sabato 23 febbraio 2008
Gerusalemme, 08-02-2008
Dopo le vacanze invernali sono tornata a Gerusalemme piena di buoni propositi: in testa a tutti quello di non farsi alienare dal lavoro e quindi oltre ad andare al cinema, a cena fuori e alle feste e a sforzarmi di leggere, rinunciando a ore di sonno, ho iniziato ad andare in palestra (dopo almeno 12 anni che non mettevo piede in una, e si preannuncia un’esperienza antropologica!), prendo lezioni di ebraico (con l’idea di riprendere a studiare anche arabo classico) e vorrei anche iscrivermi a un corso di percussioni (cosí se qualcuno vuole vendicare il Medio oriente mi puó sfondare le darbuke). Moriró non solo per alienazione da lavoro ma anche per iperattività…
Gerusalemme invece è tutt’altro che iperattiva. A un primo sguardo sembra sempre immersa in uno stato di calma apparente ma se si scende un po’ in profondità si osservano movimenti interessanti.
Da quando sono tornata è già nevicato tre volte. Sia gli israeliani che i palestinesi hanno una paura folle e irrazionale della neve, fanno scorte come in previsione di un attacco nucleare e si tappano in casa per tre giorni, nonostante la neve tenda a sciogliersi dopo poche ore. Anche gli stranieri che vivono in città vengono colti da attacchi di intolleranza alla neve e per reazione si rinchiudono in casa propria, rinnegando gli anni passati in Nord Europa o in America dove queste deboli nevicate non potrebbero mai essere usate come scusa per saltare un giorno di lavoro…
Il 2007 è stato l’anno dei 40 anni dalla guerra dei 6 giorni (per gli Israeliani) e dalla Naksa (per i Palestinesi). Nel 2008 invece da una parte si celebreranno i 60 anni della fondazione dello stato di Israele e dall’altra ci saranno le commemorazioni dei 60 anni della Nakbah (la catastrofe) che ha portato all’espulsione di 400 mila profughi palestinesi (ora circa 4 milioni). Ma di questo sarete ormai edotti visto le polemiche che imperversano sulla fiera del libro di Torino.
Silwan, il mio quartiere, pur essendo l’equivalente gerosolimitano dei quartieri spagnoli è diventato un nuovo centro di interesse nella geopolitica della città.
Per gli israeliani è importante perchè la biblica valle di Shiloah (Siloè) era il nucleo originario della cittàdi Gerusalemme e gli archeologici sono convinti di trovare, scavando sotto le abitazioni, la fonte per le abluzioni rituali, i resti della scalinata che saliva al tempio e altre vestigia della cittàdel Re Davide.
Per i coloni è terra irredenta da recuperare, non solo per il patrimonio archeologico che ci giace sotto il culo ma anche per un episodio di storia contemporanea della città: alla fine del 19° secolo infatti un gruppo di ebrei yemeniti si installó nel villaggio rurale su appezzamenti comprati dal barone Rotschild per poi abbandonare Silwan allo scoppiare della guerra del ’48. L’obiettivo di Elad, l’organizzazione per la colonizzazione ebraica di Silwan è di fare leva sulla storia e sull’archeologia per favorire il ripopolamento della zona con famiglie ebree.
I 40 mila palestinesi che vivono a Silwan non hanno rivendicazioni archeologiche da portare avanti ma richieste socio-politiche: Silwan è uno dei quartieri più poveri della città con tassi di disoccupazione e dipendenza molto alti, dimenticato sia dalla municipalità israeliana di Gerusalemme per quel che riguarda i servizi alla popolazione (palestinese) che dalla Autorità palestinese per le istanze politiche.
I coloni sono molto più strutturati e sanno come portare avanti il proprio progetto (solo nell’ ultimo mese hanno comprato sette nuove case). I palestinesi, invece, sono come al solito frammentati al loro interno, poco organizzati e possono essere facilmente ricattati/convinti a cedere le proprie case. Lungo la strada principale i palestinesi hanno allestito una tenda per protestare contro la compravendita delle case, gli scavi archeologici e la costruzione di tre tunnel che farebbero parte del nuovo parco archeologico di Ir David (la cittàdi Davide) ma la tenda è spesso vuota e sono in molti a rimpiangere i tempi in cui Faisal Husseini riusciva a mobilitare la popolazione araba della città in modo compatto.
In seguito all’attentato kamikaze a Dimona e alla caduta del muro tra Rafah e l’Egitto l’esecutivo israeliano ha proposto di costruire un muro lungo il confine che separa Israele dal Sinai per paura che si infiltrino terroristi. Il muro però servirebbe anche a impedire un ingresso su larga scala di profughi africani dal Darfur, dal Sudan, dal Chad e dall’Eritrea. Negli ultimi mesi alcune migliaia di persone sono arrivate a dorso di cammello dal deserto del Sinai, pagando i beduini 1000 euro circa per garantirsi un ingresso nella Terra promessa dove scorrono latte e miele.
I primi profughi sono stati rifiutati o imprigionati dalle autorità israeliane, ufficialmente perchè lo status di rifugiato politico non può essere conferito a un cittadino di uno stato nemico ma anche perchè ammettendo profughi nel territorio israeliano si teme un ritorno di massa dei rifugiati palestinesi che ora sono dislocati nei vicini stati arabi. Tuttavia l’estate scorsa la corte suprema, in seguito a pressioni delle organizzazioni israeliane per i diritti umani e della comunità internazionale ha decretato che è compito di Israele accogliere i profughi del Darfur perchè uno stato nato dalle ceneri dell’Olocausto non può assistere impassibile a un altro genocidio.
Come vedete da queste parti non ci si annoia mai….
Chiudo ricordandovi che Tadkhinashen compie un anno, ringrazio quindi Matteo per l’ospitalità e chi legge per la fiducia accordatami. Sempre per i buoni propositi di inizio anno cercherò di scrivere più frequentemente.
Yalla Bye Lehitrahot!
La Franca
P.S. Dimenticavo di raccontarvi che i”l trattore”:http://www.freddynietzsche.com/_2007/11/gerusalemme_18112007.php è risorto e la portiera rotta è stata sostituita con una bianca tuttavia i problemi non sono finiti: quando nevica o piove molto entra acqua dal buco dell’antenna; ho finalmente imparato a cambiare le ruote della macchina visto che quella anteriore destra si era sgonfiata, peccato che il mattino successivo abbia trovato sgonfio anche il ruotino. Quindi il trattore giace anche oggi sotto casa…
Quella foto lì è tremendamente Gerusalemme. Sembra un villaggetto sulla Sila, e magari lo è anche, ma è l’aspetto più consueto di Gerusalemme.
scritto da Giovanni Fontana lunedì.25.02.08 10:57
Ma quella che si vede sul fondo e’ l’universita’ sul monte scopus? Io sono li proprio questo istante!! Saluti! Sono un po arrivato e spaesato com’e’ la vita notturna qui?
scritto da Giacomo sabato.05.07.08 16:17