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lunedì 9 marzo 2009

Georgia®, una terra da zappare


georgiaFa grande scalpore l’idea per cui negli audiovisivi del belpaese sarà ora trasparente il fenomeno che in tutto il cinema italiano dilaga da decenni. Con un piccolo dettaglio: con la stessa differenza che c’è tra farsi una canna di nascosto e andare in un coffee shop, i nostri film, rispetto a quelli americani, sono sempre stati pieni di roba furtiva, malfatta, goffa, talmente fuori luogo da spiccare come un improvviso I PROGRAMMI RIPRENDERANNO IL PIÙ PRESTO POSSIBILE. Amari, longdrincs, “vuoi un cordiale?”, “vuoi ‘na sigaretta?”, “visto che bella autovettura?” sono immancabili nel cinema di genere degli anni Settanta e Ottanta, da Maurizio Merli a Lino Banfi. Ma anche il cinema più raffinato ne è sempre stato pieno. Adesso la cosa sarà estesa ai prodotti televisivi, il che ovviamente comporta dei problemi di competenza tra produttori e emittenti, ma insomma si farà, e ufficialmente. C’è poi il dettaglio che, a meno di non girare storie oniriche, fantapolitico-apocalittiche, realsocialiste o altro, i marchi fanno parte della nostra vita quotidiana e di quello che si racconta. E allora, visto che ci devono essere, tanto vale farsi pagare e andare lentamente, piano piano, lemme lemme, quando un’industria se ne è appena andata e un’altra è ancora di là da venire, verso modelli di finanziamento che siano alternativi ai nostri soldi. Al cinema, alla televisione, dalle ombre cinesi in su. Grazie.
Tra l’altro questa è una regolamentazione che intacca la santità dell’arte, la cattiveria del Nesquik, tapiri e ventose, tutto un sinistrume populista fuori tempo massimo. Quindi è bene. Certo, l’allarmato commento del PD fa cadere le balle, ma a questo siamo ormai abituati.


Pienamente d’accordo.

Il product placement mi fa sempre venire in mente un terrificante gioco per la Playstation,il mitico G-police, in cui il marchio della Diesel appariva ovunque….

Il PP sarebbe una toccasana per le produzioni italiane se solo sapessero usarlo in modo opportuno…
insomma mi immagino già una serie di dettagli inutili su cellulari e roba varia, ma ovviamente la colpa non è del product placement ma di chi non lo sa usare.

ieri sera a rai uno ho assistito a un montaggio di gaffe riprese da striscia la notizia (a sanremo si davano premi televisivi). un montaggio pieno di cadute accidentali. nell’episodio di F. Corona si vede una caduta in cui il malcapitato finisce a gambe all’aria…

incredibile ma vero nella ripresa è stata messa un pecetta sul marchio apposto sulla fibbia delle scarpe.

mi chiedo.
e allora in tutti gli altri casi dove non c’è pecetta? per esempio marco baldini che sbarca in messico nell’approdo della fattoria, prima di scendere dalla barca si slaccia le scarpe (che sembrano nuove nuove) e le porta in mano mettendo bene in vista, inevitabilmente, le tre striscie bianche. forse la diretta ha impedito di mettere le adeguate pecette, ma potevano sempre mettere il nastro adesivo nero.

sulle macchine poi è il colmo. premesso che il design unico di ogni modello è tutelato legalmente come un marchio e riconosciuto come segno distintivo, è ridicolo che in alcune serie televisive compaiano modelli appena commercializzati o addirittura appena presentati alla stampa e non ancora in vendita. invece in altre serie, in modo assai ridicolo, si mette la pecetta nera sul marchio sulla calandra!!!

boh! è un mondo difficile….

Così finalmente si potranno replicare i ragazzi della III C, dove ogni episiodio Sharon diceva “Hummm avrei proprio voglia di un cornetto algida!” oppure “Ci vorrebbe proprio un mars”, guardando lubrica prima il frigorifero e poi chicco lazzaretti…

A me sembra di ricordare che nella III C Chicco avesse sempre voglia di un Raider (nome precedente del Twix). Azz, come mi sento vecchio…

Potrò sbagliarmi (mi alleno per le olimpiadi di disciplina), ma credo che fosse “fuorilegge” anche nel cinema fino a qualche anno fa, il ritorno in grande stile ci fu con “Commediasexi” e i cinepanettoni successivi.

Comunque, io l’ho sempre trovato giusto, è ovvio che c’è modo (in un ufficio c’è un Mac o un Dell) e modo (il posacenere del Crodino o il primo piano del pacchetto di Muratti).

[...] commenti allarmati «fanno cadere le balle», si dice su seguitissimi e stimatissimi (anche da me) blog. E forse è vero. Ma forse, essendo le mie cadute già da un bel pezzo, non rischio più niente e [...]

ha parlato quello che fa le marchette ai videogames

La differenza tra recensione positiva e marchetta è semplice. Chi ancora non la padroneggiasse si informi al più presto (prima che i cattivi delle multinazionali lo facciano incarcerare ingiustamente).

pecunia non olet

Verum. Et semper strontii locuti sunt loquuntur.

Un giorno un mio amico, allievo di Buccheri e di Lodato, mi mostrò la differenza fra product placement e vil marchetta: allora, ad esempio, compresi i limiti di un Minority Report; ma non c’è scandalo nel far soldi (certo, a furia di calare spot potrebbe anche diminuire il prezzo dei biglietti).

PS E il precettore lo corresse: “loquuntur!”

Ma, detto fra noi, locuti sunt è passato remoto, giusto?

Detto fra noi, è perfetto (o passato remoto, o preterito se hai studiato negli anni trenta).

ci puo’ anche essere un uso intelligente, e’ in fondo quello che va messo in evidenza. vedi i marchi in ritorno al futuro, o in blade runner.
i portaceneri eccetera sono marchette che non aggiungono niente alla storia, anche visiva. la sputtanano.
ma togliete TDK da blade runner, se ci riuscite.

Cito: “ma togliete TDK da blade runner, se ci riuscite.”

E Acqua Peyo da tutti i film di Pierino e Professoressa e Poliziotta… C’era Aqua Peyo sugli striscioni nelle palestre, nei campi da calcetto dell’oratorio, e nei bar le cassette accatastate. Dietro al tipo che accendeva le Merit, se non ricordo male.

[...] inosservata. In compenso è nata sul web una discussione abbastanza vivace: segnalo fra gli altri Matteo Bordone (”sarà ora trasparente il fenomeno che in tutto il cinema italiano dilaga da [...]

Fatemi capire, è iniziata la ridicolizzazione di striscia la notizia contro gli spot occulti in tv e quindi adesso li fanno diventare legali?(al cinema mi pare lo fossero già da un po’) L’italia non si smentisce mai, ha ragione berlusconi insomma, il pragone delle canne è perfetto.

E’ tipico della destra applaudire quando vengono importate dagli altri paesi le cose negative.
Poi c’è un modo intelligente di fare tutto, vedere 30 Rock a riguardo.

P.S. Se non sbaglio l’unico videogioco tratto da Blade Runner, quello che, per quanto ben fatto, non è nemmeno riuscito a coprire i costi di licenza, non aveva i famosi spot sul ledwall ma l’atmosfera era identica.

P.P.S. La differenza tra Recensione e Marchetta la sappiamo tutti. Non metto in dubbio la buonafede di bordone nelle sue recensioni che al massimo avranno il product placement dei suoi stati emotivi, ma come è noto(ed impossibile che bordone non lo sappia), in america sta iniziando a prendere piede la recensione “controllata” o il post del blog concordato.
Tra qualche anno ci troveremo un altro bordone che ci dirà che era ora che anche in italia si regolamentasse questa cosa, perchè pecunia non olet.