giovedì 15 gennaio 2009
La mamma di De André e mia nonna
Ho scritto una cosa per il sito di Rolling Stone sul decennale della morte di De André.
Fa più o meno così.
La mamma di De André e mia nonna, sul prato, nel giardino di una casa di vacanza a Santa Margherita Ligure, negli anni Cinquanta. «Eh, il suo Alfonso (mio zio) come è bravo. Quanto mi piacerebbe che Fabrizio mettesse la testa a posto e facesse l’università. Ma lui no: lui ha questa cosa della musica.» E aveva ragione la mamma: De André ce l’aveva davvero questa cosa della musica. Eccome. Si è visto molto chiaramente l’altra sera, quando Fabio Fazio e i suoi hanno celebrato il decennale della morte del sommo cantautore italiano (tenete a mente la parola “sommo”).
Siamo in Italia, ci piace il viola dei servizi funebri, ci piace fare di no con la testa e frugare in tasca in cerca del fazzoletto. Per questo lo speciale di Che tempo che fa dedicato a De André era decisamente superiore alla media nazionale di questo tipo di epitaffi, e in genere della musica in tv. Non c’erano quasi mai immagini del defunto genio (tenete a mente la parola “genio”) ma c’erano canzoni a strafottere. E le canzoni hanno funzionato, in un senso o nell’altro. Perché sono canzoni pregevoli, e se sei umile (Capossela, Jovanotti) lasci che cantino loro; se sei capace (Tiziano Ferro) hai modo di fare il grande interprete; se non sei una cosa o l’altra (Piero Pelù, Massimo Bubola, PFM, Eugenio Finardi) e pensi di poter cantare le canzoni del poeta genovese (qui segnatevi “poeta”) come fosse Battisti in spiaggia col chitarrone, viene fuori un disastro istruttivo. Con De André non si può tanto stare tranquilli, perché poco ha a che fare con il resto dei musicisti italiani. La voce profondissima, quel modo di fiorire le parole come una doppiatrice degli anni quaranta (che in bocca ad altri suona ridicolo e pretenzioso), la densità della scrittura, il richiamo continuo alla tradizione che misteriosamente non si branduardizza mai: tutte cose complicate da fare proprie, anzi, forse proprio sconsigliabili.
Due sono i grandi tarli della cultura musicale italiana contemporanea: il rockismo e il deandreismo. Il rockismo è quell’idea secondo cui come i gruppi storici degli anni Sessanta e Settanta, ah guarda, non ce n’è. E allora vai di revival, di articoli sui Beatles ogni volta che Yoko Ono fiata, di celebrazione giornalistica di un genere che, con molta più ironia e consapevolezza, i figli dei giornalisti stessi stanno praticando in cameretta con Guitar Hero o Rock Band.
Il deandreismo è la punta di un iceberg spaventoso fatto di cantautori presi come divinità, come fari nella notte della mente e del cuore, come unici interpreti della contemporaneità nazionale (c’è anche il fanatismo per Guccini, ma quello è talmente insaccato da non influire su chi Guccini non è o non ascolta).
I cultori di De André invece hanno ragione quando sentono di portare in palmo di mano un colosso della musica italiana, perché alcuni dei dischi di De André sono meraviglie assolute (per me soprattutto Non al denaro, Crêuza de mä e alcune canzoni sparse). Il problema è quel senso di santità, di poesia, di superiorità profonda e sostanziale di cui la figura di De André si è profumata negli anni. È diventato un dio laico, un profeta democratico, forse solo quello che anche Mara Venier in un programma del pomeriggio definirebbe «un grande artista».
Anche l’altra sera, allo speciale di Che tempo che fa, trasudavano dagli angoli di un programma dignitoso e pieno di finezze degli sbuffi di incenso. Per quanto il tono pretesco di Fazio questa volta fosse virato alla totale sobrietà, e servisse per non fare di quel programma un pippone celebrativo ah-quanto-sono-commosso/ah-quanto-eravamo-amici-io-e-Faber, comunque un po’ di reliquiario è scappato fuori: Vecchioni che fa il maestro e presenta i bambini canterini di De André; Giovanna Zucconi che legge le frasi appuntate sul bianco dei libri; qualche riferimento a Gaza di troppo.
Ripeto e ribadisco (sette volte sette) che il programma era popolare senza essere sbracato (tanto che ha fatto ottimi numeri nonostante ci fosse un sacco di musica), e conteneva finezze come Jovanotti a Spoon River che suona Jones il suonatore alla chitarra, così, in diretta, stonatello e verissimo. (Niente a che vedere col Concerto di Bocelli della fine del 2008, per intenderci).
Eppure anche questa volta, come ogni volta che si parla di De André, ci si è resi conto che ormai la sua figura è andata oltre tutti i canoni della cultura popolare, di normalità, di laicità, di fallibilità e spessore. Ricordare come sia stato per parecchi anni un etilista cronico, per esempio, farebbe di lui un uomo normale. Eppure non si fa mai. E sono sicuro che abbia commesso errori, abbia fatto cose inutili nella vita, si sia annoiato per molti pomeriggi, abbia guardato le televendite per notti intere, sia stato più goffo e stupidino e storto di come lo vediamo in quella sua immagine col fiore in bocca, che non si regge più.
Insomma, sia stato o meno responsabile in prima persona di questo fenomeno, Fabrizio De André ha finito per piacere alle mamme, a quelle che vogliono che i figli facciano gli avvocati e lascino stare la musica. Perché della musica ha perso tutto il tocco popolare (tranne a Genova) e la carica radicale, diventando un poeta alto, ottimo per gli inserti di cultura dei nostri quotidiani, accanto a un pezzo su alcune lettere di Mussolini appena ritrovate e uno sulla lingua di Carlo Emilio Gadda. E l’idea di insegnare De André ai bambini di oggi (quel diorama da museo nordcoreano con Vecchioni maestro), se ci si ferma un attimo a riflettere, è talmente conservatrice da fare schifo e paura. Come se dalla scuola pubblica potesse venire l’amore d’ufficio per canzoni rivoluzionarie; come se il compito dei ragazzini di sinistra fosse quello di crescere coi modelli e le passioni dei genitori, insegnate tra i banchi, per commuoversi a musica fino alla campanella; come se all’ora dopo ci fosse italiano e leggessero Porci con le ali ad alta voce, con voti di merito a ogni umidità inguinale.
D’altronde l’ha descritto lui stesso il nocciolo della questione, il motivo per cui Bob Dylan nei suoi live schifosi di oggi, o quel lama scemo di Iggy Pop, abbiano ancora oggi un valore che la figura di De André ha perso del tutto. Perché dal letame nascono i fiori e dai diamanti diamanti non nasce niente. E ormai Fabrizio De André si è trasformato in diamante. Sterile, perfettissimo, morto.
Sottoscrivo. L’immagine di Mara Venier che ne parla come di un “grande artista”, è come se ce l’avessi davanti agli occhi, talmente è plausibile.
Nota a margine: secondo me Iggy Pop, pur essendo oggi meno Iggy Pop, rimane Iggy Pop, almeno dal vivo.
scritto da Filippo giovedì.15.01.09 11:53
Amen.
scritto da iguana jo giovedì.15.01.09 12:04
Eccezionale critica…condivido in pieno ed aggiungo che questo fenomeno che riguarda de andrè è qualcosa di cui il mondo dei “sinistroidi intellettuali” è intriso…e lo dice una che si definisce di sinistra, che apprezza de andrè ma che non ne può più di questo stereotipo del nostalgico che deve farsi per forza piacere in modo spesso non proprio consapevole, qualcuno, qualche stile(d’arte, di vita), qualche atmosfera per il solo fatto che “fa di sinistra” che “fa di rivoluzionario”. Hai ragione quando dici che non c’è nulla di più conservatore che imboccare forzatamente ai bambini de andrè come fosse accessibile, come il gianni rodari
scritto da ziurbi giovedì.15.01.09 12:16
dei figli (o dei nipoti ormai) dei 68ini… Sono stata “vittima” durante l’adolescenza di questi schemi, sono stata circondata(e in parte ancora lo sono) di questa gente che bada molto alla apparenza (perchè di qesto si tratta) e sono stata contenta di essere cresciuta ed essermi distaccata da un certo tipo di “ideali”…ascolto de andrè e lo ricordo come mi pare, nel modo che mi pare, come credo che un artista vorrebbe essere ricordato e restare.
scritto da ziurbi giovedì.15.01.09 12:20
Bah. La solita corsa a distinguersi. Siete venuti a noia.
scritto da Sauro giovedì.15.01.09 12:33
La parte più bella del programma di Fazio erano:
- La formazione del Genoa messa di pugno da De Andrè sul tovagliolino.
- Le sirene dei rimorchiatori (ma forse solo per me, che le sentivo da casa).
Per il resto odio Fazio, odio i ricordi, i ringraziamenti, gli amici e i finti cimiteri.
I ricordi di De Andrè sono i miei ricordi legati ai momenti in cui ho condiviso con me stesso o con altri le sue canzoni.
Per il resto le sue canzoni non vanno ricordate, bisogna prenderne quello che si può con quello che si ha.
scritto da Tranqui giovedì.15.01.09 12:50
No, Ferro non se poteva sentì.
Cristiano-Pagani e Capossela, invece
scritto da evidenziatore giovedì.15.01.09 12:50
Quando penso a Iggy Pop o Mick Jagger oggi sul palco mi viene in mente Richard Benson
scritto da cush giovedì.15.01.09 12:54
Io non sopportavo De Andrè… lo trovavo pallosissimo… avevo 20 anni ed ascoltavo i Clash, Specials, XTC… dopo 25 anni ho cominciato a riscoprirlo, e ad apprezarlo (molto). Ma adesso vado per i 50. Ma ascolto ancora Clash, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand… e De Andrè. Ma concordo sull’insopportabiliotà di questa “appropriazione indebita” della “salma”:
scritto da Camillo giovedì.15.01.09 13:04
io non ho capito la PFM messa in quel gruppone tra i non umili (e siamo d’accordo) e i non capaci (ecco, questo mi lascia perplesso).
Seriamente, molto perplesso.
Per il resto condivido pienamente il post.
scritto da MrFool giovedì.15.01.09 13:20
[...] 15/01/2009 di scorfano Una roba mica male, e da non sottovalutare, su quello che si debba o meno fare a scuola, la dice oggi, un po’ di sguincio, Matteo Bordone sul suo blog. [...]
scritto da a scuola di cosa? « lo scorfano giovedì.15.01.09 13:39
Mattero condivido la tua critica. Lo uccideranno realmente quando decideranno di inserirlo nei programmi ministeriali.
scritto da Mauro giovedì.15.01.09 14:04
avrei talmente tanto da dire che non dirò niente. (O quasi)
…ma, scusate l’ignoranza/ingenuità, è vero che il cimitero di Spoon River è una roba finta messa su per i turisti? (Europei, per di più, perché pare che i mericani Edgar Lee non se lo calcolino gran che)
scritto da marco giovedì.15.01.09 14:15
Ogni volta che sento parlare del poeta De Andrè mi torna in mente uno stralcio della biografia di Paolo Villaggio – da Dagospia – in cui raccontava come, per soldi, “il sommo” avesse accettato di dare un mozzico ad un topo che si era intrufolato nell’appartamento dove erano accampati.
bleah
scritto da paolo giovedì.15.01.09 14:30
bel pezzo. i gusti recensori possono essere condivisibili o meno, ma la morale di fondo ahimé la sento mia.
scritto da rael giovedì.15.01.09 14:33
Forse sul “morto” conclusivo si poteva soprassedere, che il concetto era chiaro comunque. Però tutto il resto è davvero ben detto, compreso il riferimento all’insopportabile “reliquiario” messo su dalla Zucconi.
scritto da scorfano giovedì.15.01.09 15:07
Veramente ottimo pezzo. Condivisibile in tutto.
scritto da La Sposa giovedì.15.01.09 17:49
ok. sì. il soggetto in questione è talmente sacro che (inevitabilmente) il pezzo risulta un po’ inamidato. finale indiscutibile. però giovannotti era un barbatrucco. banalmente falso. spoon river era la nanda in carozzella che solfeggiava la canzone.
scritto da barbadio giovedì.15.01.09 19:11
Secondo me no. Jovanotti era una cosa larga quanto vuoi, ma perfetta nei tempi e nel tono. La Nanda, ridicolizzata mille volte in questi suoi anni di progressivo offuscamento (è del 17, ci si farebbe una firma), questa volta è stata ottima: commovente senza fare pena.
E il fatto che il cimitero sia una celebrazione del libro, e non un autentico cimitero, rende il tutto più normale e laico.
scritto da Matteo Bordone giovedì.15.01.09 19:15
boh, sarò ingenuo, ma avrei voluto saperlo prima. e non sapendolo, mea culpa beninteso, avrei gradito che me lo dicessero. così mi sa un po’, a posteriori, di presa per il culo (appunto). mi era piaciuto, adesso un po’ meno.
(e di maggiani che gli è venuto uno stranguglione ricevendo i complimenti deandreiani post mortem, non vogliamo dire niente?)
scritto da marco giovedì.15.01.09 20:09
A proposito di Nanda: Nandina dove sei finita???
scritto da Tranqui giovedì.15.01.09 20:55
Io lo speciale di Fazio non l’ho visto, mi era bastato uno speciale di Rai1 (o Rai2?) di qualche sera prima (sto decennale gli ha riempito ore e ore di palinsesto, a quanto mi è parso di capire), con imbarazzanti spezzoni di De André che cantava in studi Rai anni Ottanta (credo) con arrangiamenti da sagra di paese, e interviste a tutti i grandi nomi della musica italiana, da Vasco a Battiato a Pino Daniele a Guccini a Dalla a Ligabue (la maggior parte dei quali con De André non c’entrava un’emerita ceppa e citava a stento il titolo di qualche canzone ma abbondava in “maestro”, “poeta”, “straordinario” e “genio”)… Mi aspettavo di veder comparire Gigi d’Alessio, che invece non è comparso (ma ho cominciato a vedere sta roba che era già iniziata, magari aveva parlato prima). Sono stata contenta di non vedere De Gregori (che stimo) e ho pensato che avesse preferito stare zitto invece che sparare 90 secondi di banalità. Ma forse vale anche per lui il discorso di Gigi D’Alessio: forse aveva solo parlato prima che mi sintonizzassi su quel canale.
Poi però mi sono ricordata di qualche mese fa, quando è morto David Foster Wallace e io, per il fatto che l’ho tradotto in italiano, ho dovuto fare interviste di 90 secondi con un faro incandescente puntato in faccia, mi facevano domande come: “Cos’ha rappresentato Wallace nella letteratura?” e “Qual era l’America di David Foster Wallace?” e io avevo solo un groppo in gola, volevo scappare in un angolo a piangere ma non potevo, e chissà quali banalità avrò sparato. Quindi, in fondo, avevo poco da prendermela con Pino Daniele e Dalla: ogni intervista televisiva di 90 secondi su uno straordinario genio maestro poeta morto è per forza una cacata assurda e insensata e non andrebbe fatta, mai.
(Però ecco, non sembrava che Pino e il Liga avessero proprio un groppo in gola.)
(Ah: e solo ora mi riaffiora un ricordo soppresso: fra gli intervistati c’era anche Carla Bruni. Giuro.)
scritto da martina giovedì.15.01.09 23:54
“forse solo quello che anche Mara Venier in un programma del pomeriggio definirebbe «un grande artista».”
Cosa c’è di più efficace per rendere una persona come De André assolutamente inoffensiva?
scritto da Divara venerdì.16.01.09 01:05
De André non avrebbe di certo gradito tutte queste manifestazioni(o per lo meno mi piace pensarlo), ritengo sia un artista che non vada condiviso.Ognun di noi ha un rapporto intimo con le sue poesie.Ora come ora ci manca solo che incomincino a cantare le sue canzoni ad Amici, sempre che non l’abbiano già fatto, nel qual caso non rifritemi l’accaduto.
scritto da Andrea venerdì.16.01.09 01:22
Il punto è rendere deandrè inoffensivo, tutto il resto è decorazione, fazio prelatizio è lo strumento definitivo per la banalizzazione (scusa voglio dire della comunicazione) di qualunque valore. la riuscita è funzionale, nonostante la fiera resistenza di jovanotti e capossela (se permetti ferro), alla ripresa dei consumi.
scritto da diogene venerdì.16.01.09 07:35
Bubola è stato imbarazzante da Fazio, ma è capace, molto capace. I suoi lavori dal 1996 in avanti sono pregevoli, incluso uno splendido album sulla rivisitazione di canti popolari della prima guerra mondiale (Il fischio del treno).
Recentemente ha pubblicato un album con diverse canzoni scritte con De André e riarrangiate con molto gusto.
Ma anche i suoi lavori originali meritano molto, e non sono pochi. Uno degli autori di canzoni italiane più sottovalutato, secondo me.
scritto da Lorenzo venerdì.16.01.09 08:19
Non ho visto il programma, ma leggendo questo blog mi è rimasta impressa l’immagine di De Andrè “etilista”: non lo sapevo. E’ importante, non va sottovalutato, ed è una chiave di lettura che aiuterebbe a rivedere i suoi testi e la sua musica sotto una luce più umana e vitale. O meglio: vitalmente mortifera. Non dimentichiamoci che l’alcolismo è un lento suicidio, e porta ad uno stato di prostrazione psicofisica, a dei livelli di depressione che possono sì generare “poesia”, espressione del dolore attraverso la “parola”, ma che inevitabilmente si concludono con il gesto di riprendere in mano la bottiglia e anestetizzare quel dolore.
Mi piacerebbe che questo discorso fosse approfondito da chi conosce De Andrè più della sottoscritta.
scritto da Francesca venerdì.16.01.09 08:59
Sempre arduo discernere fin dove arriva il ricordo di chi è stato e dove incomincia la marchetta di chi c’è.
scritto da Andres venerdì.16.01.09 09:32
Paolo, per la precisione era un topo vomitato da un gatto! Non è fantastico?
Per me l’alcolismo di De Andrè non è così importante per la sua musica. Era un suo problema personale, che poi per fortuna ha risolto.
Le sue canzoni erano belle prima e lo sono rimaste dopo.
scritto da daniela venerdì.16.01.09 10:33
Come amo la moglie di Lucio Battisti che, al contrario di Dori Ghezzi malata di protagonsimo, si è sempre opposta a questo genere di orrende celebrazioni a base di aria fritta e rifritta.
Ha vietato anche l’uso dell’immagine di Lucio per certe di iniziative di dubbio gusto (vedi concerto di Ligabue).
Una donna da ammirare. Soprattutto perchè ha rispettato in pieno la personalità schiva e riservata del marito.
Anche Fabrizio non era certo uno che si esponeva o uno a cui piacevano le cerimonie, e guardate come lo stanno trattando.
scritto da Stefano venerdì.16.01.09 10:35
vinicio e asso stefana al banjo..tutto il resto spargimenti di sangue e detersivo..
scritto da luca venerdì.16.01.09 14:32
quindi bubola sarebbe nè capace nè umile? ovvero de andrè si sarebbe circondato di un incapace per circa una decina di anni e avrebbe scritto INSIEME a quell’ incapace giusto qualche canzoncina…per citarne solo qualcuna: Andrea, Sally, Don Raffaè, Canto del servo pastore, Una storia sbagliata, Fiume Sand Creek, Quello che non ho, Rimini…..ok, invece Ferro è capace.
Mah………………
scritto da antonio venerdì.16.01.09 14:32
Rileggendo il mio commento di stamattina, mi sono accorto di un mio pessimo strafalcione su Bubola: gli ho attribuito il titolo dell’album di De Gregori/Marini (Il fischio del treno).
Il suo album sui canti della prima guerra mondiale è invece “Quel lungo treno”. Troppi treni, sono andato in confusione, sorry.
Comunque, davvero, fatelo: ascoltate il Bubola degli ultimi dieci anni. E ponete attenzione ai suoi meravigliosi testi.
scritto da Lorenzo venerdì.16.01.09 17:42
Bordone ma ti sta scadendo il contratto da qualche parte? Ultimamente sembri molto impegnato a far parlare di te con questi corsivetti al vetriolo. Da un anno a questa parte sei senza ombra di dubbio la firma che apprezzo di più sulla blogosfera, certi pomeriggi li passo a fare refresh per vedere se hai aggiornato. Hai uno stile fresco, argomenti SEMPRE quello che dici, ma ultimamente mi sembra di notare una vena acida leggermente pretestuosa.
scritto da Toadì venerdì.16.01.09 17:49
Dal mio p.d.v.:
questo post entra di diritto nella hit dei più “brutti” di sempre (testa a testa con uno qualsiasi di Mario Adinolfi).
Mi ero (già)ripromesso di non tornarci più qui.
scritto da dalemiano venerdì.16.01.09 20:05
vabbe De Andre era gia su i libri di scuola da quando ho fatto le medie io, e ormai vado per i 30…e ci stava coi pink floyd e rolling stones ecc non perche fossero istituzionalizzati ma semplicemente perche erano e sono dei grandi della musica. altrimenti ditemi chi dovrebbero insegnare nelle scuole..
scritto da davide venerdì.16.01.09 20:05
@Lorenzo. Il fischio del treno è molto pirandelliano, ma il cd di DeGre/Marini era “il fischio del vapore”. Comunque anch’io lo salverei, il Bubola.
scritto da Andres sabato.17.01.09 10:53
non ho visto lo speciale di cui si parla ma ho visto dori ghezzi in diverse occasioni televisive (da fazio è presenza ricorrente) e sinceramente ho sempre trovato abbastanza deprimente questa beatificazione di de andré a cui lei contribuisce non poco. stare vicino a un artista non è facile per nessuno, e mi sarebbe piaciuto ogni tanto sentirla lamentarsi di quanto fosse difficile e magari frustrante, a volte.
scritto da ena sabato.17.01.09 11:06
Non so se Faber avrebbe apprezzato. Ma il tributo se lo merita, eccome. Io ci ho visto un sincero affetto di molti. Pi si sa che il celebrare gli assenti serve spesso (al)la vanità dei presenti…
Io ho visto uno speciale di Mollica su Fabrizio che era molto molto peggio.
PS Fazio rimane comunque sempre il solito lecca-para-culo. Meglio la Bignardi che ha le sue preferenze, sì, ma quando picchia, picchia.
scritto da Andres sabato.17.01.09 11:13
“oggi un valore che la figura di De André ha perso del tutto.[...]E ormai Fabrizio De André si è trasformato in diamante. Sterile, perfettissimo, morto.” Quindi la sua arte.
E perchè?
Perchè Fazio ci sta sul cazzo…
Ma dai.
http://www.youtube.com/watch?v=YqlGwCgFbtk
scritto da dalemiano sabato.17.01.09 12:25
Ciao Oscar e ciao a tutti,
mi sembra che sul caso Fazio-De Andrè siamo molto sintonizzati, partecipiamo molto volentieri alla discussione con il nostro blog satirico
“L’ Allegro Franchino-rotocalco di informazione”:
PARLA DE ANDRE’:”BASTA CON LE CELEBRAZIONI, CHE NOIA FAZIO”
su
http://allegrofranchino.wordpress.com/
Se ti fa piacere linkiamo;
saluti,
Morinibros
L’ Allegro Franchino
scritto da L' Allegro Franchino lunedì.19.01.09 00:36
Sono sconcertata….ma è mai possibile che bisogna strumentalizzare tutto? E’ stata una bella serata in onore di Fabrizio e basta. Chi ci ha guadagnato..chi ci ha perso…Ma basta..la mancanza di De Gregori? Peggio per lui e meglio per noi che oggi fa solo il prezioso. E’ stata una bella serata con un finale affascinante.
scritto da francesca lunedì.19.01.09 17:01
Concordo con tutti quelli che hanno rivalutato Massimo Bubola, in particolar modo per aver scritto brani come “Dostoevskj”(…Avrei voluto diventare Dostoevskij per curvare le parole…).
scritto da giuseppe mercoledì.21.01.09 18:32
splendido. sottoscrivo praticamente tutto. anche la parte su dylan. thanx
scritto da paolo vites domenica.25.01.09 13:49
L’ho ascoltato ieri, dono registrato da un amico.
Nulla a che vedere con il ricordo di Cagliari e certe canzoni che, come quella splendida, interpretata da A. Ruggiero, in uno studio stretto e senza contesto giusto, non ha figurato bene. Mi è mancato Parodi, lo confesso.
De Gregori è vivo e sono lieta di non averlo ascoltato in questa corsa alla beatificazione.E’ più riservato o forse si placa nel portare il giro le canzoni popolari con G. Marini, non ha bisogno di strafare. De Andrè si è fatto 20 anni di alcolismo cosa che non giova alla salute, ha vissuto con una puttana e non si poteva, in sua presenza, così dicono, toccare il tasto Dori Ghezzi e Wess. Pare che si incazzasse. Fazio si sta infurbicchiando e “Maestro” a dx e sn… Con ciò non tocco certo l’artista perchè lo amo molto, il poeta, il genio. Quello che volete.
E’ stata una carrellata veloce. La Ghezzi non si piega a cantare nulla e mi domando il perchè della scomparsa dalle scene di Cristiano,certamente un ottimo musicista. Comprendo che ha un padre ingombrante, ma mi dispiace.
Esagerazione per i libri raccolti e classificati e trattati da reliquie. T. Ferro ci stava bene. Anche Dalla non è partito alla grande da San Remo milioni di anni fa…danis
scritto da danis mercoledì.28.01.09 11:13
la beatificazione continua..hai visto ieri sera?..non se ne può più..non ci andava lui a sanremo ce l’hanno portato gli altri…mah!
scritto da chiara giovedì.19.02.09 10:37
ok sono in ritardo, premetto caro Bordone che mi sei simpatico soprattutto per radio, anche perchè lì sembri più buono. Io sono cresciuta a pane e De Andrè e lo conosco per quello che ha scritto e non per come viveva,beveva, si infuriava, le celebrazioni sono sempre “Troppo celebrative”,qualsiasi cosa si faccia si sbaglia, forse eri più soddisfatto se invitavano 4 ubriaconi ,2 trans e 6 battone? non mi sento in colpa a considerarlo un poeta, perchè per me lo era, e non mi sento in colpa se mio figlio 11enne qualche volta ascolta le sue canzoni, saltando quelle “pizzose” però, come le definisce lui. Perchè questa onda acida passa da Fazio, pretino tanto buonino,ma poi invade chi non c’è più e magari lì non ci serebbe neanche mai andato.
“Quando la morte mi chiamerà forse qualcuno protesterà per avere letto nel testamento quel che gli lascio in eredità non maleditemi non serve a niente ..forse all’inferno ci sarò già”
scritto da Barbara venerdì.20.02.09 12:36
BARBARA: Fai benissimo a far ascoltare De Andrè (non pizzoso) a tuo figlio.Ha scritto ed interpretato delle meraviglie.
Purtroppo abbiamo un rapporto molto disturbato con la morte e dobbiamo riparare, non noi, coloro che vivono nel mondo dello spettacolo, ai torti fatti quando l’artista era in vita,vedi Mia Martini, che ne ha passate tante, ora sempre osannata. Se ci avessero pensato prima a non umiliarla così? Per tornare a De Andrè, beh,
Io non credo che avrebbe gradito tanto clamore e la retorica, la corsa alla partecipazione.
Tutto qui.
Io ho anni alle spalle e a dirtela tutta certamente si fa bene a portare in giro il meraviglioso che ha dato, ma ci vuole classe, perchè non si abbia un “effetto Tenco” o “effetto Reitano” o peggio “Jim Morrison” che conosco poco e non è il mio genere. La premorienza non deve essere stumentalizzata. Amavo Gabriella Ferri.
Per lei c’è un dignitoso silenzio della famiglia…senza voler fare i conti in tasca a nessuno, perchè poi sono lucciconi e soldi. Tantissimi soldi.
CHIARA: Si ho visto. Ricordato con voci non all’altezza. Ma si fa bella figura e si viene retribuiti.
Abbraccio tutti e ringrazio.
danis
scritto da danis sabato.21.02.09 17:39
Danis:Piccola precisazione è mio figlio che sceglie quali canzoni ascoltare di De Andrè, e non so se sono gli “anni alle spalle” che per le mie spalle fanno 43, accidentaccio mica GGGiOOvani come Bordone il criticone,ma la Ferri l’ho amata molto anch’io,va beh dai siamo vecchi e basta ha ragione Bordone in fondo in fondo, ma Jovanotti non è stonatello, è bravo ma stonatissimo sul “verissimo” però…
scritto da Barbara lunedì.23.02.09 12:17
BARBARA: caspita, sei giovane…lo dico sul serio.
Jovanotti è stonatello, ma fosse l’unico! Ahimè, Barbara, sto invecchiando e quando vedo la “brunetta” dei “Ricchi e poveri” che con tutta la democrazia che posso, non mi sembra un granchè, mi chiedo come caspita faccia a dimostrare sempre 40 primavere al massimo…
Un saluto per te e tuo figlio.
danis
scritto da danis mercoledì.25.02.09 18:14