mercoledì 14 gennaio 2009

Zeus in macchina


komatsu_wa500_proto_lgNella tragedia greca succedeva una cosa buffa, alla fine. Che poi era il gran finale, ma era l’antica Grecia e non si sparavano o baciavano tra fratelli a quei trempi. Nel senso che si baciavano e scannavano dall’inizio: cose incredibili, neonati accoltellati, incesti, roba che le famiglie e le stirpi si intricavano di odio e amore in maniera irrisolvibile.
“Come la chiude?”, “Ma qui dura una settimana?”, “Adesso muoiono tutti?” si chiedeva preoccupato il pubblico greco coll’accappatoio bianco sugli spalti, all’X-factor tragico della festa di Dioniso. E come la chiudeva Euripide?
Spesso sul finale arrivava uno che faceva dio, in cima a uno scalone di legno tipo gru, e diceva io sono Apollo, tu accoltellato muori pure dissanguato, tu già morto risuscita, tu chiedi scusa, tu vattene da Tebe, tu invece stabilisciti nel Peloponneso, fai quello che vuoi, apriti un pub, ma guai se te ne vai dal Peloponneso, l’ho detto io che sono Apollo. Gli spettatori borbottavano un po’ per questa scorciatoia da sceneggiatori di Lost, ma ormai se lo aspettavano: era la loro idea fichi-olive-e-democrazia del colpo di scena finale.
Per questo, quando qualcuno o qualcosa risolve una vicenda reale o fittizia, inaspettatamente e d’improvviso, si dice “deus ex machina”, perché ricorda il dio che parla dalla gru delle tragedie greche e mette a posto le cose.
Dire deus ex machina come si trattasse di un capo che comanda tutto lui (con tanto di profumo di macchinazioni) è semplicemente sbagliato. Per quello si dice ras, boss, gran Mogol, capoccia, re, regina di Cuori, quello che vi pare, ma non deus ex machina.
Maria De Filippi non è il deus ex machina di Amici, per esempio. Qualsiasi cosa pensiate di lei — lo so che passare una giornata negli studi di Amici e scoprire che è divertente può essere un’illuminazione mistica per chi non se ne era ancora reso conto, ma le regole sono regole — sappiate che Maria De Filippi comanda da sempre, da subito, con polso e premeditazione.


17 commenti finora
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Io lo dico che al Corriere hanno seri problemi linguistici. Hanno definito “compatta e carina” la Ferrari: non troppa grinta, ma racumandi, sia mai che qualcuno cominci a leggervi sul serio…
Forse, però, il giornalista è stato tratto in inganno dalle numerose somiglianze tra Amici e una tragedia greca: voglio dire, il sangue, gli spergiuri, le meschinità, l’odio, l’amore (melodrammatico), il sacrificio del caprone.
Poi, ad esempio le cosiddette unità aristoteliche sono violate in entrambi i casi, come quando Maria rinvia un’esibizione, dopo averla presentata, per lanciare la pubblicità.
Infine, l’insensato entusiasmo del pubblico di Amici è ciò di più vicino ad un baccanale che si possa trovare in giro, anche più di un rave-party.
Ora tutto torna: Maria De Filippi è Ippolita.

parole sante, Bordone.
E dire che Di Stefano era pure capo della Redazione cultura del Corriere, ‘na volta.
Come? Lo è tuttora?

Grazie per la simpatica ed esaustiva spiegazione.

E grazie per aver suggerito, in una puntata di Dispenser – ottimo programma – “Franny & Zooey” di Salinger. Non sai quanto mi sia piaciuto. Roba di 5/6 anni fa, ma mi è sovvenuto oggi.

Mah… in tv c’è una tale monnezza che non mi sembra così strano che il tutto si ripercuota sulla stampa…sempre di comunicazione si tratta…mo non è che dovemo stà a guardà il capello!!!!!!!!!!!!
Per i commentatori successivi: STO SCHERZANDO.

pizza e fichi.
e dai con le pulci!

Non è strano. E il pezzo di Di Stefano mica è brutto, nella sua ingenuità. È solo che ogni volta che vedo questo errore mi inalbero.

Maria de Filippi… io contunuo a non guardarla, per tigna

Ogni volta che vedi questo errore ti inalberi?
A parte che “inalberare” non penso di averlo mai usato in vita mia e che l’unica volta in cui un mio compagno di scuola lo disse lo gonfiai di mazzate, ma perchè sempre più spesso questi post? Che spulciano, a trovare nemmeno il pelo nell’uovo ma a mettercelo, per poi poter dire “il pelo! il pelo!”*
Pure quel post sugli autobus atei “io avrei scritto così, cosà”.
Affoghi un ragionamento pure interessante in quest’aria da primo della classe, fastidiosa.

*pure io dico ogni tanto “il pelo! il pelo!”. E mi ritrovo un ceffone.

Inalberarsi è di uso comune.

Doverosa la spiegazione sul “deus ex machina”, io credevo che derivasse dal fatto che si diventa potenti “Deux” grazie alle nanotecnologie “machina”, vabbè.

A voler essere puntigliosi, però, e in questo blog lo si è molto, il significato potrebbe starci se si intende la defilippa come colei che risolve damblè i vari psicodrammi. Tipo con un “va bene:.”, “pubblicita…?: pubblcità.” o un “…finito.: arrivederci.”.
Che poi è lei stessa a generare i conflitti, ma anche gli dei greci alla fine erano quelli che per primi incasinavano le cose.

Inoltre quando balla mi pare che la tirano su con le carrucole o sbaglio? Secondo me almeno la “machina” ci può stare.

Riguardo all’articolo invece, che uno perda la lucidità e sia preda dell’edonismo in un programma di adolescenti mezzi nudi che si scannano mi sembra abbastanza normale. E’ più grave che non ne abbia coscienza e scriva di conseguenza.
A me pare comunque che tale giornalista non è stato illuminato da un pomeriggio passato in studio, quello, amici lo conosceva bene da prima, e la sua ingenuità è simulata.
L’obbiettività del giornalista medio funziona un po’ così, prima si considera una cosa populista perchè piace alla vulgata, poi la cosa diventa seria quando se ne viene coinvolti.
Invece una cosa può essere una vaccata anche se piace, anche se è seria, anche se c’è chi ci sta male veramente, e amici, francamente, lo è.

Per non parlare della linguisticamente e moralmente obbrobriosa traduzione di “una tantum” con “una volta ogni tanto”…

Matteo, una domanda: ma cosa ha studiato Luca di più proficuo al suo liceo sperimentale?

Fammi sape’, che su Witt non si può commenta’

e a proposito, bravo che gli hai insegnato deus ex machina, ma quella storia della virgola fra soggetto e predicato proprio non riesce a impararla, eh?
è intelligente, ma non si applica.

Anche a chi ha impiegato in modo piu’ proficuo le ore che altri “sprecavano” sul Latino e che vanta quotidianamente di gestire con una certa proprieta’ la sua ed altre lingue, criticando spesso le gestioni che ne fanno gli altri, quell’ “ex”, inserito tra le due parole oscure, doveva creare qualche dubbio e attivare un qualche processo mentale, visto che in italiano la particella e i verbi composti che la utilizzano, sono spesso utilizzati proprio per introdurre una “provenienza” e mai una “specificazione”.
La cosa divertente del Sofri baby, a parte le virgole, e’ questa sua necessita’ di condividere sempre con qualcuno le sue personali “lacune” e di giustificarle sempre a scapito di qualcuno altro, di coloro ad esempio che il Latino lo hanno studiato.
Divertente e … istruttivo.

Nulla da dire sulla questione del Deus ex machina. La spiegazione funziona.
A chi poi non ne sa nulla di tragedia greca io direi: fidatevi, c’è molto di più e molto di meglio di quanto dice Bordone! Che così sembra una cosa veramente assurda…

[...] Ex Machina By Nicolò Simpatica (e soprattutto chiara) spiegazione del termine deus ex machina molto spesso [...]

Leo, le parole accentate non vanno con l’apostrofo… :D



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