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sabato 29 marzo 2008

Ken il guerriero


watanabe.JPGUna donna che non ha paura di niente, una Bulgara, tale Valentina Hasan, ci ricorda come le cose più grandi nella vita sono del tutto inattese, nel bene e nel male. Valentina ha deciso di raccontare la storia di Ken perché era il caso di farlo. NE ha avuto il sentore istintivo, prima di vederla. Si è resa conto che c’era qualcosa di nascosto, di segreto, che rischiava di passare sotto silenzio. Ha capito che toccava a lei, bulgara e munita solo di una musicassetta, sollevare il velo omertoso calato dai media e dalla storia. Ha ascoltato mille volte una canzone innocua di “una cantante bassa”:http://en.wikipedia.org/wiki/Mariah_Carey. Ha interpretato dei suoni e ha scoperto una lingua nascosta, misteriosa, da iniziati. Grazie allo sforzo di Valentina ora noi possiamo conoscere la verità che Mariah nascondeva, come una rosacrociana, sotto all’apparente struggimento di _Without you_.
Lì sotto c’era Ken Lee, un uomo misterioso, affascinante, che potrebbe essere stato il rappresentante della ragion di stato transnazionale, il potere forte, il condizionatore occulto, l’uomo di Stay Behind, CIA, Mossad e servizi segreti occulti giapponesi. Potrebbe aver condizionato mezzo secolo di storia occidentale, eppure nessuno ce ne aveva mai parlato.
Ken Lee è qualcuno. Non sappiamo chi. Non sappiamo perché. Non sappiamo capire quando o cosa abbia fatto, né sei sia buono o cattivo. Sappiamo solo che è Ken Lee e che le nostre vite sono cambiate ora che, pur senza “capire”:http://en.wikipedia.org/wiki/Ken_Lee_%28song%29 ancora proprio tutto, possiamo strillare anche noi “_Ken Lee_”:http://it.youtube.com/watch?v=_RgL2MKfWTo _tulibu dibu dauciuu_.



martedì 25 marzo 2008

Quanta roba si fa


apocalypsenow.jpgL’altra sera c’è stato un rave (meglio, un “teknival”:http://en.wikipedia.org/wiki/Teknival, ma diciamo un rave). Al rave c’erano alcune migliaia di persone. Erano giovani e ballavano. Probabilmente avevano bevuto e/o fumato e/o pippato e/o preso dei pastiglioni. Erano in un capannone fuori città. La cosa era stata organizzata più o meno segretamente, cogli sms all’ultimo momento passaparola, si rompono i lucchetti e si entra e si mette il soundsystem e si balla. Un ragazzo ha preso qualcosa, probabilmente ha preso parecchie cose ed è morto per arresto cardiaco, dopo essere stato rianimato mille volte.
La stampa italiana ne parla. E ne parla come al solito, senza avere l’idea.
Lo stesso Michele Serra, che di solito è molto misurato e non cade nella retorica piccina dei grandi che parlano dei piccoli, a ’sto giro non ci prende proprio e racconta di un mondo triste e sfigato.
Nei vari articoli si legge il concetto della musica assordante, la parola sballo, il disagio, la sporcizia, tutta roba che non interessa mai a nessuno, tranne quando c’è il morto.
Io non faccio parte della scena dei teknival e non ho mai partecipato a un rave, ma so che non funziona così. Non si tratta di sballo, non si tratta di fuga, non c’entra niente il clangore dei suoni industriali delle catene di montaggio che diventa musica martellante. Tutti questi sono pensieri automatici, senza ragionamento, senza lo sforzo di capire né la capacità di un approccio laico.

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domenica 16 marzo 2008

Io sono vivo, voi non siete mai esistiti


PhilipDick.JPGSarà la primavera, ma in questi giorni cerco un modo per mettere in fila le cose. E allora la questioni come quella di Genova e di Ferrara mi fanno sempre pensare che alle loro panzane fantasmatiche di vita e dischivolanti pilotati da Gesù si debbano opporre delle ragioni, dei concetti. Ma mi sono stufato marcio di questa roba, io che non sarei mai nato se fossero nati i due stronzi che per fortuna mia madre ha perso (“tu saresti uno di quegli stronzi” direte voi, “ah sì, certo, tutto un mistero nebuloso tranne quando vi fa comodo”). E allora vi propongo un filmato empatico, una roba laica e scientifica che emoziona e fa piangere, e viene da uno scienziato vero, senza porpora in mezzo. C’è una cosa che si chiama “TED”:http://www.ted.com/ ed è un congresso di persone intelligenti che espongono e condividono delle idee. “Questa”:http://www.ted.com/talks/view/id/229 è una conferenza po’ hippy, che merita 18 minuti del vostro tempo. I neuroni sono commoventi e lo sono per tutti. (Anche la nostra parentela con le scimmie lo è, ma è più difficile da spiegare: magari un’altra volta.)



venerdì 14 marzo 2008

Neverland


mao.jpgNon ho molto da dire su questo argomento. La cosa è molto ma molto semplice. C’è che il “Tibet”:http://en.wikipedia.org/wiki/Tibet è un paese. Da cosa si vede? Dal fatto che la gente sia di un’etnia, parli una lingua, abbia una cultura e una religione, e soprattutto dal fatto che per arrivarci c’è da scarpinare parecchio (sì, lo so che adesso per confutare questa verità hanno fatto il “treno di merda”:http://en.wikipedia.org/wiki/Tibet_train). “Tenzin Gyatso”:http://en.wikipedia.org/wiki/Tenzin_Gyatso%2C_14th_Dalai_Lama, che è il capoccia della situazione, è in esilio da un pochino di anni. Perché la Cina se l’è preso lei, il TIbet. Sua Santità dopo un po’ ha detto va bene, non vogliamo l’indipendenza, basta un’autonomia che ci permetta di essere il Tibet anche dentro la Cina. Risposta: mazzate. Ne discutiamo? Mazzate. Facciamo un parco a tema? Mazzate (Il parco a tema lo facciamo noi). Toc toc: manifestazione? Mazzate.
Non è che si possa fare molto, salvo al limite dire delle cose sui podi, farne altre in genere durante le olimpiadi, rovinare la festicciola a un regime che vuole tutto: il pane e le rose, lo sviluppo e i campi di concentramento. La speranza è che tra gli sportivi ci sia chi se ne fotta degli accordi e faccia le cose per cui erano famose le olimpiadi negli anni della guerra fredda. Pugni alzati, proteste, squadre che non si presentano.



mercoledì 12 marzo 2008

Tokyo, 20-3-6


kem2036.JPGA Tokyo ci sono i colori della primavera, ma il clima è ancora da inverno pieno. Ho fatto male a mettere nell’armadio la stufa a kerosene. Forse ho fatto anche male a tornare dal Laos, dove ho trascorso una settimana in febbraio. Fa molto bene al cuore lasciare ogni tanto questa città artificiosa, troppo pulita, severa, e andare in un posto dove la polvere si impasta con il pollo arrosto e il riso mangiato a pallocchette con le mani. La cosa più importante da fare, comunque, nella Repubblica Democratica Popolare del Laos, è conoscere qualcuno del luogo, farsi portare in montagna col fuoristrada e passare dei giorni tra le galline e i campi di riso, mangiando tutto, bevendo la sgnapa laotiana da ora di pranzo, lavarsi i denti e il corpo nel Mekong.
Facile poi lamentarsi del Giappone, dove ci sono 15 gradi in meno, tira il vento, bisogna lavorare, e non si danno le bevute con sconosciuti al bordo della strada, magari giocando a dama con i tappi di birra (dritti e rovesciati). Passare in un solo giorno da Vientiane a Ginza procura lo shock più pesante che si può provare senza cambiare continente.
Nel frattempo, a Tokyo si aspetta che i fiorellini rosa sboccino, i bambini cominciano la scuola dopo essere stati dal fotografo per farsi fare un ritratto con la cartella, le mamme li guardano orgogliose, i padri sgobbano per mantenerli e su Newsweek esce una storia di copertina dedicata al disastro economico italiano. Così finalmente amici e conoscenti la smetteranno di sbalordire pensando che ho lasciato il paese dei gondolieri che cantano l’opera e dove a ogni disgrazia si reagisce come in un musical col lieto fine dell’amore nell’ottimismo e viva la vita!



martedì 11 marzo 2008

Mo’ basta però


kenshiro02.JPGHo visto su Corriere.it che c’è una nuova moda. Ho visto che è un’idea nuovissima e esclusiva. Ho visto che nei locali più alla moda. C’era scritto che loro si sdraiano lì mansuete. C’era scritto che gheisce addestratissime, come genere. C’era specificato molto bene che la moda prevede che la gente poi socializzi e che è tutta un’usanza particolare dell’oriente estremo stretto e lungo. A quanto pare in questo caso possiamo parlare di saggezza, saggezza orientale, quindi tutta un’altra cosa, sia chiaro. E anche questo fatto del sesso che lì è molto più libero, dicono, c’entra in questa nuova tendenza social-culinaria di tipo lecito. Col carpaccio sarebbe volgare. Con il sushi invece no, perché è pesce crudo molto delicato col riso. In Giappone si mangia così. Tutta una visione della donna che è diversa, in Giappone. Tutta gheiscia. Se non fosse così, non ci starebbero delle foto di ragazze nude sdraiate con il cibo addosso con della gente che le usa come piatti, identiche a quelle che fanno la lapdance col palo ma ancora più passive, che sarebbe pornografia e volgarità svilente. Invece a quanto dice il Corriere della Sera la cosa è divertente e esclusiva. Viene dall’oriente e si fa in compagnia. Ha preso piede in America, ora. È proprio l’ultima moda nuovissima e esclusiva.



domenica 9 marzo 2008

Io sono un po’ stronzo


heston.JPG_Attenzione! Chi non ha visto_ Io sono leggenda _eviti di leggere questo post, se no magari si rovina un po’ la sorpresa e ci rimane male._

Il motivo per cui _Io sono leggenda_ non è gran che sta nel suo essere manicheo e banale. Gli infetti sono cattivi e tramano nel buio; gli altri sono sani e pochissimi e si oppongono. Poi riescono a evitare di essere sbranati vivi dai mostri cattivoni, finché non partono alla ricerca del mondo migliore, della terra promessa, del sol dell’avvenire nel New England. Arrivano e trovano una specie di borgo playmobil coi bambini felici e le aiuole e i sorrisi. Uno dice vaffanculo così è troppo facile, perché devo vedere due ore di film per capire che ci sono i buoni e i cattivi e noi siamo i buoni e vinceremo?
Insomma: dal libro di Matheson emergeva un’umanità disperata delle creature, della quale si provava una profonda compassione. Nel film, nella versione che è finita nelle sale, tutto questo era talmente sfumato da essere quasi scomparso. Nel “finale alternativo”:http://it.youtube.com/watch?v=IItXJJO2fB4, evidentemente scartato dopo qualche test col pubblico, le cose sono molto più mescolate, l’arroganza del protagonista è umiliante e il senso di ricostruzione dell’umanità comprende tutti. Sembra una scemata ottimista/pessimista, ma c’è una differenza molto profondo: un finale esclude e uno tira dentro. Non è poco.
PS – Poi, in effetti così c’è la zuccherosa love story tra mostri, come mi ha fatto notare Luca, però almeno non è buoni contro cattivi. Se fai buoni contro cattivi, cosa più che lecita, i cattivi devono vincere un po’ anche loro e i buoni non devono fare filosofia sul futuro dell’umanità. Al massimo filosofia sul futuro dei buoni.



mercoledì 5 marzo 2008

E per l’ennesima volta, grazie Texas!


horseshoebush.jpg






















(Certo che mi rendo conto della differenza: sto solo facendo il tifo!)



martedì 4 marzo 2008

A prova di errore


broderick.JPG**Cos’è.** È film di Sidney Lumet che risale alla metà degli anni Sessanta. Il titolo originale _Fail-Safe_ fa riferimento a un dispositivo che quando sbaglia evita di fare danni, quindi non è esattamente “a prova di errore”, ma se deve sbagliare sbaglia bene. In realtà qui si racconta la storia di un errore al sistema di difesa militare americano, che produce una catena di disastri fino a portare l’uomo verso la catastrofe nucleare. Il presidente è Henry Fonda, il consulente militare del pentagono è Walter Matthau, il traduttore dal russo del presidente è un ottimo Larry Hagman (sì, J.R.) e sono in genere tutti bravissimi.

**Com’è.** È un film bello di quegli anni lì. Trasuda Guerra Fredda e trasuda reazione pacifista alla Guerra Fredda. È un film colto e progressista, girato quasi solo in interni, con una forte spinta ideale alle spalle, ma senza la retorica del cinema politicizzato successivo. Lumet aveva già debuttato con un capolavoro solo in interni, fatto di parole e rapporti di forza, cioè _La parola ai giurati_. Ragia e fotografia sono taglienti e contrastate. A parte il personaggio di Walter Matthau, spietato scienziato della guerra, che rappresenta un’aberrazione pura un po’ monocolore, tutti i personaggi sono sfumati e tridimensionali nella scrittura. Il ritmo è sempre serrato e il finale è molto intenso.

**Perché vederlo.** Perché questo cinema va visto. E perché da piccoli abbiamo visto tutti _War Games_ e ce lo ricordiamo benissimo. E perché capita di trovarlo in palinsesto su RAISAT CINEMA. Anche perché magari uno ha visto The West Wing e ha sviluppato una certa dipendenza per le situazioni di crisi che coinvolgono un presidente carismatico.

**Perché non vederlo.** Perché è difficile da trovare sia in DVD che nei palinsesti, o perché non si ha voglia di vedere militari per un’ora e mezza. O perché si odia il bianco e nero, non so, altri motivi non ne vedo.

**Una battuta.** _Generale, dia l’ordine._



domenica 2 marzo 2008

Per favore mordimi sul collo


oldmandracula.JPG Uno può fare un po’ quello che gli pare nella vita. Può anche cambiarla, la vita, nel senso del proprio percorso esistenziale, e può farlo tutte le volte che vuole. Certo, basta che assuma un tono un po’ più morbido rispetto al valore delle proprie scelte, che non difenda tenacemente la propria condizione di bianco, se poi sei mesi dopo è il più grande predicatore della causa nera. Perché poi uno se ne accorge e lo spernacchia. Ora Don Gelmini era già una persona discussa per alcune sue posizioni politiche, per il personalismo delle sue attività, per l’invenzione della cristoterapia, per l’identità e la pettinatura del suo portavoce Meluzzi. Succede che venga indagato per molestie che si suppone siano avvenute nella sua comunità. Appena la cosa diventa di dominio pubblico, Gelmini rilascia dichiarazioni che accusano la “massoneria ebraica”, ma per fortuna lasciano fuori i rettiliani. Poi ritratta: resta il complotto, ma non sono ebrei a cospirare, bensì comunisti.
A questo punto noi non sappiamo se la chiesa gli abbia detto te ne vai, se l’abbiano pensata insieme, come sia andata esattamente, ma siamo sicuri che “questa”:http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_01/papa_si_gelmini_laico_abusi_11b97e86-e7a1-11dc-9342-0003ba99c667.shtml spiegazione dei fatti è semplicemente ridicola. Che Don Gelmini abbia chiesto al vaticano di essere non solo sospeso _a divinis_, cioè di non poter più dire messa o amministrare sacramenti, ma proprio di essere destituito come sacerdote e diventare il laico Piero Gelmini non è credibile. Ma che poi il vaticano accetti l’accorata richiesta, magari anche a malincuore (non vedendo l’ora di tenersi sul groppone un prete un po’ sopra le righe accusato di molestie sessuali) è una soluzione molto creativa. A quel punto è ovvio che Piero accolga la decisione con sentita riconoscenza. Tutto bene. E i giornali non ipotizzano nemmeno che non sia andata così. No no: tutto normale. Diamo la notizia com’è e basta, tanto la chiesa di comunicazione non è esperta, è il primo caso di molestie da cui cerca di svicolare, e quindi se dice una cosa è quella, i fatti puri raccontati banalmente come si sono svolti. Tipo _”Lazzaro, vieni fuori!”_