giovedì 31 luglio 2008
Esserci o non esserci
Su un palco c’è un uomo romano con gli occhiali e il fisico a pera. Gli piace molto la famiglia Kennedy; gli piace molto il cinematografo americano; gli piacciono molto le rockstar combattive come Lou Reed. L’uomo ha in mano un teschio e indossa una calzamaglia. È parecchio ridicolo, sinceramente, Walter Veltroni, vestito così con la calzamaglia e il teschio in mano, mentre passeggia sul palco spoglio di un teatro d’avanguardia. Cammina lentamente avanti e indietro, dimostra un certo mestiere, si ferma e guarda il teschio. È il teschio di Robert Kennedy quello che ha in mano Walter, in questa nuova e sperimentale versione di Amleto.
Il pubblico tace, in attesa del monologo. Finché lui non si ferma, ritto e piriforme in proscenio, e comincia a recitare con voce sicura:
Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.
(Continuiamo così? È questa la politica che siamo in grado di esprimere? O dobbiamo piuttosto smuovere le coscienze, dare voce i nostri elettori più affezionati, spingere il paese verso una dolorosa ma più responsabile etica moderna? Siamo in grado di rinunciare a qualcosa? Cosa siamo disposti a perdere noi per primi?)
Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
(A fare finta di niente, a credere che possa essere questo un partito, si ha quasi l’impressione di essere persone responsabili, che si sacrificano in nome della politica. Ma nel profondo sappiamo, noi, che questa cosa non ha a che vedere con la politica. Potessimo scomparire, lo faremmo con discrezione.)
Morire, dormire, sognare forse: ma qui è l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: è la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
(È da quando abbiamo quattordici anni che attacchiamo volantini, stampiamo ciclostili, organizziamo assemblee d’istituto e manifestazioni, partecipiamo a riunioni interminabili, tutto perché ci piace, ci piaceva, ci è sempre piaciuta la politica. E adesso riusciamo a mandare a troie decenni delle nostre vite in nome del dialogo con queste beghine incapaci che si fanno chiamare teodem?)
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?
(Non si ammazzano così anche i cavalli? Perché dovremmo fare tutta questa fatica, sopportare tutta questa umiliazione quotidiana politica e individuale, se non perché sappiamo che non possiamo scomparire, che non saremmo mai in grado di fare come quelli di Rifondazione e sentirci dei fighi a non avere voce in nessun capitolo?)
Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero.
(Noi siamo fatti così. Siamo nati per esserci. Abbiamo fondato il paese insieme alla Democrazia Cristiana e l’abbiamo fatto perché siamo stati un grande partito, consapevole, responsabile, vero. Non possiamo rinunciare alla vita politica perché questa è la nostra storia, tutto quello che abbiamo. Se potessimo, spariremmo. Se ne fossimo capaci, avremmo senso. Ma non ci riesce.)
E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso:
e dell’azione perdono anche il nome.
(Se fossimo in grado di fare qualcosa, di prendere una posizione, di mettere in crisi un castello di carte troppe volte risistemato con lo scotch, potremmo ancora dire che stiamo facendo politica. Potremmo approfittare per dire al paese che il testamento biologico ci interessa, e l’accanimento terapeutico in nome di dogmi religiosi non ci appartiene, far sapere ai milioni di persone che hanno a cuore certi temi che su Eluana Englaro noi Partito Democratico esistiamo e abbiamo una posizione. Invece siamo sospesi a metà strada tra fare politica e non esistere. Siamo un partito inesistente, pronto per il limbo. E un partito inesistente non partecipa alle votazioni. Si astiene, per definizione.)
Il pubblico comincia ad applaudire sempre più forte, finché Walter non è costretto a fermarsi. Non sorridono però: piangono.
è perfetto. grazie
scritto da zundapp giovedì.31.07.08 22:56
Bordone come Shakespeare: profondo, toccante, poetico e drammatico… drammatico proprio come la situazione in cui ci stanno trascinando questi dirigenti del Pd!
scritto da Sir Drake giovedì.31.07.08 23:20
il problema di tutto questo è quanto è vero.
bravo matteo, ma capisci bene che alla fine della lettura resta solo la magra soddisfazione di sapere che in giro ci sono delle teste che pensano.e che nessuna di queste sembra passare per quel famoso loft. il che magari un domani potrebbe essere un bene, per assurdo; magari ci sarà un’altro luogo per l’aggregazione di quelle teste: oggi però – in questo paese- mi sembra davvero d’essere in un tunnel senza fine, quello dell’arretratezza e della recessione non solo economica ma soprattutto culturale…
scritto da scriptabanane venerdì.01.08.08 09:48
Piaciuto tantissimissimo. Che pure io ciavevo scritto le cose di uolter ieri:
http://dizer.splinder.com/post/17965842/Melo+ricordo%3A+diceva+propio+%22s
ma ammè non ciaveva ancora la calzamaglia.
scritto da dizer venerdì.01.08.08 10:47
Bello bello, Matteo.
Io piango e m’incazzo e mi domando e DICO
WV, davanti allo scempio perpetrato con tanta tracotante ignoranza MA ANCHE con perfetta lucidità piduista, il buon WV, mi chiedo, è capace di dire qualcosa di diverso da “il dialogo si fa difficile/improbabile/impossibile”.
MA QUALE DIALOGO????
MA PERCHE’ CI VUOLE PARLARE, LUI, CON QUESTA GENTE??
SU QUALI BASI CON QUALE LINGUAGGIO??
lo sa quali responsabilità si è assunto illudendo i suoi elettori che avrebbe fatto un’opposizione vera?
l’opposizione si fa PENSANDO in un altro modo, PARLANDO in un altro modo, COMPORTANDOSI in un altro modo.
c’è un’idea di mondo forte dietro al Cavaliere e alla sua corte, un’idea che agisce come una droga per quanto è capace di afferrare e far sue le anime involute e avide dei piccoli della terra (e di qualche ingenuo)
è necessario ribadire in ogni luogo e ogni momento un’idea altrettanto forte che renda lampanti la pochezza e la pericolosità del disegno degli Altri
ce l’ha il buon WV una moneta evoluta da spendere con coraggio contro l’imbarbarimento?
ma più importante: noi dove ci mettiamo a dire e a far crescere la nostra?
“E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti”
Canzone del maggio
F. De André
scritto da old_phoebe venerdì.01.08.08 12:16
Dovevano chiamar te, mica Sofri.
scritto da Edoardo venerdì.01.08.08 12:56
l.s. non può esprimersi c’è in ballo il palinsesto invernale della rai.
scritto da _gemini venerdì.01.08.08 13:12
ih ihihihihi
WV col teschio di kennedy…
uhahahah
grande
scritto da luca venerdì.01.08.08 14:29
@_gemini non è questo il luogo per vecchi stereotipi da italietta andreottiana.
scritto da Edoardo venerdì.01.08.08 16:01
http://www.agi.it/spettacolo/notizie/200807291329-spe-rt11078-art.html
scritto da _gemini venerdì.01.08.08 16:45
[...] Non dico altro. Posso solo calarmi nella tragedia descritta dal bellissimo post di Matteo. Peccato che non siamo a [...]
scritto da SirDrake » Spigolature rosse sabato.02.08.08 00:29
con tutta la simpatia,se chiamano Luca Sofri e Adinolfi, se tutto va bene, siamo rovinati
scritto da laura domenica.03.08.08 20:29
[...] Freddy Nietzsche » Esserci o non esserci – Bordone come Shakespeare: profondo, toccante, poetico e drammatico… drammatico proprio come la situazione in cui ci stanno trascinando questi dirigenti del Pd! (Sir Drake) – none [...]
scritto da Oggi consigliamo lunedì.04.08.08 12:59
Ma non era meglio tenersi i DS? Nella misura in cui, ovviamente!
scritto da tranqui lunedì.04.08.08 20:55
stavolta l’hai fatto,hai scritto IL POST
bello, trovo che l’accenno romantico significhi che fa ancora male avere assunto a dogma l’impossibilità di essere rappresentati, siamo minoranza, saremo minoranza.
sembra uno scioglilingua…da quando seguo distrattamente il dibattito politico vivo meglio,
preferisco dedicarmi ad altre cose,
donne potendo scegliere.
bellissimo articolo
scritto da alessandro sabato.09.08.08 01:06
Era ora che tirassi fuori l’Englaro.
scritto da Kli lunedì.11.08.08 12:04
[...] Freddy Nietzsche » Esserci o non esserci – Bordone come Shakespeare: profondo, toccante, poetico e drammatico… drammatico proprio come la situazione in cui ci stanno trascinando questi dirigenti del Pd! (Sir Drake) – none [...]
scritto da Consigli della settimana lunedì.11.08.08 21:03
Bel post, mi unisco al coro, ma non capisco perchè dare tanta importanza alla deriva del Pd. Nell’ultimo congresso di Rifondazione, al di là dei veleni, degli sgambetti ecc, al di là del brutto spettacolo insomma, è stato detto chiaro e forte che una sinistra forte, popolare, radicata, si può ricostruire soltanto in autonomia dal Pd , dal palazzo e dal mito del governo, dell’essere maggioranza a tutti i costi. Il Pci aveva costruito un immaginario, un’egemonia culturale, un potere di condizionamento fortissimo, pur non avendo mai governato, se non nei municipi, ma essendo radicatissimo nel territorio, cioè nel cuore, nell’anima e nel cervello di milioni. Da quando il Pci è stato smantellato, da quando i suoi eredi hanno, anche legittimamente, inseguito il progetto di farsi maggioranza e di guidare il Paese, di farlo con i democristiani, in una specie di sogno ecumenico, di nuovo CLN, tutto quel patrimonio pazzesco costruito dal Pci se ne è andato a puttane. Ed è una cosa che mi fa stare malissimo, un danno incalcolabile. Si può incidere sulla realtà anche fuori dalle istituzioni, soprattutto se le istituzioni sono un Vietnam e se stare nel palazzo significa smarrirsi. A questo punto, sto scrivendo un po’ di fretta, non capisco perchè non prestare attenzione e non attivarsi verso quanto sta succedendo a sinistra, a sinistra! non in quella zona grigia e amorfa, priva di seduzione, che è diventato il Pd e che non è detto debba per forza essere il solo luogo per cominciare a ricostruire. Se non riescono ad avere una posizione neppure su Eluana, allora che se ne vadano affanculo.
scritto da Ivan venerdì.15.08.08 23:14