giovedì 8 gennaio 2009
Imamma mia (here we go again)
Ho letto un po’ di articoli relativi alla preghiera in piazza duomo dei manifestatanti dell’altro giorno. Oggi scopro da Luca che anche Bologna è successa la stessa cosa, alla quale sono seguite le stesse polemiche. Quindi ho pensato di scrivervi quello che penso.
A me non frega niente del fatto che della gente preghi in una piazza. Penso che la religione sia una delle tante attività umane. Non ne condivido i fondamenti né la pratica, ma questo non c’entra.
Come tutti gli atei, tendo a credere più alla sostanza che alla simbologia. Per questo io personalmente non vedo nulla di incredibile in quello che è successo, anche perché si tratta di qualche decina di minuti di gente che si inginocchia e recita delle frasi secondo un rituale. Poi tutti a casa e fine. Che sarà mai.
Così mi sembra molto sopra le righe chi sostiene l’inopportunità religiosa del gesto, l’idea che le sensibilità cristiane siano turbate da una specie di profanazione. Ma, ripeto, la mia non è una sensibilità cristiana.
Chi pregava però non ragiona come me. Chi pregava è imbevuto di cultura religiosa, e come tutti i figli delle ideologie, crede fermamente nei simboli e nei gesti, spesso più che in quella che gli chiamano sostanza.
E qui mi è venuta in mente un’altra cosa — occhio che mi dilungo adesso, sappiatelo, mettetevi il cuore in pace, non ci si può fare niente — che ho letto qualche anno fa.
Nel libro intervista a Falcone di Michelle Padovani c’è un passo interessante da questo punto di vista. Falcone racconta di come gli altri pubblici ministeri non siciliani spesso ignorassero il linguaggio simbolico dei propri imputati, diventando così degli omuncoli senza palle né cervello agli occhi dei mafiosi interrogati. Un mafioso una volta si rivolse a Falcone con l’espressione “signor Falcone”. Altri non l’avrebbero visto, ma lì c’era un affronto grave. Flacone si mise a urlare e gli intimò di non permettersi mai più di chiamarlo così, e di rivolgersi a lui con le parole “signor giudice” o “Dottor Falcone”. Il fatto che lui si accorgesse di queste cose lo rendeva un interlocutore e un nemico rispettabile, uno che conosce la grammatica, anche se scrive cose diverse.
La foto che vedete — adesso arriva la divagazione numero due, guardate che vi ho avvisati — mostra la moschea di Santa Sofia di Istanbul. Un tempo cattedrale cristiana, era stata convertita in moschea, previa copertura di tutti i mosaici che ne ricoprivano pareti e volte. Quando Kemal laicizzò lo stato turco, fece riportare alla luce i mosaici e trasformò la struttura in un museo. Era un segno chiaro di come quella dovesse diventare storia, cultura, e non funzionasse più come simbolo della vittoria sulla cristianità, almeno non nella nuova Turchia senza sultani e col suffragio universale. Per dare un segnale forte a un mondo religioso, usò un simbolo, oltre alle leggi.
Allo stesso modo, la preghiera dell’altro giorno a Milano — non ci crederete, ma sono arrivato al punto — va letta come gesto simbolico molto chiaro e forte. Per prima cosa si tratta di una preghiera recitata davanti a una cattedrale: una sorta di sfondamento provocatorio della “zona rossa”. I musulmani osservanti che vivono nelle nostre città pregano regolarmente, senza che nessuno di noi ne abbia mai visto uno farlo in métro, sul sagrato di una chiesa, in luoghi così poco raccolti e adatti. I musulmani in genere non pregano così. Pregano in una moschea o in un centro di preghiera. Lo dimostrano le schermaglie continue tra comunità islamiche e amministrazioni comunali (soprattutto al nord), in relazione alla concessione di spazi adibiti all’uopo. Non è relativismo sostenere che abbiano pregato lì, a fine manifestazione, perché era ora ed erano lì, come ho sentito ripetere da alcuni ascoltatori l’altra sera in un microfono aperto di Radio Popolare. Anzi: è il contrario. Nel relativismo culturale c’è l’idea che usi e costumi, idee e tradizioni di tutta la terra si equivalgano nella sostanza. E già ci sarebbe molto da dire, ma proprio tanto. Qui siamo un gradino oltre, al cretinismo culturale: usi, costumi, idee e tradizioni sono irrilevanti, perché siamo tutti buoni e belli; anzi, già solo conoscerle è una strana velata forma di razzismo.
Va be’. Torniamo alla preghiera sul sagrato.
Quello è un gesto simbolico forte. Un gesto che politicizza la religione o vuole inserire la politica nell’ambito del sacro (un problema non esattamente inedito, soprattutto nel mondo islamico).
Nello specifico questo gesto ha a che fare la manifestazione di cui quella preghiera era la consacrazione finale. In quella preghiera c’è un’idea di “dio è con noi” che fa rabbrividire. Noi siamo l’Islam, siamo quelli che si battono contro i nazisti di Israele, siamo quelli che gridano gli slogan più violenti in arabo e bruciano le bandiere, e tutto questo lo facciamo come fedeli, in nome di dio.
Per me quel gesto è inaccettabile per quello che significa, non per quello che è. In questi casi vale l’intenzione di chi pratica, non la sensazione di chi osserva. Non penso sia sano che i gesti non si riconoscano nemmeno quando li si vede. Si possono riconoscere, interpretare, e poi si può decidere che vanno bene. Ma lasciare fare, come se questi giochetti semantici fossero un trucco raffinato che noi non sgamiamo, quello secondo me è propri o sbagliato, miope e pericoloso. Per la convivenza civile, per il senso della laicità delle istanze politiche, per il fatto che mi sono rotto le palle io spero che i leghisti non vadano a fiaccolare vicino alle moschee, che i musulmani non preghino davanti alle chiese, che i preti non sventolino turiboli verso la mecca: mi sembra un modo di ridurre religione, politica, impegno civile a una marcatura del territorio da cani ai giardinetti.
21 commenti finora
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Ulderico mi ha DETTO che la RELIGGIONE del vicino è SEMPRE più VERDE
scritto da eNZO giovedì.08.01.09 01:42
punto di vista interessante. mi domando se qualcuno abbia chiesto chi ce li abbia portati li’. chi ha organizzato sta cosa. mi preoccupano gli strateghi che possono esserci dietro
scritto da dan.galvano giovedì.08.01.09 01:48
Devono essersi detti “vogliamo avere sulla civiltà occidentale l’impatto che Allevi sta avendo sulla musica classica”
scritto da Filippo giovedì.08.01.09 09:30
Ottimo titolo!…
scritto da Geffe giovedì.08.01.09 10:04
Secondo me dobbiamo capire prima qual è il nostro valore di riferimento e poi agire di conseguenza. Se il nostro valore è “tolleranza” o la “libertà” dobbiamo permettere a chiunque di professare la religione che preferisce. Se viceversa il nostro valore è il “progresso” o l’”illuminismo” allora le religioni vanno combattute alla stregua di ogni superstizione.
scritto da maxosini giovedì.08.01.09 12:01
De te fabula narratur. Molto fine la connessione tra Istanbul e preghiera musulmana a Milano. E a proposito di linguaggio simbolico, nessi analogici e polisemanticità dell’arte (o del blog): libero il lettore poi di fare le sue connessioni ermeneutiche con un altro post di questo stesso blog centrato su Istanbul. E di costruire i suoi significati personali. Felicitazioni, dott. Falcone/Bordone, dal suo irritabile mafioso.
scritto da GMR giovedì.08.01.09 12:43
Grazie per questo spunto di riflessione, Matteo. Tu e Luca me ne date a valanghe, e per me è vitale osservare ogni evento da diversi punti di vista. Il mio, sempre estremamente aperto all’”altro”, sarebbe stato focalizzato soprattutto sulla libertà di espressione tralasciando questa pseudo-provocazione che tu sottolinei. La risposta non è nella marcatura canina dei giardinetti che tanti ottusi sicuramente faranno. Dove trovi tu la risposta? Oltre lo sdegno, la paura, la rabbia…dove??
scritto da Francesca giovedì.08.01.09 14:37
Post inutile (il mio intendo, perchè come al solito non ho mai tempo di argomentare) solo per dire che sono d’accordo con quasi tutto (d’altra parte le cose le vedo più o meno dallo stesso punto di vista ateo) tranne che sulla conclusione riguardo “il gesto inaccettabile”.
scritto da Paolo "Pisolo" Ciaravino giovedì.08.01.09 14:43
Anche la scelta di San Petronio a Bologna non è certo stata fatta a caso, visto che in quella chiesa c’è l’affresco di Maometto all’inferno che tante polemiche ha suscitato in passato, come si dice in questi casi
(http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Petronio)
scritto da simona giovedì.08.01.09 15:32
Bisogna scegliere in quale squadra giocare: le piazze delle chiese maggiori rappresentano un simbolo della città o un simbolo della religione cristiana? Non c’è una risposta universale, dunque, comprendo il linguaggio in codice e colgo la provocazione musulmana contro il popolo cristiano. Ma io non faccio parte di questo popolo, e amen.
Sono toccato, quindi, dalla provocazione della preghiera in piazza Duomo? Come se un passante avesse dato dello stronzo al mio vicino di casa (e si sa che coi vicini non si hanno mai buoni rapporti): sto attento solo che non mi si pestino come due galli da combattimento.
Per evitare guerre religiose, basterebbe saper distinguere la politica dalla fede (cosa che i nostri tre simpatici monoteismi non hanno mai imparato a fare), ma è difficile predicare efficacemente questa idea nel paese delle risse per futili motivi.
Però il titolo mi è piaciuto molto.
Piuttosto, come la vedi la provocazione di migliaia di piccioni che ogni santo giorno manifestano, mendicano, aizzano, offendono proprio nella stessa piazza?
Ah non ne parli, eh… I musulmani sì, e i piccioni no, eh… Relativista!
scritto da Siccio giovedì.08.01.09 16:38
Mi riallaccio al commento di Siccio per fare una riflessione: sia il Duomo di Milano che San Petronio a Bologna sono casi un po’ particolari. Non sono “solo” chiese cristiane, sono anche simboli delle citta’ che li ospitano e la loro e’ una storia molto “laica” (in particolare San Petronio). Hanno insomma una valenza civica che forse e’ ancora piu’ forte di quella religiosa.
scritto da ste giovedì.08.01.09 18:29
vorrei solo dire una cosa: è probabile che l’intento della preghiera davanti s.petronio fosse anche lagata alla presenza del famoso affresco, anchese è stato il clamore creato dai media a farlo diventare un bersaglios ensibile e alla seguente blindatura della piazza e della scalinata, ma in tutto ciò quello che mi preoccupa, come sottolinea matteo, è la politicizzazione dell’evento. in parole povere la regia occulta che ci sta dietro e il chiaro atto politico che ha guidato la preghiera in piazza. non so molti dubbi e poche prese di posizione, se nonq uelle altrettanto integraliste degli stessi alti prelati della chiesa bolognese!L7
scritto da lorenzo giovedì.08.01.09 22:10
Ho ricevuto poco fa la mail informativa per partecipare a KUFIA. Francamente non so davvero come crearmi un’opinione in così poco tempo. Ho perso il Bordon-Segnale. Mi aiuti? Ti fai una chiacchiera?
scritto da emanuele venerdì.09.01.09 03:46
[...] Imamma mia (here we go again) Bisogna mettersi d'accordo: se le preghiere islamiche davanti la cattedrale di Milano non sono gratuitamente provocatorie, allora non lo era manco la passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee. La mia posizione, per inciso, è "chi-se-ne-frega", dell'una e dell'altra. Ma non si può dire che una non è niente di male e l'altra è gravissima. [...]
scritto da Francesco Costa » links for 2009-01-08 venerdì.09.01.09 07:03
Di solito sto semplicemente qui fuori a guardare, ma sento il dovere di dirti che questo è davvero uno dei tuoi migliori post a mio avviso. E con tutte le cose che ci hai messo in mezzo, non è neanche poi così tanto lungo, dai.
scritto da Matteo T. venerdì.09.01.09 10:54
per dovere di cronaca, stessa cosa anche a Udine…
scritto da Esty venerdì.09.01.09 13:17
[...] Gennaio 9, 2009 di odorojodo Concordo per filo e per segno con quanto detto qui. [...]
scritto da Sulla Preghiera davanti al Sagrato del Duomo di Milano « Congetture venerdì.09.01.09 13:24
il problema di fondo è che c’è spesso una cappa di ignoranza, aumentata dai mezzi di informazione che non ci fa comprendere a fondo le ragioni che spingono una certa comunità di persone a fare certe cose..
consiglio a tal proposito di leggere il saggio di Pietrangelo Buttafuoco “Cabaret Voltaire”
scritto da SimoneG venerdì.09.01.09 17:48
Giuro, non sono stato io a suggerire a SimoneG qui sopra di citare ancora una volta Buttafuoco.
scritto da GMR venerdì.09.01.09 20:09
Si, ma dai, che bacchettoni. E’ stata una provocazione, allora? In fondo è stata innocua, non si è fatto male nessuno (credo). E non è per essere superficiale, ma basta con il politicamente corretto e ragionato a tutti i costi. Io sono atea, e se uno prega in ginocchio in piazza Duomo non mi frega. Non vorrei dirlo, forse è una cosa molto brutta, ma bordons, ultimamente mi ricordi Veltroni. Non c’è niente di male ad essere più istintivi.
scritto da lami sabato.10.01.09 01:58
Ad ogni modo, il sagrato del Duomo di Milano è soltanto lo spazio davanti alla facciata, quello delimitato dai gradini sopraelevato rispetto al resto della piazza. Ergo, “preghiera sul sagrato” è inesatto.
scritto da V lunedì.12.01.09 17:44
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