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martedì 27 gennaio 2009

Cinema Anteo, Kansas


goodfellas2Adesso che è passato del tempo, adesso che le bocce sono ferme, adesso che se ne può parlare senza fare la figura, volevo dire la mia sulla questione Gomorra agli Oscar.
A me spiace che Roberto Saviano abbia i sicari della camorra alle calcagna, che non è una bella cosa averceli alle calcagna e vivere con la scorta e il terrore di quello che ti può succedere. E sono contento, forse egoisticamente, che ci sia uno che dice queste cose. Però tra il significato sociale, mediatico, culturale di Gomorra e la qualità di libro e film ce ne passa. Invece Gomorra è diventato un moloch: chi non trova tutto straordinario, chi non applaude alla fine del film, chi dice che lo stile di Saviano è monocorde e eccessivamente enfatico è uno snob amico dei camorristi (categoria sociale molto originale, bisogna ammettere).
Ma quella del giudizio sul film, cioè bello/brutto e non giusto/sbagliato, è una questione centrale. Cioè il film può non piacere, perché Saviano non è l’ONU (anche se ormai l’impressione generale è quella) e Garrone non è Kubrick. Può non piacere a me come ai membri dell’Academy che lo devono giudicare.
Ma quello che dà fastidio di tutta la polemica seguita all’ “esclusione” di Gomorra dagli Oscar, è che si raccontano delle balle di Fra’ Giulio.
Primo. I Golden Globe li dà l’HFPA, cioè i giornalisti stranieri, gli inviati della stampa internazionale che stanno a Los Angeles. Chi lavora nel cinema a Hollywood parla di questi tizi come di una ciurma di vecchi, che divora i buffet come se non mangiasse da anni, si dedica volentieri a marchettume e lobbismo, ha tutte le caratteristiche dei vecchi critici cinematografici che appestano i nostri quotidiani. I membri dell’associazione hanno un gusto diverso da quello del pubblico e dello show business americano. Ovvio che questa discrepanza sia più evidente sull’unica categoria in cui si possono infilare i titoli europei, cioè quella del Miglior Film Straniero. Di solito chi vince i Globe è anche candidato per gli Oscar, ma non secondo un meccanismo automatico. Quest’anno per esempio i vincitori di Globe — e sto dicendo i vincitori, non i candidati come Gomorra — non candidati agli Oscar sono più di uno. Anche perché i Globe hanno categorie doppie per i film, visto che distinguono tra drama e musical/comedy (credo che la categoria “film muto” sia stata abolita da un decennio). In ogni caso, escludendo per un attimo la qualità del film, è stato premiato un film di animazione che parla del conflitto tra Israele e Palestina; non ha vinto un film di realismo civile italiano sulla criminalità organizzata. Capirete che in termini di originalità del prodotto e vastità del tema (sia in assoluto che in termini di pubblico) non c’è paragone.
Secondo. Veniamo agli Oscar, e a come funziona il cinema europeo negli Stati Uniti. Il rapporto tra il pubblico americano e il cinema internazionale si può descrivere, arrotondando giusto un filino per difetto, con un solo carattere della tastiera, cioè questo: 0 (zero).
I registi impallinati di cinema d’arte europeo, primo tra tutti Martin Scorsese, organizzano cineforum, proiezioni stilose, a Los Angeles e a New York (Fellini fu visto in questo contesto, a suo tempo, altro che grande successo americano). Poi ci sono le università dove si studia cinema, ci sono gli appassionati, le associazioni, e sono molte più di quante ne esistono in Europa. La differenza è che il cinema americano è un’industria, un’industria popolare, e un’industria nazionale. Quello che arriva dall’estero è sempre coprodotto negli Stati Uniti (Benigni, le commedie inglesi, i film di cappa e spada cinesi eccetera). È una produzione calibrata sulle sale, sui target di pubblico, sul mercato nazionale. Spazio per altri non ce n’è.
Non vi piace? Fregatevene degli Oscar. Gli Oscar sono il premio che l’industria cinematografica americana attribuisce alle proprie migliori produzioni dell’anno. Se uno non ne condivide la forma e la sostanza, stia nel suo, che l’Academy non si offende mica. Altrimenti faccia del cinema che lì abbia un senso. Kubrick, non Garrone, quel problema lì non se l’è mai fatto. Infatti non ne ha mai preso neanche uno, di Oscar. E non ha mai rotto le palle.
Restano le dichiarazioni degli attori, che sono tutti ricchi, colla villa in California, democratici, innamorati dell’Italia e dei temi sociali. Poi fanno film splendidi di gente che ciula, gente che si spara, gente che prima ciula e poi si spara, e tra le due sgomina Bin Laden, impenna con la moto e dice due battute geniali. Però gli attori dicono che Gomorra è un gran bel film, che abbiano o meno avuto il tempo di vederlo. Queste cose, sia chiaro, non le dicono al panettiere: le dicono al giornalista italiano che fa gli occhioni del gatto di Shrek mentre fa la domanda. Cosa gli costa? È una cortesia. Solo una manica di mitomani principianti può scambiare una cortesia da professionisti per la prova di un terribile complotto interplanetario.


oh yeah

sono d’accordo

Ma Garrone, lo chiedo con sincera curiosità, ha rotto le palle sulla questione?

[...] ma non così tanto. Poi ok, avercene di film che parlano di ’ste cose e bla bla bla. Vale quanto scrive Matteo Bordone (su Gomorra però, perché a lui Milk è piaciuto): bene l’effetto mediatico e [...]

molto d’accordo, soprattutto sulla roboante prosa di Saviano solo che io non lo posso ancora dire mi sa…

sottoscrivo

La prosa di Saviano non mi sembra roboante, e non la considererei nemmeno “prosa”. E’ denuncia, con nomi e cognomi veri. La novità del libro è stata quella, e su tutto il resto, cogliondo l’opportunità del passaparola e del successo editoriale, è stato costruito attorno marketing mirato, esattamente come capita a Hollywood (lo ha spiegato Bordone nel post).
Non ho visto il film ma effettivamente, da ignorante in materia, tendo a fottermene degli Oscar.
In questo senso dovrebbe -credo- fottersene pure Saviano.

“cogliendo”, ovviamente…

Degli altri film in gara ho visto “Il giardino dei limoni” e mi è piaciuto abbastanza, ma non è la fine del mondo. Gomorra visto due volte, la prima piaciuto, la seconda mi sono stufato un bel po’.
Mi aspettavo che vincesse l’Oscar, invece nemmeno candidato. Pazienza…

faceva molto ridere la storia secondo cui il “complotto” sarebbe colpa di daniele piombi (corriere o repubblica qualche gioro fa). c’è da dire che, da quanto mi risulta, valzer con bashir non ha co-produzione usa. percio’ non è per forza sempre necessaria la manona americana per far apprezzare una pellicola straniera. quelli dell’academy poi hanno dato l’oscar a scorsese per uno dei film “peggiori” che ha fatto (e non l’avete dato a goodfellas?? vabbè). percio’ non è che sempre c’azzeccano, eh.

Il film non mi è piaciuto, ma ho trovato il libro una denuncia piuttosto coraggiosa. Pochi giornalisti descrivono la realtà dal campo. Molti fanno un copia-incolla di qualcosa di già scritto, letto e visto. Quando c’è la possibilità di comprendere da vicino alcuni aspetti (per quanto enfatizzati o parziali) di quanto accade nel mondo, gli esercizi di stile li lascio volentieri altrove.

Gomorra non è un gran film e non è una tragedia il fatto che non verrà premiato. Ne ho parlato brevemente qui: http://scorfano.wordpress.com/2009/01/24/gomorra-gomorra-gomorra/
Poi, che quelli della Academy, abbiano preso più di una cantonata è fuori discussione. Ma questa volta non del tutto, mi pare.

A parte i giornalisti, che quelli cosa vuoi farci, sono giornalisti.

Il resto, tutta sta digressione, avrebbe un senso se Garrone si fosse stracciato le vesti per la mancata candidatura, se gli attori scugnizzi avessero inscenato proteste rovesciando quintali di mozzarella di bufala per le strade di Scampia, se Saviano (che e’ pure vero, scrive un po’cosi’)si fosse eretto a paladino della prosa brillante e esigesse massimo rispetto e prostrazione sui ceci da parte dei capoccia romanzieri di mezzo mondo. Ma invece pare che a parte i giornalisti, e di tutti quelli che su ste cose ci ricamano sopra, nessuno si sia affranto piu’di tanto.

a me invece “gomorra” (il film) è piaciuto molto. crudo, freddo, ha il ritmo lento delle vite che racconta, è ignorante come i personaggi che ritrae.

E’ un degno successore di quel cinema del dopoguerra (lento, lungo, oppresso da un senso di tragedia immanente) che ha partorito il neorealismo.

Certo è un film molto diverso dallo standard che risponde ai gusti di oggi (nella recensione citi “città di dio”, bellissimo film brasiliano, girato però molto “all’americana”, un po’come il nostro – bellissimo – “romanzo criminale”).
Per questo (e per gli altri giusti motivi che dici tu) snobbato dagli oscar.

Ma il suo valore secondo me prescinde dal clamore provinciale della nostra stampaetivvu’, che effettivamente è irritante e può compromettere il giudizio sul film.

Mi è piaciuta la franchezza con cui Ghezzi ha asserito a Very Victoria di trovare Gomorra uno dei peggiori film mai visti. Come on. Non è il primo film di denuncia, può avere dei difetti, no? Pur senza discuterne i contenuti…
Oggi però vorrei anche autocitarmi ed invitarvi sul mio blog, per condividere il mio 27 gennaio con voi. Shalom.

Bordone, dopo che mi hai fatto leggere “Chi e’ Lou Sciortino” (vedi Dispenser di qualche tempo fa) sui libri non ti cago piu’ (e difatti Gomorra mi e’ piaciuto parecchio). Per quanto riguarda il film: niente di speciale, e’ vero, ma non mi pare che nessuno si sia lamentato piu’ di tanto….

L’idea che il “contenuto”, il messaggio, sia prevaricante e completamente distinto rispetto al “contenitore” o alla forma è un’idea che non mi trova d’accordo. Il messaggio di Gomorra sarà anche giusto e lodevole, ma il film rimane scarso. Il discorso vale a maggior ragione per quella mazzata allucinante de “Il Divo”

A DISPENSER si presentava un libro al giorno. Si supponeva che il pubblico scegliesse, non che li leggesse effettivamente tutti.

Il film io non l’ho trovato per niente noioso, anzi molto interessante, crudo e anche registicamente e fotograficamente ben fatto.

Ad esempio a me sono piaciuti i primi piani forzati, le telecamere così vicine alle facce, quasi a soffocarle, così come la camorra è addosso in modo soffocante a chi abita nei posti in cui è ambientato il film.

Per quanto riguarda Kubrick, genio assoluto del cinema, i suoi film hanno ricevuto decine di nominations e molti premi nonostante egli si fosse isolato in Inghilterra, da Spartacus in poi. C’è da dire anche che i suoi film hanno sempre avuto molto successo e che egli al successo ci tenesse molto (come è ovvio).

Poi ad esempio Vittorio De Sica e Fellini hanno vinto 4 Oscar 4 a testa, per miglior film straniero.

Cioè sei un po’ contraddittorio: prima dici che Gomorra è fuori dal sistema, mentre Valzer con Bashir tratta di un tema più interessante per gli americani (anche Gomorra si riferisce palesemente all’America, proprio in chiave oscar probabilmente), che di Fellini si interessano solo i fanatici ecc…

Insomma tutto ed il contrario di tutto. Poi sono io che non sono mai d’accordo…

io GOMORRA non l’ho visto, ho visto però il FILM CUGGINO, sodoma. Ulderico che li ha visti entrambi mi ha detto che FINISCONO nello stesso modo. C’è sempre qualcuno che lo piglia in CULO.

ciao da eNZO

(scusa la lèparola SPORCONA; ma è la realtà sporcona. Poi tu che abbiti a MILANo ci sei abbituato)

“Gomorra il libro” non è libro giornalisticamente o letterariamente bello ma e’ sicuramente è un libro “importante” e il capitolo su Kalshnikov è notevolissimo.

“Gomorra il film” e’ invece e’ un film straodinario per forza espressiva delle immagini, capacità di andare al di là del testo rispettandone completamente il senso, sicurezza con cui non si è arenato sul genere pulp, attori. Negli utlimi 20 anni, non riesco a trovare un film italiano che lo superi.

L’immagine dei due balordi che sparano sull’aquitrino, non riesco a dire esattamente cosa voglia esprimere, ma lo esprime.

Non me ne importa nulla se non ha vinto l’oscar (lo hanno vinto “La vita è bella” e “Mediterraneo”).

Pienamente d’accordo.

Se un libro non è bello “letterariamente”, e poi non lo è neppure “giornalisticamente”, comincia a sfuggirmi da quale punto di vista possa essere “bello”. Dice: “è importante”. D’accordo. Questo non significa che vincerà un premio. Perché i premi si danno alla “bellezza” dei libri. E altrettanto vale per il film. Che è importante, e anche intenso ed efficace. Ma “bello” resta pur sempre tutt’altra cosa. E non sono soltanto quelli dell’Academy a ritenere che “Gomorra”, in quanto film, abbia ben più difetti che pregi.

Non abito in Italia quindi non so bene cosa sia successo: chi si è lamentato perchè Gomorra non è stato premiato? i giornalisti, la casa di produzione o semplicemente dei giornalisti sciovinisti?
Non essere in Italia, però, mi permette di notare l’assurdità della questione. Uno manda una pellicola a un concorso, questo implica automaticamente che lui accetterà il verdetto della commissione perchè si fida, no? basta.
Mi ricorda molto una volta che sono andato al festival del cinema a Venezia e c’era Marco Bellocchio tutto pompato dai fans che gli dicevano “Marco il leone in tasca” (tipo uno dei suoi film, capito?), poi non ha vinto niente e ha rilasciato interviste inviperite contro la commissione giudicante. Allora fatti premiare dai tuoi fans no?

Comunque a me Gomorra è piaciuto perchè finalmente ho visto i malviventi italiani su uno schermo senza che tutto diventasse un melodramma. Mi è piaciuto soprattutto perchè è un inizio, no?

Ma perché, chi ha rotto le scatole?

Che l’esclusione possa essere dovuta al fatto che la prima scritta che compare è “in collaborazione con RAI Cinema” e l’Academy ha un aspro contenzioso legale con la RAI, al punto da rifiutare l’accredito al vincenzone molliccioso, non mi pare così improbabile. Per questo Garrone e gli altri sembravano così dispiaciuti.

Quanto alla qualità del film, ognuno ha i suoi gusti e spesso Ghezzi è bastian contrario per gusto di provocazione. Quali film italiani degli ultimi dieci anni mettereste nel novero dei bei film, se non questo? A me sembra che i film italiani fossero delle superfiction televisive con musichette pietose trame ridicole senza alcuna velleità artistica, e che questo e soprattutto Il Divo superino di spanne ogni altra produzione. ma, appunto, son gusti.

sul fatto che ce ne dovremmo sbattere degli oscar concordo pienamente. visto i film che vincono (ultimamente), non vincere un oscar o non essere nominati è qualificante per un regista. anche per quelli che l’hanno vinto, come “La Vita E’ Bella”. Non mi direte che fosse migliore di Gomorra?

Gomorra è a malapena uscito nei cinema statunitensi, ed è distrubuito da IFC, un marchio importante ma non particolarmente potente nelle logiche delle lobby hollywoodiane. Valzer con Bashir è distribuito da Sony Classics, La Vita è Bella è stato distribuito da Miramax quando i Weinstein erano al massimo della loro fame da Oscar: questi sono i nomi che muovono i voti, è un premio che viene assegnato a chi sa pensare ad una campagna promozionale efficace, la qualità dei film non è necessariamente in primo piano.

Detto questo, Gomorra non è un gran film, anche se Garrone è uno dei migliori registi di attori al mondo. Il libro ha una forza viscerale notevole, ed è molto più ambiguo, sfaccettato e interessante del film, non c’è paragone. Il Divo descrive l’Italia raccontata da Saviano in maniera molto più efficace del film di Garrone.

Un momento di pignolismo senza limitismo: Kubrick ha vinto un Oscar, per gli effetti speciali di 2001: Odissea nello Spazio, che ha curato personalmente (sembra una cosa minore, ma visto il livello di quel lavoro è decisamente importante).

io “lo appoggio a” cacioman, perfettamente d’accordo anche per quanto riguarda il giudizio sul libro.
Comunque Gomorra il suo riconoscimento internazionale lo ha già ricevuto. E per finire, Valzer con Bashir è un capolavoro, “perdere” contro un film del genere non è certo indice di malafede da parte di chi giudica

Sì, Emilio, ci siamo capiti.

L’estetica consta in una “percezione confusa” del bello. Un sentire.

Secondo me qui si tratta di una questione di estetica nello specifico di estetica cinematografica.
E’ semplicemente inconferente giudicare un film per quello che dice.
L’hanno capito persino gli americani… Qualcuno ricorda il motto della MGM -ars gratia artis-?
Gomorra esteticamente è riprovevole e non mi riferisco a “pasticci” alla Ed Wood, mi riferisco al vuoto cosmico, alla sofferenza del nulla. Non c’è fotografia, non c’è sceneggiatura, non c’è recitazione, non c’è semplicemente tèchne. Mi perdoni il club degli espressionisti ma : la corazzata Potemkim è una cagata pazzesca…
La cifra dell’estetica cinematografica imporrebbe quanto meno il rispetto del valore dell’immagine.
Gomorra è opera “d’ogni luce muta”.

Purtroppo, è l’usanza tutta italiana della IperCelebrazione o, pulpfictionamente, del “facciamoci i pom**ni a vicenda”. L’usanza è molto comune tra i cosiddetti “operatori/commentatori culturali” che si proclamano di sinistra… quindi: I simply agree

>Non c’è fotografia, non c’è sceneggiatura, non c’è recitazione, non c’è semplicemente tèchne

Ciò significa che non c’hai capito una verga.

Caro Luigi
felice di non cogliere il medesimo tuo sentire artistico cedo volentieri il passo alle tue “mentuliane” intuizioni…