mercoledì 4 marzo 2009
Il monitor catalizzatore
Questa mattina è arrivato un signore a mettermi a posto il mac. Un signore sui sessantacinque anni. Lo schermo aveva degli aloni, e lui era stato già informato del problema. Sicuro di sé, con tanto di schermo di ricambio confezionato al seguito, ha suonato alla porta verso le dieci e mezza. Ha preso il mac, l’ha snudato con la cura con cui si toglie la camicia a un figlio che si è rotto un braccio; poi ha smontato il vecchio schermo, ha piazzato tutti gli adesivi che tengono a posto i cavi dentro al mac; ha collegato tutto con attenzione, connettore per connettore. A questo punto ha riacceso tutto, ha detto “Prima di chiudere tutto dobbiamo pulirlo bene”, anche se poi faceva tutto lui.
Mentre lavorava, mi ha raccontato che ha iniziato nel 1974, il mio anno di nascita. Mi ha spiegato quanto sia impazzito a riparare le telescriventi IBM con la testina sferica, che però “erano apparecchi costruiti benissimo”. “La testina della sigla del TG3″, ho detto io. “Bravo”, ha detto lui. E gli si è acceso lo sguardo.
Per togliere tutti gli aloni, tutti i pelucchi e tutte le particelle di polvere ha lucidato, alitato, soffiato lo schermo e il vetro, almeno cinque volte. “Eh, be’. Ci vuole il suo tempo: non si può avere fretta.” Dopo una ventina di minuti, si è detto soddisfatto e ha acceso. In effetti lo schermo era perfetto. Mentre rimontava, mi ha detto che era un po’ preoccupato per Steve Jobs: “Purtroppo adesso non sta bene, e mi dispiace. Ho visto che ha lasciato al suo secondo. Ma è una persona che ha carisma. È proprio bravo.”
A questo punto ha preso le sue cose, lo schermo vecchio, la giacca e l’ombrello, e poi mi ha detto: “Io faccio volentieri le riparazioni dai clienti in città, ma la macchina non la prendo. Ci si deve muovere coi mezzi, se no è finita.”
Ecco, quando è uscito ho avuto la sensazione di aver visto uno che lavorava senza menate, con passione, la giusta pignoleria, e quel misto di curiosità e orgoglio che hanno gli artigiani senza Mini Cooper.
Dopo una ventina di minuti mi ha telefonato, dicendomi che aveva dimenticato di controllare la webcam. “Io l’ho ricollegata bene, mi sembra. Ma se non dovesse andare, mi chiami, Matteo, che vengo subito a metterla a posto.”
ps – Non è un signore della Apple, ma il dipendente di un centro di assistenza. I commenti sul tema Apple, Microsoft, pc e mac, così come su qualunque altra nerdata antifiga, saranno cancellati. Perché è ora di basta.
Scrivo queste note per commentare il “lavorare con passione”. Dopo 20 anni passati a usare i computer come strumenti di lavoro adesso mi sento un po’ come Roy Batty: ragazzi quante ne ho viste, che avventura. Mi ci sono buttato a capofitto e se mi fermo a ripensare tutto quello che è successo in questi ultimi 20 anni mi dico: che esperienza pazzesca, è stato bello e soprattutto incredibile. Nel 1990 pochi immaginavano quello che sarebbe successo dopo.
Io ho cominciato a usare i computer verso la fine degli anni ’80, per scrivere la mia tesi, con un pc che aveva il monitor a fosfori verdi. Ci ripenso ogni volta che rivedo il film L’armata delle tenebre, quando Bruce Campbell sbaglia a dire “Klatuu barada nikto” mentre prende il Necronomicon e quindi scatena il Casino Totale, con i morti che si levano dalle tombe eccetera. Finita la tesi feci il backup finale di sicurezza, ma sbagliai la sintassi del comando “copy C: eccetera” e invece di copiare cancellai tutto (mi salvò solo l’amico smanettone). Casino Totale. Il sistema DOS infatti era così: i comandi erano specie di formule magiche da druidi, in ogni ufficio ogni postazione era tappezzata di foglietti con le formule magiche di uso più frequente. Ma altro che Harry Potter: era un incubo, invece.
Tuttavia, dopo quell’inizio traumatico, i computer poi divennero per me degli amici, il cui uso mi consentì di lavorare meglio e che mi riservarono un mucchio di sorprese. Nel 1990 cominciai a usare il mouse (con una macchina il cui sistema operativo stava su un floppy da 1,2 Mb). Poi sparirono i floppettoni morbidi. Poi arrivarono le reti telematiche (chi si ricorda le BBS?), poi internet, cui mi abbonai nel 1991. I backup si fecero sui floppy grandi e flessibili, poi su quelli piccoli e rigidi, poi sugli zip drive, poi sui cd, poi sui dvd. Nell’arco di pochi anni passai dal modem a 33k, all’ISDN, all’ADSL.
Adesso si dà tutto per scontato. Ma vivere l’evoluzione dell’informatica negli ultimi 20 anni è stata un’avventura incredibile, bellissima, che ci ha permesso di fare un milione di cose diverse. Se ci si ripensa quasi non ci si crede. E questo spiega la passione. Almeno dei fortunati che hanno avuto un computer al loro servizio, invece di essere loro al servizio del computer, va da sé…
scritto da Testaccia giovedì.05.03.09 00:43
Che bella questa storia!
scritto da Fabrizio giovedì.05.03.09 01:55
chapeau all’artigiano dei computer!
scritto da Marcello giovedì.05.03.09 07:29
Alleluja, alleluja.
scritto da Andrea giovedì.05.03.09 09:11
Persone rare, ma ci sono…doppio applauso anche per la storia dei mezzi pubblici, visto che per i 3/4 dei milanesi muoversi coi mezzi è “impossibile” anche se sotto casa/ufficio loro ci sono due fermate della metro e tre di tram.
scritto da Benny giovedì.05.03.09 09:13
Grande Giove!
scritto da federica giovedì.05.03.09 09:17
Ci credete che mi sono commosso?
scritto da ciccio giovedì.05.03.09 09:48
Io è un’ora che rido come davanti ad un budspencer d’annata al pensiero di te che leggi un commento e lo classifichi da cancellare perchè è una “nerdata antifiga”. Io secondo me vorrei tanto esser capace di scrivere una nerdata antifiga…
scritto da Marco giovedì.05.03.09 09:52
Che Bella Storia !
In libreria c’è un testo del grande Richard Sennet ( l’uomo artigiano, feltrinelli, 25 euro ) che mi permetto di consigliare vivamente, per trovarne altre, per ricominciare una volta ancora da dove si deve, dal punto in cui il tuo signor – anzi: Signor Tecnico – comincia OGNI VOLTA, facendo Bene il suo mestiere.
A proposito: va anche in trasferta ? Io giuro che gli pago viaggio e ospitalità, per il piacere di conoscerlo…e divederlo lavorare sui miei polverosi monitors ( licenza Arboriana ) . Grazie
scritto da baotzebao giovedì.05.03.09 09:58
Purtroppo la cultura del lavoro si sta appanando.
E’ un pò che è così.
Tutti vogliono che i propri figli divengano avvocati, ingegneri ed architetti.
E’ banale, ma è molto meglio un ottimo tecnico, magari non diplomato, che un mediocre ingegnere.
Lettura da rendere obbligatoria, soprattutto per gli studenti del liceo scientifico e classico: “La chiave a stella”, di Primo Levi.
Se si entra nel mondo del lavoro, privi di cultura del lavoro, mi spiegate che danni si combinano?
E se sono gli insegnanti stessi i primi a non conoscerla, che fine facciamo?
Il nostro mondo gira perché ci sono milioni di persone come il manutentore del MAC di Matteo, che danno significato alla propria vita anche attraverso il “fare bene” il proprio lavoro.
Ciao
Marzio
scritto da marzio giovedì.05.03.09 10:06
si può avere il numero dell’omino in questione?
OT: ma uno come te non è stato invitato neanche a una proiezione privè per la stampa di Uochmen, santiddio? vogliamo la recensione in anteprima
scritto da cush giovedì.05.03.09 10:31
Più che altro in questo caso non oso immaginare che genere di nerdate antifiga si potrebbero scrivere. “Il mio schermo si pulisce da solo”?
Fortunato te che hai incontrato un artigiano a modo: il tecnico da cui ho portato il mio notebook dopo che un amico ci aveva versato mezza bottiglia di Recioto mi guardava come se fossi Johnny Rotten anno 1975.
scritto da Siccio giovedì.05.03.09 11:17
questa storia anticipa curiosamente la puntata di “desperate…” andata in onda ieri sera.
scritto da rita giovedì.05.03.09 11:27
Il piacere di fare un lavoro e di farlo bene. Un lusso.
scritto da Kreutz giovedì.05.03.09 12:34
un doppio lusso, di questi tempi
scritto da cush giovedì.05.03.09 12:52
Allora adesso racconto la mia.
A Trieste esiste un negozio di articoli per la casa in una via molto centrale.
E’ un negozio piccolo, praticamente una stanzetta dal soffitto piuttosto alto, ma e’ cosi’ strapieno di oggetti (impilati in mezzo alla stanza, accatastati sugli scaffali, appesi alle pareti, pendenti dal soffitto ecc.) che si ha l’impressione che tutto l’universo sia campionato li’ dentro. E spesso e’ proprio vero, perche’ se ci entri e chiedi, che so, se hanno il ricambio del manico di destra di quella pentola a pressione tedesca che hai ereditato dalla tua prozia e la fabbrica non esiste piu’ da vent’anni, capace che l’omino si tuffa dietro il bancone e riemerge con in mano un cassetto pieno di manici di pentole alla rinfusa e, scava scava, tira fuori proprio quel manico destro che serviva a te.
Fino ad una decina d’anni fa il negozio era gestito da un tizio che prezzava tutto con dei cartellini di cartone legati alla merce con lo spago e quando compravi qualcosa lui salvava il cartellino per rimetterlo su un’altra cosa con lo stesso prezzo. Quel tizio, quando eri indeciso se comprare una tortiera rotonda o una a forma di orsetto che costava cinque volte tanto, ti chiedeva se eri scemo a non prendere quella piu’ economica, che tanto la torta rotonda o a forma di orsetto ha lo stesso gusto.
Per dire il tipo.
Adesso quel tizio li’ non c’e’ piu’, forse e’ morto (era ben vecchiarello) ed al suo posto ci sono, credo, i suoi due figli ed il nipote.
Che hanno mantenuto lo stesso spirito.
Insomma, il mio episodio e’ che tempo fa vado in quel negozio con i cocci di una saliera che mi si era frantumata cadendo a terra. Era una di quelle saliere da tavola con il contenitore di vetro ed il tappo bucherellato in acciaio. Io me l’ero portata dietro perche’ mi piaceva proprio quel modello li’ e volevo vedere se ne trovavo un’altra almeno simile.
Il tipo guarda i cocci, si tuffa dietro il bancone, e riemerge con un cassetto di saliere alla rinfusa e, scava scava, tira fuori proprio la mia.
Ma la cosa meravigliosa e’ che, senza chiedermi niente, ha svitato il tappo della saliera nuova, ci ha avvitato sopra il mio tappo che tanto, essendo in acciaio, era ancora buono ed utilizzabile, e mi ha venduto solo il contenitore in vetro tenendosi il suo tappo (magari per qualcuno che ha il contenitore ma il tappo l’ha perso).
A me questo gesto, su un acquisto da meno di un euro, e’ piaciuto moltissimo. E’ fare le cose non con lo scopo di perdere meno tempo possibile e guadagnarci il massimo possibile, ma invece con cura ed attenzione al proprio lavoro.
Ciao
scritto da luzmic giovedì.05.03.09 13:22
oh no! ho scritto una nerdata antifiga ! A tutte le lettrici strafighe di questo blog antinerdate sara’ inevitabilmente scesa la libido nel caso fossero incappate nel mio commento prima che l’antinerd antifighe bordone lo scancellasse.
Allora rettifico subito.
Meno male che esiste ancora la sana gente che sa fare il proprio mestiere a dovere, e che ancora oggi saprebbe aggiustare una testina sferica. Il lusso di saper continuare a fare il proprio lavoro come se non fossero passati 20 anni (che in fondo nell’informatica che vuoi che siano…)
scritto da enrico giovedì.05.03.09 13:28
Mi sa che hai avuto un vis-à-vis con Tremonti, ma hai fatto finta di non riconoscerlo.
scritto da ann giovedì.05.03.09 13:50
Ma è una storia vera? Mi sono quasi commosso
Mi ha fatto ricordare un’altra storia, quella di un signore di bologna che, per pura passione, ripara biciclette, raccoglie quelle abbandonate e poi, parole sue “cerca di farle rinascere”.
Ci vuole passione a fare le cose
scritto da larvotto giovedì.05.03.09 14:20
E come si chiamava il tecnico Umpa Lumpa?
scritto da _gemini giovedì.05.03.09 15:17
@luzmic lo conosco quel negozio, un posto da sogno, peccato non poterlo frequentare spesso sta a 370 km da casa mia
.
Mio papà faceva l’artigiano, incisore su metalli preziosi, era l’ultimo in tutta la lombardia son passati 13 anni da quando se ne è andato, ma ogni tanto qualcuno ancora lo cerca.
scritto da La Cosa giovedì.05.03.09 17:32
Probabilmente la differenza sta nel fatto che fosse dipendente o in delega.
Stavo pensando che con il termine “nerdata antifiga” si può classificare il 99% dell’evoluzione umana degli ultimi 7000 anni.
scritto da Albionese giovedì.05.03.09 20:06
@luzmic, il posto c’è ancora. è a 40 passi da casa mia. Si chiama Podrecca. C’è suo figlio, e lavora come il padre. E parla a bassa voce. Eravamo a scuola assieme, e anche lui è ‘posseduto’ da un bassotto… Poco distante c’è Toso, una merceria-drogheria leggendaria, che vende le cose come se tutti fossero i clienti più importanti del mondo. Qualche volta bevo un caffè con il titolare…
scritto da baotzebao giovedì.05.03.09 20:07
Io faccio l’idraulico (a Roma lo stagnaro!) e penso di avere “ancora” la stessa filosofia del tuo omino pc. a parte i mezzi pubblici. complimenti comunque.
scritto da Fabio giovedì.05.03.09 20:49
che nostalgia di cose antiche
scritto da pellescura venerdì.06.03.09 00:32
@La Cosa e @baotzebao. Si’, il posto e’ proprio Podrecca e li’ vicino c’e’ Toso (a Trieste una drogheria e’ un posto dove compri detersivi&saponi e non alimentari&spezie) dove compri ancora lo stoppino per candele al metro e la polvere di pomice all’etto, anzi, al deca (nel senso del decagrammo).
Mi auguro che tengano duro a lungo.
Ma adesso pero’ basta perche’ senno’ si finisce nel gorgo del oh-come-erano-belli-i-tempi-di-una-volta, che e’ da Cicerone in poi che lo si va dicendo.
E invece va bene l’antico ma va benissimo anche il moderno, solo sarebbe bello che si facessero le cose con piu’ cura.
scritto da luzmic venerdì.06.03.09 01:19
non per essere cinicamente materialista, ma al post manca qualcosa: il prezzo pagato per il servizio: ché, se il delizioso omino avesse richiesto euro 800 i.v.a. esclusa, tutti i romanticismi andrebbero a puttane.
scritto da SAPO!! venerdì.06.03.09 16:08
io faccio il mio lavoro con lo stesso spirito e la stessa passione. credetemi. ma i clienti a volte non lo notano e anzi si incazzano se dopo dieci volte che sono andato gratis a controllare che fosse tutto a posto l’undicesimadico loro che quel giorno proprio non posso.
scritto da g. venerdì.06.03.09 16:17
Non ho capito l’allegoria. Era Massimo D’Alema?
scritto da paul venerdì.06.03.09 17:11
Ehi, ma qui c’è un’idea di sito: una mappa dove raccogliere i negozi/fornitori che hanno ancora “la passione di una volta” per il lavoro. Una di quelle robe 2.0 con i voti e i suggerimenti degli utenti che piacciono a voi giovani. Comunque è bello vedere quante persone sanno ancora apprezzare e riconoscere la passione per il lavoro.
scritto da ubu sabato.07.03.09 09:59
Bellissimo che ci siano ancora persone così dedite al lavoro. Io ho avuto la fortuna, per caso, di conoscerne una recentemente. Un simpatico vecchietto che ha una delle più antiche botteghe sui Navigli di Milano: forse l’ultimo vero riparatore di macchine da cucire in circolazione. Mi ha raccontato la sua storia che ho inserito in un servizio sulla vecchia Milano che sta scomparendo – http://fraandthecity.wordpress.com/2009/01/23/i-partigiani-del-naviglio/
scritto da Fra sabato.07.03.09 12:21
Era un angelo.
scritto da Alessandra domenica.08.03.09 01:42
Mio papà faceva l’elettrauto, lo chiamavano “Il Scintilla” (“Ma allora tu sei la figlia del Scintilla!) e odiavo che si sedeva sul divano con la tuta sporca facendo incazzare tantissimo mia madre, e odiavo quelli che suonavano alle 10 di sera e volevano essere messi in moto e non si capacitavano che lui era fuori a cena e che mio fratello di 12 anni, no, non è capace di caricarvi la batteria. E odio ancora i riccazzi del paese che erano i peggiori perchè N-O-N- P-A-G-A-V-A-N-O!
Odio anche il sisema pesionistico degli Artigiani.Odio quelli che pensavano che fossimo ricchi perchè non facevamo le Ricevute Fiscali… Ma andate dai carrozzieri e poi vediamo! Adesso è in pesnione mi cambia le lampadine
scritto da Sara domenica.08.03.09 23:46
purtroppo a volte sono i tuoi capi/datori a metterti nelle condizioni di non lavorare bene… questo mi fa veramente incavolare. Vorrei essere tanto come l’omino del’assistenza mac!
scritto da simo lunedì.09.03.09 16:13
Mha.. a Varese, iMac in garanzia, son dovuto andare IO al centro assistenza (25 km) e aspettare 10 gg (“lo mandiamo a Milano..”) e, GIURO, s’eran dimenticati di collegare la webcam.. mi sono incazzato come una jena..
scritto da marmottone martedì.10.03.09 09:57
c’è pieno di coglioni in giro, basta leggere.
ma delle volte.
scritto da the Butcher venerdì.24.04.09 22:29