mercoledì 21 gennaio 2009
Tokyo – 21.1.19
Ultimamente ho cambiato casa, adesso abito a una stazione di metro dal mio primo appartamento a Tokyo, in un altro quartiere che si chiama Bunkyo. E’ bellissimo, sopra una collinetta che al ritorno a casa mette alla prova i polpacci, vicino a un tempio Shinto utile agli studenti che vogliono passare gli esami di ammissione all’università. Sì, la religione Shinto è fondamentalmente utile, direi pragmatica.
Assieme alla vecchia casa ho anche dato il benservito alla miopia: grazie a un intervento al laser ora ci vedo bene senza gli occhiali che ho gettato alle ortiche. L’esperienza di un’operazione chirurgica qui a Tokyo è stata un po’ una rivelazione: la clinica si trova in centro, a Yurakucho, in un palazzo nuovissimo che domina la zona di Ginza e della stazione centrale. Il flusso di pazienti è continuo e massiccio, centinaia di persone all’ora vengono analizzate, visitate, controllate passando dalle infermiere della reception alle dottoresse oculiste, al medico che misura gli spessori del bulbo. Tipo catena di montaggio industriale, grandi stanze che risuonano di “guardi in alto…apra bene il destro…dov’è l’apertura del cerchio?… ci vede meglio con o senza questa lente?… si accomodi su quest’altra sedia”. Poi il giorno dopo tutti a fare l’intervento, abbastanza indolore anche se il mio naso occidentale batteva sulle macchine causando l’ilarità di dottori e assistenti. (Eh, ridete, mentre io sono qui con gli occhi sventrati). Subito dopo è partito il laser regalandomi un profumino di carne bruciata. Adesso ho una vista di aquila, e la conferma che questo Paese è veramente speciale. Un intervento agli occhi in una clinica è, credo per chiunque, soprattutto se italiano, un motivo di preoccupazione, paura o anche panico, se poi il tutto è organizzato come in una catena di assemblaggio per centinaia di miopi la fiducia rischia di tramontare per sempre. Invece qui no: ognuno dei responsabili, dalle signorine al bancone dell’accettazione, alle stanze dove vengono spiegate procedure, rischi e precauzioni della pratica, fino all’infermiera che ti accompagna fuori dalla sala operatoria rassicurandoti il giusto; il fatto che il giorno dopo c’è una visita con un dottore che fa i complimenti all’operato del collega, tutto contribuisce a uno stato d’animo di beata tranquillità. Insomma, credo che questa sia l’essenza del Giappone: fare sentire ognuno seguìto, sicuro, assistito, accudito. Tutto procede liscio, rassicurante anche se lo deve essere per decine e decine di persone allo stesso momento, senza perdere la comprensione umana nell’ascoltare le richieste dei clienti/pazienti.
Dopo questo peana, per controbilanciare, devo dire che per quelli a cui la vita non va bene, qui in Giappone, la situazione sta peggiorando pesantemente. La crisi economica colpisce duro e si prevede che nei primi tre mesi di quest’anno 85000 lavoratori perderanno il posto e contemporaneamente la casa, diventando quasi sicuramente dei senzatetto (barboni). Forse i magici anni ottanta, in cui la ricchezza era per chiunque la volesse, sono finiti per sempre in queste isolette.
Beh veramente anche io ho fatto l’intervento al laser qui al nord est, struttura pubblica, i medici mi hanno seguito, ho avuto un male cane dopo ma vabbè…
Ah per uno 0,15 ho dovuto pagare 2000 eurozzi…
scritto da Serena Pd mercoledì.21.01.09 09:16
Bene, se vengo laggiù a farmi sventrare gli occhi mi fai da traduttore?
scritto da giorgiot mercoledì.21.01.09 10:45
Vuoi dirmi che adesso porteri gli occhiali senza lenti?!
scritto da Gabriele mercoledì.21.01.09 17:40
temo mi sentirei un po’ una lumaca senza guscio, privata dei miei occhialetti.
non è che ora sia sta figa, ma sempre meglio di una lumaca senza guscio, ecco.
Sun
scritto da sunofyork mercoledì.21.01.09 18:05
Ah, anch’io senza occhiali non potrei proprio neanche pensarmi!
Come te Flavio, vivo in Giappone e mi è capitato di andare in ospedale, anche se per mia fortuna sempre e solo per cose insignificanti. Tutto ovviamente è stato pulito, organizzato e veloce. Ma non propriamente efficace: per guarire ho dovuto farmi spedire i medicinali dall’italia e fare tutto da solo. La mia è stata solo sfortuna, spero, ma mi capita spesso di sentire altri stranieri che non traggono nessun beneficio dalle cure negli ospedali giapponesi.
In ogni caso Flavio, abitiamo nello stesso quartiere e concordo: è bellissimo.
Quanto alla crisi, ora non ci voglio pensare troppo visto che sto cercando un altro lavoro…
scritto da baroccogiapponese giovedì.22.01.09 05:33
manca una notizia fondamentale: ma in giappone la sanita’ e’ tutta statale/inclusanelletasse/aggratisse? o e’ come in ammerica che devi fare l’assicurazione privata?… mi ci e’ una bella differenza.
scritto da Salieri giovedì.22.01.09 14:50
Si paga un’assicurazione, di solito statale ma può anche essere privata. Chi è assicurato paga il 30% delle spese mediche. I costi dell’assicurazione sanitaria non sono particolarmente alti e sono proporzionati al reddito.
scritto da baroccogiapponese martedì.27.01.09 10:52