sabato 30 agosto 2008
Maria! (nel senso dell’invocazione sacra e di quella profano-scolastica)
Il ministro Gelmini è una donna che è nata dalle parti di Brescia. Una concreta, lavoratrice. Tra tutti, è una delle poche che ha pensato di dire come stanno le cose nella scuola e prendere delle decisioni. Ecco alcune delle cose che ha proposto e perché sono d’accordo con lei.
Grembiule per gli studenti di elementari e medie.
Serve a distinguere lo spazio della scuola da quello individuale, a dare visibilità agli studenti in quanto tali nella società, e a segnare una differenza sostanziale tra quando lo si indossa o non lo si indossa. Inoltre limita, solo per alcune ore al giorno, il cretinismo dell’abbigliamento. Poi, se indossato anche alle medie superiori, è fucina di riferimenti erotici, e ricorda, anche se da lontano, una grande democrazia come quella britannica. Poi i grembiuli e le divise sono eleganti.
Esami di riparazione.
Io l’ho preso in quinta ginnasio e quell’estate ho studiato. Sono arrivato a settembre che sapevo più greco che a giugno. E soprattutto ho capito che avevo sbagliato e mi ero fregato un’estate di sereno far niente con le mie mani. Insomma la scuola e la società mi hanno detto “no”. E un “no” ogni tanto ci vuole.
Aggiornamento per i professori del Sud.
Nessuno ha il coraggio di dire che, in mezzo a prof di giù molto preparati e esigenti (io ricordo la temibile e severissima Rita Leo Rigano), ci sono stati e ci sono ancora nelle scuole italiane molti professori di straordinaria incompetenza, frutti viventi dello sfascio di molte università del Meridione e del sistema con cui si otteneva l’abilitazione, si guadagnavano punti in graduatoria. I provveditorati assegnavano sostituzioni e ruoli secondo un meccanismo che non valutava mai le capacità didattiche, ma solo i punti in graduatoria. Nessuno verificava niente. Questo valeva per i prof di tutta Italia, ma le università del sud sono sempre state più facili, soprattutto anni fa, e l’effetto è stato evidente. Datemi del razzista, rompetemi le palle, fate finta di non aver avuto anche voi degli esempi di questo tipo nella vostra scuola superiore.
Abolizione del valore legale del titolo di studio.
Se lo facesse sarebbe il miglior ministro dell’istruzione dal dopoguerra a oggi. Il titolo legale è quella cosa per cui un laureato in una università sfigata con la media del 20 e quello laureato nell’ateneo rinomatissimo e selettivo per quella materia e con la media del 28 hanno in mano la stessa preparazione. Eliminare il valore del titolo di studio vuole dire che per essere assunti si fanno dei colloqui, quindi contano la media, l’università fatta, la tesi, soprattutto quello che uno magari non ha studiato ma sa fare. Insomma si valuta la preparazione e non il pezzo di carta. Così andare in un ateneo che promuove tutti ed è considerato scarso dal mondo accademico non è la furbata che è ora. E le università si devono svegliare. Tutte.
Maestro unico alle elementari.
Qualcosa bisognerà pur ridimensionare da qualche parte. E a occhio quella dei tre insegnanti alle elementari è stata una cazzata.
Voto di condotta.
Se ti comporti come una bestia, ti abbassiamo il voto di condotta. Mi pare normale e giusto. Vuoi fare l’animale? Ecco. Lo fai fuori dalla classe. In classe ci si comporta bene. O si fa gli animali assumendosene i rischi. Se prendi 5 un condotta, sei veramente una bestia: devi aver stuprato il cane del custode e meriti di rifare l’anno. Misura necessaria perché a quell’età se non rischi niente fai il cacchio che ti viene. È molto semplice.
Voti numerici. Semplice. Chiaro. Giusto. Il resto sono stronzate.
A tutto questo i sindacati si oppongono. E va bene. Figuriamoci.
Ma non sono i sindacati che mi fanno star male. L’unione degli studenti risponde con questo comunicato. Il comunicato è scritto male. E va bene. Ma è soprattutto scritto vecchio, de sinistra, ribollito e fanfarone. Un sito con foto di gente in manifestazione con gli sciarponi e le kefia, nel 2008, fa pena, così come insopportabile è tutta la retorica antimatusa che pervade qualsiasi riga scritta del sito. Se l’immagine dell’Unione degli Studenti deve essere una brutta copia sbiadita del peggio del movimento del ‘77 (tutte le rigidità e nessuno slancio), allora c’è da riflettere. Per fortuna l’Unione Studenti è come un’associazione di consumatori: rappresenta poco e strilla molto. Resta il fatto che siamo messi molto ma moto male.
E io continuo a sperare in Mariastella.
AGGIORNAMENTO – Dopo una lunga e discussione animata discussione su questo post, grazie a un commentatore scopro questo. Continuo a sperare che vengano realizzate alcune delle idee che ha esposto, ma mi sorge dal profondo un bel “va’ a da’ via i ciapp, tusa”.
Bravo. Sono d’accordo su tutto.
scritto da alessandro sabato.30.08.08 03:43
Sull’abolizione legale del titolo di studio Bordone, io ci metto cento euro che non cambia niente comunque. Almeno nei primi dieci anni, sempre che venga fatta e non sia una cosa che verrà bloccata dalle retrovie. Io continuo a disegnare i miei storyboard di science fiction bollywoodiani basati sulla mitologia della serena Bhagavad Gita. La mia insegnate dilettere delle elementari si chiamava Lucia, ci sono rimasto molto male quando anni dopo venni a sapere che inseguì un suo alunno per poi chiuderlo dentro un armadio sostenendo che fosse il demonio.
La tua analisi, se diventasse realtà, sarebbe un cambiamento fenomenale.
scritto da Emanuele sabato.30.08.08 04:18
Anch’io sono stato rimandato in latino quella volta, e anch’io ne ho avuti pani e pesci moltiplicati. Che questi dell’unione degli studenti non rompessero i cosiddetti, e si limitassero a studiare senza fare comunicati. Sarebbe il favore più grande che potrebbero fare alla Repubblica, più delle minchiate su “Il Governo Berlusconi sta deliberatamente tentando di mettere un bavaglio agli studenti”. Hanno tempo per prendere posizione. Detto, ed è umiliante doverlo precisare, da uno che il berlusca non lo può vedere.
scritto da francvs sabato.30.08.08 04:31
Della preparazione dei docenti del sud mi sono occupato tre giorni fa per lavoro.
Il sindacato può fare tutte le rimostranze che vuole, ma sono i dati a parlare: la ricerca Ocse-Pisa dimostra che il livello di preparazione è più basso al sud che al nord.
Ma è sufficiente entrare in un’aula di una scuola elementare o media, per rendersi conto che ci sono maestri e professori che parlano con i ragazzi solo in dialetto.
Per non parlare dell’assurdità delle pluriclassi: per salvare una scuola di un paesino di 200 abitanti, si mettono insieme bambini delle prima elementare con quelli di terza media. Ma quale istruzione potranno mai avere?
Poi possiamo dire che non è giusto generalizzare, ma negare il problema significa far male ai ragazzi.
Dall’Uds, che chiama il suo giornale “Contro”, che ci vogliamo aspettare?
scritto da Sir Drake sabato.30.08.08 08:27
Grembiule
D’accordo
Esami di riparazione
Sinceramente non ho un’opinione. Quello che dici è una tua esperienza. Allora dal mio punto di vista di uno che non è mai andato a settembre potrei anche dire che mi sembra una stronzata che uno che non ha studiato 8 mesi, in 3 riesca a risultare sufficiente in una o più materie. Soprattutto se lo fa da solo e non con onerose (non per lui) lezioni private.
Professori del sud
Anche qui non ho elementi. Mediamente, tutte le persone del sud laureate che ho incontrato le ho trovate ben preparate.
Valore legale del titolo di studio
Sì, oppure un altro effetto è incentivare una “sana” selezione economica tra chi si può permettere di studiare e chi no. Chi no (o è lì lì sul limite), chi cazzo glielo fa fare di prendere un pezzo di carta inutile? Poi ho come l’impressione che la “deregulation” finirebbe per ridare potere in certi settori ai vituperati ordini professionali.
Maestro unico
Perché 3 maestri una cazzata? Mia figlia comincia la terza elementare: ha 2 maestre che per il tempo pieno (si alternano 1 mattina e 1 pomeriggio) e una classe di 25 alunni (ma nei prossimi anni potrebbero aumentare) mi sembrano la giusta misura. Più una “d’appoggio” per un bambino speciale e una d’inglese (1 ora a settimana!!) che copre diverse classi e ha pure una classe sua dove insegna normalmente. Dove vorresti tagliare, di grazia?
Voto di condotta
Boh, questa a me sembra un cazzata. Il fatto che tu non sia una bestia è un requisito base non solo altrove, ma ovunque. Se dai di matto al lavoro ti abbassano lo stipendio (la media)? No, ti cacciano fuori, oppure ti fanno una ramanzina e se la capisci bene, oppure sei fuori veramente. Perché dev’essere diverso per i ragazzi e perché bisogna dare un voto? Perché magari, la differenza tra un “buono” e una “bestia” si capisce facile, ma che differenza c’è tra un “buono-6″ e un “buono-7″?
Voti numerici
Problema inesistente. Un 7, un “distinto”, un 5 sono tutti giudizi arbitrari e come tali vanno presi (a meno di non strutturare le valutazioni con soli test a risposta multipla). Servono per farsi un’idea, ma ovviamente non saprai mai se quello con la media dell’8 è veramente più capace di un con quella del 7 (stessa cosa con i giudizi). Per me, questa parte è solo fumo per dare un’idea di scientificità che ovviamente in questa serie di provvedimenti (giusti o sbagliati che siano) non c’è.
scritto da Pinolo sabato.30.08.08 09:15
Tutto sacro e santo. Bravo. E poi è il primo ministro dell’istruzione che mi trsmette quel languorino che solo una mia insegnante di inglese tanti e tanti anni fa. Altrochè Carfagna!
scritto da Tranqui sabato.30.08.08 09:15
D’accordissimo su tutto. Specialmente sul valore legale del titolo di studio: una minchiata colossale, alla stregua deglio ordini professionali, che proteggono i baroni accademici e i loro protetti.
@Pinolo: l’esame di riparazione funziona anche da deterrente: guarda che se non studi durante l’anno scolastico, ti freghi l’estate.
Comunque, MB, ti meriti 8+. E 10 in condotta.
scritto da Zagabart sabato.30.08.08 09:51
però lei mi sta antipatica.
scritto da laura sabato.30.08.08 10:00
D’acchito d’accordo su tutto.
Ma se poi ti capita il maestro unico che è un disastro? Esponi il figliolo ad un unico disastro e alla sua unica opinione per cinque anni? Senza possibilità di compensazione e armonizzazione da parte del direttore didattico e di altri insegnanti?
scritto da onanrecords sabato.30.08.08 10:13
della scuola la COSa più bella di cui non parla NESSUNO per PAURA è la NAVESCUOLA.
Se non lo sia le nave scuola è una femmina che NAVIGHE i ragazzetti dall’essere piccoletti e INESPERTI a un pò più CONSAPEVOLI e imbranati lo stesso.
E? la NAVE SCUOLA una di solito un pò CICCIONA con le minne MICIDIALI che tutti la schifano un pò ma in realtà ci vogliono andare perchè LEI è la chiave-porta per la CRESCITA. Che poi tutta la schifano ma è INVIDIA; perché la NAVESCUOLA si diverte e gode molto più di tutte le altre ragazzette ye ye. Infatti quante facce di donne ho dimenticato, troppe. Invece RICORDO benissimo LAURACAMPISI, la mia NAVESCUOLA e pure di Ulderico (me l’ha presentata Ulderico), che aveva 2 MINNE di PIETRA che pesavano qualche 8chili a minna. Tutti la chiamavano CICCIONA ma avevano gli occhi con la BAVA alla bocca, mascarati
LAURACAMPISI ciao, io (eNZO)a te on ti dimentico, eh
NOn ne sei un pochettino orgogliosa?
ONORE alle NAVISCUOLA!
Io ci darei 10 di voto, in tutto, dalla CONDOTTA alle minne.
ciao da eNZO
scritto da eNZO sabato.30.08.08 10:18
Bordone, quando scrivi questo genere di cose e poi penso che ti dichiari di sinistra rappresenti la quintessenza di quello che vorrei la sinistra fosse davvero: diritti uguali per tutti ma anche rigore, porca miseria! E poi alla Gelmini riconosco anche il merito di aver avuto il coraggio di dire (e per me, laureanda in lettere con aspirazioni professorali, riconoscerlo è piuttosto doloroso…)che di professori in lista d’attesa ce ne sono fin troppi e che le scuole di specializzazione dovrebbero forse smettere di continuare a sfornarne a decine senza poter garantire il posto che promettono (la vita di un prof che diventa di ruolo a cinquant’anni è piuttosto frustrante ed è facile che a quel punto la voglia che aveva di insegnare sia andata a farsi benedire): niente più graduatorie trentennali ma una selezione in partenza basata sull’effettiva preparazione (al liceo, accanto a professori meritevoli, ne ho avuti alcuni che mi chiedo ancora come facessero a star lì…). Unico appunto: montatura degli occhiali color glicine? (Beh, se non sbaglio Mariastella ha l’età di Bordone, quindi è ancora giovane e un vezzo, in mezzo a tanto rigore, glielo possiamo pur concedere!)
scritto da elisa sabato.30.08.08 10:35
vieni a studiare giurisprudenza a messina…poi ne riparliamo…
scritto da katboy sabato.30.08.08 11:27
Finalmente una riforma concreta della scuola…e non vorrei stupire nessuno dicendo che l’istruzione è il settore più importante dello Stato.
scritto da il Coach sabato.30.08.08 11:34
Sottoscrivo in pieno il post. Vorrei pero’ sottolineare una questione sul titolo di studio. Ci sono professioni che richiedono (giustamente) un’abilitazione per essere esercitate. Parlo di Medicina, Ingegneria, Architettura.
Cito queste perche’, per motivi familiari o miei, ne ho esperienza diretta.
Non posso mettere una professione che ha ripercussioni sulla vita degli altri in mano a chiunque. E non parlo di ripercussioni del tipo “sta meglio o sta peggio”, parlo proprio del fatto “sopravvive o non sopravvive”.
Un medico e’ un esempio diretto. Ma direi che un ponte progettato male o una casa che non si regge in piedi hanno potenzialita’ per fare molte vittime.
Per tutelare chi usufruisce dei servizi di questi professionisti esistono degli ordini professionali, che garantiscono che chi vi appartiene sa fare la propria professione.
E’ una tutela formale, ma tutto sommato garantisce che per firmare una cartella clinica io debba sapere come si ricuce un paziente o come si riconosce una malattia, oppure che per progettare una casa io debba sapere come si dimensiona una fondazione.
Pensandoci meglio, forse sarebbe bene che una simile garanzia ci fosse in tutti i campi, anche in quelli in cui non ci va di mezzo la pelle del prossimo.
Il titolo di studio diventa il modo in cui lo Stato garantisce le mie competenze. Forse il valore legale di questa garanzia dovrebbe rimanere, e le altre riforme sono benvenute proprio perche’ gli danno sostanza.
(di fatto per i privati il titolo di studio non e’ cogente, lo diventa solo quando la persona in questione viene messa a erogare un servizio al pubblico – e quindi si esce dal settore puramente privato: io posso far amministrare i miei soldi e i miei affari anche a uno con la terza elementare, ma nel momento in cui il mio ospedale cura qualcuno, nel momento in cui redigo un progetto, nel momento in cui insegno a degli studenti… beh, a quel punto credo che le garanzie che offre un privato debbano contare necessariamente meno di quelle che da lo Stato)
scritto da Zak sabato.30.08.08 12:19
MB, d’accordo su tutto (forse non sul maestro unico, ma non cambia nulla).
Il valore legale del titolo di studio è il male assoluto, quello che fa si che li studenti cerchino sempre di fare il meno possibile dalle elementari all’università. Detto questo credo che in italia scomparirà solo quando ci sarà il tracollo qello vero.
Esami di riparazione si grazie, vedere il calo di preparazione degli iscritti all’università da quando sono stati introdotti i debiti.
Duole ammetterlo ma spero che riesca fare tutto quello che dice.
scritto da lorenzo sabato.30.08.08 12:25
Zak, ma secondo te oggi in Italia gli Ordini professionali garantiscono il cittadino o garantiscono i propri iscritti?
Quello che “abilita” i laureati alla professione (almeno nel mio caso, io sono ingegnere) è l’esame di Stato, non l’iscrizione all’Ordine.
scritto da Zagabart sabato.30.08.08 12:44
Dimenticavo: iscrizione all’Ordine obbligatoria, se vuoi lavorare. Se no puoi essere anche un genio, ma nisba.
scritto da Zagabart sabato.30.08.08 12:45
I grembiuli… I piccoli lord che avevo come compagni di classe alle medie li avrebbero usati per impiccare i compagni sfigati.
Dolorosamente mi tocca constatare come questo post sia totalmente fuori dalla realtà, allo stesso modo del comunicato dell’unione studenti, che è assurdo perché è assurdo, non perché ci sono le foto dei diciassettenni con la kefia.
scritto da nomero sabato.30.08.08 12:52
Temo solo che i tre insegnanti alle elementari siano un lusso che il sistema scolastico italiano non si può permettere. O, meglio, una scelta che non cambia molto le cose dal punto di vista dei bambini (salvo il sostegno, è chiaro) ma costa molto al sistema. Siccome il sistema è in crisi di mezzi, forse si deve rinunciare.
Ma in effetti su questo tema non sono abbastanza informato.
scritto da Matteo Bordone sabato.30.08.08 13:46
Vi prego. Tiratelo fuori dalla botola fumosa. Devo abbracciarlo.
scritto da PaulTheWineGuy sabato.30.08.08 14:21
ti stimo, Matteo.
scritto da laura sabato.30.08.08 14:25
D’accordo, tranne sul maestro unico. una volta si andava a scuola fino alle 12.30, adesso fino alle 16.30. i ragazzini sono più difficili e il lavoro fuori dalla classe (schede, burocrazie varie) pare sia aumentato moltissimo. Sarebbe un lavoro infame.
scritto da elena sabato.30.08.08 14:57
ma gli aggiornamenti sono solo per i professori del sud?
perchè io di professore del sud ne ho avuto uno solo, al liceo, che non era un genio ma nemmeno da buttare. tra gli altri, quelli da roma in su, ce n’erano di incompetenti totali, e nemmeno pochi.
scritto da gb sabato.30.08.08 16:02
le università del sud sono sempre state più facili
e in Giappone si spingono nella metro…
scritto da Edoardo sabato.30.08.08 16:38
Da quanto sono d’accordo appena ho letto ho postato sul mio blog questo: http://francisdrake.afasici.net/index.php?id=121
scritto da Sir Francis Drake sabato.30.08.08 16:42
Il mio insegnante di matematica e fisica del liceo usava spesso delle espressioni dialettali, ma questo fatto, lungi dal rappresentare un ostacolo al nostro apprendimento, ha contribuito a renderci tutti un po’ più amici del calcolo integrale. Attenzione quindi alle considerazioni geografiche per quel che riguarda il sistema scolastico. Forse, l’unica differenza reale è il trattamento degli insegnati negli istituti paritari – ovvero, in Sicilia si lavora gratis, solo per fare punteggio.
Inoltre, la soluzione per il precariato non sta certamente nel taglio di decine di migliaia di posti di lavoro. Un sistema alla francese sarebbe senza dubbio più adatto.
scritto da hooverine sabato.30.08.08 16:52
È chiaro che sto generalizzando sulle università del sud. Non è una regola, ma in genere, almeno in passato, è stato così. E la cosa si lega alla questione del valore legale, perché in qualsiasi università se uno vuole uscire preparato lo fa. In certe non può uscire molto preparato, e questo è un peccato; in altre volendo si può uscire del tutto impreparati. Senza valore legale, sono fatti di ciascuno. Col valore legale e le graduatorie il problema si complica e si è complicato. Poi se uno vuole laurearsi in Procedura Penale alla Federico II si deve fare un culo a capanna, ovvio. Ma ricordo che per decenni i laureati in giurisprudenza di tutta Italia sono andati a fare l’esame da avvocato a Catanzaro, perché lì passava l’80% e a Milano il 20%. Poi se volete possiamo far finta di no.
scritto da Matteo Bordone sabato.30.08.08 16:58
Innanzitutto si faceva la pratica di avvocato a catanzaro, non giurisprudenza, perché era più facile passare l’esame.
Comunque sia dispiace davvero tanto leggere questa nuova tendenza “rigorista”, senza avere, a quanto pare, la capacità di mettere in discussione le proprie impressioni. Mi sembra, e lo dico con dispiacere perché leggo spesso il tuo blog e ti ascolto in radio, che questo tuo scritto sia alquanto superficiale.
Vorrei dire molte cose, ma non so se riuscirò a metterle adeguatamente in ordine e nemmeno se è lo spazio giusto, ma comunque ci provo.
Sono stato coordinatore romano dell’UdS ormai undici-dieci anni fa (1997-1998) per un anno. Il mio mandato è stato interrotto dalle mie stesse dimissioni visto che avevo portato l’esecutivo romano in diretto contrasto con l’esecutivo nazionale. Questa è la politica e non è ammissibile che un esecutivo come quello di Roma se ne vada per i fatti suoi. I motivi del contrasto li ritrovo oggi nel tuo scritto: ossia proprio la mancanza di un linguaggio e di un’idea *differente* dalle ispirazioni passate. E quindi dovrei trovarmi d’accordo con te. Ma l’UdS (che dopo 10 anni ha perso potere e visibilità) non è solo questo, non è solo (citandoti) una “brutta copia sbiadita del peggio del movimento del ‘77 (tutte le rigidità e nessuno slancio)”. Sebbene lo sia in parte forse c’è bisogno di più approfondimento da parte tua prima di liquidare in questo modo un movimento. E lo dico essendo uno che ne è stato praticamente cacciato, eh.
Comunque sia ritorno in topic: non mi spiego, anzi mi rattrista, questa deriva autoritaria sinistrorsa, questa necessità di recuperare valori di rigore assoluto senza metterli prima in discussione e comprendere se c’è effettivamente *bisogno* di quel tipo di rigore.
Mi riferisco per esempio al voto di condotta o al grembiule: considero il grembiule e le divise in genere (mi riferisco alle scuole superiori e inferiori ma comunque medie) uno spostamento del problema. Stiamo sostanzialmente dicendo che la scuola non è in grado di occuparsi del problema della “decenza” del vestire e del rispetto per gli altri. Conviene uniformare, prima che sia troppo tardi. Ma che gli alunni vengano rimandati a casa se indecenti o col culo di fuori ma non imponiamogli una divisa perdio! Livella tutti? non livellerà nessuno dopo le 13.30, quando saranno usciti da scuola. E’ una resa. Provvedimenti autoritari come questi (come anche il voto di condotta) schiacciano solamente. Non c’è alcuna parvenza di serietà. Il quattordicenne, il quindicenne rispetta (e veniamo anche al voto in condotta) il professore e l’istituzione scuola se essa gli appare seria. Non ci vuole autoritarismo, ci vuole autorevolezza. Fa troppo comodo adesso rincorrere strumenti autoritari perché per quarantanni da dopo il sessantotto ci siamo persi per strada l’autorevolezza. L’autoritarismo opprime e sposta i problemi, non li risolve.
Bisognerebbe anche ricordarsi di che motivazione ha la perdita di valore del voto di condotta negli anni. E’ uno strumento molto efficace per i ricatti. Quando “perdevo” le mie giornate a lavorare come volontario nell’UdS (4 anni di militanza, praticamente tutto il liceo, passate in uno scantinato a contattare altri militanti perché una manifestazione era in vista, o a fare assemblee per le scuole di roma per parlare con gli studenti e spiegare cose che nessuno, dell’allora governo di centrosinistra, gli spiegava: a cosa serviva l’autonomia scolastica, i fondi della direttiva 133 destinati alla rappresentanza studentesca nelle scuole per finanziare progetti pensati dagli studenti e tante altre cose – molto meno massimalismo e veteromovimentismo e molta più costruttività, fino a diventare coordinatore romano) e portavo (in occasione delle assemblee studentesche) il mio contributo a scuola, il mio lavoro non era ben visto da buona parte della classe insegnante. Il mio come quello di altri militanti. E nemmeno dalla preside. Per ben due anni, quando, come rappresentante di istituto, ho stimolato la protesta studentesca nella mia scuola (nessuna occupazione) il mio voto di condotta è passato a otto, quando il resto della classe era a nove o dieci. E otto è tremendamente vicino alla minaccia del sette, quello della bocciatura.
E già in primo liceo classico, a sedici anni, già mi era stato agitato davanti il sette in condotta. Mica sono una vittima, eh, ma io preferisco un percorso scolastico come quello che ho fatto io (mai fatto casino a scuola, altri spacciavano dichiaratamente ma nessuno s’è mai beccato un sette in condotta) piuttosto al casa e chiesa. Meno voti di condotta (che andrebbero aboliti) e più provvedimenti disciplinari. E se le cose non funzionano è ben il caso di contattare i genitori. E poi serietà e autorevolezza, se lo merita la classe docente ottiene rispetto. Questa è l’esperienza di una persona che di insegnanti e studenti ne ha visti un po’, e gli insegnanti che pur severi e decisamente stronzi meritavano rispetto sono sempre stati rispettati. Quando non lo erano il problema era decisamente alla radice.
Ultima cosa perché sto scrivendo decisamente troppo: il valore legale del titolo di studio è anch’esso una garanzia di uguaglianza. Non ricerchiamo la finta america con le università blasonate perché ci affascina, se non ne vogliamo anche le conseguenze, ossia studenti più poveri che non possono permettersi di cambiare città per avere un’università migliore, e che, sebbene di valore scontino per chissà quanto tempo non aver fatto la Normale o la Bocconi ma l’università di roccacannuccia.
Beh mi fermo qui, ma sono rimasto davvero interdetto da questo post, e pure dai plausi successivi. Mi chiedo per quale motivo si debba per forza passare da un estremo ad un altro, senza cercare di cogliere la giusta misura dei provvedimenti e auspicando una scuola, e una società, che punta meno all’autorità e ben di più all’autorevolezza.
In ultimo, smettendo di difendere l’UdS – che mi riesce veramente male visto che non li amo per niente – cerchiamo anche di cogliere il fatto che se l’estetica risulta rigida e i comunicati non incontrano i nostri gusti questi ragazzi (almeno 10 anni fa) oltre a scendere in piazza e “a perdere una giornata” si facevano agosto a Roma a catalogare e confrontare i testi usati con quelli richiesti per l’anno successivo affinché li potessero poi vendere al mercatino “a prezzo politico” rendendo edotti gli studenti sulle quattro righe cambiate dalle case editrici che non troveranno sul testo vecchio, o che durante l’anno offrivano ripetizioni *gratuite* agli studenti per colmare le loro lacune. Io non l’ho mai fatto e non so se lo facciano ancora ma quando io militavo queste cose c’erano e avevano un valore, anche politico.
Me ne sono dimenticato anche io, in dieci anni, del culo che ci facevamo, ma mi fa piacere, per una volta, rendere merito a quei cinque anni di impegno mio, e di tanti militanti.
scritto da Leone sabato.30.08.08 17:26
[...] e stranieri e poi un po’ di blog, italiani e no, stranieri no perché mi sono fermato a questo, rimanendoci un po’ [...]
scritto da Riciclaggi « Bisanzio sabato.30.08.08 18:08
E poi ci sono titoli come quello del Giornale che dicono che i bambini italiani sono segregati nella loro scuola. E poi la Gelmini taglia qualche miliardo però rafforzerà la scuola pubblica perchè “non tutti si possono permettere quella privata”, che tenta di finanziare anche se non si può. E poi io ho studiato al sud, elementari e medie, caso strano di emigrazione viceversa dei genitori, e la mia maestra valeva tutti i miei professori successivi più qualcuno dell’università di Bologna, e più del sud di lei… Mica mi è piaciuto tanto, questo post, ma non sono arrabbiato…
Certo che ci vuole rigore, certo che gli insegnanti devono essere preparati e bisogna trovare un modo per scoprire se lo sono, e tenerli aggiornati, e tu, che abiti in città, hai anche il problema dei fighetti e degli “emo” e dei metallari che noi, sulle montagne emiliane, non abbiamo, ma, te lo devo dire, hai generalizzato troppo. Anche se lo avevi detto.
scritto da Enrico sabato.30.08.08 18:25
Bordone, devi andare a lavorare da Berlusconi?
Non si spiega, altrimenti, perchè tu abbia scritto una roba del genere.
Ma andiamo con ordine:
“Serve a distinguere lo spazio della scuola da quello individuale, a dare visibilità agli studenti in quanto tali nella società, e a segnare una differenza sostanziale tra quando lo si indossa o non lo si indossa.”
Un grembiule per dare spazio agli studenti nella società? Con un grembiule addosso, tu sostieni, sono “più studenti” che senza.Perchè non metterlo agli insegnanti, dico io. Anzi, facciamo il salto di qualità! Il grembiule mettilo anche tu! Quando sei in studio, ti piazzi un bel grembiulino coloratino con logo “Rai”.
Esami di riparazione: condivido, ma non è stata la Gelmini.
Aggiornamento per i professori del Sud: Bordone, qui siamo a livello “il mio prof. di giù era ignorante”, ti rendi conto di quello che hai scritto? Le generalizzazioni a cazzo non vanno bene, si rischia di scrivere cose molto, molto sciocche.
Abolizione del valore legale del titolo di studio
Qui sei sconclusionato, ma la meraviglia è “soprattutto quello che uno magari non ha studiato ma sa fare.”
E parte la contraddizione. Allora chiudiamo le Università, no?
Maestro unico alle elementari
Non mi sembra questo il problema più grande dell’Italia. Invece di toglierne, pensiamo a pagarli, gli insegnanti.
Voto in condotta
Altro provvedimento innovativo, non si era mai sentito.
Voti numerici
Ma falli a numeri, a lettere, a giudizi, a pallini colorati.. sempre voti restano, che grande provvedimento è?
Poi inizia la parte che non ti aspetti. Il comunicato fa schifo al cazzo, e qui ci siamo tutti. Però la parte sui giovani con la kefia nel 2008 è una grandissima cazzata, Bordone. Me la puoi spiegare, gentilmente? Sai, io sono uno di quei sedicenni con la kefia nel 2008, che in alcuni ideali ci crede, e non gioca a fare il duro a tutti i costi.
Anche perchè alla scuola servono soldi, attrezzature, un tipo di insegnamento meno nozionistico. Non un grembiule.
P.s. Sì, sono volutamente acido, incazzoso e irrispettoso. Perchè io ti seguo dai tempi di Dispenser, ti ho sempre rispettato e preso le tue parole come oro. Per me sei sempre stato un idolo, sai? “Il migliore, in questo paese” Uno che capiva i giovani, ne apprezzava la cultura, era “dalla loro parte”, insomma.
Però, in queste parole, non ti riconosco più. iwazaru@hotmail.it, se vuoi lamentarti del mio commento in privato. Bye.
scritto da Zeppelin sabato.30.08.08 19:43
Caro Bordone, quando non si conosce bene un argomento e si sparano giudizi si rischia di lasciarsi andare ad approssimazioni e sviste pari solo a quelle degli articoli di Repubblica sulle tecnologie o sul “bullismo”…
1) I dati OCSE-PISA non si riferiscono per nulla alla preparazione dei docenti e quindi, non dicono affatto che i professori del Sud siano meno preparati o meno bravi di quelli del Nord. I dati, infatti, bisogna saperli anche leggere. In merito a questo “Daniele Checchi, economista all’università di Milano, conosce bene i dati «Pisa», grazie ai quali ha pubblicato diversi studi proprio sul divario Nord-Sud nei tassi di istruzione. «Abbiamo preso nelle diverse province tre fattori in grado di influenzare i risultati degli studenti – spiega Checchi al manifesto – l’ambiente familiare, il contesto sociale (disoccupazione, criminalità giovanile, livello di istruzione degli adulti) e l’ambiente scolastico (qualità degli edifici, risorse stanziate, etc.)». I risultati? «Il 50 per cento del divario nei test è dovuto sicuramente all’ambiente sociale», assicura Checchi. Per il 30% pesano le differenze familiari e il resto è dovuto alla scuola in quanto tale: ogni studente del Sud – quantifica Checchi – riceve mille euro in meno all’anno in finanziamenti scolastici rispetto a un suo coetaneo del Nord. (dal manifesto del 26/08) Lo studente, insomma, non è una scatola vuota in cui il professore riversa il proprio sapere e i processi di apprendimento avvengono sempre in contesti ben precisi che hanno un peso fondamentale.
2) Proprio per come ha funzionato il reclutamento sino ad ora, i professori terroni ritornano al Sud dopo aver fatto una certa esperienza: «La diversa preparazione degli insegnanti nelle varie regioni io la escluderei del tutto – assicura Checchi a proposito delle polemiche – spesso dal Mezzogiorno i professori si trasferiscono al Nord per tornare a casa a fine carriera, dunque in media sono insegnanti ben formati o preparati come gli altri». Il punto è un altro: «Un problema molto percepibile – conclude il professore – è il precariato. E’ chiaro che avere insegnanti stabili e di ruolo ha un’influenza sensibile sull’apprendimento».”
3) La scuola elementare italiana funziona (e ricerche internazionali lo dimostrano http://www.foruminsegnanti.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1167 )anche grazie al sistema dei tre insegnanti non perché siano di più, ma perché nella struttura in “team” cambia totalmente l’approccio didattico. Tagliare i fondi lì dove le cose funzionano e sul livello più basso, vuol dire stroncare alla base la scuola pubblica (ma questo sembra essere un dettaglio che interessa solo agli “estremisti”)
4)“Voti numerici. Semplice. Chiaro. Giusto. Il resto sono stronzate.” Ma per favore! Cosa valuta un voto? Come lo si attribuisce? Chi lo attribuisce e in funzione di cosa? Mica è così semplice. Basterebbe leggere un qualunque manualetto di docimologia (e relativi complessi calcoli statistici) per avere una vaga idea di cosa significhi valutare nel contesto scolastico: bisogna distinguere tra prove oggettive e prove e non oggettive, tra valutazione formale e informale e non sempre le prime sono le più adatte a valutare alcune abilità; si possono valutare le conoscenze, il modo in cui le si mette all’opera, il processo di apprendimento, la creatività, il pensiero critico… Ma il discorso sarebbe lungo, così come su tante altre cose ma la faccio breve
5)Maria nella foto (“la libertà dell’allievo…”) si starà rivoltando nella tomba per essere stata associata alle stronzate propagandistiche della Maria Stella al governo, prive di qualunque fondamento pedagogico, oltre che di una conoscenza seria del funzionamento della scuola italiana. E poi l’immagine della “concreta lavoratrice” bresciana che si rimbocca le maniche e si dà da fare a scuotere quei professori fannulloni e ignoranti terroni fa rabbrividire. Forse questo è un post da week end di cui vergognarsi con comodo il lunedì?
scritto da deceptacon sabato.30.08.08 22:01
L’anno scorso sono scesi qui a Catania cinque milanesi a fare l’esame da commercialista (evidentemente convinti che qui fosse più facile). Quattro sono stati bocciati.
scritto da Edoardo domenica.31.08.08 00:08
Sono d’accordo con il tuo entusiasmo per tutte le cose che hai scritto. Ma c’è una cosa che non hai scritto e (niente di personale)mi fa incazare che nessuno la noti. Madame Gelmini ha SOSPESO la SSIS. (http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2008-uno/siss-sospensione/siss-sospensione.html). Che, per chi non lo sapesse, era fino all’anno scorso l’unico modo (un’istituzione scalcinata ed inutile, eppure l’unica) perché un laureato in una qualsivoglia materia insegnabile fosse inserito nelle graduatorie per ottenere un posto di ruolo. Ora, tale SSIS era una sorta di parcheggio obbligatorio a lauto pagamento, che non avev altro scopo che quello di far guadagnare allo stato un po’ di soldi in attesa che il turn over delle pensioni desse un posto di insegante alle schiere delle nuove leve. Un’istituzione assai discutibile, eppure l’unica che permetteva di avere un posto di lavoro fisso nella scuola pubblica. Ora, tale SSIS è stata sospesa, lasciando nell’incertezza un sacco di laureati che aspettavano di accedere. Che si sono laureati prima, o hanno fatto esami in più (mi spiace autocitarmi, ma http://lavitaesogno.blogspot.com/2008/02/volevo-solo-insegnare-latino-e-greco.html) per potervi accedere. Lasciandoli in un niente. Niente prospettive, niente certezze. Sarà un modo di fare serio, questo???? Per chi dicesse ‘e chi se ne frega?’, ricordo banalemente che dietro ogni persona, dietro ogni professionista, impiegato, dirigente, governante, ci sono una schiera di insegnanti, dall’asilo all’università. Senza di quelli, nessuno diventa niente.
scritto da Ipazia domenica.31.08.08 01:02
Non voglio essere offensivo e ti chiarisco subito che mi impegnerò al massimo per provare ad essere il più diplomatico possibile.
Trovo tutta questa analisi la classica opinione alla Studio Aperto per dare la colpa della “sregolatezza” dei giovani alla scuola e non a che se la merita veramente: le famiglie.
Il grembiule è una pratica militare/fascista: serve a dire “siete automi davanti alla cultura”, delle cacche. Non fa maturare: svilisce lo studente e basta.
Gli esami di riparazione non insegnano una materia, te la fanno imparare grazie alla paura. La minaccia della bocciatura è un deterrente del cacchio: magari ti fa imparare una materia a menadito, ma non trasmette l’importanza della cosa in sè. Il messaggio è “o fai come ti dico o fai schifo”. Messaggio di merda. LE materie che mi hanno trasmesso con ironia o leggerezza, sono quelle che più ho studiato con interesse e facilità.
Io ho avuto pochi professori del sud. Il principale che mi ricordo, al liceo, mi ha fatto studiare la storia e la filosofia come non mai: ma torniamo al discorso di prima, ovvero che la paura non fa maturare lo studente, lo minaccia e basta. E minaccia=male, a meno che non siate militaristi.
Sul valore legale del titolo di studio posso anche essere d’accordo. Solo che il problema si sviluppa in un altro sottoproblema: due studenti laureati in uno stesso corso, con lo stesso voto, sono ugualmente validi? Ovvio che no. Conosco gente che ha superato esami con me (informatica, nel dettaglio era l’esame di sistemi multimediali) con i miei stessi voti che non sapeva neanche aprire il programma di editing video.
Maestro unico: io ho fatto il primo anno di elementari col maestro unico. Avere 3 insegnanti che si occupano di una classe dà nettamente più sicurezza d’apprendimento, più impegno nel seguire il singolo studente, un miglior rapporto studente/materia. E facendo nel Mariastella’s-way si tagliano un mucchio di posti di lavoro= viva la scuola privata.
Riguardo ai voti: la condotta è un voto che si può dare, come dici tu, alle bestie. Se un bambino o adolescente è manesco, che lo vogliate o no, è NORMALE. E’ l’eta della crescita e si agisce in modo impulsivo. Poi se si arriva a bruciare i banchi o a picchiare i professori, il problema non lo risolvi a scuola. Il problema è in casa. Per un genitore di merda non si puù punire un sistema scolastico. In quanto ai voti, un numero non indica la preparazione di uno studente, come non la indica un giudizio. Anzi, il numero riduce la preparazione a niente, a un mero valore che per nulla identifica la conosceza di una materia. Io ho sempre superato prove ed anni scolastici con voti elevati e so benissimo che i numeri sono buffonate quando si deve descrivere l’intelletto.
Così non si educa il ragazzo: si sminuisce lo studente.
Ma da un ministro di un governo fascista non ci si può aspettare di meglio. Mi stupisco che non abbia ritirato fuori il libro e il moschetto.
scritto da Mont domenica.31.08.08 02:14
Andiamo per gradi.
A Catanzaro nessuno del nord è mai andato a fare la pratica. C’era un giro di affitti fittizi che produceva false residenze, da cui scaturivano falsi praticantati in studi conniventi, il tutto per permettere a orde di furbi settentrionali di iscriversi a un esame farsa. Una truffa ai danni di tutti gli italiani, a vantaggio di trafficoni di giù e disonesti di su.
Poi. Non è avere la kefia il problema. Il problema è pensare a un’immagine di sé. E se l’UdS nel proprio sito mette una foto di studenti in corteo vestiti con la divisa degli studenti in corteo, la cosa ha un significato preciso. Mi riferivo a quello. Ho sempre partecipato alle manifestazioni studentesche anche io. Non temete. Ho cantato gli slogan e ho rotto le palle. Ma non ho mai pensato la scuola in Italia vivesse un allarme democratico. Mai, dagli anni in cui ci sono stato io a oggi.
Sostenere che le divise scolastiche o il voto in condotta siano segno di autoritarismo è una cretinata. Non la commento. Guarda come sono messe le scuole nel Regno Unito e quanto sono controllati i professori. Poi ne riparliamo.
Per quanto riguarda il resto, Gelmini non ha preso il mio voto. Né lei né i suoi. Ma mi sembra una persona munita di spirito di servizio e della concretezza di alcuni miei amici bresciani – una concretezza che noi terroni di Varese ci sogniamo, anche se io ne ho abbastanza per dire a chi mi dà del razzista che non sa quello che dice – ai quali andava il riferimento geografico, con un pizzico di leggerezza nel tono al quale, compagni, non so rinunciare.
Non le ho sentito dire una cosa sulla scuola privata, né sulle scuole religiose, per dire. Gelmini lavora con le tre lire che il solito governo Berlusconi ha riservato alla scuola. E cerca, a quanto mi sembra, di fare quello che può.
Le scuole elementari italiane sono ottime, ai primi posti di ogni graduatoria, da anni, da molto prima che ci fossero tre insegnanti su due classi. Temo che il ministro sia costretto a tagliare e forse quello è uno dei pochi posti dove può farlo. Forse, ripeto, e malauguratamente.
La differenza tra me alla RAI e gli studenti a scuola è che la scuola ha un ruolo formativo che il lavoro non ha. Detto questo, io la divisa la metterei. Come ce l’hanno gli operai di Melfi e quelli di Torino, potrebbe esserci anche alla RAI. Ma in genere dove non si lavora con macchinari o in ambienti con esigenze igieniche particolari la cosa non si fa. I tecnici ce l’hanno, per esempio.
Sul ruolo formativo della scuola torno, e chiudo, per dire che oggi gli insegnanti sono messi in discussione a priori. Il loro ruolo non è riconosciuto né dai genitori né dagli alunni né tanto meno dalla società nel suo insieme. L’insegnante è visto come un impiegato statale con tante vacanze, quando fa una delle professioni fondamentali. Per questo credo che alcuni segni siano auspicabili per rendere evidente uno stacco netto rispetto alla tendenza attuale, quella secondo cui le regole, di qualsiasi tipo, sono regime. Le regole sono quello che fa di noi una società vera e non un gruppo di persone che vivono vicine e parlano la stessa lingua. Le società democratiche hanno regole e libertà. Le dittature hanno molte regole e nessuna libertà. Le società senza regole non esistono. La scuola insegna molto più del ciclo di Krebs. E penso che chi manda affanculo il prof debba perdere l’anno. Chi lo contesta no, ma chi lo manda affanculo sì.
scritto da Matteo Bordone domenica.31.08.08 02:55
Matteo, se non hai sentito la Gelmini dire una cosa sulle scuole private, scusa, ma vuol dire che non hai ascoltato bene. Sicuramente non hai ascoltato la rassicurazione sui finanziamenti fatte al meeting di Cl a Rimini. Non sarà quello “un lusso che il sistema scolastico italiano non si può permettere”?
Sul resto, alcune cose sparse.
voti numerici
Il voto non serve a “farsi un’idea su quanto uno è capace”. Il voto, fino alla maturità, è fatto (dovrebbe essere fatto) solo per lo studente, come messaggi per dirgli: “guarda che devi studiare di più” oppure “va bene così”. E diventerebbe tale anche il voto di maturità, se, come tu sostieni, andasse abolito il valore legale. No?
Abolizione del valore legale del titolo di studio
Mi sembra un falso problema. Il valore legale non vieta alle aziende di andare a verificare l’effettiva preparazione di una persona, tanto più se la si vuole misurare coi criteri che citi, cioè la media dei voti e la fama dell’università.
Al prossimo può essere una questione limitata alla graduatorie, al settore pubblico. Ma direi che allora il problema non si pone, lì non si assume e non si assumerà.
Il valore legale non impone niente a chi assume, ma serve anzi solo come garanzia nei suoi confronti: obbliga me, Repubblica Italiana, a garantire te, azienda, che quello lì che stai assumendo è stato formato da un ente sulla cui qualità io garantisco. Ora, se ti va parliamo di come andrebbero cambiati i meccanismi di valutazione degli atenei, ecc. Ma abolire il valore legale significa abolire ogni tipo di valutazione sugli atenei e dare il via a un proliferare di laureifici ignominiosi…
Maestro unico
Sì, mi sa che sei poco informato. Intanto, ovviamente, si tratta di 3 maestre per 2 classi, non 3 per una.
Si creava, è vero, un’eccedenza di ore, che secondo la riforma di allora sarebbe dovuta servire a seguire meglio i ragazzi, con la compresenza di più insegnanti. Solo che, siccome, come dici tu, il sistema non può sostenere questo lusso, di fatto quell’eccedenza di ore è stata utilizzata per tagliare radicalmente le supplenze. Oggi quindi anche alle elementari succede come a medie e superiori: per assenze brevi, sono gli insegnanti della scuola a fare supplenza. E così si è risparmiato sui supplenti.
E poi, col passare degli anni e col susseguirsi dei tagli, anche questo meccanismo è stato superato: ormai il 3×2 classico è una chimera, è tutto un fiorire di 4×3, 5×4, ecc.
Formule che, per quanto imperfette, a differenza del maestro unico, consentono la specializzazione degli insegnanti. Da quando un’insegnante può dedicarsi solo all’italiano, anche se su più classi, può dedicarcisi meglio, può studiare, imparare, insegnare meglio. E questo lo dimostrano tutti gli studi: alla fine delle elementari gli studenti italiani sono tra i migliori al mondo. Poi, misteriosamente, calano…
scritto da masaccio domenica.31.08.08 03:59
Voto di condotta
Esiste una norma della Repubblica Italiana che si chiama statuto dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti. Lì è scritto che, come dici tu, uno studente non può mandare a fanculo un professore, in che sanzioni incorre se lo fa e chi gliele deve comminare.
Questo si chiama un procedimento razionale, legittimo ed educativo: non rispetto le regole, pago.
Ben diverso è il voto di condotta, in cui il consiglio di classe, senza nessun bisogno di giustificare alcunché, senza bisogno di dire a nessuno che io abbia fatto qualcosa di male, può, nella più totale discrezionalità, giudicare il complesso della mia condotta, da come sto composto sul banco a quante domande più o meno gradite ho posto all’insegnante oppure a quante manifestazioni ho organizzato, e determinare così la mia carriera scolastica.
No, grazie. Chi sbaglia paga, ma mi devono dire dove ho sbagliato e farmi pagare per quello.
scritto da masaccio domenica.31.08.08 04:04
caro matteo, purtroppo non tutto è così bello come credi…
primo la differenza tra un ateneo sfigato e uno rinomato c’è già: davvero pensi sia uguale essere laurea in economia alla bocconi o in scienze della comunicazione a bari? Beh non è così:..tra l’altro io finora ho sempre fatto colloqui prima di essere presa da qualunque parte dopo una selezione su base curriculare: laurea, dottorato, esperienze in e fuori italia….
secondo: non credo proprio che l’insegnante unica sia una genialata. pimo non stai pensando alle maestre che finiranno vaganti, secondo le propenzioni individuali sono valorizzate dalle 3 insegnanti. Mi spiego: mia madre insegna ed è molto brava con le materie letterarie e la sua collega è molto più brava di lei con quelle matematiche: perchè una e l’altra dovrebbero insegnare male alcune materie? Per continuare a tagliare fondi all’istrituzione che dovrebbe essere la base? La scuola e l’università dovrebbero essere la base di una società ed invece sono sempre e semprepiù le cenerentole sfigate della situazione….
io non la vedo chiara anche se apprezzo alcune semplificazioni, come i voti e non i numeri o la maggiore severità!
lucia
ps: la riduzione alle secondarie superiori significano meno ore di laboratori in tecnici e professionali. soprattutto al professionale significa che oltre a fare poco italiano e matematica non riusciranno neanche ad imparare un “mestiere”!Ottimo, no?
scritto da lucia domenica.31.08.08 08:48
Post stimolante. Molti predecessori sono intervenuti a proposito con ottimi argomenti ma azzardo comunque quanto segue.
Grembiule. Definiamo i contesti con l’aiuto di questo sopra-abito. Ma il fatto di essere a scuola o di avere difronte uno che ha evidentemente dai 5-6 ai 12-13 anni non dovrebbe farmi già capire che ho a che fare con uno studente? Al liceo improponibile. Mica stiamo disegnando un manga. Però sarebbe curioso vedere l’effetto che avrebbe sullo sviluppo di calzature, pantaloni, cerchietti per i capelli ovvero tutto ciò che il capo in oggetto non potrebbe coprire.
Esami di riparazione. Mai fatto. Non sò che effetto possa fare. Di sicuro ne ero impaurito. Ottimo deterrente. Poi se ci penso era un implicito sistema metrico di valutazione della propria prole tra mamme al supermercato. “Hai sentito, il figlio della Glady ha preso due materie”. “Ma va?”.
Altro che debiti e crediti che scivolano via in sordina.
Aggiornamento professori. Qui si salta di PalinFrasca. Si vuole dare il voto a tutto e tutti. Tranne a colui che i voti li deve dare. Ma se costui sforna babbei, qualcuno potrebbe fargli notare che o si aggiorna o va a fare il babbeo da qualche altra parte.
Abolizione del titolo di studio. E’ evidente che ha funzione solo nel pubblico. Nel privato uno ci pensa due volte ad selezionare qualcuno solo perchè su un pezzo di carta c’è scritto 110 cum laude. Anzi ci manca poco che venga richiesto di presentare una colonscopia.
Maestro unico. A meno di non avere figli e di aver vissuto la cosa che dire? Se è vero che alla fine delle elementari i nostri studenti sono er mejo forse funziona. Ma ne sappiamo veramente qualcosa?
Voti numerici. Che alle elementari avessi suff./insuff./buono/discreto credo sia importato ed importi pochissimo. Idem per le medie. Al limite i miei sapevano dove ero scarso e rompevano i mar… in tal senso.
Al liceo già diverso. D’altronde il mercato del lavoro è li dietro l’angolo ed un minimo di ‘classificazione’ bisogna cominciare a darla.
Quesiti.
- Ma le medie a cosa realmente servono?
- Di programmi di studio quando ne parliamo?
- Del fatto che un insegnante dovrà a breve spiegare Mazzini senza avere uno straccio di studente italiano ad ascoltarlo, che ne penziamo?
Mah…
scritto da Andrew domenica.31.08.08 11:06
Ma Mont e voi altri, voi siete stati per caso in un liceo, negli ultimi dieci anni? Io sì, esco dalla maturità a crediti e debiti, senza esami di riparazione. Ho dovuto stare in classe con gente promossa costantemente a suon di debiti, che rallentava lo svolgimento dei programmi e inquinava l’umore di tutti con la propria crassa ed esibita ignoranza, il proprio menefreghismo e la propria arroganza.
Notare, che allora, questi bei personaggi erano (e credo, sono ancora) apertamente simpatizzanti del fascismo. Tanto per dire.
Quindi, il voto in condotta serve a far capire a questi primati inutilmente scolarizzati che il rispetto di gerarchie e elementari norme di educazione serve a qualcosa.
Per quanto riguarda gli esami di riparazione: io ho seguito tutta l’estae dei ragazzi che li devono sostenere, con lezioni di ripetizione. Ora, come cavolo fai a rendere interessante la grammatica latina e greca del ginnasio agli occhi di un quindicenne strafottente e assolutamente disinteressato non solo al latino e greco, ma indifferente al mondo in generale? Un po’ di sana strizza ogni tanto fa bene a tutti.
E poi, la paventata bocciatura mica è una condanna a morte: semplicemente, si ritiene opportuno che lo studente, per arrivare degamente al diploma, ripeta un anno per migliorare le proprie conoscenze. Perché quelle che ha non sono al momento sufficienti ad una impresa del genere.
scritto da Ipazia domenica.31.08.08 11:15
Rispondo qui a Zagabart perche’ non ha link:
esame di stato e iscrizione all’albo coincidono di fatto. De essere iscritto all’albo per lavorare (per firmare progetti, sono ingegnere anch’io), pero’ la possibilita’ di iscrizione all’albo e’ data dall’esame di stato (che garantisce che sono qualificato).
In ogni caso, l’ordine dovrebbe essere una garanzia per gli iscritti, ma alla fine garantisce solo i cittadini. Le due garanzie dovrebbero coincidere (essere messo nelle migliori condizioni di esercitare la mia professione per fornire il miglior servizio), ma non mi sembra che l’Ordine faccia qualcosa per tutelare i giovani schiavizzati.
Per il resto ribadisco: togliere il valore legale potrebbe essere un rimedio peggiore del male, ma d’altronde e’ in linea con lo spirito dei tempi, secondo il quale ognuno puo’ discettare di ogni argomento anche senza la benche’ minima qualifica.
scritto da Zak domenica.31.08.08 11:25
vantarsi di non aver mai fatto esami di riparazione essendo un adulto che scrive “sò” mi pare una sublime rappresentazione del paese reale.
scritto da nina castellano domenica.31.08.08 11:36
[...] tendenzialmente d’accordo sulle considerazioni di Matteo Bordone, che promuove la linea del Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella [...]
scritto da il blog di Giorgio Montanari - Forse non fanno proprio tutto sbagliato domenica.31.08.08 12:19
per esperienza: l’esame di stato di ingegneria al politecnico di torino è una formalità. Qualcuno ci trova anche un senso, nel fatto che in genere l’esame di stato è sostenuto con qualche professore del proprio corso di laurea. Che senso avrebbe allora che tale professore prima ti dia la laurea, e qualche mese dopo ti neghi l’abilitazione ?
Maestro unico: mia moglie insegna a Londra, dove ha una classe di 30 alunni che sono in aula dalle 9 alle 15.30. E’ coadiuvata da una teacher assistant, che non è abilitata ad insegnare, ma “da una mano” in classe. Gli alunni ogni anno cambiano insegnante (e ovviamente portano la divisa della scuola).
Va da se che il paragone con la scuola inglese è forse troppo azzardato. Qui se un maestro non è capace viene licenziato direttamente dal preside !!
scritto da enrico domenica.31.08.08 14:11
Si sta modificando la scuola per punire dei ragazzi come se la colpa fosse di quel sistema. Se un ragazzo è “iperagitato” la colpa è principalmente della famiglia (consenziente o no). Non si possono punire milioni di studenti perchè alcuni sono cresciuti stronzi.
Per quanto riguarda i professori incompetenti e incapaci, quelli sono dappertutto: quando un ragazzo impreparato supera un anno, il problema non è lui che non studia, ma è il professore che lo fa passare. Puniamo loro, non la scuola.
scritto da Mont domenica.31.08.08 15:35
Zak, purtroppo l’ordine non garantisce i cittadini, perchè fa (non fa)esattamente quello che dici tu; oltre a non proteggere i giovani schiavizzati, tutela parecchi incapaci che solo per il fatto di essere iscrittti si ritengono in grado di fare tutto.
Per il resto, sono d’accordo sulla dissertazione qualunqista da parte di chiunque…….
scritto da Zagabart domenica.31.08.08 16:35
PalinFrasca è il mio nuovo eroe. Chi è? Un parente della candidata vicepresidente repubblicana che si è dato alla macchia?
scritto da Matteo Bordone domenica.31.08.08 17:53
Confermo esistenza di PalinFrasca. E la parentela è certa!
scritto da PalinFrasca domenica.31.08.08 18:59
Mont, il problema non è di pochi stronzetti ineducati, che non son nemmeno pochi, ma il bisogno di regole serie ed efficaci, perché se dai loro la mano si prendono il braccio. Le regole fanno parte di un processo educativo. (Anche se tu nel precedente post hai bellamente giustificato le violenze etichettandole come normalità, per cui penso che il tuo motto sia: fare il cazzo che ci pare e piace, e le regole a quelli come te non piacciono per principio.) E se è la famiglia, come tu vuoi, la colpa di tutto, allora che sia la famiglia a tenersi certe bestie, perché a scuola non ci stan a fare niente. Se fossi una persona obiettiva saresti più per la “salvaguardia” dei docenti, loro sempre messi sotto torchio, che non per quella degli studenti che, guarda un po’, per la maggior parte sono nettamente contrari a quanto sostieni tu. Che tristi i fascisti rossi.
scritto da Kli domenica.31.08.08 19:04
I provvedimenti della Gelmini mi sembrano tutti superficiali e di facciata e semplicmente un ritorno indietro alla scuola che ho frequentato io 40 anni fa. Il grembiule ce lo siamo tolto con la forza, dato che lo portavano solo le femmine e per nasconderne le forme e non indurre i maschi in tentazione.
Se si volessero affrontare i problemi della scuola in modo serio si discuterebbe di investimenti in strutture, di pagare meglio gli insegnanti, di rivalutarne il ruolo sociale, di garantire una formazione composta anche da studio della didattica e da un tirocinio condotto con un professore esperto.
Ricordo con orrore la mia prima supplenza, laureata con 110 e lode, ma del tutto incapace di insegnare. Per fortuna mia e dei miei potenziali alunni, appena ho trovato un altro lavoro retribuito molto meglio ho abbandonato una cattedra vinta a concorso senza rimpianti.
scritto da morgaine domenica.31.08.08 19:16
Le femmine col grembiule per non indurre in tentazione i maschi? Mi sa che anche il tuo cervello è rimasto a quarant’anni fa.
scritto da Kli domenica.31.08.08 20:15
“Ma ricordo che per decenni i laureati in giurisprudenza di tutta Italia sono andati a fare l’esame da avvocato a Catanzaro, perché lì passava l’80% e a Milano il 20%. Poi se volete possiamo far finta di no.”
Per la cronaca, anche la ‘concreta lavoratrice’ Maria Stella Gelmini, ha passato l’esame da avvocato a Reggio Calabria(http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=356&ID_sezione=274&sezione=). La solita penosa scenetta all’italiana: come i leghisti che inveiscono contro gli immigrati e poi si scopre ospitare un laboratorio clandestino di cinesi nel proprio capannone (come l’assessore di Cartigliano in provincia di Vicenza Roberto Zanetti), o come i discorsi sprezzanti sulla monnezza napoletana che poi si scopre provenire per gran parte dalle fabbriche del ricco nord (v. Gomorra). Che tristezza leggere proprio in un blog così colto come questo delle dichiarazioni così poco lungimiranti e informate sulla scuola, sui rapporti tra sapere al nord e al sud, sulla direzione che dovrebbe prendere il cambiamento. Ma, in fondo, tutto torna, come direbbero gli Offlaga…
scritto da deceptacon lunedì.01.09.08 07:56
minchia, TUTTI maestri siete…
meno male che non sono nato INZEGNATO come voi. Almeno scopro qualcosa di tant’intanto
scritto da eNZO lunedì.01.09.08 09:10
Io il gilet da inviato Rai ce l’ho!
scritto da Sir Drake lunedì.01.09.08 09:16
Caro Matteo, sono un tuo assiduo lettore del sud e mi spiace leggere questo tuo post e notare che anche tu sei caduto in facili semplificazioni. Mi riferisco ad esempio al tuo sostenere che i professori del sud sono meno preparati di quelli del nord. Ti posso assicurare che nella mia esperienza è vero semmai il contrario. Ricordo ancora un mio professore di matematica e fisica che era di Verona, e che pur conoscendo la materia, non era minimamente in grado di insegnarla a noi studenti (essere preparati non sempre corrisponde con il saper insegnare), anzi se ne fotteva alla grande, tanto da sostenere che la fisica non fosse per tutti e che quindi non avrebbe perso tempo a farla comprendere a tutti. Al contrario ricordo con piacere professori del sud come la mia prof di italiano che insegnavano con passione la propria materia. Questo semplicemente per farti capire che nel generalizzare spesso si sbaglia e si cade nel luogo comune. Esistono professori competenti sia al nord che al sud, così come ce ne sono altrettanti assolutamente impresentabili.
Non capisco poi la polemica sull’UDS. A parte che per lo più ti faccio notare che trattasi di ragazzini al massimo di 18 anni e che quindi facilmente portati a replicare dei modelli per loro di riferimento (vedi quindi kefia ed altri simboli storici di sinistra che rappresentano un’identità, ma non necessariamente vuol dire che ci si è fermati a 40 anni fa), non mi pare che nel loro comunicato scrivano niente di scandaloso. Il ripristino del voto in condotta può portare realmente a quanto loro temono, poi si potrà essere d’accordo o meno, ma è innegabile che la bocciatura per condotta in passato fosse uno spauracchio a cui presidi e insegnanti ricorrevano per cercare di convincere gli studenti a non manifestare, scioperare o portare avanti autogestioni ed occupazioni.
Infine sulla questione grembiule, più che reintrodurlo basterebbe semplicemente istituire un “dress code”, che assicuri un minimo di decoro nel vestire.
scritto da Atharva lunedì.01.09.08 10:30
Il problema principale dell’impreparazione di molti docenti italiani, è da ricercare nel fatto che purtroppo a partire dal maledetto 1968 in poi, l’accesso alle facoltà universitarie è stato permesso a tutti coloro che fossero in possesso di un diploma superiore.
Errore madornale.
Solo la maturità classica o scientifica
dovrebbero dare l’ooportunità di iscriversi all’università, oppure qualsiasi altro diploma di liceo, ma non di istituti tecnici o prefessionali, dato che la cultura generale si forma nelle scuole superiori e non all’universita.
E quella dell’istituto tecnico pannocchia o dell’istituo professionale carciofo non basta.
Maledetto 1968.
scritto da BAMBOCCIANTE lunedì.01.09.08 11:33
sì, il “dress code” con buttafuori all’entrata e free drink presentando il libretto delle assenze. Sì.
Bambocciante, io l’ho capito cosa intendi, e penso anche io che l’affollamento universitario sia un problema enorme, ma mi costringi a prenderla sul personale e anche ad offendermi un po’, perchè io sono perito aziendale corrispondente in lingue estere e ti giuro che mai nella mia vita è stata presa in considerazione la possibilità di non iscrivermi all’università dopo il diploma. Prprio mai. Cioè, non ho scelto un ITC per inserirmi subito nel mondo del lavoro, ma semplicemente perchè facoltà come Economia e Lingue [lo sbocco naturale del mio indirizzo scolastico] sembravano più concrete, meno fuffa. Poi è andato tutto diversamente, ma questa è un’altra storia.
Insomma, nelle Università c’è troppa gente per due motivi:
1) ormai ti chiedono una laurea anche per limarti le unghie davanti a un computer. Vent’anni fa mia zia è diventata manager in non mi ricordo quale settore della fu Redwall senza istruzione universitaria, è partita dal basso ed è arrivata in alto semplicemente perchè parla l’inglese e il tedesco come l’italiano [più lo spagnolo e il francese così così] e perchè è una donna con le palle cubiche. oggi una cosa così sarebbe impensabile.
2) le università italiane ti permettono di fare sostanzialmente quello che ti pare e di laurearti come e quando vuoi. Non ti responsabilizzano, e non mettono nessuna pressione.
I punti fondamentali sono questi, non mi sembra utile andarne a pescarne in altre situazioni.
Anche perchè non sempre per raggiunere posizioni di alto livello in una professione è necessaria una cultura generale di alto livello. Un account per dire, magari è laureato in un’università coi controcazzi, con master all’estero in un’altra università ancora più controcazzuta, ma se gli chiedi l’ultimo libro che ha letto ti guarda come un ebete. E va benissimo così. Quello che hai tirato fuori tu mi sembra proprio un non-problema, e i non-problemi sono di gran lunga peggio dei problemi.
Che poi col post non c’entra niente, ma vabbè.
scritto da sarah lunedì.01.09.08 16:00
Che belle le donne con le palle. Che meraviglia le femmine fallocentriche.
scritto da Kli lunedì.01.09.08 17:00
Caro Bambocciante, io ho un età tale da avere professori laureati sicuramente prima del ‘68 e c’era il buono ed il gramo anche fra di loro, sia che fossero del sud o del nord, due grandi professori di chimica e uno pessimo tutti del sud, due egregie professoresse di italiano e una pessima di chimica ( non che non sapesse la chimica ma non la sapeva insegnare, non comunicava la passione) del nord, quindi anche prima della fatidica data la situazione era la stessa.
Io sono diplomata perito chimico tintore e poi ho fatto tranquillamente l’università, dove ho incontrando gente proveniente da licei classici e scientifici che a cultura stava messa proprio malino, la cultura te la fai dalle elementari in poi non al liceo o all’istituto tecnico…….
Quanto a me, ho fatto un istituto tecnico per l’unica imposizione nella mia vita fatta da mio padre, lui rimasto orfano nel giro di cinque mesi di tutti e due i genitori a ventun anni mi disse “Tu fai una scuola che in caso di necessità ti dia la capacità di mantenerti!!!!” e scusa se è poco.
Il tuo discorso mi pare un po’ come quello del Silvio quando diceva ai suoi adepti “Pensate ci sono figli di operai che vogliono andare all’università”
scritto da LA Cosa lunedì.01.09.08 21:19
Bordone,
evidentemente non frequenti la scuola da parecchio.
GREMBIULE
Prima di tutto: “cretinismo dell’abbigliamento”? Che delusione, Bordone. Definisci, per favore, “cretinismo dell’abbigliamento”, perché se intendi semplicemente il seguire la moda, e la moda a te non piace, questo non è “cretinismo”, è diversa opinione. Oppure vogliamo che i bambini di sei anni indossino gli “occhiali neri tipo uno del pentapartito nell’84″ invece degli occhialetti dei gormiti?
Secondariamente: si parla – come molti prima di te, non è un argomento originale – di “eleganza della divisa”. Bordone! Ma proprio tu, affascinato dalle divise, non l’avrei mai detto. (Che delusione)^2.
A meno che il grembiule non sia fornito dalla scuola (ohi, parliamo di scuola *pubblica* italiana, mica di costose public school in cui ti paghi anche la divisa con la retta), il grembiule è a carico della famiglia. Quindi il bambino che normalmente indosserebbe il maglione di Fred Perry indosserà il grembiulino della boutique, il bambino che invece ha il maglione della Standa indosserà il grembiulino della Standa. Elementare. Neanche così elegante, la foto della classe di fine anno. Riesci a distinguere una camicia del grande magazzino da una di sartoria? Be’, lo fanno anche i bambini alle elementari. Quindi no, non si “appianano le differenze” (ok, non l’hai detto, ma qualcuno l’avrà pensato).
Magari pure nero, il grembiule. Che gioia andare a scuola. Come se i marmocchi non lo sapessero, che la scuola è un ambiente separato dalla famiglia.
E in ultimo: “fucina di riferimenti erotici”? Bordone, mi diventi vizioso. I miei conoscenti che vanno alle medie pensano al calcio, ad Avril Lavigne e a Grey’s Anatomy. E se ci sono, gli ormoni galoppano tranquilli e paciosi anche senza i “riferimenti” del grembiule biricchino.
ESAMI DI RIPARAZIONE
Non è un’invenzione della nostra nuova ministra. Sono almeno 10 anni che i diversi ministri all’istruzione si rimbalzano i famigerati “esami di riparazione” al grido di “quand’ero giovane io!”. Te’, leggi qua http://it.wikipedia.org/wiki/Esame_di_riparazione.
Li chiamiamo con un nome diverso ma son sempre loro (dal ventennio! ma pensa…).
E infatti, quest’anno ci sono già ragazzi che devono sostenere l’esame: un’estate passata a studiare senza sapere se si passa all’anno dopo oppure no. Insegnanti di ripetizione pagati per salvare il salvabile (per carità, io sono tra questi), scuole private ed esame a settembre.
E’ vero, è una proposta migliore di quella del debito formativo. Ma possibile che in quasi 90 anni di storia nessuno abbia avuto un’idea migliore?
AGGIORNAMENTO PER I PROFESSORI DEL SUD
Ecco, qua sei razzista. Non c’è altro modo per definirlo.
E poi, come diceva un altro commentante, chi è che dovrebbe valutare?
ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO
Non conosco nessuno che è stato assunto per aver 110 e lode senza un colloquio. Se è possibile farlo, mi dici dove, che ho giusto un titolo di studio inutile?
MAESTRO UNICO ALLE ELEMENTARI
Ecco, questa, *questa*, mi sembra la boiata più boiata di tutte. Credo a questo punto che nè tu nè la Gelmini abbiate mai insegnato in una scuola elementare.
Un maestro o (molto più probabilmente) una maestra, gira su due classi, insegnando due o più materie. Ora, una classe di 25 bambini non è una cosa da ridere. Piangono, si fanno i dispetti, hanno bisogno di essere seguiti, ridono, sono 25 individui a cui si deve dare un’attenzione quasi costante per 5/6 ore al giorno. Il lavoro di una maestra elementare (anche dei maestri, ma visto che ci sono più donne ne parlerò democraticamente al femminile) è un lavoro anche logorante, che porta via parecchie ore al giorno. Può essere un lavoro meraviglioso ma anche molto frustrante.
Momento autobiografico: io ho una madre che da parecchi anni si intestardisce a lavorare nella scuola elementare. Quest’anno le è capitata una classe prima molto impegnativa, con un gran numero di bambini e parecchi di questi con problemi di diverso tipo: se non fosse stato per il fatto di avere anche un’altra classe che le dava più soddisfazioni (perché insegnare, talvolta, dà anche questo) e più tregua, probabilmente l’avremmo raccolta a giugno con il cucchiaino.
L’unico modo di gestire una classe molto numerosa da soli è instaurare un clima del terrore. Ci sono maestre a cui viene naturale e anche genitori a cui garba, ma non ha senso se si vuole creare una scuola in cui i bambini vanno volentieri, in cui si divertono e in cui si sentono a proprio agio. Senza contare che un clima del terrore genera di per sè una situazione di estrema pressione a cui i bambini reagiscono, come moltissimi adulti, esplodendo appena all’esterno della situazione stessa.
Un clima del terrore fa bene nè alle maestre nè ai piccoli studenti. E tantomeno il confronto con un’unica figura autoritaria.
Le cose che nella scuola si devono ridimensionare non sono gli insegnati, i quali, grazie al cielo, nella maggior parte credono ancora nel proprio lavoro di educatori. Il fatto è che l’istruzione è una delle prime cose a cui vengono sottratti fondi quando l’economia del paese è in crisi. Il problema non è l’esubero di insegnati elementari, il problema è a monte.
VOTO DI CONDOTTA
Il fatto non dovrebbe essere “vuoi fare l’animale, lo fai fuori dalla classe” ma “non fare l’animale”.
Ci sono migliaia di motivi per cui un adolescente si comporta da bestia, alcuni cretini, altri seri.
E’ vero, a 13-14 anni rompono i coglioni. Ma piuttosto non sarebbe meglio istituire un posto in cui ne posono parlare?
Se prendo 7 in condotta e so che mi bocciano, non me ne frega più nulla, faccio l’animale finché mi pare, tanto la mia fine è segnata.
Anche il voto in condotta è un sintomo di “clima del terrore”.
Bene, ho detto quel che volevo dire. Probabilmente in ritardo e in modo ridondante (non ho letto tutti i commenti, chissà quante delle cose che ho detto son già state ripetute).
Bordone… dopo anni di Dispenser e uno di Condor (al pomeriggio… la sera potevo “seguirti” meglio, sì che c’è il podcast ma non è come la diretta), non avrei mai creduto che la prima cosa che ti avrei scritto sarebbe stata, riassunta in breve: ma và a zappar la terra, ti e la sgnura, và!
scritto da valentina martedì.02.09.08 15:53
scusate se mi ripeto, ma quest’ultimo commento di valentina mi ha fatto piegare, quindi mi ripeto.
Tra l’altro già Bordone nel suo post aveva fatto riferimento alla gran bretagna. Riferimento che forse pochi hanno colto. Ma l’abitudine di noi italiani è di guardarci i piedi e di non essere capaci di alzare la testa e guardare, così, per curiosità, come si fa negli altri paesi. Allora, in UK, e parlo di scuole statali, il grembiule (che non è un grembiule, ovviamente, ma una polo ed una felpa) viene comprato dai genitori ad un prezzo ragionevole direttamente a scuola (ed infatti c’è il logo della scuola stampato). Quindi sia il bmabino fred perry che quello standa hanno la stessa divisa. Ed è così sia alle elementari che alle medie, e pensate un po’ anche alle superiori.
Poi in UK c’è il maestro unico, che però per diversi anni si tiene la stessa classe (cioè fa sempre la prima o sempre la seconda, ecc.) così si specializza un po’. Però insegna tutte le materie (oh, si parla di imparare a fare di conto e fare lo spelling, mi fa ridere chi ha scritto che i maestri elementari si devono specializzare in una materia !!)
Poi qualcuno ha anche parlato di ‘clima del terrore’ (alle elementari ??). Infatti qui va molto di moda tenere buoni i bimbi dando gli sticker ’sono stato buono’, che sembra funzionino molto (che terrore !!).
Infine concludo sull’esame di stato. Posso parlare solo per esperienza sull’esame per ingegneria. Si è detto che è una garanzia. Non è così. Passano tutti. E chi non passa è celebroleso (bella garanzia)
scritto da enrico martedì.02.09.08 21:05
Valentina è un’insegnante? Ha messo un accento al posto di un apostrofo, quale corso d’aggiornamento si deve fare per imparare queste cose semplici semplici da elementari?
Altro che mandar gli altri a zappar la terra…
scritto da Kli mercoledì.03.09.08 06:18
1) chiedo venia per l’apostrofo, sono analfabeta, studio roba scientifica
2) no, non sono un insegnante, per fortuna
3) io la terra la zappo già
scritto da valentina mercoledì.03.09.08 10:19
Ma per l’appunto, le cose da elementari si devono conoscere dalle elementari, studiare “roba scientifica” non è una giustificazione. E per fortuna non sei un’insegnante.
scritto da Kli mercoledì.03.09.08 11:33
c.v.d
http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2008/09/e-la-nostra-min.html
scritto da mari venerdì.05.09.08 14:44
A costo di ripetere cose già dette.
Grembiule: sulla carta è una buona idea, in pratica però esistono i grembiulini firmati ed esistono persone (genitori, insegnanti, bambini traviati dai genitori) che ci tengono e vanno a guardare la marca del grembiule. Cui prodest? Non sarebbe meglio intervenire stabilendo dei criteri di decenza (e dico decenza, non limiti di spesa) e fare in modo che vengano rispettati? Anche dai genitori, magari.
Professori del sud: ecco, questa è una cosa che continuano a dire tutti quelli che non lavorano a scuola e che probabilmente si sono dimenticati gli insegnanti che hanno avuto da ragazzi. Esistono insegnanti preparati e appassionati, esistono insegnanti preparati e non appassionati, esistono insegnanti impreparati. Esistono insegnanti che hanno scelto questo mestiere perché non avevano alternative, perché non riuscivano a realizzare i propri sogni e nella scuola (e sugli studenti) riversano tutte le proprie frustrazioni e le proprie lacune. Li abbiamo avuti tutti, ci sono ancora. Che farne? Se si sono laureati a Palermo, o a Napoli o a Bari li formattiamo e invece se si sono laureati a Milano, o a Venezia o a Bologna vanno bene a prescindere?
Abolizione del valore legale del titolo di studio: mah, insomma. Italia/meritocrazia è un ossimoro (la mia lode non servirebbe a nulla se a contendermi la cattedra ci fosse il figlio del cugino del nonno della suocera del portiere di casa del sindaco, laureato non importa dove e con quale voto). Semmai, si dovrebbero valutare i docenti sul campo, fare qualcosa per allontanare le persone che questo lavoro non lo sanno fare (come in ogni ambito del resto), ma anche lì si torna all’ossimoro di prima. Amen.
Maestro unico: non scherziamo, alle elementari ci sono almeno due pomeriggi di rientro ogni settimana, quel povero cristo finirebbe l’anno alla neuro.
Voto di condotta: la mia esperienza mi ha insegnato che serve a poco, ma io non sono un ministro.
Mi permetto di aggiungere una cosa, che mi sembra di aver già scorto tra i commenti: alcuni dei problemi della scuola nascono dall’eccessiva ingerenza delle famiglie nella vita scolastica. Se mio padre dava ragione all’insegnante a prescindere (e mi menava se dimenticavo un quaderno a casa), ora molti genitori esagerano al contrario, difendendo i figli a tutti i costi e accusando i docenti di non saper insegnare. Il tutto alla presenza dei figli, che recepiscono un messaggio distorto sull’opportunità di contestare le scelte dei docenti. I problemi che nascono da queste ingerenze si risolvono solo se il dirigente ha il pelo sullo stomaco, ma l’autonomia scolastica e la necessità da parte dei presidi di procacciarsi alcuni dei fondi per far funzionare la scuola e di accattivarsi le simpatie dell’”utenza” per non perderla, ha funzionato, più o meno, come una ceretta. E di questo i ministri non si occupano mai, mi sembra.
scritto da Federica sabato.06.09.08 18:38
di bordo’:e tutto il resto?
il taglio dei docenti,il taglio delle risorse di svariati milioni di euro,la trasforazione delle università in fondazioni di diritto privato,il blocco del turn over(con buona pace di chi vorrebbe entrare a lavorare nell’università e se lo piglierà nel ciapi rimanendo precario),il maestro unico…ma mi dici a che minchia serve?Che valore pedagogico ha,se non essere il frutto di uno sciagurato taglio delle risorse?il grembiulino poi..sono tutti specchietti per le allodole,cose di poco conto che vogliono mascherare quello che di fatto è uno smantellamento della scuola pubblica a favore di quella privata,cui culturalmente la destra è più vicina nonchè legata da vincoli economici ed associativi(vedi cl e compagnia bella).
a bordo’,come diciamo in romagna:mo lassa andè!
scritto da marco venerdì.14.11.08 12:51
Assolutamente in sintonia con il commento
scritto da Ernesto venerdì.14.11.08 17:56
Nel senso che condivido tutto quello che ha detto Matteo Sbordone.
Una chiosa.
Sono un sopravvissuto alla maturità vecchio tipo, ho fatto il ‘68 (ero al primo anno di Università) e l’occupazione tra destra e sinistra la si giocava a pallone la sera; c’erano confronti serrati a partire dalle conoscenbze storiche e filosofiche che oggi, forse, non hanno molti docenti. Un periodo splendido, dal grembiule ala Festa della Matricola!
Ricordatevi: non scholae sed vitae discimus (Seneca)
scritto da Ernesto venerdì.14.11.08 18:02