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lunedì 1 dicembre 2008

The look of love


Non sono assolutamente d’accordo con chi in questi giorni sta dicendo che la storia di Vladimir Luxuria è una montatura da paese ridicolo, che è spacciare la macchietta per rivoluzione, eccetera eccetera, fino a tirare in mezzo anche Obama.
Credo che sia una sciocchezza. Per due ordini di motivi.
Per prima cosa i due fenomeni non appartengono alla stessa scala, nemmeno lontanamente, quindi metterli in relazione serve solo a scopi retorici, ma è un trucco nella sostanza. A voler cercare episodi simili, se ne troverebbero, come la passione delle donne bianche per Sammy Davis Jr, il successo di Liberace, quello del gallese Tom Jones, o il caso Oprah. Quasi tutti sono poco lusinghieri per l’Italia, ma almeno sono compatibili. La TV, quella TV, è rilevante: registra i mutamenti del paese, li condivide, li accompagna, ne fa parte, nel bene e nel male, piaccia o no.
Ecco, il secondo punto è proprio questo: che la cosa piaccia o non piaccia. Non credo che si possa stabilire da che parte passino i mutamenti sociali. Ci piacerebbe tanto che dal porno non nascesse nemmeno un filo di emancipazione della donna? E invece c’è. Vorremmo che non fosse stato un tamarro come Mario Lanza a far conoscere la lirica a mezzo mondo? Al contrario, è stato proprio Marione nostro. Preferiremmo che la visibilità della presenza femminile in politica si facesse partire da Nilde Jotti e non da Stefania Prestigiacomo o da Mara Carfagna? Non possiamo farci niente. Fine Apartheid in Sud Africa senza spargimenti di sangue e guerre tribali? Niente da fare.

Un fenomeno enorme, come un paese intero che muta categorie estetiche, antropologiche o sociali, ci mette tempo a realizzarsi. E un reality show è quanto di più popolare ci sia in Italia al momento. Che vinca Vladimiro Guadagno con le tette finte è un segno. Poi uno può dire chi se ne frega, può dire che Luxuria è zeppa di retorica oltre l’umana sopportazione, può anche dire che non è da queste cose che si deve cambiare la società, ma non è questo il punto. Se anche la televisione non fa, ma registra e documenta – lo fa naturalmente, di suo, senza una volontà a priori, ma solo perché è il caso, il momento, soprattutto conviene mettere una trans in un programma di grande ascolto – be’ allora la TV sta funzionando, a suo modo. Proprio come, a suo modo, Steinbeck non ha mai scritto leggi o trattati sulla Grande Depressione, ma ha contribuito a darle forma attraverso l’epica di Tom Joad.

ps – la similitudine finale è volutamente provocatoria: chiunque si sentisse di dire “sì, va be’, vuoi mettere? Furore e Vladi?!” sappia che non stiamo facendo una superclassifica


“E invece c’è”, vedi? Troppi porno rincoglioniscono.

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I mutamenti sociali sono tali perchè coinvolgono le persone, ed il loro modo di essere e di pensare.
La TV registra i mutamenti del paese in funzione di quanto il paese si fa mutare dalla TV.
Io sono uno di quelli che dice “chi se ne frega, Luxuria è piena di retorica” ecc. ecc.
Lasciami pensare di non essere io complice di sto cazzo di mutamento sociale.
Comunque complimenti per l’analisi ed i riferimenti culturali.

che ci piaccia o no, vladimir ha fatto, alla vladimir, l’unica iniziativa politica veramente di sinistra degli ultimi anni (e l’ha anche vinta!)

E invece secondo me no. A me Vladimir in Parlamento piaceva, era il segno di un mutamento, perché era un trans in un luogo importante, di decisione.
L’Isola dei famosi è un freak show, è il luogo naturale per un freak, non per l’emancipazione sociale. Non c’è niente di rivoluzionario nel travestito che dà spettacolo, altrimenti anche le sorelle Bandiera…

io ti darei ragione se non esistesse già, da anni, il fenomeno Platinette. come dice Masaccio, con Luxuria all’isola le trans restano confinate a una dimensione da freak show

Esatto. L’emancipazione è libertà in un contesto legittimato, non esibizione da circo per il sollazzo dei “normali”. Non per niente il negro della piantagione che canta “Dixie” era l’inno dei sudisti…

Scusate la botta di retorica (anche io mi stupisco di quello che sto per dire):
intanto in quel mondo di plastica, silicone e cartone; e’ passato che Vladimir era la piu’ vera perchè era se stessa.

d’accordo anch’io con masaccio.
luxuria che fa passare una legge importante in parlamento è mutamento sociale (e politico, e istituzionale, e concreto), un trans che vince un reality perchè magari il pubblico si è impietosito o affezionato è buonismo, finzione, e per giunta col cattivo gusto della baracconata televisiva.
quegli stessi che hanno fatto vincere luxuria cosa direbbero se se la ritrovassero come insegnante del figlio a scuola?

Non ho figli, ma così a sentimento un trans che fa l’insegnante mi piace molto di più di un trans che partecipa ad un programma demente.
Un trans che insegna, insomma, mi fa più mutamento sociale che tristezza.

Do ragione a masaccio ed alla linea dei commentatori seguenti: la televisione non registra la vita vera, ma è un contesto creato ad arte che della vita vera ha ben poco. Anzi, in Italia la tivvù è un mostro di autoreferenzialità (chi trent’anni fa si immaginava la televisione del duemila, non credo pensasse a Pupo e Bruno Vespa). All’interno di un contesto da baraccone, Vladimir è sempre stata la trans all’isola dei famosi, come la donna barbuta e mangiafuoco.

E alla fine interviene a gamba tesa er Papa Kaiser e c’ammazza la discussione!

http://ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_821564758.html

Secondo me fai gran confusione di piani culturali: se parliamo dell’ingresso e dell’affermazione nel mondo dello spettacolo nazionale di un transgender, posso essere d’accordo con il tuo piccolo entusiasmo (anche se la televisione italiana possiede molti mezzi per inglobare ogni novità, digerirla e risputarne fuori una baracconata).
Ma non puoi essere convinto che gli intrattenimenti siano sinceri specchi della “realtà”, perché le dinamiche perfino morali del pubblico e/o del destinatario non sono sovrapponibili con quelle di una società: quanti milioni di dischi hanno venduto i cantanti soul? e quanto tempo è servito perché – solo negli U.S.A. – si arrivasse all’integrazione degli afroamericani? La sproporzione è uno strumento retorico molto convincente, ma storicamente insignificante.
Insomma, io ai c.d. “fenomeni di costume” non ci credo neanche un po’, ma son convinto che nei pressi dei corsi di laurea in Comunicazione sia pieno di gente che la pensa diversamente da me.

Un piccolo passo per un trans,
un grande passo per il proletariato italiano.
Vai vladimir.
vai.

Il ‘trucco’ di accostare Luxuria e Obama nacque da una sparata di Ferrero del Prc, non da Wittgenstein. E’ ovvio che i due fenomeni NON appartengono alla stessa scala, anche perché non siamo ancora arrivati al punto in cui il presidente del paese più potente del mondo viene eletto con un televoto a un reality. Per fortuna.

Prima di arrivare all’Isola Luxuria era arivata in parlamento. QUELLO semmai era un segno. All’Isola, Luxuria è entrata di nuovo nel tendone dei fenomeni da baraccone.

Poi, io posso capire che insomma, i film porno li guardano tutti, e nessuno si scandalizza più di tanto. Ma ora, non so che film guardi tu, però, in quelli che ho visto IO, la donna non fa mai l’emancipata. Fa la disinibita, usando la sua arma più tradizionale: la seduzione. Il che è quello che la leggenda vuole abbia fatto anche la Carfagna per essere lì dove sta. Il che non depone granché a favore dell’emancipazione delle donne attraverso i film porno. Essere emancipate vuol dire anche arrivare dove si vuole senza per forza darla a tutti, ma proprio a tutti.

[...] valere lo sforzo del dibattito. Adesso però vedo che il virus si diffonde, anche tra spettatori altrimenti lucidi: si porta molto la posizione “la vittoria di Luxuria come gradino dell’evoluzione dei [...]

questa volta, stranamente, non sono d’accordo con te. Io non credo che la TV sia lo specchio del paese. è solo uno specchio, e per di più fortemente deformante. possiede invece una caratteristica che è propria delle superfici riflettenti, ossia il fatto di essere fredda: la TV ripropone la realtà trasformata, appiattita, priva di odori, di lati oscuri, di sfumature. il mondo della TV è semplice. o almeno, più semplice. e così ci consente di valutare dalla poltrona di casa qualsiasi cosa con un distacco che ci rende altrettanto finti, perchè nel reale questo distacco non c’è quasi mai.
e così il trans diventa un “personaggio”, un cadavere diviene una visione tollerabile, la violenza un atto dal quale possiamo non distogliere lo sguardo.
Siamo cresciuti e viviamo in una civiltà in cui la nostra vita è ormai quasi completamente dall’altra parte, come in Matrix, per cui ci viene spontaneo di valutare utilizzando i sistemi di valori di quella realtà, quella dello schermo. ma è un’illusione.
mi sono dilungato troppo.
ciao

Vladimir Luxuria e’, a mio giudizio, una persona intelligente.
Magari programmi come l’isola fossero popolati da persone un po’ piu’ intelligenti di un tronista.
Farebbe del bene un po’ a tutti.
Farei piu’ un paragone con Morgan a X-Factor: qualcuno in grado di parlare di musica in un programma altrimenti destinato ai tronisti e alle commesse.
Concludo: Vladimir a X-Factor (con Morgan) per un mondo migliore.

E con quest’ultimo abbiamo chiuso il cerchio.

É il freak che diventa normale, la politica di slogan e montature, il nazional-popolare venduto per cultura, cosí tutti si sentono un poco intellettuali, in fondo, all’elettorato, che é composto da poveri imbecilli col cervello omogenizzato dalla tv non glielo possiamo mica dire, diciamo che se guardano e votano l’isola dei famosi sono un paese emancipato!

una postilla sui porno…si in effetti immagino contribuiscano molto a creare una nuova immagine della donna, che la protegga da violenze e sopprusi, che ne permetta di valutare non solo il valore professionale ma anche la sua femminilitá

Se mi si rincoglionisce anche Bordone vuol dire che il caimano ha ormai davvero vinto

la notizia, di vladimiri luxuria che vince l’isola dei famosi, è che un reality show è stato vinto da una persona che non se la cava tanto male a parlare l’italiano. ma purtroppo questo non porterà a nessun cambiamento sociale

Io non sono sicuro che sia un bene il fatto che per far passare il 5% di una cosa se ne debba sacrificare il 95% (più o meno la formula esatta che ho ricavato dai paragoni pornografia-donna emancipata,mario lanza-lirica, carfagna-Ms. Jotti).
Perché non so se poi quel restante 95% lo vai a recuperare da qualche parte.
Perché chi ha scoperto Mario Lanza difficilmente poi si è appassionato alla storia della musica classica (affari suoi, per carità, ma quindi vuol dire che il concetto non è passato – Mario Lanza usa la lirica per far passare se stesso, non il contrario).
La giovine che ammira le gesta parlamentari di Mara Carfagna impara valori che non sono certo “emancipazione della donna in politica” (imparerà al massimo l’arrivismo e il concetto che non serve lavorare su se stessi per arrivare in alto), e difficilmente poi va a leggersi Hannah Arendt o Simone Weil.
Così come chi si eccita al suono di un “oh yeah! fuck my tight ass!” pessimamente recitato, difficilmente imparerà per quel mezzo che la lussuria tra uomo e donna può essere squisitamente paritaria.

La televisione crede che la gente sia più stupida di quello che è. E viceversa.
Personalmente, li lascio volentieri entrambi alla loro illusoria relazione.