mercoledì 11 febbraio 2009
Zinne kosher e altro
Caro Yankele, la mia curiosità riguarda la pratica dell’allattamento al seno (me ne occupo come mamma volontaria e ho un interesse anche culturale, oltre che “tecnico-pratico”, per l’oggetto). Nella cultura ebraica è, in qualche modo, disciplinato – e come? Oppure è una di quelle cose di cui la religione non si occupa, lasciando alla discrezionalità della donna la scelta di allattare o meno al seno il proprio bambino?
Grazie mille, la tua rubrica è molto interessante.
Annalisa
Cara Annalisa, nell’ebraismo l’allattamento al seno è vivamente consigliato, per questioni di vicinanza fra madre e bambino. Ovviamente la decisione finale spetta alla madre, essendo questione di competenza chiaramente femminile, ma comunque la regola principale da seguire è quella della tutela della vita. Se per qualsiasi motivo allattare il bambino in una certa maniera (sia al seno o artificialmente) può nuocere alla salute del bambino o della madre, allora è obbligatorio usare il metodo di allattamento più sicuro. E credo che difficilmente una madre (ebrea o meno) obietterebbe su questo punto.
Yankele
Caro Yankele, mi sono fatto l’idea che gli ebrei abbiano sempre saputo leggere e scrivere, dato che la loro religione è basata sul Libro.
Ma è davvero così oppure da qualche parte sono anche esistiti ebrei analfabeti?
Adriano
Adriano, l’analfabetismo è purtroppo una piaga sociale che colpisce uomini e donne di tutte le fedi. Sebbene l’ebraismo, in percentuale, ne sia molto meno colpito di altre confessioni religiose, proprio per i motivi che hai giustamente dedotto, non ne è tuttavia immune.Una figura storicamente accurata è rappresentata dal censimento del 1861 : Sembra che nell’Italia risorgimentale si avesse un 64,5 % di analfabeti. Fra gli ebrei italiani, gli analfabeti erano il 5,8 %.
Yankele
Caro Yankele, mia madre, naturalizzata italiana, è nata dal matrimonio, civile ovviamente, tra un italiano nato in Tunisia ed una tunisina ebrea. Mia nonna è rimasta ebrea per tutta la vita, tant’è che è sepolta in un cimitero ebraico; mia madre, sposata civilmente con mio padre cattolico, è stata battezzata una decina d’anni dopo il matrimonio senza peraltro avere mai più praticato la “nuova” religione. Noi figli abbiamo seguito tutte le trafile della religione cattolica senza essere andati oltre l’atto finale della comunione. Mi chiedo: rimarrebbe comunque valido per me il presupposto che l’appartenenza alla religione ebraica si trasmette per via femminile? Volendo avvicinarsi ad un percorso di conoscenza, come iniziare?
Saluti
Francesca (Roma)
Cara Francesca, la matrilinearità nell’ebraismo non si spezza così facilmente, e due generazioni per noialtri valgono più o meno quanto un quarto d’ora. L’unico problema potrebbe essere il battesimo preso da tua madre in età adulta, quindi consapevolmente. Ma siccome è proprio su queste questioni che ai rabbini piace discutere, e visto che sei di Roma, ti consiglio di fare un salto in comunità, a Lungotevere Cenci. Qualsiasi rabbino sarà in grado di consigliarti qualche buona lettura per iniziare ad informarti, o ad avvicinarti, volendo. E di farti un ricco terzo grado fra le righe. Ma non preoccuparti, lo fanno con tutti, anche con me. In genere vogliono sapere se ho finalmente deciso di sposarmi una brava ragazza.
Yankele
La domanda di Adriano e la relativa risposta di Yankele mi sembrano un po’ demenziali, comunque ingenue.
Secondo un simile ragionamento, di fatto, la comunità induista dovrebbe essere quasi completamente alfabetizzata: il testo sacro più antico al mondo (compilato mille anni prima della Bibbia), i Veda, è stato scritto in una lingua (il sanscrito) dalla quale proviene l’hindi, ed è alla base di tutti i culti induisti antichi e moderni, che in esso trovavano (e trovano ancora, lo so per esperienza diretta) fondamento per la fede e per il rito.
Eppure, nonostante le nobili premesse, in India vive il 34% degli analfabeti di tutto il mondo (dati Unesco), con picchi proprio nelle regioni a maggioranza induista.
La storia religiosa e la glottologia qui c’entrano poco. La verità è che in India il popolino se la passa male da qualche secolo – così come morivano di fame gli italiani del 1861 – e leggere a pancia vuota riesce difficile, specialmente se sei un “paria”.
p.s. Comunque, Bibbia significa “Libri”: attenzione, la differenza fra “Il Libro” e “I Libri” non è per nulla sottile.
scritto da Siccio mercoledì.11.02.09 06:01
@ Siccio
Mettiamola cosi’: anche nell’ebraismo, come in ogni altra regligione, c’erano e ci sono analfabeti. Peraltro la liturgina ne tiene espressamente conto, prevedendo che tutta la Torah (il Pentateuco) debba essere letta, un pezzetto ogni settimana, ad alta voce e di fronte alla congregazione, durante le funzioni religiose. Inoltre, perche’ cio’ possa essere validamente fatto, dev’esserci il minian, cioe’ un insieme di almeno dieci uomini adulti. In questo modo, si cerca di fare si’ che piu’ persone partecipino alla liturgia e che sentano, anche se non sanno leggere, cosa c’e’ scritto nella Torah.
Anzi, a proposito di scolarizzazione, alcune formule di preghiera non vengono neppure recitate in ebraico ma in aramaico, residuato storico del fatto che un tempo la lingua colta (l’ebraico) non era chiarissima a tutti, e quindi si ricorreva alla lingua parlata (l’aramaico). (Adesso entrambe risultano incomprensibili ai piu’, ma questa e’ un’altra storia).
Solo che, nell’ebraismo, e’ un preciso obbligo religioso di ogni persona studiare *direttamente* la Torah, senza l’intermediazione di nessuno, e cio’ e’ quasi impossibile farlo senza poter leggere.
Di fatto, credo non fosse infrequente, almeno in alcune epoche, che ci fosse chi, pur con la pancia vuota (o quasi vuota), decidesse di adempiere al precetto dello studio della Torah trascurando invece attivita’ piu’ mondane (tipo lavorare).
scritto da luzmic mercoledì.11.02.09 10:03
“Una figura storicamente accurata” vuole significare “Una cifra storicamente accurata”? (false friend?)
scritto da Priscilla mercoledì.11.02.09 11:08
Ma scusa questo non è quello che fanno e hanno sempre fatto i preti?
scritto da matt butter mercoledì.11.02.09 20:25
ma non avevi deciso di far firmare a Yankele direttamente, e non mettere più “scritto da Matteo Bordone” per evitare casini come quelli avuti in precedenza?
per carità, a me non mi cambia nulla, era solo per curiosità…
scritto da Francesco mercoledì.11.02.09 21:10
Grazie. Mi ero dimenticato.
scritto da Matteo Bordone giovedì.12.02.09 00:03
Io però porrei un’altra questione: visto che la Torah è scritta in ebraico anche per gli ebrei parlanti, per dire, giudeo-italiano di qualsivoglia regione, stiamo parlando del saper leggere IN QUALE ALFABETO (sarebbe sempre da discutere il quando, il chi ed il dove, se parla di comunità della diaspora)?
Comunque i Veda sono, all’inizio, una faccenda di trasmissione orale. Sono stati composti prima della Bibbia, ma mi pare di ricordare che ci siano dubbi se sono o no stati SCRITTI prima.
scritto da falecius mercoledì.18.02.09 21:19
Anche la Bibbia fu un’opera orale, e neppure di provenienza ebraica se è per questo, come l’Iliade e la fiaba di Pollicino furono orali prima che scritte. Di certo la scrittura vedica è la più antica testimonianza indoeuropea: questo basta per instaurare il paragone, secondo me.
Quanto all’obbligo religioso, ho due osservazioni:
1) vorrei sapere quale religione prescrive esplicitamente nella sua dottrina la fruizione indiretta del suo testo sacro: “nessuna” è la risposta. Le ragioni per cui gli ebrei sono tanto legati alla lettera del proprio testo sacro sono quindi eminentemente storiche (le farei risalire alla Diaspora), non dogmatiche né religiose, tantomeno etniche. Del resto, non ci sarebbe da meravigliarsi nello scoprire che molti ebrei hanno semplicemente ignorato questo “obbligo”.
2) vorrei conoscere una stima della diffusione di supporti testuali scritti lungo l’arco storico delle comunità ebraiche: potrei giurare che l’andamento di quei dati seguirebbe la percentuale stimata di alfabetizzati, come Fred Astaire segue i passi di Ginger Rogers. Infatti, senza libri non si legge e fino a due secoli fa (figuriamoci prima di Gutenberg) un libro era un lusso.
E’ un programma di scolarizzazione, fidatevi, l’unica via per l’alfabetizzazione di un popolo: che, poi, essa proceda attraverso lo studio di un testo sacro, anziché l’Iliade o Cuore, è e rimane fatto puramente storico.
Semmai, approfondendo l’enigma di Falecius, ci sarebbe da interrogare Yankele sul bilinguismo nelle comunità ebraiche: mi sembra una questione più interessante e meno strampalata.
scritto da Siccio giovedì.19.02.09 03:17