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lunedì 9 marzo 2009

Bee honest


bee_beard7-330Non è vero quello che dice il Corriere, e cioè che non esista un agente da ritenere il principale responsabile per la moria delle api. Perché la moria delle api non è un virus, ma un fenomeno, che in diverse parti del mondo si è verificato negli ultimi anni, rispondendo agli stimoli dell’ambiente in cui si verifica: varietà di api, tipo di dieta, diffusione di virus, condizioni climatiche, inquinamento, uso di pesticidi. Come quasi ogni fenomeno ambientale, si tratta di fasci di elementi variabili che si incontrano nei modi e con gli esiti più diversi. Per quanto riguarda il crollo del numero di api in Europa nelle ultime stagioni, i responsabili sarebbero i neonicotinoidi, una famiglia di molecole inserite in diversi pesticidi con cui vengono trattate alcune sementi. Per questo motivo in qualche paese europeo (Francia, Germania) alcuni di questi neonicotinoidi sono stati messi fuori legge. Ecco il dossier sui neonicotinoidi dell’UNAPI, se avete voglia. Oppure c’è una puntata di Report molto chiara e documentata.
L’idea che all’allarmismo degli ultimi anni su qualsiasi tema ambientale si debba sostituire un rassicurante “Toh, va meglio. Allora non era vero!” è quanto di più antiscientifico e demente si possa concepire. I titoli risultano sempre strillati, l’effetto è sempre quello per cui alla fine, vai a sapere, il grande mistero della natura, e infine si può sempre smentirsi da soli con stupore qualche anno dopo.


anche l’ottimo sortino su la7 aveva fatto una puntata molto ben fatta sull cause e le conseguenze della moria delle api…

Il fatto che in California siano tornate non significa che in tutto il mondo stia avvenendo la stessa cosa. Magari. In una regione della Cina il problema è così grave che da qualche anno che l’impollinazione delle coltivazioni è FATTA A MANO.
Per la disperazione causata dalla lettura degli obbrobri della redazione scientifica del Corriere sono stato praticamente costretto a creare il mio blog di divulgazione ambientale: Teste Pensanti.
Prossimamente, ad esempio, pubblicherò una mia analisi dei bilanci ufficiali della Monsanto, da cui si evince dimostrazione scientifica del fatto che non è vero che lo scopo degli Ogm è combattere la fame del mondo (concetto che è invece sostenuto a spada tratta dal corrierone, sebbene la verità sia che Monsanto ha creato gli Ogm semplicemente per vendere di più il proprio erbicida Roundup).

Ma dai, non ci crederò mai che lo scopo degli Ogm non è quello di risolvere il problema della fame del mondo, ma quello di fare utili! Attendiamo con ansia l’analisi dei bilanci ufficiali della Monsanto – con tutto ciò che da essa si potrà evincere – per convincerci di ciò.

Negli editoriali del Giornale si dicono tranquillamente enormità tipo “il riscaldamento del pianeta è un allarme infondato”. Il problema del corriere è che sta prendendo la stessa piega, l’atteggiamento su certe questioni è lo stesso. Se – auspicabilmente – quest’anno anche da noi le api torneranno a volare numerose, temo che la prima cosa che penseranno sarà “ah, ecco, visto che era un’allarme infondato?” e non “abbiamo fatto bene a togliere di torno i neonicotinoidi”.

La redazione scientifica del corriere, ( scritto minuscolo perchè se lo merita!!!) non viene da me presa in considerazione da circa 25 anni, da quando trovai scritto in un articolo “il virus della peste”!!!!

In merito consiglio uno dei più bei libri che ho letto ultimamente:

Il mondo senza di noi
di Alan Weisman
Einaudi Stile libero extra
Pagine 376
2008€ 14,5

[...] Il blogger Matteo Bordone commenta, anche lui, la morìa globale delle api. (grazie a Valerio Fiandra che me lo segnala…) [...]

Seriamente, c’è ancora qualcuno, con una conoscenza appena scolastica dell’inglese ed elementare di internet, che legge corriererepubblicagiornale ecc. ecc.?

Ma non è possibile, dai: figurati se il Corriere manipola le informazioni. Cioè, guarda la foto di quest’apina, guarda com’è felice http://www.corriere.it/Media/Foto/2009/03/09/ape_c1.jpg

Marco…seriamente non credo…seriamente il campione di umani a mia disposizione(hehehe, poveri conoscenti) è all’80% del genere “Lo ha detto la tivù”(Nota: il 20% sono gli amici..e s’informano)

E per giunta non ha alcun fondamento la storia della famosa frase di Einstein sulla fine dell’umanità in 4 anni. Ma è solo una macchiolina, il problema di comunicazione – come fai notare – è ben più grave…

Giusto per non smentire il concetto che qui dentro non solo si sta sulla notizia, ma si anticipa addirittura il trend dell’informazione, ecco che in un telegiornale della sera, viene trasmesso un rassicurantissimo servizio sul ritorno delle api.
Tre o quattro minuti (su 25, quindi oltre il 15% del tempo) interamente dedicati ai simpatici insetti sociali ed alla loro nuova proliferazione. Naturalmente il tono non è informativo, ma piuttosto divulgativo (quasi una finestra aperta su “Quark”: c’è il tipo col cappuccio di rete, l’alveare con le api stordite dal fumo, il miele che cola… tutto, insomma”). Non vengono presentate tesi nè forniti dati a supporto (tranne qualche numero sparato lì – che tanto chi vuoi che si metta a controllare ed – eventualmente – a confutare, all’ora di cena), ma non manca l’obbligato rimando alla famosa frase attribuita ad Einstein, quella che rimarranno 50 anni da vivere, a genere umano, dopo l’estinzione delle api. Dunque possiamo stare tranquilli, si sopravviverà. E tutti quelli che il mese scorso non hanno versato l’I.V.A. sperando nell’approssimarsi di uno scenario alla Mad Max (tipo il dott. Cirri, per intenderci), è meglio che si affrettino a farlo, che sennò scatta la penale.
A questo punto manca solo di incrociare il solito bel tomo che, in occasione della prossima discussione sullo stato del pianeta, ti dica che son tutte palle, quelle che lo staremmo distruggendo: “… basta vedere il freddo che ha fatto quest’inverno. E poi l’laltra sera il telegiornale ha detto che son tornate pure le api, quindi piantala lì con il tuo solito pessimismo da comunista e passami ancora un po’ di vitello tonnato, per favore!”

bee honest e’ un bellissimo titolo.
l’ ho capito perfino io.
ha ragione Facci, bel libro.
Tommaso, non erano quattro, gli anni?

bella li daje

Se il genere umano è sopravvissuto a quarant’anni anni di Democrazia Cristiana, seguiti da otto di presidenza Bush (e via banalizzando, che è anche una certa ora), credo possa sopravvivere per 4 anni senza le api. Al limite uno mangia pane, burro e marmellata e dolcifica le tisane con lo zucchero (d’uva se è a Milano, di canna e/o barbabietola se vive nel resto del mondo). No, secondo me è molto di più di 4 anni.

Il sense of humor di Tommaso mi sfugge. Spero non sfugga a nessuno che senza api non si hanno nè pane, nè marmellata di frutta, nè burro, nè zucchero. Il calcolo dei 4 anni è piuttosto ottimistico, se si pensa che le scorte alimentari sono in genere dell’ordine di mesi, non di anni. Inoltre, si dovrebbero considera i tempi di dimezzamento della popolazione per cannibalismo. Assumendo che ogni giorno la popolazione si dimezzi, dopo aver finito di mangiare tutti gli animali presenti sul pianeta la sopravvivenza della specie umana sarebbe quindi di soli 32 giorni (2 elevato alla 32ma = 4,2 miliardi).

Effettivamente anch’io sono rimasto abbastanza colpito dai servizi giornalistici sulle api, che denotano un’evidente ignoranza della materia.
Parlare di “ritorno delle api”, ad esempio, è assurdo, perché ormai le api – è questa la novità degli ultimi anni – qui da noi non possono più vivere senza l’uomo.
Da quando si è diffusa la varroasi – cioè la presenza della varroa, un acaro parassita che attacca le larve – le colonie di api possono sopravvivere solo grazie ai trattamenti fatti dagli apicoltori. E se le estati sono particolarmente calde, anche i trattamenti possono fallire, come è successo un paio di anni fa con perdite fino al 50%.

Testaccia,ti prego, rilassati!!!

@Giacomo:

:-) ))))))))))))))))))