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Martedì 1 Luglio 2008

La terza madre


Cos’è. È l’ultimo film di Dario Argento, il terzo di una trilogia che comprende Suspiria e Inferno. La storia è quella di tre madri (dei sospiri, delle tenebre e delle lacrime): divinità maligne che si risvegliano dopo secoli di quiescenza e portano morte e distruzione. Qui abbiamo a che fare con la terza. Durante degli scavi vicino a una chiesa viene ritrovata un’urna che contiene la veste e gli amuleti legati a questa terza madre. Scoppia il finimondo a Roma, con le gente che si ammazza per strada in preda al maligno, e una giovane restauratrice (Asia) che deve risolvere la questione. Philippe Leroy fa l’occultista e Udo Kier l’esorcista. Torna Daria Nicolodi, ex compagna e collaboratrice di Argento, nel ruolo di fantasma. Come Madre delle Lacrime, una quasi sempre nuda Moran Atias. C’è anche una scimmia, che serve ai cinefili per dire che Argento cita Monkey Shines del suo amico George Romero (“e anche ’sti cazzi” possiamo aggiungere noi).

Com’è. Prodotto e realizzato nello stile dell’ultimo Argento, ben diverso da quello dei primi due capitoli della saga, La terza madre è un film semplicemente incredibile. Niente di quello che si vede, che gli attori dicono, che fanno, niente di niente ha minimamente senso. Si direbbe un film girato a caso, ma siamo oltre. C’è una perversa estetica del raffazzonato, che per i fan sfegatati di Argento è un marchio di fabbrica. In realtà io sono di quelli che pensano che ci sia un Dario Argento capace, che si ferma a Phenomena, e poi più niente. E credo che il suo attuale cinema fatto coi piedi venga confuso con il mondo dei b-movies degli anni Sessanta e Settanta, di cui tanto ci siamo riempiti gli occhi in questi anni. Ma fare le cose con pochi soldi (B-movie significa budget-movie non a caso) non vuol dire farle come viene. Questo è un film fatto come viene, con le strade deserte senza nemmeno una comparsa che passi di lì; con il giorno che lascia spazio al tramonto e poi ci ripensa un po’, tutto nella stessa scena; con dialoghi a cui manca completamente un minimo sindacale di senso o plausibilità; con un sacco di cabine del telefono dove metti i soldi e chiami; con effetti speciali e crudeltà varie che non fanno paura o schifo, ma lasciano sul tavolo vibranti interrogativi esistenziali.

Perché vederlo. Se uno è un fan di Argento si vede anche questo, ovvio. E poi il film, nella sua assoluta inconsistenza, finisce per far ridere involontariamente. Con gli amici funziona molto, insomma, ma ci vuole la libertà di parlare quanto si vuole durante la proiezione, e nessuna aspettativa orrorifica seria. Allora sì. Poi ci sono le tette di Moran Atias, divinità siliconata. Infine uno guarda questo film se ha un amico che dice cose tipo “come li dirige lui guarda, ci sono ancora delle finezze che non ti dico“. Così poi lo mena e ha ragione.

Perché non vederlo. Perché è una roba inguardabile. Fatto male, recitato peggio, scritto coi piedi, con una fotografia pessima, errori clamorosi di continuity, musiche banali e trama scema. (Che è come dire vedetelo, perché i film così sfasciati meritano sempre.)

Una battuta. Domani ti presenterò Guglielmo De Witt, un noto pensatore belga.

9 commenti finora
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ma tu USCIRE ad ASCOLTARE la sera mai?

ciao da eNZO

dai enzo, con questa uscita poetica hai perso la tua credibilità. Sei irrimediabilemente un fake!

Bordone, una volta pensavo che Asia Argento fosse una sciocca rimasta sotto. Poi ho visto un’intervista al padre, e l’ho rivalutata

Dario Argento è oggettivamente sopravvalutato. Non voglio ora entrare nel merito degli inguardabili film attuali, ma anche i tanto osannati “profondo rosso”, “suspiria”, “inferno” etc. hanno una trama più o meno trascurabile che è poco più che un’espediente per far morire della gente in modo pittoresco con un sottofondo musicale buffo. Allora meglio Lucio Fulci, almeno era più sadico e ironico nell’inventare modi per far morire la ggente e trame esplicitamente prive di senso

la battuta da te citata non e’ male, ma io preferisco l’incontro tra il teologo e schwarznegger ne “il settimo giorno”, con il teologo che si presenta dicendo: “piacere, il mio nome e’ D’Aquino. Tommaso D’Aquino”. Geniale.

il mio nome e’ d’aquino… geniale?
abbe’ se riciclare la barzelletta di sepp (ciu-sepp) e’ geniale quasi quasi mi rivaluto

no, considero geniale mettere in un film horror (o almeno, che si pretenderebbe tale), e con schwarznegger per di piu’, un teologo omonimo a san tommaso, e pensare che sia una cosa figa. la barzelletta di ciu-sepp non la conoscevo, ma non faccio molta fatica a immaginarla.

Beh allora è: da vedere!

Argento non scappa alla maledizione del sequel!

dario argento fa cagare le palle e quando la smetterà di fare film l’avvenire sarà più luminoso.

Concordo! Se uno è un fan di Argento, vede anche questo, io l’ho visto…è concorso ne dire che è stato un filmn inutile, tanto per farlo, pessimo sotto ogni punto di vista. Argento credo si sia bruciato l’ultima possibilità di fare un film decente che sfruttasse la fama dei primi due….



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