lunedì 15 settembre 2008

Andar per boschi


Ci sono tanti pensatori e scrittori americani che, vivendo in un paese enorme e poco abitato, hanno pensato di ritirarsi a vita bucolica, agreste, selvaggia, persino solitaria e boschiva. Alcuni, facendo questo, hanno deciso di rinunciare al peso delle istituzioni dello stato, in nome di una passione profonda e viscerale per gli alberi, i cervi, il muschio e la comunione con la natura primaria, libera e animale dell’essere umana.
Poi, qualche annetto dopo, è arrivato Christopher Johnson McCandless. Il ragazzo, ricco e colto, ha sviluppato una passione metropolitana e borghesissima per la natura, che vedeva come un eden incontaminato e del tutto incompatibile con la presenza dell’uomo, elemento corruttore per eccellenza (salvo lo stesso Christopher Johnson McCandless, puro e colto come una vergine col PhD).

Lo stesso McCandless ha mollato famiglia e averi dopo il diploma. È andato in giro coi suoi bei libri di Jack London e a un certo punto ha pensato bene di andare a cercare se stesso nel luogo dei suoi sogni: l’Alaska. Senza conoscere l’Alaska, senza sapere minimamente dove e quali fossero i fiumi, le montagne, gli animali e le piante, McCandless è partito e ha raggiunto la meta. Lì ha scambiato la propria totale impreparazione per deliquio naturalistico, abbandono panteistico, nirvana delle felci. Nel corso dei mesi si è mosso sempre meno, ha preso freddo, è dimagrito e si è ammalato, fino a morire. È morto in un vecchio autobus abbandonato, senza che gli venisse in mente che quando si è nella natura selvaggia vera (sul Karakorum, nel deserto del Gobi, nella solitudine artica vera) gli autobus non ci sono. Infatti Christopher era a qualche chilometro da una strada. È morto da pirla, con la superbia di chi è convinto di essere una nuova specie vivente, più capace e intelligente dei milioni di esseri umani che per millenni hanno abitato le stesse terre grazie a quel bagaglio di conoscenza che in genere si definisce cultura.
Ma prima di morire Christopher ha scritto sul suo diario una bel concetto, che l’unica vera felicità è quella che si condivide, o meglio:

Happyness only real when shared.

Walter Veltroni l’altro giorno ha voluto citare questa frase come monito per il PD e in opposizione ai valori del PdL. Io capisco che la frase abbia poco a che fare con il resto del percorso e si riferisca alla fine, agli ultimi appunti, come se fosse il raggiungimento di un obiettivo esistenziale.
Ma se Christopher McCandless è famoso, se è un culto e un eroe romantico, se anche Veltroni lo conosce, non è perché il ragazzo ha capito che aveva fatto una cretinata, ma per l’epica donchisciottesca retorica della cretinata stessa. Quella che ha portato Krakauer a scrivere il libro, ha spinto Sean Penn a trarne un film e Eddie Vedder a scrivere canzoncine all’uopo.
Il film stesso è stato realizzato col supporto della famiglia, quindi evidentemente il loro figlio morto ne esce come un eroe innocente, e non uno sprovveduto infantile e depresso. Insomma: due ore di “io-solo-e-puro-contro-il-mondo” e dieci secondi di “facevo-meglio-a-stare-a-casa-coi-miei-simili”. Ovvio che in letteratura certe cose funzionano e nessuno si lamenta che il Pequod affondi alla fine di Moby Dick, ma quando una storia vera come questa viene citata nella vita vera (posto che il PD di questi mesi non sia un dramma in moltissimi atti), le prospettive narrative non bastano. Quei dieci secondi sono stati citati da Veltroni, ma ho il sospetto che l’applauso fosse per le due ore di pirlaggine vagabonda rock&roll.

ALL’ATTENZIONE DI WALTER VELTRONI

Appunti per la comunicazione del PD.

1 – basta America (qualsiasi Kennedy o equipollenti, Alì o equipollenti, Kerouac o equipollenti, equipollenti in genere)
2 – basta Don Milani
3 – basta inglese (I care, You import me very much, Quant mi preoccupate 4 you)
4 – basta lettere strappacuore di minorenni o anziani, vivi o morti, che spiace ma fanno due palle

Aggiornamento.

5 – citare idealisti intelligenti e, se non vivi, almeno non morti da scemi

ps – E già che ci siamo.

6 – se si compra un appartamento a New York, non raccontare la balla che è una necessità per la figlia che studia cinema, perché a New York ci vanno tanti a studiare e nessuno compra casa
7 – se si compra un appartamento a New York, non sostenere che sia stato pagato con i diritti del libro, perché 1) o è di sei metri quadri o non è vero e 2) è ora di smetterla di vergognarsi dei soldi che si hanno e di suggerire che gli unici soldi buoni siano quelli che vengono dalla cultura

pps – Visto che quando si critica Veltroni poi parte il tiro al bersaglio disfattista, ci tengo a sottolineare che io quest’uomo qui l’ho votato, e a occhio lo rivoterò in futuro. Per questo gli rompo le palle anche sulle controvirgole. Perché quando sembra la figurina Panini di se stesso, mi manda ai pazzi.


43 commenti finora
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Ma se togli l’America e il Jazz di Veltroni che rimane? Una collana di VHS?
Peggio che togliere RFK a Riotta.

Okay okay, gran calma, già troppi luoghi comuni per un solo commento. Vado in prigione e sto fermo un turno.

Proprio non lo sopporto il tuo barbaro cinismo.

certo, tra la Walden di Thoreau e l’Alaska finto-vergine mitizzata da McCandless c’è la stessa differenza che c’è tra il Partito Democratico di Obama e quello nostrano, artigianale.
E poi uno che muore solo e sbaglia pure a scrivere “happiness”, un po’ fa pena, un po’ no.

vergognarsi dei soldi che si Hanno

Grazie Geeno. Aiuto. Le acca nel verbo avere! Mi sa che vado nei boschi anche io.

Rido molto per la visione molto distaccata sulla storia di McCandless. Era un bel po’ che volevo leggere una cosa del genere…molto lontana dal mare di entusiasmo che mi ero sorbito fin’ora.

E’ così tenero Walter. Esorcizza il suo francescano senso di colpa nei confronti della pecunia giustificando le spese frivole col suo salvadanaio segreto in cui tiene tutti i risparmi derivanti da attività romantiche ed evocative, lontane dai conformismi e dalla serietà richieste dalle istituzioni.
Che tesoro, come un tredicenne che risparmia per settimane sulla paghetta per comprarsi un film porno…Perchè in questo caso il punto non è tanto che “sono buoni solo i soldi derivanti dalla cultura”, ma piuttosto “si, ho comprato un’umile magione per la mia figliola, ma giuro non coi soldi di voi cittadini che mi scrivete quelle bellissime lettere strappacuore cariche di amarezza, ma anche speranza”.
Poi vabbè, uno si fa due conti, e se a Manhattan con 50000 euri ci compri poco più di 4 metri quadrati, effettivamente si fa fatica a mettere su casa coi diritti di un libro, ma Walter è comunque così tenero e complessato…
Poi vebbè, non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma io lo dico, quel film [e quella storia] si presta un bel po’ ad essere smontato, soprattutto “a freddo”, dopo averci rimuginato su, però è molto bello, e “a caldo” davvero emozionante.

Guarda, Sarah, a me il film non è piaciuto mentre lo vedevo. Mi è sembrato enfatico e in qualche misura talmente naÏf da diventare quasi disonesto. Per tutto il film non c’è un solo tratto che metta in dubbio non solo il senso pratico, ma il significato dell’intento di McCandless. Sembra quasi che la natura si ribelli, che lui sia sfortunato col me bacche, che il mondo sia troppo duro per un puro così.

Ma il film non l’ha fatto McCandless.

Se potessi, verrei a Milano a stringerti la mano. Oggi ci va la mia ex ragazza, che è in cinta di due mesi e mezzo e che dice che lo avrebbe voluto da me – il bambino – , ma pazienza, è finlandese e nei boschi si è divertita. Meglio di Candless.

Io ho apprezzato molto di più Lupo Solitario di Penn e francamente se Veltroni si accorgesse che ci sono quelle cose lì in America anche, forse abbandonerebbe questo stravolto ottimismo avanguardista da teenager. Sul corriere ho letto ch e ha venduto 250 000 copie del suo libro. Ma chi è, dimmelo, che si legge un libro di Walter?

E’ un po’ OT e un po’ no, ma l’inizio del post mi ha ricordato una una canzone dei Rancid che cominciava così: “Books of Emerson, books of Thoreau, but all I read were maps of the road”

Però con l’attuale cambio e i prezzi degli immobili una casa a Manhattan è un affarone.

Che palle Bordone. L’avevo intuito dagli ultimi post ora ne ho la certezza: sei definitivamente diventato vecchio.

[…] dibattito sull’ultimo eroe del giovane Walter, personalmente, penso che la soluzione proposta qui sia decisamente antiquata, oltre che irrealistica. E’ inutile sgridarlo in questo modo, […]

Vecchio di sicuro. Ma ci tengo a far notare che io lo critico così, e mi infervoro per una sfumatura, perché lo voto. E ho intenzione di continuare a farlo. Ma quando fa la figurina Panini di Walter Veltroni è più forte di me. Mi manda in bestia.

bah.
son d’accordo sui suggerimenti a Walter, ma non sulla morte da scemo. Cioé, certo che è morto da scemo, ma ha vissuto bene per qualche anno dopo la laurea. Almeno è una morte che s’è scelto.
Meglio morire di cancro al polmone perché si è respirato smog tutti i giorni in file interminabili nel traffico cittadino?
questione di gusti.

Ma sì Matteo, il film è sicuramente sbilanciato, perchè hanno scelto di raccontare McCandless come un eroe idealista e romantico e non come un cretino con la testa piena di retorica frikkettona morto da bamba a due passi da un McDonald’s…sinceramente mi sembra che se scegli di mettere in scena una storia così non puoi che stare dalla parte del protagonista, poi quelli che lo vanno a vedre magari non sono particolarmente sensibili al filone “uomo in solitaria simbiosi con la natura” [e io di solito io sono quel genere di spettatore lì], e si rompono anche un po’ le palle davanti alla banalità della solita opposizione natura buona vs cultura cattiva, però che ti devo dire, mi sono emozionata, e sono stata la prima a stupirmi…

[…] non riesco a non fare mia un’affermazione di FreddyNietzsche (il blogger Matteo Bordone, non il filosofo) che metterò qui come giustificazione postuma di tutte […]

[…] riflessioni varie sulla citazione principe: “La felicità è reale solo quando è condivisa”. […]

A me di tutto il film è piaciuta la fuga e l’incontro con vari ed eventuali nel romantico tentativo di arrivare into the wild. Non si capisce che cazzo dovesse farci into the wild, ma vabbè, la cerca era bella. Peccato che ci fosse così poco wild che la mia metà si è pure infuriato perchè c’era poca alaska, non abbastanza montagne e nessun grizli veramente affamato. Per altro il poretto è morto veramente da scemo. Ma magari era quello che cercava veramente…:) Ah, la colonna sonora era molto bella.

Boh, non sono assoluatemente d’accordo su tuo pensiero riguardo a McCandless. Davvero, è facile dire, seduti davanti al proprio portatile, dietro gli occhiali pentapartitici, “è morto da pirla, poverino!” Né tu né io eravamo su quell’autobus. E non credo ci fosse nemmeno Sarah. Né, tu, né Sarah, né io, eravamo nella testa di McCandless, quando ha deciso di fare la fine che ha fatto. Può essere che sia andata come dici tu. Che sia stato un immaturo cretino. O può essere che lui abbia deciso di morire coerentemente con la propria scelta di vita, senza andare a piangere dietro le gonne della società consumistica che aveva deciso di tenere lontana, accettando il fatto che l’uomo MUORE, come una realtà ineluttabile. Dato che nessuno di noi, io credo, ha conosciuto Christopher McCandless, sarebbe forse cosa più giusta sospendere il giudizio.
E anche se fosse morto da cretino, nelle corsie degli ospedali giornalmente ci lasciano persone che, se fossero state meno cretine, sarebbero morte molto dopo.
Davvero, a volte, mi sembra che qualche slancio moderatamente romantico ed idealistico potrebbe farti un gran bene. Ma nemmeno io ti conosco, e quindi sospendo il giudizio.
A Walter, invece, e sono d’accordo, farebbe bene un po’ del cinismo del tuo blog.

Si va avanti, si tenta di andare avanti a forza di citazioni.

Ma quale cinismo? Finiamola con ‘sta storia del cinismo. C’è gente che decide di mollare tutto e entrare in contatto con la natura, e va a pescare granchi in Alaska, a tagliare alberi in Canada, a fare il guardiano del faro. Ognuno fa quello che vuole. E McCandless ha fatto quello che gli è parso giusto fare, confidando nelle proprie capacità. Quali? ci si chiede. Boh. Era convinto di averne. Forse a quello vero dei dubbi sono venuti. Ma a quello del film, mai. Tranne venti secondi, durante il delirio del moribondo. E bella forza.

Nel film che ho visto io, McCandless uccideva un alce e poi si rendeva conto che non sarebbe stato capace di conservarne le carni. E a quel punto piange come un bambino. Poi tenta di attraversare il torrente, che per il disgelo è diventato un fiume in piena. E si rende conto, dato che quasi ci annega dentro, di non esserne capace. Cerca di cacciare, ma è autunno e di animali neanche l’ombra. E allora ha una reazione di normalissima stizza da bambino viziato e affamato. Credo che nel film, da questi eventi, si voglia far capire quanto anche il ‘delirio di onnipotenza’ del personaggio Mccandless sia stato frustrato dalla realtà. E secondo me, nelle azioni, se non nelle parole del film, si vede, forse in maniera non evidentissima, che il personaggio si rende conto di essere troppo debole ed incapace per l’Alaska. Questo non è stato sufficiente a farlo tornare. Per scelta deliberata mista a debolezza e prostrazione fisica, almeno così si evince dal film, a mio parere. Forse nella pellicola si poteva rendere meglio. Ma comunque, la volontà c’era.

Bordone tu continui a riferirti al McCandless del film, ma il tuo giudizio sulla morte da cretino è per quello vero. Ed è un giudizio quanto meno cinico. Anzi a me, che è sempre sfuggito come si muoia da fighi, fa pure un po’ schifo.

E se firmassimo in tanti questo post e lo spedissimo a Wa(l)ter?

Per me questo film dice esattamente che McCandless è un pirla, ma non perchè non sa quanto riso e quanti maglioni devi portare per svernare in Alaska, ma perchè non si rende conto che il suo viaggio disegna la parabola della sua felicità, crescente finchè viaggiando conosce persone che a loro modo lo amano, calante man mano che si addentra nell’isolamento. Per cui si, Nelle terre selvagge dipinge un pirla, ma per motivi diversi.

Per quanto riguarda Walter, finchè non si renderà conto che lui può citare tutti i massimi pensatori del nostro tempo, proponendosi come moralizzatore della politica (la faccia glielo permetterebbe , ma mi sa solo quella), ma le facce che sorridono alle sue spalle ad ogni discorso di chiusura di qualsivoglia riunione del PD non parlano quella lingua li!

[…] un commento trovato su questo post Se potessi, verrei a Milano a stringerti la mano. Oggi ci va la mia ex ragazza, che è incinta di […]

…perchè molti di voi sono così “pronti all’attacco” verso la storia di questo ragazzo? sul serio…cos’è che davvero vi porta al giudizio? forse c’è qualcosa di più profondo che in alcuni scatta e che poi porta all’immediato “è morto da cretino, da pirla perchè non aveva i maglioni pesanti”…cos’è?

Veramente il libro racconta una storia un po’ diversa, ma capisco che non è importante.

chi muore per un ideale è sempre un pirla: ma in fondo sono gli ideali che fanno gli uomini. e chi giudica…beh, io non l’ho detto!

Quella frase è il fulcro del film..e ne rappresenta il messaggio…il ragazzo ci arriva tardi e si ricrede (forse o forse è solo una forzatura romantica)…detto questo Walteeeeeeeeer ma torna a fare recensioni ai film!!! come posso dimenticare il suo sviscerato amore per “l’uomo dei sogni”…’na caxxta imbarazzante…Si anch’io l’ho votato, ma spero che la sinistra, quella in cui credo, un giorno trovi le palle per candidare un uomo vero, concreto, che non abbia timori di spazzar via un intera classe dirigente…Perchè da noi il miracolo spagnolo non potrà mai esistere? Nel frattempo formattare Veltroni nella versione italiana…ma non credo alla fine possa cambiare qualcosa…basti pensare che c’è voluta La Gabbanelli (una cattedrale nel deserto, santa donna) per scovare un “piccolo barbatrucco” operato da palazzo chigi…ma Walter invece di avere un occhio rivolto verso l’America e l’Altro verso “la sua Africa”, perchè non si legge bene le leggi scritte in italiano dalla banda bassotti?…altro che figurinePanini…

Ottimi consigli, ma non glie li potresti dare in privato. Che so, mandandogli una lettera (tanto pare che le legga)?

No, perché così esposte al vento li leggono pure gli altri, sai. Che poi li applicano e bye bye (anzi: ciao ciao) Walter.

io invece non l’ho votato, ho votato la bindi (non lo sopportavo nemmeno allora, anche se adesso mi fa proprio venire l’urticaria) e avrebbero dovuto farlo in di più.
benvenuto nel club, comunque.

diciamo che chi ha fatto questa recensione e un vero PEZZO DI MERDA FIGLIO DI CAGNA!!!

L’ho letto il libro, massimo, l’ho letto.
Peccato invece leggere le parolacce.
Ciao…respect.

Perchè lo voti? C’è di meglio, sempre contro il PDL.

canzoncine TUA NONNA!

Dai, su, potete fare l’en plein sul parentado femmineo di Bordone. Pelose comprese.

ehm, veramente il sig, Christopher Johnson McCandless la frase “Happyness only real when shared” l’ha mutuata dal “Dottor Zivago”, il libro che – almeno nel film – lui legge e cita (un po’ a casso di cane). La frase, o meglio il concetto, nel libro di Pasternak emerge quando Yuri dopo anni passati ad ammazzarsi di lavoro capisce che solo quando sta con Lara è felice, cioè che non si può essere felici da soli. Il fatto che Mr McCandless (buonanima) ci sia arrivato mentre stava in una roulotte abbandonata nel centro dell’Alaska poco prima di morire solo come una cane mi fa capire che gli statunitensi abbiano grossi grossi problemi. non grossi come quelli del pd, ma abbastanza ingombranti.

certo,dai, se vogliamo continuare a generalizzare mandiamo ai ventenni statunitensi i nostri ventenni italiani, che glielo spiegano loro il senso della vita e che cos’è la felicità e come si muore da gente intelligente e non da pirla, vero? Ne conosco tanti che darebbero di quelle perle di saggezza da farci mille film da oscar. Che facciamo?

per generalizzare i problemi della società americana non serve certo un film. chi ha parlato di ventenni? il protagonista era più grandicello, laureato ma nonostante gli studi non sembrava capire bene quello che leggeva… cioè, zivago, aveva anteposto l’impegno civile (abbracciando una concezione molto positiva della rivoluzione) ai sentimenti personali, ma poi capisce che non basta immolarsi al prossimo per essere felici e che l’amore di qualcuno con cui condividere questo impegno era la massima ambizione (il che suona controrivoluzionario se ben ci pensi). Il nostro amico americano invece prima si dedica ad occhi bendati al perseguimento del riconoscimento sociale statunitense e poi si ravvede drasticamente, fa una svolta ad u senza avere la minima consapevolezza e da bravo americano che riesce a diventare ciò che vuole si lancia giù per le rapide tumultuose la prima volta che sale su un kayak. l’unica donna cui rinuncia e una 16enne che lui – anche nella sua libertà ritrovata pur sempre ligio alle leggi della società da cui scappa – rifiuta perchè minorenne. e si rifugia nella disperata ricerca ascetica di un perchè, isolandosi da tutti, per provare al mondo che l’individualismo del superuomo americano trionfa sempre, anche sulla natura che va dominata. tragico errore. comunque quello che dico io è che il libro poteva anche leggerlo durante l’università invece di pensare solo a studiare e magari dopo sarebbe partito con un po’ più di consapevolezza.

Certo, va bene…poteva leggerselo durante l’università….ma per lui non sarebbe stato il momento giusto per far proprio quel messaggio. Per lui, con la sua storia, in quel momento. Diamine…un pò di empatia no? Eppure anche se alla spicciolata nel film si parla della sua famiglia: il motore dei suoi pensieri, della sua fuga e delle sue scelte -sicuramente avventate e poco condivisibili- è da cercare lì. Trovo strano che in molti commenti non se ne tenga conto almeno un pò. E’ pacifico che ci siano molte persone che ne passano ben di peggio e non scappano in Alaska, ma vivaddio, perchè sto giudizio e accanimento nei commenti? Da quando siamo capaci di misurare la sofferenza altrui?
E l’individualista superuomo americano semmai era suo padre.



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