Venerdì 18 Luglio 2008
Vojo mette un dito in culo ar futuro
L’altra sera hanno mandato uno specialone antologico su Gianfranco Funari. L’hanno messo in piedi quelli di Stracult, su RaiDue, ed è durato un bel paio d’ore.
Diciamo subito che io sono sempre stato istintivamente dalla parte dell’uomo dai denti d’avorio. Sempre. Anche quando mio fratello mi diceva che lui stava spettacolarizzando la politica e facendo il gioco del qualunquismo berlusconiano; anche quando andava oltre; anche quando si era impannellito e passava il tempo a ripetere quanto nessuno lo avesse mai voluto nonostante il successo e tutti l’avessero poi cacciato, a testimonianza dell’indipendenza delle idee bla bla; anche quando il suo essere paraculo superava qualunque soglia possibile. Funari mi è sempre sembrato quello che gli americani definiscono natural: uno che quella cosa lì la sa fare, proprio come gli scarabei fanno rotolare palline di sterco e i pipistrelli non vanno a sbattere di notte.
Si dice sempre che in televisione sia stato inventato tutto da Enzo Tortora. E in effetti Tortora scarrambava dieci anni prima di Raffaella, e gestiva il nazionalpopolare (quello che voleva segare la montagna per togliere la nebbia da Milano, insieme alle fanfare dei bersaglieri) con un tocco che manca alla gran parte dei contemporanei. Dopo Tortora, tra i grandi innovatori c’è senza dubbio Gianfranco.
Nel rivedere le sue peripezie mi sono accorto di quanto sia stato effettivamente lui l’unico animale della televisione italiana degli ultimi anni: l’unico che faceva della propria necessità di essere davanti alla telecamera un vanto dionisiaco e sbruffone, senza nascondersi dietro allo schermo dell’umiltà, quello che tutti i tossici di TV in Italia continuano a ostentare. Vespa, Mentana, De Filippi, Costanzo, Bonolis o Santoro sono umili servitori del pubblico, artigiani meticolosi, abituati a fare quello ma pronti a farsi da parte al momento giusto (momento per ora ancora da definire con precisione). E non parlano mai di soldi. Se lo fanno, si considerano molto fortunati.
Lui no. Gianfranco Funari stava davanti alla telecamera e diceva, coi gesti, con sbuffi di fumo o anche con parole esplicite “Io sono il più bravo di tutti e in questo momento sto godendo come un porco, mentre vi tengo in pugno. Ah, e non sapete che montagna de sordi me faccio da’ pe’ fare ’sto lavoro”.
Abboccaperta era Uomini e Donne, o, ancora di più, il vecchio Amici. Certo che la De Filippi è un’altra di quelle che ce ne hanno messa di roba in TV, ma il nocciolo stava lì. Prima di Abboccaperta, non si metteva la gente a scannarsi su qualunque stronzata in televisione (Qui siamo alla RAI, mica al bar!)
Bonolis e il suo parlare al pubblico gridando, con gli occhi sbarrati dentro alla telecamera, anche quello è Funari dei giochi telefonici di Mezzogiorno È. Paro paro.
E il risotto cucinato da Vissani nel salotto di Vespa per raccontare D’Alema e cercare di fagocitarlo? Ho rivisto Occhetto ospite in campagna elettorale, negli anni della gioiosa macchina da guerra, che si vede arrivare la torta di compleanno e si becca tutto lo studio che gli canta tanti auguri a te. Alla faccia delle Frattocchie e della Bolognina. Perché l’idea secondo cui per portare il politico in televisione non basta dargli una sedia e un microfono viene da Gianfrancone nostro. Cioè no, non è sua, ma lui è uno dei pochissimi che l’hanno messa in pratica in Italia (Vespa butta là delle cose coreografiche ogni tanto, ma come sappiamo non è esattamente un osso duro). Andare in TV da Funari per un politico era un rischio. Ed era un rischio davanti a una marea di persone. Oggi è un rischio andare dall’Annunziata. Se ti mette all’angolo, lo sanno tutti e quindici gli spettatori, più i giornalisti. Lì lo sapeva la panettiera sotto casa. E non è la stessa cosa.
Insomma, vi fosse simpatico o meno, è morto uno che non era in televisione, ma faceva la televisione. E ha passato la vita nella tentativo perverso di cercare di essere il proprio pubblico, mentre guidava la Bentley.
7 commenti finora
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resta il fatto che Gianfrancone nostro ha inventato tutto il detestabile della tv di ora. non sono molto sicuro di quanto questo possa essere un merito.
scritto da tay Venerdì.18.07.08 09:22
Tutto vero. Bravo Matteo. C’è da dire che ha avuto bisogno di morire perchè s’imparasse a capirlo e metabolizzarlo.A me da vivo mi stava sui coglioni.
scritto da ammonia Venerdì.18.07.08 12:21
Innovatore? Concordo, ma me è sempre stato antipatico.
Anche in “A bocca aperta”, io ero giovanino, non si capiva niente di niente, e sembrava che più che la sostanza a Funari interessasse la forma.
Sembrava che l’importante fosse il Suo messaggio “aho, io sono er mejo”, a prescindere da tutto.
Penso ci sia stato e ci sia di meglio in tv.
scritto da riccarù Venerdì.18.07.08 12:47
Tralasciando “A Boccaperta”, dove a parte il format - innovativo a prescindere - c’era tanta caciara per la caciara e solo spunti dei futuri programmi, credo che il massimo lo abbia dato nel suo rapporto schietto e per nulla supino con i politici di tutte le parti: da “Mezzogiorno E’” (se non ricordo male), in avanti.
Partenza sul manzo (nessuna ombra del pregiudizio tanto caro agli antipolitici odierni) e poi affondo sempre più gajardo nella carne viva, più il papavero di turno cercava di ciurlare e svicolare.
Adorabili punte di patetismo piacione (“Onorevvole La Marfa, nun v’o scordate: lì poveri….ce stanno li poveri….”) tanto per non smentire il cotè trasteverino.
Dopo un po’ il meccanismo si era anche capito e chi se la sentiva andava, altri han cominciato a non andare più e a tirargli contro.
Chi non ha voluto cogliere fino in fondo l’occasione di farne il proprio ariete (visto che Montanelli lo ha mandato a ranare) è stato Silvio. Cui Funari aveva chiesto (in buona fede come al solito) la stessa libertà che quello aveva garantito al Giornale per quindici anni.
Ma abbiamo imparato a conoscerlo, l’unto invincibile.
Non so perché ma ricordo anche molto bene quando Gianfranco gridava a Di Pietro “VADA AVANTI!”,mentre Cagliari e Gardini si sparavano, Greganti taceva, Forlani sbavava.
Forse il mastino, al posto di fare come Silvio (e buttarsi in politica per coprire Mercedes e scatole di scarpe), avrebbe dovuto dargli retta.
E continuare a fare come Gianfranco: il proprio mestiere fino alla fine.
scritto da Tranqui Venerdì.18.07.08 12:53
mi e’ sempre stato antipatico, ma meno dei coccodrilli. lui aveva un senso, scrivere di uno che e’ morto, solo perche’ e’ morto e’ una inutile tristezza.
peccato. Matteo non e’ una critica a vanvera, quando morira’ qualcuno che mi e’ vicino, culturalmente vicino, non comprero’ giornali, non andro’ su siti di informazione per due settimane. l’ho gia’ fatto, con dino risi l’ultima volta .
scritto da massimo Sabato.19.07.08 14:53
Non avevo riflettuto sul fatto che boccaperta fosse a tutti gli effetti il papà “nobile” di Amici, Uomini e Donne e paccottiglia varia. essere il pioniere della tv monnezza, per come la vedo io, è demerito non da poco, e non conta se poi c’è chi ha fatto molto di peggio.
Perciò ecco, mi sento di dire, la cosa migliore che GF ci (mi) ha lasciato, è la sua imitazione fatta da Guzzanti. Nel mio Olimpo telesivo personale di sempre.
scritto da giacomopagina Sabato.19.07.08 20:23
Mi è sempre stato simpatico, mi piaceva anche quando faceva le telepromozioni perchè mentre le faceva ti parlava di sè, di qualcosa che gli era successo e lo faceva in modo disinvolto. Aveva carattere, cosa difficile da trovare. Mi piaceva molto (anche quando si incazzava e gridava) e mi è dispiaciuto che sia morto.
scritto da lara Martedì.12.08.08 14:52
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