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sabato 7 febbraio 2009

Cristoforo (ovvero La fragorosa tempra investigativa di un inviato italiano a Nuova Iorc)


central-park-new-york-wallpaperL’originale è questo. La versione Ennio fa più o meno così.
Solo che l’artista in questione vive di giochi di parola, decontestualizzazioni, situazionismo stupidino, controcultura istantanea, tipo Adbusters. Secondo Ennio, no: i suoi sono dei saggi di protesta.
“DEA: every deal can turn deadly” (Antidroga: in ogni affare ci può scappare il morto) diventa “IRAN: every deal can turn deadly” (IRAN: ogni accordo può essere mortale). Il gioco di parole è intraducibile, sia chiaro, ma l’eroina non c’entra: è la pubblicità di questo programma fascistello, tipo COPS.
“Do not lean on the door” (non appoggiarsi alla porta) diventa “Do not lean on the poor” (non appoggiarsi ai poveri). E qui il gioco di parole veniva anche benino, a sapere un po’ di inglese. Le rime vanno a farsi fottere, ovvio, ma con o senza rime le frasi “Non premete sulla porta” e “Non premete sul povero” cosa vogliono dire?
Il bello comunque è il fumo, il torbido, l’apparente oscurità che ammanta questa vicenda appassionante. Tutta l’America che guarda l’artista newyorkese dei métro; gli amici della galleria, la Primula Rossa, Zorro, i filmati di traverso; e poi informazioni che diventano informatori, virgolettati misteriosi, mentre il regime cerca di tappare la bocca alla voce della protesta.
A me spiace dirlo, ma a volte Ennio è quasi meglio di Ale. Quasi.


“Do not clean on the poor” sarebbe stato impossibile. E’ risaputo che i poveri sono poco puliti.