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Mercoledì 28 Maggio 2008

Il divo


volonte.JPGCos’è. Il film di Paolo Sorrentino, che ha vinto il premio della giuria a Cannes, racconta una fase della vita politica di Giulio Andreotti: quella che inizia con il suo settimo governo come Presidente del Consiglio e finisce con l’assoluzione nei due processi a suo carico (omicidio Pecorelli e associazione mafiosa). Toni Servillo interpreta il “divo” Giulio, mentre una schiera di attori simil-sosia dà corpo ai politici, ai malavitosi, ai giudici e ai giornalisti.

Com’è. Con una prospettiva molto diversa da quella dell’altro film italiano del momento, cioè Gomorra, Sorrentino cerca di ripercorrere i fatti storici che riguardano Andreotti, mentre mostra una versione grottesca e stralunata del mondo andreottiano. Anzi, viceversa. Siamo molto lontani, almeno dal punto di vista estetico, dal desiderio di documentare le cose di Garrone. Abbondano invece i punti di vista sghembi, le caratterizzazioni sopra le righe, le deformazioni di cose e persone, come se il potere facesse ai corpi quello che l’umidità fa al parquet. Il protagonista, per esempio, non dice una battuta che non costituisca un aforisma andreottiano, nemmeno quando gli chiedono come sta. Questo è molto straniante, ma alla lunga preghi tutti i santi che conosci per sentirgli dire “Bene, grazie. E lei?” oppure “Mi passi il sale, per favore?” Mentre Giulio è stretto nelle sue spalle strette e continua a parlare per motti e chiasmi arguti, intorno a lui si scatena la canaglia della corrente andreottiana. La prima riunione della corrente è un tale balletto in stile De Palma-misto-Tarantino, che finirà dritta nel repertorio ricorrente di blob e forse rimarrà impressa nella memoria del pubblico. Durate il film, però, i politici (introdotti da un sottopancia che dice chi sono, che ruolo hanno e come sono soprannominati) non sono mai credibili quando parlano tra di loro. Tutto è troppo esplicito, come se loro ogni volta dovessero ribadire ogni dettaglio di discorso che conoscono benissimo (Sbardella se ne va e dice una cosa tipo “Vado dai Maroniti e mi porto via tutte le mie 330000 preferenze”) È la fiera degli spiegoni, insomma, come nei film di fantascienza troppo complessi. L’”effetto Bagaglino” del casting (cioè la somiglianza tra personaggi reali e interpreti) è efficace quando riconosci la gente prima che appaia il sottopancia, ma alla lunga fa molta tristezza.


Perché vederlo. Per l’inizio, quando con una colonna sonora andante vengono mostrati tutti i delitti di mafia, stato, parastato, terrorismo et similia, uno dietro l’altro. Per i movimenti di macchina (se siete amanti dei movimenti di macchina) che in questo caso si sprecano, e per il desiderio evidente di dare un ritmo e un aspetto cinematografici a una storia umana e soprattutto politica. Per rivalutare da qualche punto di vista un film coerente di cui non si condivide per niente l’impostazione, cioè _Gomorra_, e rendersi conto di quanto la roba bella venuta male sia molto peggio di quella brutta venuta bene. Per la colonna sonora dei titoli di coda. Per l’applauso a fine proiezione. Per rendersi conto di cosa intendono quando dicono “rinascita del cinema italiano” (e cioè che le sale tornano ad essere piene e prendiamo i premi ai festival, che è, seriamente, fondamentale, ma per ora basta così). Per mettersi il cuore in pace e dare per assodato che non si ha lo stesso gusto di Sean Penn. Per l’inebriante sensazione che si prova quando ci si rende conto che, presi dal tedio, ormai si sta facendo il tifo per Andreotti.

Perché non vederlo. Perché è un film noioso, che non riesce a divertire quando svolazza, ed è troppo confuso per far pensare quando ha i piedi per terra. Per i milioni di spiegoni su questo e quel pentito, omicidio, affare, rapporto di forza all’interno del partito, che soffocano l’aspetto più etereo dello stile di Sorrentino. Per Andreotti stesso, che è volutamente una marionetta e che in buona sostanza non è all’altezza del personaggio che tutti conosciamo a menadito. Per il finto Eugenio Scalfari. Perché c’è il problema del tono, parallelo a quello dei contenuti, per cui non ci si indigna, non si ride, non ci si incazza e si sta solo lì a metà. Insomma, _Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto_ è una cosa; _Il caso Mattei_ è un’altra cosa. Sorrentino ha cercato di mettere in piedi un ibrido tra i due, ottenendo un risultato molto deludente rispetto alla sua carriera. Infine forse è meglio non vederlo per l’inquietante sensazione che si prova quando ci si rende conto che, presi dal tedio, ormai si sta facendo il tifo per Andreotti.

Una battuta. Ti ricordi Nenni?

28 commenti finora
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Non l’ho ancora visto, ma lo andrò a vedere, anche se questa settimana c’era il darjeeling. Ad ogni modo giusto una cosa visto che mi hai confermato ciò che temevo: ma per quale motivo dobbiamo sempre finire nella storia delle somiglianze attori/personaggi interpretati??
E’ una cosa insopportabile tipica di quel cinema italiano che tenta di raccontare fatti veri. Come se il pubblico fosse composto da imbecilli e non sappia fare astrazione. Questa cosa che dici delle somiglianze mi appalla già prima di vedere il film, speravo proprio che ci avessero rinunciato.
Ricordo un film di qualche anno fa sul caso Calvi, i Banchieri di Dio. La storia era interessante per quanto fosse narrata uno schifo e il film davvero venuto male. In più sembra di stare al bagaglino, con queste maschere che alla fine sono caricature dei personaggi che tentano di interpretare.

Non avevo voglia prima di andare a vedere il film in questione, e non è aumentata dopo la tua recensione.
Ma un appuntino devo farlo, anche se non vorrei tediare: Andreotti non è stato propriamente assolto. Cioè. se in una sentenza che mi riguarda ci fosse scritto che ho commesso il reato di associazione mafiosa fino al 1980 ma è prescritto, io mi batterei con tutte le mie forze per venire assolto nel merito, qualora fossi innocente.
Tutto questo, per la precisione.

assoluzione ?

ma non era prescrizione ??

attenzione a non confondersi…

vedi, io ero convinto fosse uno di quei capolavori che nascono una volta ogni 50 anni.
I media ti fanno mangiare tutto.

Vedrò il film domani.
Spero questa volta che, chi non è d’accordo con il tuo giudizio, sia un tantino più sereno. Ho visto Gomorra, e sono d’accordo con te solo in parte. Ma tranquillo, non ti mando a giocare alla PlayStation. Saluti

ma ANDREOTTI è ancora vivo?
io credevo era tutto AFFOGATO di NAUFRAGGIo nel’isola dei famosi assieme a scalfaro e girino POMICINO… mah… però ti SPIEGO io una cosa. NOn è che il DIVO è andreotti. NO. Il divo è il POTERE, che ALZA e svolazza e come UCCELLO caca in testa agli UOMINI di buona volontà. Amen

Ma questa è INTERPRETAZZIONE troppo raffinata per gli SNOBS.
Non mi meritare.
il vero DIVO (cioè eNZO, cioè IO).

robi, hai notato come io con la D davanti diventa “DIO” ed è solo un piccolo suono la differenza tra DIO e IO?… e PENZA che c’è gente che ammazza per ’ste cose… non capisco come fai a essere amico di matteobibbianchi, tu sei emicrato e barbuto, uno GIUSTO e di AMICIZZIA mia. Mah. Ciao signorinelle, giò lo so che siete felici di mettere i vostri VESTITI tutti leggeri che ci hanno le TRASPARENZE trappoline, eh!… vedi non vedi… ah, che bello, domani Ulderico mi porta a mare a MARATEA!!!
ciao da eNZO

buuuuuu ai DIVI falzi come VITELLI
sìììììì ai DIVI veri come chi ha inventato la SALSICCIA

L’effetto Bagaglino quando c’è da rappresentare un politico sembra irrinunciabile. Anche nella fiction su Moro, hanno lasciato Placido quasi al naturale, i brigatisti ricordavano solo le persone da loro interpretate, ma coi baffoni e i capelli lunghi ci si assomiglia più facilmente; Cossiga, Fanfani, Andreotti e Zaccagnini invece erano delle macchiette.

A me il film, complessivamente, è piaciuto (forse perché adoro i movimenti di macchina). Mi sembra grottesco e stralunato, marcatamente cinematografico. Più che attori che giocano a fare i politici come in cabaret, ho visto personaggi giocano a imitare l’immaginario della politica di quegli anni.In questo non ci vedo un intento di denuncia, piuttosto un grottesco affresco del grottesco ballo del potere. Sorrentino dice che Sean Penn, non conoscendo Andreotti, nel Divo ci ha visto Kissinger.Insomma: più De palma che Il caso Mattei. Comunque a tratti, questo sì, annoia.

eNZO, io sono amico di Matteo per non farlo diventare troppo SNOBS, un po’ come te :) Comunque, a differenza di Gomorra, io il Divo lo vorrei vedere… A me piacciono le cose grottesche.
A proposito di personaggi dei film uguali agli attori: il presidente Joseph Staton (Dennis Quaid) in American Dreamz E’ GW Bush. E mi ha ammazzato dal ridere!
W l’inventore della salsiccia!
robi

grande eNZO (che sei un po’ il mio dIO): “NOn è che il DIVO è andreotti. NO. Il divo è il POTERE, che ALZA e svolazza e come UCCELLO caca in testa agli UOMINI di buona volontà. Amen”

e noi CACHIAMOCI in testa, al potere
lo faccio IO se non lo fa DIO, che uno come il divo se lo trova in casa tutti i giorni a sentir messa e a snocciolare come un rosario chissà quali pensieri

perché non gli caca in testa Lui?
non c’è un residuo cacato di spirito divino da ricoprirci tutti i divi di niente di questa terra?

se non c’è, mi arrendo, ok, DIO è puro spirito senza opacità, niente evacuazioni, ché fan troppo umano, niente sangue merda muco o altre schifezze.

ma DIO-puro spirito e sguardo-lungo-di-giustizia dovrebbe essere dotato di quella santa santa cosa che si chiama onnipotenza

e non può cacare, se ne vale la pena?

invece della manna
invece di questa pioggia di mesi
non può mandar giù a badilate un equo e mirato quantitativo di merda?

amen

Perchè vederlo: perchè con questo film Sorrentino ha portato alle incolpevoli masse europee il verbo di Renato Zero

Quindi ci rimarrò male quando lo vedrò? E delusa e annoiata me ne andrò mollemente dal cinema chiedendomi com’è che il film del mio autore italiano preferito fa schifo? Che qualche sospetto mi era venuto quando ho visto sorrentino a matrix, aveva quella faccia un po’ così, di quelli presi in ostaggio che parlano con la pistola puntata alla schiena…eh, vabbè.

[per la cronaca: la CIA ha cambiato residenza, la Bellocchio ha chiuso il blog, e mondo otro non aggiorna da più di un anno. Giusto così, per dire. Ma la gestione dei link fa tanto blog da meno di 30.000 accessi al mese...puha...plebaglia...]

Io l’ho visto ieri sera. A me il film ha lasciato di stucco. Non so dove vivi tu, forse trincerato in qualche agriturismo, ti dico solo una cosa: questo regista ha due palle grosse come una casa e una bravura non manomissibile da un post puerile come il tuo. Chiacchiere da circo equestre le tue. Peccato.

cos’è uno spiegone?

Ma non lo so. Questo we me lo vado a vedere. Ma nel frattempo ho paura che mi santorizzino Sorrentino. Per carità.

“IL DIVO” è un capolavoro.
Nessun bisogno di argomentazioni. Basta leggere i commenti che il Bordone si ostina ad esternare come se ne capisse qualcosa e rovesciarli in valutazioni di segno opposto.

Laddove in “Gomorra” lui non vedeva le …storie…le storie esplodevano, si insinuavano - sotterranee -nella sua falda acquifera e se le ritrovava in gola chidendosi da dove fossero sbucate. Quindi le ricacciava giù…sibilando a se stesso…”no, non ci sono mai state”.

Anche qui, laddove lui vede “l’effetto Bagaglino” (e non la deformazione,
la riproduzione (senza interpretazione) in luogo della interpretazione (senza riproduzione), state pur certi che il deficit di diottrie ha fatto il suo dovere.

Laddove c’è la noia, imperversa l’incanto. Laddove si rimane irrigiditi come un tronco di pino, sarà per voi inevitabile lasciare il corpo e la mente totalmente scomposti dalla vertigine di un’iperbole narrativa raccontata con stile e piglio formidabili!

Bordone non sa se ridere o piangere o indignarsi o rilasciare i gas e non si rende conto che Sorrentino proprio quello esige: lasciarti in sospensione.
Bordone pretende credibilità da un film onirico, stralunato, eversivo come un sogno (o un incubo)
Pretende che gli DEI (o i Divi, o Belzebù, o la prima lettera dell’alfabeto) siano…credibili.

Come le nasone ebree di Pollack rimaste indelebilmente segnate nella sua memoria.
Come il recupero passatista di Petri&Rosi.
Come “basta premi, basta riconoscimenti” che poi siamo troppi i galli nel pollaio.

Ah Bordone, tu che ami la fica&Spielberg…trovati una sciurett tranquillizzante e portala a vedere l’immaginifica e compiutissima storia di INDIANA JONES e IL TESCHIO DI CRISTALLO. Quello sì, fulgido esempio di seduta spiritica mascherata da “adventure picture”, dove il tifo vien da farlo proprio CONTRO un ottuagenario reumatizzato e malato di prostata che ancora combatte i Mulini Bianchi (di Lucas e co.) con la frusta spuntata, smorzata e che nemmeno sa più dove colpire.

Perchè paura che santorizzino sorrentino? io invece la vedo una bella mossa, un santo giovane, al passo coi tempi, a contatto con la gente…vè che una cosa così ti smuove minimo-minimo un 10% nella fascia intellettuale di sinistra fra i 28 e i 42 anni, gente con cui si è fatta sempre una gran fatica…
ad occhio e croce , fra 5 per 1000, donazioni e partecipazioni varie ci si tirano fuori un paio di quelle bibbie tanto raffinate in oro massiccio, e il copritazza in avorio e smeraldi per il santo cesso papale, che lo si voleva fare da un po’, ma con la concorrenza di quei bingo bongo morti di fame delle Onlus non si raccoglieva mai abbastanza…

SORRENTINO SANTO SUBITO!

[ma chi è che aveva proposto di far santo a sorrentino? e poi che palle la paura folle che una cosa venga apprezzata più del dovuto...e che sarà mai...]

Ma soprattutto che palle Sam.

Sara(conlaacca), svegliati, è primavera! Sono le sette….NON DEVI ANDARE A SCUOLA?

Trovo molto divertente l’abitudine che si e’ radicata nei commenti dei post della rubrica “il bacio della pantera”, secondo cui quando Matteo scrive una critica non condivisa, allora gli si da’ addosso come al peggiore dei pirla…
Capisco che adesso sia piu’ difficile andare in trasferta, ma non si puo’ diventare tifosi su tutto per compensazione, eh!
robi

Grazie robi. Ecco, come ho già detto più volte, la rete è molto grande. Se non siete d’accordo e vi interessa discuterne o esprimere un parere, benvenuti. Se no, per dire sei uno stronzo a uno sconosciuto (perché vi ricordo che se non mi leggete non muore nessuno), per favore fermate uno per strada e non rompete le palle a noi.

In effetti tutto questo livore contro Matteo è davvero fuori luogo. In fondo si parlava di un film, eh!
Tra l’altro ho visto il film ieri sera e invece condivido a pieno il commento di Matteo. Probabilmente un esperto in materia riconosce e sa apprezzare la particolarità della regia e l’indubbia personalità del regista nello scegliere il modo della narrazione. Però dal punto di vista della “storia”, ho trovato i contenuti piuttosto banalotti e soprattutto messi in sequenza con un che di superficialità. A un certo punto del film, Andreotti fa dire a Scalfari che la realtà è più complessa di come lui l’avesse dipinta, e tutto sommato la stessa obiezione verrebbe da fare al film. Non si impara nulla di nuovo e soprattutto non si approfondisce. Qualche barlume ogni tanto, quando questo personaggio impenetrabile sembra mostrare rari lampi di umanità, poi il grigio ritorno allo scorrere di eventi noti, di personaggi caricaturali (”effetto Bagaglino”) e di un’ovvia condanna che non può avere altro fondamento che il sospetto. Segno che il Divo ha vinto ancora una volta, perché continua a sfuggire, mentre dal suo inamovibile scranno decide delle nostre sorti finché morte non ci separi…

Prova a ripensarlo utilizzando il punto di vista di come si è stratificata, assestata e fissata l’immagine di Andreotti nella memoria collettiva degli italiani. E’ una interpretazione del film divertente se ci pensi, noi siamo andati a vedere quello che di Andreotti si è detto, si è scritto, si è parodiato.

Ciao Matteo,
seguo Dispenser, o meglio lo leggo, e oggi son capitato sul tuo blog.

Sono andato mercoledi sera perche credo che i film di Sorrentino vadano visti al cinema. Se non altro per apprezzare al massimo movimenti di camera e colonne sonore (che ritengo ottimi).
Ero molto curioso, dopo “L’amico di famiglia”, che effettivamente era un bel passo indietro rispetto alle “Conseguenze”.
E devo dire che son uscito dal cinema molto soddisfatto, il film a me sembra riuscito a pieno, affronta un argomento che non si pensava neanche possibile con un tono geniale. L’ironia pervade il film almeno quanto la durezza delle accuse.
E non lo fa post-mortem.
Il capolavoro per me è quello che hai sottolineato tu, la stana sensazione (credo voluta)di “tifare” Giulio, Cirino e co.
Incipit e titoli finali inoltre valgono il prezzo del biglietto.
Un capolavoro se si pensa che il rilancio del cinema italiano è stato spesso associato alle commedie natalizie o a quelle adolescenziali.

Io devo fidarmi meno di te. Mi è piaciuto moltissimo e non mi sono annoiata neanche mezzo secondo. E gli “spiegoni” tanto non li vedevo perchè sono miope ma faccio finta che no.

Grazie, La_Sposa, è una prospettiva che non avevo considerato.

L’ho visto solo ieri, e secondo me è un grandissimo film. Geniale, mai noioso, visionario, divertente. Davvero divertente. La scena di Cirino Pomicino che balla al ritmo dei percussionisti africani, o di Andreotti e la moglie che guardano un concerto di Renato Zero in tv, o quella iniziale in cui viene presentata la corrente andreottiana, e molte, molte altre, rivelano un talento raro.
Quindi no, non capisco la tua recensione.



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