giovedì 5 febbraio 2009
Povero Satana, poveri noi
La copertina che vedete qui accanto è quella dell’ultimo numero di XL — Sì, io lavoro a Rolling Stone, che è una testata concorrente, lo so. — dedicato al 1969 e al crollo sanguinoso del sogno di pace, amore e fantasia degli anni precedenti. Manson, Altamont, Jones: tutto vero. Il problema è quel “Simpathy for the devil?”, seguito da una didascalia come questa a una foto del concerto di Hyde Park in onore di Brian Jones:
5 luglio 1969 – In memoria di Brian Jones, i Rolling Stones trasformano un concerto già programmato nel parco londinese di Hyde Park in una sorta di veglia rock. Chiusa con la “sulfurea “Sympathy For The Devil.
La canzone degli Stones non ha nulla di sulfureo. Davvero. Parola di lupetto.
Il testo dice più o meno così.
Lasciate che mi presenti. Sono un raffinato benestante. È un sacco che sono in giro, e ho rubato a molti anima e fede. C’ero quando Gesù Cristo ha affrontato il dubbio e il dolore. Ho fatto in modo che Pilato si lavasse bene le mani e accettasse il proprio destino.
È un piacere conoscervi, spero indoviniate chi sono. Ma quello che vi incuriosisce è capire a che gioco sto giocando.
Ho fatto un giro a San Pietroburgo, quando mi sono accorto che era il momento di cambiare le cose. Ho ucciso lo zar e i suoi (Anastasia ha strillato per niente). Ho guidato un carro armato e mi sono messo le mostrine da generale, quando la guerra lampo impazzava e i cadaveri marcivano per strada.
È un piacere conoscervi, spero indoviniate chi sono. Ma quello che vi incuriosisce è capire a che gioco sto giocando.
Ho visto con piacere i vostri re e le vostre regine farsi la guerra per cent’anni a causa degli dei che si erano inventati. Ho strillato “Chi ha ucciso i Kennedy?”, quando alla fine siamo stati voi ed io.
Lasciate che mi presenti. Sono un raffinato benestante.
Ho piazzato io le trappole per i trovatori che morirono prima di arrivare a Bombay.
È un piacere conoscervi, spero indoviniate chi sono. Ma quello che vi incuriosisce è capire a che gioco stia giocando.
È un piacere conoscervi, spero indoviniate chi sono. Ma quello che vi confonde è il gioco a cui sto giocando: i poliziotti che sono criminali, i peccatori che sono santi, testa che diventa croce. Chiamatemi Lucifero: devo darmi un tono.
Quindi se ci incontriamo, fate la cortesia, mostrate un po’ di buon gusto, un po’ di considerazione; usate tutta la cortesia che vi hanno insegnato così bene, altrimenti vi distruggo l’anima.
(qui ci sono un po’ di oh yeah e urletti)
Come mi chiamo? Dimmi, piccola, come mi chiamo? Dimmi, tesoro, come mi chiamo?
In inglese sympathy significa compassione, comprensione, immedesimazione, perché ha ancora il significato originale greco, quindi SUN+PATHOS, cioè sentire insieme, soffrire insieme. L’espressione “Mi sei simpatico” è difficile da tradurre in inglese, ma qualsiasi ipotesi esclude l’uso della parola sympathy. Anche in Italiano rimane in giro nella lingua il vecchio significato: quando percuoti una corda di uno strumento e un’altra si mette a vibrare perché la frequenza glielo consente, si dice che suona per simpatia.
Insomma, non è simpatico, il demonio. È un tizio che vuole che gli vengano riconosciuti dei meriti, delle responsabilità, che ha fatto grandi cose brutte nella storia, ma vive la condizione sfigata di Tony Bennett: lui è anche bravo, ma Sinatra (Gesù) è meglio. Nessuno gli dà un minimo di credito, e lui fa lo spocchioso, ma si vede che gli rode. E allora snocciola il curriculum, sbanfa e chiede di essere rispettato, anche minacciando l’interlocutore. Fa pena, insomma. È un personaggio da compatire (CON+PATIRE: stessa roba). Va dalle tipe, e le tipe non sanno nemmeno come si chiami. E forse fanno bene, perché sotto sotto si intuisce che siano stati gli uomini a fare tutto, che lui sia un millantatore, uno che sta dalla parte del male, ma non deve fare gran che, non può fare gran che, gli rubano il lavoro. C’è addirittura del moralismo, sotto Sympathy for the devil.
L’idea che il rock fosse una roba maledetta per i capelloni e assassini attecchisce molto bene presso preti e benpensanti. È una cosa da Italia sul due (oggi Italia allo specchio). O da Porta a porta, che una volta intervistò Marco Dimitri dei Bambini di Satana e lo mise in croce per il suo satanismo, dopo che questo aveva fatto undici mesi di galera per nessun motivo (garantism begins at home).
Solo che tutto questo non ha a che vedere con la realtà. Il rock era la musica che faceva strappare i capelli alle ragazzine, era il pop di quei tempi, era quello che tutti dovevano conoscere e frequentare per chiacchierare tra amici, avere dei sogni, litigare coi genitori e andare a letto in compagnia.
Che i ventenni miliardari che suonavano in quegli anni facessero gli scemi con esoterismo e altre cretinerie è noto. È anche vero che avere un ammirazione per Aleister Crowley non costituisce chissà quale incredibile scandalo. Ed è ancora più vero che tra droga e sesso, qualsiasi cretinata ci stava, presa con maggiore o minore convinzione.
Nello specifico, poi, questo pezzo è ispirato a Il maestro e Margherita di Bulgakov, che se l’avesse fatto Fossati starebbero tutti gridando al poeta da decenni.
Mi aspetto che Mollica e la Binetti credano ancora a ’sta roba, e ai dischi che vanno al contrario e dicono cose che guarda non te lo puoi neanche immaginare. Me lo aspetto e lo capisco, anche se è una panzana. Ma che un giornale contemporaneo, diretto e scritto da gente che ama la musica e ci vive dentro da anni, percorra la stessa strada di Mollica, questo no. Poi ognuno faccia quello che vuole. Ma quest’idea di rock&roll non è rock&roll. È liscio. Suonato male.
Pezzo bellissimo… anche se ad un certo punto ho letto erroneamente:
“Ho piazzato io le trappole per trovare il motorino”
e mica mi tornavano i conti
scritto da Nessuno giovedì.05.02.09 13:54
cum+pàtere (e breve, coniugazione mista), non patire
scritto da marco giovedì.05.02.09 14:08
è decisamente più trasgressivo, in quanto suscita vera simpatia (almeno fino al monologo finale, che fa star male perchè pienamente condivisibile) il diavolo di “n°44 – Lo straniero Misterioso” di Marc Twain
scritto da cush giovedì.05.02.09 14:10
io direi “e i peccatori (sono) santi” non
“ogni santo è un peccatore”
scritto da sabrina giovedì.05.02.09 14:16
Ma che droghe usate?
Con simpatia….
scritto da Berluska giovedì.05.02.09 14:41
Zolfo alla vite! Io simpatizzo. Un po’.
(symphátheia, sýn, insieme, nello stesso tempo e páthos, sentimento)
scritto da Andres giovedì.05.02.09 14:56
Comunque il diavolo del Maestro e Margherita (cui si ispira indubbiamente il testo degli Stones) è simpaticissimo
scritto da aureolo giovedì.05.02.09 15:26
Non per fare il solito rompiballe latinista, ma PATIOR all’infinito esce PATI. Di pàtere conosco solo la pàtera di Paràbiago…
Per l’analisi, sono totalmente d’accordo, ma – si sa – il mollichismo è duro da estirpare, così come il fegizzismo (quella sindrome per cui, après les Beatles le déluge).
scritto da Siccio giovedì.05.02.09 15:50
Ora, va bene la dotta digressione, ma se intendiamo per “sulfureo” ciò che “ha l’aspetto e l’odore dello zolfo” (cfr. Sabatini Coletti), consideriamo che spesso questo aggettivo viene associato al diavolo (che porta con sé un forte odore di zolfo, per la citazione biblica del lago di zolfo e bla bla bla), e concordiamo sul fatto che il protagonista della canzone è il diavolo… be’, perché non possiamo definirla “sulfurea”?
scritto da mario giovedì.05.02.09 16:11
Ma se fegizzone incensa tutto e tutti da far pietà, pardòn “sympathy”. Anche MLF s’è beccato la mollichite. Quella alterazione del pensiero per cui ogni cosa è un capolavoro da non perdere. Quando invece è davvero tutto tranquillamente perdibile. Quasi.
scritto da Andres giovedì.05.02.09 16:20
Ah già, quello era il mereghettismo: après le neoralisme, le déluge
scritto da Siccio giovedì.05.02.09 16:23
Concordo con Mario sulla “sulfureità” del diavolo, che è cosa in sè e dunque ci sta.
In ogni caso criticare la concorrenza non è atto elegante ed il fatto che tu la metta in premessa, questa cosa che lavori al Rolling Stones, sa tanto di mettere le mani davanti. Ma no, non è elegante.
scritto da Rabadullah giovedì.05.02.09 16:40
giusta e doverosa la precisazione su “Sympathy”, ma nella canzone ci sono le percussioni, i coretti, l’incedere ossessivo da sabba, insomma è….è…sulfurea
scritto da Filippo giovedì.05.02.09 16:44
L’incedere è ossessivo, ma più bacchico che demonico; il diavolo è una figura ironica, sarcastica, come in alcuni passi dell’antico e del nuovo testamento, non come nella tradizione latino-medievale (che ci consegna l’immagine favolistica lugubre e oscura); il moralismo è dominante, non c’è oppressione escatologica, perché il diavolo è considerato nel suo ruolo dia-bolico di tentatore, non nel ruolo dantesco con forca e coda.
Insomma, non c’è l’inferno, non c’è la morte, non è lugubre (anzi è allegra e la metto sempre su per ballare come un pirla), quindi non è una canzone sulfurea.
scritto da Siccio giovedì.05.02.09 17:13
sarà ma a me “sulfureo” mi fa venire in mente le terme di saturnia, mica il diavolo
scritto da cush giovedì.05.02.09 18:26
Io credo che queste connotazioni sulfuree o maledette abbiano contribuito alla fortuna del rock e in buona parte siano state volute. Le stesse pietre rotolanti volevano ben che i mollichi e le binetti pensassero quello che in effetti hanno pensato. Connessioni neurocerebrali indotte. Guardate lo zolfo quanto li fa durare, sti rolling. Immarcescibili e 3mendi.
scritto da 3monti giovedì.05.02.09 18:28
Ma quale sabba. Sabbia, che avete nelle orecchie. Ma finiamola. È tutto un cinema scemo.
scritto da Matteo Bordone giovedì.05.02.09 19:34
Non che voglia scoprire l’acqua calda, ma dalla traduzione il testo della canzone sembra un tentativo di descrivere il Male, e non necessariamente la figura luciferiana intesa biblicamente.
Quindi lo si associa a vari simboli quali la Guerra, il Potere, i Potenti.
Tuttora attuali.
In effetti, non trova associazione il “sulfureo”, sembra messo a casaccio.
XL piace anche a me, è fatto bene, qui però sta in superfice, galleggia invece di immergersi. Ha seguito la corrente più comoda, forse.
Tu che ne sai qualcosa d’inglese, “you’re a nice guy” non significa “mi sei simpatico”? O si addice di più “pleasing”?
scritto da ann giovedì.05.02.09 20:45
Quando l’arte pop raffigura il diavolo (il rock, il cinema), nella sua rappresentazione vedo soprattutto l’invidia dell’uomo per l’angelo che, precipitato (non sceso in gloria come Cristo ma pur sempre calatosi nella secolarità) sulla terra non rappresenta la caduta del male dal paradiso ma l’esaltazione del fascino contro la virtù, del desiderio contro il sacrificio, dell’amore per il presente contro la carità per l’eternitá, dell’intelligenza contro la bontà. Ma allora perchè non ammettere che è semplicemente il bisogno di un dio ironico, figo,aggiornato alla società dell’apparenza rispetto a quello pesante, noioso,della società della paura? Il tutto naturalmente senza esprimere alcuna nostalgia, solo un po’ di onestà intellettuale…
scritto da tranqui giovedì.05.02.09 21:13
Al contrario io penso che la Binetti se ne freghi del rock, e dei dischi ascoltati all’indietro.
I veri ciula sono da altre parti.
scritto da Giuliano giovedì.05.02.09 21:14
Risentendola su you tube suonata in concerto, diciamocelo, è un gran bel pezzo. Senza aggiungerci frange inutilmente pensierose, senza attaccarre il pippotto del diavolo e di tutto il corredo che ci va dietro.
Non è rocciosa, è più morbida, tendente al funky. Un funky-rock.( E dopo questa statement mi tireranno le pietre, lo so). Splendida la schitarrata di Keith Richards. Probabilmente è il testo che va a cozzare contro la vivacità della musica, ma chi se ne frega…
scritto da ann giovedì.05.02.09 21:31
Imagine there’s no heaven…above us only sky…diceva il loro cugino…
scritto da giovanni giovedì.05.02.09 21:36
MAESTRO E MARGHERITA!
scritto da k giovedì.05.02.09 22:47
ma i giornalisti di xl hanno mai letto goethe e bulgakov?
scritto da bandociancia giovedì.05.02.09 22:49
giusto, Siccio. anche se un arcaico patere, per quanto a te non risulti, è attestato (patiunto nel de legibus). ma hai ragione tu più di quanta ne abbia io.
scritto da Marco giovedì.05.02.09 23:00
Non avevo il Thesaurus sotto mano, oggi
Comunque, io ho smesso ben presto di leggere sia XL che Rolling Stone, con grande giovamento della mia cultura musicale, perché di Mollichi e Fegizzi pullulano tutte le redazioni italiane.
scritto da Siccio giovedì.05.02.09 23:42
“Quanta gente existe por aí, que fala tanto e não diz nada…”
Così diceva, profeticamente, il testo originale di Jobim, in quella “Sabba de uma nota sò” di cui gli Stones tentarono una maldestra cover.
Allora: “simpatia”, da sine+patè cioè “senza patè”. E fu proprio la carenza di foie gras a spingere il vizioso Richards alla ricerca di succedanei, e a farlo approdare in fine all’eroina, a causa di un errore di traduzione.
Capita, quando cerchi di parlare il francese di Baudelaire nei bassifondi di New Orleans.
Ma almeno così è entrato nella storia del rock. Anzi no, “La Storia Del Rock”. Sì perché non c’è Dio, non c’è religione, non c’è progresso. La famiglia è in crisi, la finanza a puttane. Eh, ma la Storia Del Rock, in quella ci si crede ancora. Ci fanno ancora le copertine su tutta quella mitologia del cazzo. Nel 2009.
Ma attenzione! All’interno si parla anche di Led Zeppelin. Praticamente uno scoop.
E chissà, magari un giorno Matteo rileggerà la sua traduzione con la stessa pignoleria con cui si dedica agli articoli della Farkas (“lay to waste”=”sbattere nei rifiuti”?).
scritto da enea giovedì.05.02.09 23:54
Bravissimo Enea !
scritto da Filippo venerdì.06.02.09 09:07
Sì, lay to waste è devastare, tipo. Ma Io=gratis. Farkas/Caretto=soldi. Io=post per capirsi. Farkas/Caretto=articolo di giornale.
scritto da Matteo Bordone venerdì.06.02.09 11:13
Più che altro mi sembra indicativo che si usi una (bellissima, va detto) foto di tanti anni fa in assenza di anniversari/celebrazioni dei Rolling Stones. Lo speciale? Ma speciale de che? Son robe trite e ritrite. Davvero il panorama contemporaneo è così povero di personaggi? E’ una domanda non retorica, l’ultima.
scritto da maria sung venerdì.06.02.09 18:22
Può essere che oggi si contino sulle dita quelli che sanno fare bella musica, orecchiabile perlomeno.
La storia e le storie – in generale – sono eventi ciclici. Tutto (ri)torna, o perché oggi si sperimenta poco o perché ciò che è stato fatto in passato ha maggior valore.
Tom Jones canta ancora che è una meraviglia, Morrissey idem, Brian Eno fa collaborazioni valide (vedi David Byrne).
“Vige” il “back to basics”. L’Aguilera e la Winehouse ne sono solo due esempi.
Se poi uno considera innovativa Madonna, lasciamo stare. Magari Pharell, quello che ha in mano gran parte dell’hip hop commerciale.
Non ditemi che il “nuovo” singolo di Eminem non l’avete già sentito…Un altro remake del remake: Pastime Paradise, nonché Gangsta’s Paradise di Coolio.
Ecco spiegato il voltarsi indietro alla ricerca di musica originale, che abbia costituito una linea-guida, che fosse realmente nuova.
Sarò impopolare, ma allora perché non celebrare chi le corde fosse davvero capace di farle vibrare?
Oggi, cosa dicono le lyrics, hanno un senso o si fanno solo canticchiare?
E mi fanno pena i Queen con Paul Rogers.
scritto da ann venerdì.06.02.09 21:09
a questo punto aggiungerei (così, perché mi va)
povero Santana, poveri noi
scritto da Marco sabato.07.02.09 00:06
l’hai letto ‘Sway’?Satana in quegli anni da quelle parti c’era, eccome!
scritto da laura sabato.07.02.09 16:18
i Beatles sono sempre stati meglio…
scritto da Giacomo domenica.08.02.09 01:43
Concordo appieno con Giacomo.
Ma aggiungo la provocazione di un mio amico: “Beatles o Rolling Stones? WHO!”
scritto da Siccio domenica.08.02.09 19:15
I BEATLES, Hail Eris!
scritto da capitannemo lunedì.09.02.09 00:30
aspettavo da anni di leggere un articolo così. grazie.
scritto da Claudia lunedì.18.05.09 11:52