vasco, i Pink Floyd e i Whitesnake. Ho sempre ascoltato musica e suono per diletto. Sono sposato con una donna diplomata in pianoforte, insegnante di pianoforte solo. La musica non è tutta la mia vita, ma ne occupa una larga parte. Allevi ne è entrato a far parte. Senza vederlo, ma solo ascoltando brani che non sapevo fossero suoi. Poi l’ho visto una notte da Sabina Guzzanti, per caso, e mi ha fatto sorridere. Ecco chi suona quella roba. Evidentemente contemporanea, anche un idiota se ne accorgerebbe, o no? Non entro in merito al personaggio, non è affar mio giudicare un personaggio, seppur “pubblico”. Potrà essere simpatico, antipatico, sull’orlo del suicidio o falsamente costruito, non mi interessa. Mi interessa invece la musica che produce. La musica è, in quanto contemporanea, ascoltata da chi non ha mai ascoltato questo genere. Da chi non conosce neanche la differenza tra una tastiera e un pianoforte. Da chi crede che Mozart sia una marca di cioccolata. Ma anche da chi apprezza Chopin o l’opera. Da chi prende la musica per quel che è, un’arte. Senza atteggiarsi a intellettuale e far finta di essere un intenditore. Quelli sono ignoranti e basta. Farà schifo a molti il rap, me compreso, ma è arte, comunque, e si rispetta a prescindere dal suo aspetto. Il resto è invidia, tutto lì, o ignoranza, nel senso letterale del termine. Non apprezzare Allevi perché è così e non è Liszt è una motivazione piuttosto banale, regge a fatica. Liszt suonava nell’800, dapprima bambino prodigio, poi via via più affermato, infine considerato uno dei più grandi di sempre, specie dopo morto, come succede quasi sempre. Allevi non è Liszt. Allevi è Allevi. E basta. Liszt, nel 1800, faceva musica contemporanea. Contemporanea per i suoi tempi. Allevi fa musica contemporanea. Contemporanea per i suoi tempi. Liszt ha composto e suonato per 70 anni. Allevi no per ovvie ragioni. Chissà se mai lo farà. Fino ad allora sarà un compositore, sopra la media certamente, ma niente di strabiliante. Sono alcuni anni che la sua musica gira per il mondo. Forse più. I tempi sono diversi, il web, le comunicazioni. Liszt non aveva un blog. Ed è diventato grande, anche in poco tempo. Allevi ci ha messo poco tempo, molto poco tempo, ad entrare nelle case della gente. Probabilmente grazie a Spike Lee, ma anche no. E il tempo ci dirà se in queste case ci resta o no. Tra 70 anni tireremo le somme. Ma ora lasciamolo stare. Lasciamolo suonare, lasciamogli fare le sue scelte, con distacco. Non con invidia, non con fare spocchioso e snob. Liszt suonava nei salotti della gente bene, perché la gente sfigata non aveva la radio, non esisteva la radio, e non aveva neanche i vestiti per andare a teatro. E non è che a tutta la gente bene piacesse quel che sentiva. A molti faceva schifo e fingeva di apprezzarla solo perché era “in”, era “di moda”. Perché la società di allora snobbava chi non era snob e non ascoltava la musica “colta”… Allevi suona negli stadi, nei teatri, in mezzo al bosco di Paneveggio (gratuitamente peraltro). Laddove la gente lo può ascoltare. La gente di una certa età lo paragona a Chopin e pensa a una bestemmia. E ha ragione, forse. Non si può paragonare a Chopin. Si può paragonare a Jovanotti, a Pavarotti, a Marilyn Manson, ma non a qualcuno che è vecchio e sepolto da decenni. Siamo tutti d’accordo, credo, a pensare che Chopin o Liszt sono inarrivabili. E’ frutto di 150 anni di ascolto. Allevi è una ragazzo. Neanche a lui interessa paragonarsi a Brahms. Sono gli altri che glielo chiedono. Un merito riconosciamoglielo, almeno uno. Mia moglie, che di musica ne capisce certo più di me, credo ringrazierà molte volte Allevi, per l’azione che la sua musica fa sugli interessi dei ragazzi. Sulla crescita che lo studio del pianoforte probabilmente avrà. E se sarà una cosa seria durerà, altrimenti finirà come sono finiti i Jalisse. E i cd finiranno in soffitta. Mi dice che sente parlare di gente che “snobba” Allevi e che vorrebbe avere delle motivazioni tecniche, non ricevere come risposta “perché fa musica pop travestita da musica colta”. E cos’è la musica colta? Oggigiorno? E’ musica vecchia? Allora è musica vecchia. Non è colta, è vecchia. Sia chiaro, non sono quì a difendere Allevi, gli auguro ogni bene ma non me ne frega molto, che abbia o meno successo tanto meno. Continuerò ad ascoltare Liszt, a struggermi col chopiniano notturno Op. 9 n. 2 in MIb+, a bearmi col canone in do- di Johan Pachelbel. A sonnecchiare con Whiplash. A sognare di potermi permettere un bmw con Allevi… Fare uno sforzo, però: prima di giudicare un artista (che non faccia danni agli altri o che non imbratti un muro con uno spray) provate a fare un pò quel che fa lui. E poi si vedrà se è così banale e sempliciotto come sembra.

Sono completamente d’accordo con il post. Non solo Allevi è il simulacro dell’ARTISTA secondo lo stereotipo corrente (che definirei veltroniano), ma non è niente di che come compositore.
In un’intervista ha detto che lui a casa non ha il pianoforte e che compone tutto a memoria. E infatti si sente: i suoi brani sono collage di frammenti melodici scopiazzati qua e là. Come Sansone, l’unica vera forza di Allevi sta nei capelli. Mettilo nelle mani di un buon barbiere e ti ritroverai un diplomato in pianoforte con gli occhiali… Detto questo, Allevi continui pure a fare concerti e a vendere dischi: gli auguro che questo lo aiuti a crescere come musicista e come compositore… Hai visto mai: magari migliora.

Una tardiva ma non inutile adesione.

http://www.baotzebao.eu/2008/05/03/santa-arnon-is-coming-to-town/

Saluti anke a Yankele

Permettetemi di scagliare una lancia a favore di Giovanni Allevi dato che qua son tutti bravi a dire mah banale, niente di che, non è sto genio. Vi siete mai chiesti come mai una persona come Giovanni Allevi ci viene presentata in un modo così stereotipato come lo possono essere altri artisti perchè hanno caratteristiche ben definite e studiate da mostrare alla gente? Beh io ho la risposta; innanzitutto tutti gli elementi che vengono associati a Giovanni Allevi sono nient’altro che l’esasperazione di ciò che contraddistingue le abitudini e il carattere di una persona umanissima come lui, un’esasperazione che non è partita da lui ma da chi ha deciso che sarebbe stato adeguato costruirgli addosso un personaggio perchè di questi tempi se uno non ha una particolarità è difficile che venga accettato o notato. E questo è il frutto della nostra mente, siamo noi consumatori e fruitori di musica che “costruiamo” il personaggio di Allevi, così come diceva a., o di Britney Spears o di Stefano Bollani. Che cos’ha ad esempio Stefano Bollani in più di Allevi? Non si può sapere, sono due stili differenti che possono piacere o non piacere punto e basta. La musica non ha canoni così come li aveva invece l’arte greca, per questo la gente è libera, fino a un certo punto di scegliere ciò che gli piace ascoltare. Che cosa dovrei dire io se questo fosse un intervento su Loredana Bertè? Direi che la Bertè vive della fama di sua sorella, ha raggiunto successo solo grazie a lei, non è ne una cantante ne una cantautrice perchè ciò che scrive è frutto della sua pazzia scaturita dalle righe di coca che sniffa, è considerata la regina del rock quando si sa, ce ne sono di re del rock moolto più avanti di lei….e potrei andare avanti all’infinito a dirne, semplicemente perchè a me non piace. Così se ci fosse qualcuno a cui piace mi risponderebbe di tutta maniera. Ma è giusto così, è come va la vita. L’importante secondo me, tornando ad Allevi è che non si possono sminuire delle sue caratteristiche che i consumatori hanno enfatizzato perchè già lui le aveva dentro. Perchè è così, io ho avuto il privilegio di incontrare ben due volte Allevi, anche prima di conoscerlo bene, e ho potuto constatare da me le sue caratteristiche predominanti, ovvero la sensibilità per le cose, la simpatia, la completa disponibilità, l’assoluta UMILTA’ che ormai nei grandi artisti non si vede più. Queste sono le sue caratteristiche che lui si porta dietro. E’ ancora una volta il popolo italiano che non lo giudica nella maniera giusta, perchè è influenzato dai media che tendono a stereotipare tutto e tutti, perchè il pubblico oggi non sa apprezzare più qualcosa che non sia originale. Forse è vero che la gente si è improvvisata d’un tratto amante del genere classico contemporaneo come si definisce lui, ma questo è solo un merito che gli si può dare per aver fatto avvicinare anche i giovani contaminati dall’house a questo genere. Per fortuna aggiungo io c’è qualcuno che si fa apprezzare dai più giovani per la musica “sana” e oltretutto composta con rigore e sensibilità che i pianisti che eseguono opere di altri non hanno. Chi compone, chi scrive musica, ha una sensibilità particolare al mondo che è solo da apprezzare. E’ per una musica che trasmette semplicità e sensibilità che si sentono le emozioni, chi non ne è capace è vittima dei media e degli stereotipi che il mondo gli impone, così non si è più liberi in un mondo che potrebbe esserlo. Sono queste persone come te, che hai scritto l’intervento, che non hanno altro da fare che i paragoni e dire si ma grazie è uguale a questa è uguale a quella. Se non ti piace Allevi scrivi a favore di Bollani o qualche altro jazzista invece di sminuire. Comunque trovo che il tuo intervento abbia delle buone argometazioni anche se non sono d’accordo. E se nei programmi televisivi gli chiedono sempre le stesse cose è perchè devono enfatizzarlo. In realtà Giovanni è una persona umile e non andrebbe mai davanti alle telecamere con aria superiore solo per dire che lo consideravano un genio da bambino. Quello se lo è sentito dire, non attribuito da solo, e ben venga, dato che è un maestro del pianoforte. E per l’ultima volta ribadisco, può piacere o non piacere, ma il caso vuole che piaccia perchè è semplice, e la sua semplicità viene ripagata ampiamente.

michela, sacile

[...] tempo si è parlato di Giovanni Allevi e di come intorno al pianista riccioluto si sia creata una diabolica macchina promozionale di [...]

[...] [e comunque, con cose impegnative come “sfamarmi” si intende pasta e tonno. Separati, ché si fanno due pasti. Pasta col tonno è uno spreco, è roba da ricchi. Capito, Allevi?] [...]

[...] inoltre, c’è già una lunga e ottima letteratura sull’argomento [1] ; [2] ; [3] ; [4] ; [5] . epperò anch’io oggi sento il meraviglioso sentimento dell’indignazione, e [...]

MI AVETE ROTTO LE PALLE VOI TUTTI….invidiosi di un uomo capace di far provare emozioni e migliaia di persone con il suo essere semplice ma allo stesso tempo ricercato che si rispecchia nella sua musica…STATE ZITTIII!!!!

Razza di cogl**azzi che andate dietro a un penoso fenomeno costruito. UAHAUAHHH ITALIOTI!!!!

a me una cosa che ha fatto sempre impazzire è che allevi lo trattano tutti come se fosse un genio della musica mentre bollani – sempre pianista, sempre italiano ma molto più brillante e geniale – non se lo fila nessuno. però se senti parlare bollani capisci che è un figo, non gliene impippa nulla e sta bene così. quando sento parlare allevi mi vien voglia di strozzarlo con le corde del suo piano tanto è falso e antipatico.

Distribuite gratis ai ragazzini “La guerra dei Bottoni”. In età da elementari forse a bene anche per le signorine.
Vedrete Moccia scomparire urlante giù per una spirale come i più disperati personaggi dei cartoni giapponesi.

[...] (le cose più acute in rete vengono dal blog le Malvestite, su di lui e sul libro, mentre questo l’ho scritto io) ma vorrei limitarmi all’ultima peculiarità del nostro, che spopola [...]