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Mercoledì 24 Settembre 2008

Convincimi, if you can


Io sono uno “di sinistra”. Non stiamo lì a vedere il perché e il percome, e diamolo per assodato. Cosa voglia dire non lo so più tanto bene, d’altronde, ma la cosa è certa: sono di sinistra.
Io, sempre quello di prima, nella vita ha preso un po’ di aerei. Sugli aerei ci sono salito, ci ho dormito, mi ci sono annoiato, ho mangiato cose più o meno schifose, ho dormito, ho sopportato turbolenze e ritardi, ho visto più film che in qualunque cinema, ho conosciuto gente di qualsiasi tipo, ho vissuto decine di decolli e atterraggi, ho sentito suonare granuole di Nokia-tune a Roma e Milano, mi sono sbavato sulla felpa, ho letto un po’ di libri e ascoltato un po’ di musica, ho fatto grandi quantità di cacca e pipì.
Alcuni di questi aerei, sempre meno negli anni, sono stati Alitalia. I voli Alitalia mi sono sempre sembrati i peggiori: ritardi, comunicazione al pubblico nulla in caso di disservizi (e soprattutto preoccupazione nulla da parte dei lavoratori, che in genere chiacchierano, mentre tu sei lì in coda che aspetti di capire perché sul tabellone c’è scritto IMBARCO 16 e 40 e sono le 7 e 10 e, a quanto pare, non sei per aria), per non parlare dei prezzi alti fino all’inverosimile. La sicurezza, essendo io qui che scrivo sul blog, c’è stata. Ma la sicurezza nelle linee aeree dei paesi civli non è un pregio: è una caratteristica scontata, come il possesso delle braccia per un tennista, non importa quanto scarso.
Siccome il mercato dei voli, internazionale prima e nazionale poi, si è liberalizzato sempre di più, spesso ho scelto altre marche, perché Alitalia mi pareva sconveniente.
Negli anni mi avete convinto – mi sono convinto, a dire la verità, mica sono qui a farmi abbindolare da Paolo Del Debbio! – che il mercato abbia spesso ragione. Certo, nella sanità, nella giustizia, nella scuola, nella sicurezza e in altri posti che non stiamo qui a elencare ci vuole la collettività. Ma gli aeroplani, che non sono un diritto inalienabile dei cittadini, non rientrano in questi spazi. Quindi sulle linee aeree vige il mercato.
Il mercato funziona – lo dice uno che capisce più di donne che di economia, per dire – secondo un principio fondamentale che si chiama “della domanda e dell’offerta”. In parole povere se io ho voglia di fare una tarte tatin e tu hai le mele e il burro, io ti do una cosa che ti serve e tu mi dai le mele e il burro (da un altro comprerò farina, zucchero, quello che ci vuole: mica posso sperare che ci sia l’Esselunga negli esempi). Se non ti serve niente di quello che ho io, ti darò dei soldi, che, fidati, servono sempre.
Se questa regola vale, qualcuno, se riesce, mi deve spiegare perché io dovrei preoccuparmi di Alitalia e delle sua esistenza. Perché dovrei avere a cuore – si parla di cuore, non di tibia – che esista una compagnia di bandiera? Cosa significhi in effetti non si sa, perché non è una compagnia pubblica quella di cui si parla, ma fa lo stesso. Dovrei pensare che è vero, funziona male e costa un botto, ma caspita, è la compagnia di bandiera, gli azionisti sono italiani come me, obbedisco.
Nelle famose logiche di mercato – quel mercato che protegge la frontiera e costruisce la ferrovia – è previsto anche il fallimento. Non sei in grado di stare sul mercato? O ti comprano altri prima che vada tutto a patrasso; oppure gli altri aspettano il crollo, prendono un traghetto a Brindisi, sbarcano a Patrasso, e comprano i cocci.
L’impressione è che la CAI sia un gruppo di capitalisti italiani che mai avrebbero pensato di avvicinarsi a più di un chilometro da quella voragine; di più, mai avrebbero pensato di investire (ancora, e soprattutto adesso) nel trasporto aereo. Il governo, in sostanza Berlusconi, li ha convinti a comprare la roba di Alitalia, mettendoli al sicuro da qualunque rischio industriale. Perché se non mi piacciono le feste, tu mi inviti a una festa dove c’è l’aranciata sgasata e le patatine sono posse, insisti, dici guarda che si ciula sicuro, arrivo alla festa e mi dici che c’è anche da pagare il biglietto e probabilmente non si ciula, io ti prendo a calci. Quindi la colletta per la spuma sgasata e le patatine posse la fa l’Italia, mentre tu puoi venire alla festa – è quella che è, cosa vuoi che ti dica? – e staccare anche i biglietti. Lo so che non ti piacciono le feste, ma cosa te ne frega?, sono soldi.
Alla luce di tutto questo, io sono convinto che, qualsiasi cosa ci vogliano raccontare, non sia vero che nessuno vuole Alitalia e che l’unica opzione è CAI. Sarebbe la prima volta nella storia dell’economia che un bene di valore (rotte, aerei, hangar, sacchettini per vomitare) resta invenduto. Nessuno vuole quella roba lì che c’è adesso. Ma i mercati, come ci dicono sempre, sono dinamici: cambiano le offerte e cambiano le domande. Quindi se per caso ci comprassero i tedeschi, gli inglesi, i tailandesi, i francesi, cosa dovrebbe farmi credere che il servizio possa essere peggiore di quel disastro che era prima e di quello che sarebbe prevedibilmente ora con Colaninno e i suoi?
C’è il mercato? Fate fare al mercato. I liberisti siete sempre stati voi. Io solo a pezzetti. Sono di sinistra, io. E quelli di sinistra detestano taxi e aerei, quando costano troppo e fanno schifo.

27 commenti finora
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Oh yes! Anche se le poche volte che ho volato Alitalia non sono stato poi cosi’ da schifo.

In vent’anni di aereo, mi è capitato (perchè non l’ho cercato io…) di volare Alitalia solo una volta, e non mi sono sentito inorgoglito di essere salito su un aereo verdebiancorosso più di quanto mi sia sentito in colpa la prima volta che ho preso ryanair. Davvero non capisco. Alitalia, tecnicamente, doveva fallire 5 anni fa almeno. Ma siamo in Italia, teniamo in vita qualsiasi cosa.
I compratori c’erano, c’era stata una regolare gara con dei partecipanti regolari che volevano comprarla tutta, debiti inclusi. Poi, a me che sono di sinistra, e lo so ancora cosa vuol dire ;-), da fastidio il prendere o lasciare, come questa Cai, gli amici e gli amici degli amici, con soldi non loro…

Tutti ormai evocano il mercato quando si tratta di rimettere a posto i conti di Alitalia, di rifondarne l’organizzazione, di razionalizzarne gli organici. Qui il mercato non c’entra se non in modo indiretto. Il mercato inizia il giorno dopo: quando il cliente ha di fronte diverse offerte tra cui la nuova Alitalia. Il mercato non è il baratto o lo scmbio tra bene e valore, Matteo. Il motore del mercato, a parte le definizioni, per la legislazione Europea sei tu, consumatore che scegli il destino di un’azienda acquistando o meno la sua offerta.
Quindi nel caso nostro il mercato comincia quando si vendono i biglietti e i clienti confrontano i prezzi e scelgono.
Allora se un volo fatto da una compagnia “X” costa meno di un’Alitalia pur anco rifondata, io, utente, continuo a scegliere “X”. Punto.
Quindi il nodo è qui. Altre compagnie potrebbero essere interessate a farsi avanti.
Ma non lo fanno.
Il motivo è semplice: la sindacalizzazione perversa delle categorie. I 7 anni di cassa integrazione che si dovrebbero accollare i nuovi proprietari e le 4 ore di volo da garantire ai piloti sindacalisti. I 13 piloti per ogni aeromobile e via discorrendo. Quelli del CAI (che non sono santi, sono solo imprenditori del presente) dicono all’azionista pubblico: già dovremo lottare contro la concorrenza per riprendere (e non hai idea di quanto costa) quote di mercato da dopodomani; dovremo lottare contro lo sputtanamento di cui gode questa compagnia presso i clienti. Per lo meno dateci il “cream and butter” e accollatevi le perdite. Che posizione ha preso la CGIL? Fingere di difendere i precari e spalleggiare i piloti. Lucidi imprenditori che adesso vogliono rilevarla con il TFR. Facciano pure. Il bando è su Internet.
Loro hanno orgasmi di fronte alla prospettiva del rischio d’impresa: hanno già esultato all’annuncio del probabile fallimento.

Mah… In generale, a parte la bella faccia di Berlusconi che deve risplendere per aver salvato un altro pezzo di Paese, il salvataggio di Alitalia in sé serve a poco: in fondo gli esuberi ci sarebbero sia nel caso di acquisto da parte di CAI che in caso di acquisto AirFrance o Lufthansa o chiperloro. E mi dispiace per quei lavoratori, ma la stampella di 7 anni di stipendio all’80% senza lavorare mi sembra un ottimo paracadute.

Rimane da rivalutare un po’ un discorso della Lega (o-mio-dio-!) che ha messo in luce un problemino per Malpensa in caso di acquisto da parte di Spinetta & Co.
Il progetto prevedeva lo spostamento dei voli intercontinentali, per il mercato italiano, da Milano a Roma. In una logica di mercato si capisce perfettamente: Milano e Parigi sono troppo vicini per offrire un servizio del genere da parte di una stessa compagnia.
Ed è chiaro che questo avrebbe significato il declino dello scalo milanese a favore di Fiumicino.

Un problema? No? Beh, io sto a Milano e per me sarebbe stato non bellissimo diciamo…

E in fondo qualche soldino in più per Alitalia lo spendo volentieri sapendo che poi non l’avremo mai più sul groppone (anche se eventuali casse integrazioni in caso di fallimento di Colaninno spettano comunque allo Stato). E così potrò partire per il resto del mondo, con tranquillità, anche da Milano.

Peccato che in questo condivisibile ragionamento manchi del tutto l’aspetto sindacale della vicenda, prima, durante e dopo, che non è irrilevante, viste le dimensioni dell’azienda.

Nel senso che ho come l’idea che, se anche l’acquisto a queste condizioni sia un affare, comporti comunque una cosa tipo mettere una mano dentro un formicaio, se mi spiego.

@tranqui.
Imprenditori del presente? Questo sistema, comprare senza soldi, a debito, sta crollando in tutto il mondo. Gli imprenditori del passato rischiavano il loro, quelli del “presente” sono solo “amici di”, poi scegli tu, banchieri, politici, finanzieri. E diventeranno, molto presto, passati, come l’Italia che dimostra che il provincialismo provoca solo danni…
Oh, sia chiaro, IMHO! ;)

crredo di pensarla come te….
poi nel mio blog me la son presa anche con i piloti(gente che guadagna fino a 15mila euro al mese e che con una riduzione del 40% potrebbero prenderne “appena” 9000)….e con i sindacati! Allora mi hanno fatto notare che nn sarebbe un discorso di sinistra!!
….il mio?…

In questa vicenda, che si trascina da prima delle elezioni, che sono state vinte da Voi sapete chi (no, non Voldemort, l’altro Signore Oscuro), dopo aver guardato tg, dibattiti, letto giornali, blog, ecc… , ho capito diverse cose:
1- Alitalia era un cadavere di azienda mezzo fallito che, se ho capito bene, l’ultimo bilancio in utile lo fece nel 2001. Insomma, non stava benissimo.
2- Su Alitalia, anche su Alitalia, si sono vinte delle elezioni, quelle del nostro paese. Andò che un tizio saltò fuori e disse che c’era una cordata. E poi, come un coniglio dal cilindro, la coradta italiana venne fuori. I sindacati, credendoci o no, rifiutarono, certi di aver fatto l’affare della loro vita. I francesi dissero: ok, allora fatti vostri. Si farà così, il mercato? Si faranno così, le elezioni? Io non lo so, ma la cosa mi puzza.

Tutte le cose che hai detto sono giustissime e a mio parere condivisibili al 100%. L’unica cosa che ti posso dire, è che questo post andava scritto già da parecchio tempo.

Resta il ruolo dei sindacati, che esultano quando la compagnia di bandiera si muove verso il fallimento. Tale ruolo sinceramente non mi è chiaro. Che sperino in offerte vantaggiose per le varie componenti di alitalia, post mortem? Che siano tutti impazziti? Che sperino in un miracolo. Io non lo so.

Credo sia opportuno prima leggere i pratici bilanci e poi farsi un’idea. E per fare questo di molto aiuto è andarsi a leggere un tot di post qui: http://nonsoabbastanza.blogspot.com/, poi chiarirsi le idee su chi manovra cosa (vedi: sindacati quelli confederali valgono niente all’interno dell’Alitalia). Ma prima leggersi i bilanci. Si parte dalla cassa e poi si fanno i discorsi. E saremmo tutti molto d’accordo con quello che hai scritto se non fosse che quello che hai scritto presuppone che Alitalia stia fallendo. Cosa che pare non sia. Dal bilancio letto intendo.

Infatti a me di Alitalia non importa una cippa.

Si, lo stato deve intervenire in alcuni campi dove il mercato non può agire efficacemente. Alludo ai servizi sociali (che profitto possono dare), la sanità, e pochissimi altri ambiti. Una sorta di nocciolo duro che sfugga alla regola del profitto ci vuole, siamo tutti d’accordo…Ma Alitalia? che c’entra, E cosa c’incastra che intervenga il governo… volare è importante ok, ma non è un bene da “collettivizzare”. E poi in tutto il resto del mondo non succede, ci sarà un motivo…ed intanto gli altri paesi ci guardano e ridono…

Pur non lavorando per Alitalia e pur non essendo iscritto ad un sindacato anche io ho esultato all’idea che Alitalia fallisse. Mi pare che abbia già bruciato abbastanza soldi.

Il problema lega-hub-malpensa è che l’Alitalia ha due hub uno a Roma ed uno a Milano. Razionalmente uno dei due andrebbe chiuso. Considerando che Malpensa è uno schifo i conti sono presto fatti. Se poi ci piace lo stato assistenzialista e sprecone… ma noi siamo i leghisti o quelli di sinistra? A sto punto sono un po’ confuso.

@ Enrico, stai confermando ciò che dico auspicando un cambiamento. Oggi quelli sono gli imprenditori. Oggi quegli imprenditori sono disposti a prendere Alitalia a quelle condizioni. Gli imprenditori virtuosi alla Henry Ford o sono morti, o non si fanno avanti per Alitalia o appariranno alla ribalta quando la vicenda sarà in qualche modo già storia.

Quanto scrivi è una sentenza definitiva, un manifesto da sottoscrivere, il Vangelo, il Talmud, il Corano…

Premessa: Matteo i tuoi post li sogno di notte.Comincio a preoccuparmi.Forse il mio inconscio mi sta dicendo che ho un debole…

Allora la mia esperienza con Alitalia risale a un anno fa. Volo supereconomico Roma Damasco.Aereo indegnamente sporco,voglio dire molti dei sedili erano visibilmente danneggiati al punto che per un attimo ho pensato di essere su trenitalia e aver avuto un’amnesia…cibo scandente con tanto di yogurt andato a male di 1 mese.Hostess al di sotto dello standard europeo di cortesia,direi quando ero piccola me le ricordavo più fighe e più gentili. Ho chiesto una coperta perchè faceva veramente freddo in aereo e mi è stato risposto” Non ce ne stanno più le abbiamo finite” . Neanche un mi dispiace…vabbè.

Ecco, io sono un imprenditore.E tutte le mattine devo combattere in un mercato che conta 1.500 aziende (si avete letto bene 1500!)censite,quelle con la partita iva per intenderci,più le “altre”…I SEDICENTI imprenditori della CAI tutte le mattine si alzano e … fanno una telefonata all’amico banchiere,all’amico politico etc.
Il migliore di questi famigerati imprenditori comunque è Toto l’abruzzese quello di AirOne:la sua compagnia fattura circa 700 mln di euro con un indebitamento di 1.600 (qualunque altra azienda in un mercato,quello vero,avrebbe portato da tempo i libri in tribunale!)Lui no…nella meravigliosa ipotesi CAI l’abruzzese partecipa con una quota di 200 mln ma i “suoi” aerei(tutti in leasing) valgono quanto tutti i suoi debiti più 100 mln! Non vi pare geniale?!

Ma non è un pochino contraddittorio fare prima il discorso “chi se ne frega della compagnia di bandiera”, ecc. e poi verso la fine usare la prima persona plurale?

idolo!

a pensar male…

ps, l’immagine della festa richiama alla mente “Tapparella”

Parole sante. Il capitalismo italiano ricorda più il corporativismo fascista, altrocché, e il liberismo, la concorrenza e tutte quelle storie sul capitalismo di stampo protestante noi ce le possiamo dimenticare. Vorrei inoltre ricordare a chi parla di imprenditori del presente che 7 anni di cassa integrazione se li accollerà lo stato, noi.

ringraziate i sindacati.

oh madonna finalmente qualcuno in grado di mettere in fila i miei pensieri. In cuor mio mi vien sempre un pò da ridere quando sento “compagnia di bandiera”: più che a una holding a carattere nazionale penso a un racconto di Calvino ambientato nella Genova degli anni ‘40. La compagnia di bandiera ne combina sempre delle belle!
bè, spero che se la comprino i francesi, così magari diventa Alitalì, che mi sembra molto chic

Compagnia di bandiera significa che se Alitalia fallisce circa 10000 lavoratori vengono caricati sulle nostre spalle e portati dritti dritti fino alla pensione.
Prima o poi avverrà sicuramente ma voglio vedere chi sara il politico così pirla da prendere una decisione del genere (veltroni?).
p.s. corri x milano? difendi le donne perchè hanno le mammelle grosse?
teo ti sei fidanzato?

macchine volanti, ok; hub, ok; piloti, personale di terra e volo, ok; tratte, ok. (ma incrementabili). Poi, i buchi neri, gli ‘inghiottitori’:politici, dirigenza e malpensa, malpensa, malpensa. d’altra parte da un nome così disgraziato pensava(no) di ricavare profitto per tutti? sempre seguendo la regola, malpensare è d’obbligo, per tutti. i ricavati, invece, sono stati per pochi. anche questo è nella ‘regola’.

ma non possiamo fare un good company e tenerci le tette della lucarelli e fare una bad company e dare via il cervello della lucarelli?

[...] — Non sono stato abbastanza chiaro? Be’, per essere chiari, la penso esattamente come Freddy. [...]

Qualunque sia la vostra opinione al riguardo. La faccenda è pressoché irrilevante. Wall street in un solo giorno (il lunedi nero) ha bruciato 1 trilione di dollari, cioè mille miliardi di dollari, mille volte il valore della scassata Alitalia di cui sono pieni i tg e giornali italiani. Il discorso e politicamente penoso, economicamente irrilevante. Amen



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