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sabato 27 dicembre 2008

Il mago di Oz


freaks1Cos’è. Si tratta di uno dei più clamorosi filmoni di tutti i tempi, soprattutto dal punto di vista dell’industria hollywoodiana. La storia racconta della piccola Dorothy, con cane Toto al seguito, costretta a fuggire dalla casa dove vive con gli zii, per difendere il suo animaletto dalle grinfie di una specie di Crudelia Demon, latifondista stronza del paesino del Kansas dove si svolge la prima parte della storia. Il cane l’ha morsa e la stronza ha ottenuto un’ordinanza per portarlo via e farlo sopprimere. Dorothy, cioè Judy Garland, scappa e si rifugia in una casetta di legno che, presa da un tornado, finisce in un paese delle meraviglie, dall’altra parte dell’arcobaleno. In questo paese delle meraviglie, rivede buoni e cattivi della sua esistenza normale, percorre una strada lastricata di mattoni gialli fino alla casa del Mago di Oz, e soprattutto incontra lo spaventapasseri senza cervello, l’uomo di latta senza cuore e il leone senza coraggio. Arrivati dal mago, saranno tutti rassicurati, e Dorothy potrà tornare a casa pronunciando la formula magica “Nothing feels like home”.

Com’è. Esempio classico delle megaproduzioni MGM dell’epoca d’oro (il film è del 1939), Il mago di Oz non si può giudicare come un film: va oltre. Judy Garland sarebbe finita tossica, baraccona e icona gay, ma allora era un androide, metà uomo e metà pellicola (con annessi e connessi). Il colore è usato come una clava per le retine, e le canzoni sono di Harold Harlen. Dorothy è un personaggio sospeso, senza radici, senza genitori, senza amici, in un mondo seppiato, terroso, dove non ci sono famiglie. Da lì, Dorothy si trasferisce in un posto tutto colorato, dove viene accolta da un’ottantina di nani e bambini, che fanno i Munchkin. È un film che funziona molto per l’impianto, ma non ha nessun crescendo: le cose succedono in fretta, senza preavviso, come nei sogni. Le streghe muoiono in cinque secondi, il mago si rivela qualcos’altro in altrettanti e la vicenda si risolve nel giro di una chiacchieratina. Forse per il casino produttivo che sta dietro, per la fiaba di partenza, per le idee formali, perché è un musical, insomma non lo so ma per qualche motivo il film ha un che di puramente psichedelico e anarcoide, al limite addirittura spaventoso.

Perché vederlo. Perché è Il mago di Oz, non scherziamo. Per sapere di cosa si parla quando lo si cita. Perché il leone è molto gay. Perché i nani sono freak. Perché Dorothy è sulla strada della droga adolescenziale e si vede. Perché la strega buona de Nord sembra strafatta di MDMA. Perché il mago di Oz è Berlusconi. Perché le canzoni spaccano, tutte. E anche perché, se vi va, c’è la versione Dark Side of the Rainbow, che non è niente male.

Perché non vederlo. Perché è un film senza svolgimento, senza approfondimento dei personaggi, senza nessun tipo di conflitto tra bene e male. E perché il viatico del mago di Oz, cioè «Abbiate fiducia, tutto andrà benissimo: per farcela, basta credere in voi stessi e usare la forza della volontà!», somiglia da vicino a quello di Ron Hubbard e Silvio Berlusconi.

Una battuta. We’re off to see the wizard, the magical wizard of Oz.


Un altro perché non vederlo è che quella Dorothy è obiettivamente odiosa.

Altra battuta mega del film: “Toto, I’ve got the feeling we’re not in Arkansas anymore”… o qualcosa così…

A me ha sempre messo addosso una paura mostruosa. Come la musica del Pinocchio di Comencini, ma di più. Bah, magari saranno stati i colori sparati a cannonate.

Strada di mattoni gialli, non d’oro. Lo sviluppo non è richiesto nelle opere che non vogliono essere drammatiche. Il film non ti piace perché sei euro-aulico sotto la tua patina pop; in questo sei il contrario di Buttafuoco, pop sotto la patina barocca.

GMR, scusa la franchezza, ma che cazzo dici? E, soprattutto, da dove avresti colto che il film non mi sia piaciuto?

La musica del pinocchio di comencini la metterò il giorno del mio suicidio

La battuta è “Toto, I’ve a feeling we’re not in Kansas anymore”, ed è un incubo per i traduttori. Ormai la si usa da tempo in modo proverbiale, ma quasi mai si riesce a mantenere il riferimento al film– anche perché lo coglierebbero in pochissimi. Citerei anche una celebre puntata (anzi due) di “Saranno famosi” versione televisiva, nella quale i ragazzi rifacevano il Mago di Oz con Doris Schwartz nella parte di Dorothy.

Anche a me Il mago di Oz fa una paura pazzesca. Se penso ai nani mi viene un brivido gelido. E mi sono sempre chiesta perché mai mio figlio (all’epoca 3enne) lo amasse alla follia e lo chiedesse continuamente. Non so, esiste qualche studio serio a proposito delle reazioni istintive al Mago di Oz?

Consiglio ai fans lo spettacolo ‘HIM’ di Fanny & Alexander. Un attore nei panni di Hitler interpreta tutte le musiche e le voci dei personaggi del film (proiettato senza sonoro alle sue spalle) cantando, recitando e dirigendo l’orchestra (il pubblico). Inquietante.

tra i perché vederlo (o forse più perché leggerlo) io metterei pure la favolosa allegoria economico-monetaria, più volte smentita dallo stesso autore… eppure sempre lì, presente e fedelissima.

Isa, scusa l’ignoranza (evidentemente notevole): mi spiegheresti perché la battuta è un incubo per i traduttori? Per il mio mediocre inglese, sembrerebbe abbastanza semplice (Toto, ho l’impressione che… mi sa che…)

Marco, grazie per l’interesse. Certo, come dici giustamente la lettera della battuta non è un problema. Ma lo spirito – siamo in terra incognita, abbiamo abbandonato territori familiari – è un altro paio di maniche, pensando di rivolgersi a un ipotetico lettore italiano che per lo più (non sono mica tutti gente di mondo come Bordone) non ha familiarità con il film e i suoi protagonisti, e quindi non saprebbe situare il riferimento: chi è Toto, e cosa c’entra il Kansas…? “Incubo” è evidentemente un termine iperbolico, in realtà volevo solo dire che dovendola tradurre (e capita spesso) non si riesce quasi mai a conservare il legame con il film, e si finisce con lo scrivere cose tipo “Mi sa che non siamo più a casa nostra” o “Temo che ci siamo smarriti”, secondo registri e necessità. Spero di essermi spiegata meglio…!

se il mago di oz è berlusconi allora il leone senza coraggio è Filippo Facci,lo spaventapasseri senza cervello è Emilio Fede e l’uomo di latta senza cuore (piu per la figura del pupazzo che per l’handicap)è Bruno Vespa….ci sta… bravo Bordone per il paragone.

Solo che mi sfugge chi puo essere Dorothy, sapete per caso se ha avuto un flirt col mago dopo il film?

capito, Isa, grazie. Non avevo afferrato che ti riferivi alle citazioni.

Bordone, scusa la franchezza, ma alle provocazioni stupide come le mie non dovresti rispondere. Continuerò a leggerti perché mi piace quel scrivi. Ma ti risparmierò ulteriori commenti. Buona vita.

Chi ama il mago di Oz o ne è (in positivo o in negativo) ossessionato, non dovrebbe assolutamente perdersi WICKED, il musical (tratto da un libro) che racconta la vera storia della strega cattiva di Oz, quella verde per intenderci.
Rivedrete la storia con occhi completamente differenti.
Come quando nel film Il sesto senso dopo la rivelazione finale ti fermi, fai rewind nella mente nella mente e ti rendi conto di aver visto tutto un altro film..

Il mago di Oz (prima il libro poi il film) mi ha sempre affascinata, anche se mai raggiungendo i picchi di godimento di Alice nel paese delle meraviglie (il libro, il film disneyano non ci piace no no). La storia di Dorothy, come del resto quella di Alice, si discosta dagli schemi narrativi della favola, non ha una vera propria Entspannung, e nemmeno una catarsi. Tutto rimane in aria come una specie di acquerello con qualche pennellata più decisa in qua e in là.
Riflessioni:

Perchè uno chiede cuore, uno cervello, uno coraggio e nessuno chiede un pene?