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Domenica 7 Settembre 2008

Charity is the nigger of showbiz, almeno da noi


L’altra sera un po’ di network americani hanno messo in piedi una giornata di grande sensibilizzazione e raccolta di fondi contro il cancro. C’erano molti testimonial di una certa fama. Anzi, di una fama certa. Il tutto si chiamava Stand Up 2 Cancer e aveva tutte le caratteristiche di un programma televisivo. C’erano le gnocche, i fighi – c’era anche Sam Seaborn della Casa Bianca, per citare uno dei più significativi in questa categoria – che fanno sbausciare il pubblico. Il tutto era scritto fino all’ultima parola, con le sue belle luci, i sorrisi, gli stacchi di coscia. Nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (dio salvi la Regina, per l’eternità e un giorno) ogni anno si organizza Comic Relief, una giornata di sbellico nazionale in cui tutti fanno gli scemi con un naso da clown rosso e tirano su dei soldi in ufficio, al pub, per strada. La BBC manda poi in onda un programma che fa ascolti pazzeschi. I protagonisti del programma sono i più grandi in assoluto, e fanno ridere. Il fine del tutto è raccogliere fondi per beneficenza. Il mezzo è far ridere con ogni mezzo. Tutte queste manifestazioni sono figlie dell’idea di Jerry Lewis, che negli anni Sessanta cominciò a organizzare un telethon per la Distrofia Muscolare, in onda dal sabato prima della Labor Day (primo lunedì di settembre), fino al lunedì sera. Al Telethon di Jerry Lewis è andato chiunque, nel corso degli anni, a fare il meglio di quello che sapeva fare.
Da noi non funziona così.
Da noi c’è la Carlucci che intervista Dulbecco per quaranta minuti. Da noi quando accendi il Telethon dopo mezzanotte c’è Albano che fa Va’ pensiero rock in playback. O Gegia. Chi va a fare beneficenza è salutato come il re che va a baciare i bambini dell’orfanotrofio. Sono lì a fare quelli che nobilitano il loro piccolo lavoro di showbiz in nome dello scopo nobile di fare del bene. Ma il programma è brutto come la cover di Battisti cantata dei giocatori della Juve per donare i soldi al Gaslini. Le canzoni sono inascoltabili come quelle di denuncia dei Nomadi. La recitazione, quando c’è, è tremenda come quella di Nancy Reagan quando andò a casa di Arnold per convincere Willis a non farsi le canne. Tutto è noioso e terribile. Ma per una buona causa: sembrare persone splendide. L’intrattenimento del pubblico su un tema importante, e soprattutto la raccolta di soldi, è in secondo piano. E la lagna si impenna, sempre. Quando a Telethon ci saranno le personalità e gli sforzi produttivi dei programma di Fiorello, le cose saranno cambiate. Facile che non succeda mai, per via di vescovi, madri, direttori di rete e italiani in genere. Si sa, ma avevo voglia di ripeterlo.

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