lunedì 16 marzo 2009
Fattrici
Corrado Augias, nei primi mesi del 2009, sta raccogliendo una serie di lettere su aborti volontari, terapeutici e spontanei. Le donne che hanno abortito scrivono ad Augias e raccontano quello che di tremendo hanno vissuto nei reparti di ostetricia e ginecologia degli ospedali italiani, dove lo stato etico mostra la sua faccia più vera e spaventosa. Un numero sempre crescente di medici (a volte sedicenti cattolici osservanti, a volte semplici obiettori, a volte affiliati all’organizzazione parareligiosa “Comunione e Liberazione”) trasforma un momento delicato e difficile della vita di migliaia di donne italiane in un incubo di cui si dimenticheranno a fatica, nel giro di qualche decennio. Smanacciatori di carne femminile, freddi esecutori di tecniche, archetipi istruiti del maschio mediterraneo o delle peggiori dinamiche mammanesche, questi sedicenti medici mettono in atto una forma di violenza diffusa, quotidiana e schiacciante. Quando l’anno scorso questo e altri blog si infuriavano con Giuliano Ferrara e con la sua spaventosa campagna contro le donne, non lo facevano a caso. Questo è ancora un tema sul quale valgono vecchie categorie degli anni Settanta. Perché l’idea che le donne abbiano in mano il potere di decidere del proprio corpo, se fare o meno figli, se dare o meno seguito allo scodinzolio degli spermatozoi di un uomo, ancora oggi è messa in discussione quotidianamente. E c’è una nuova ondata di più o meno cattolici, più o meno colti, più o meno preoccupati per le magnifiche sorti e progressive della civiltà contemporanea, che non vede l’ora di fare quello che milioni di uomini hanno sempre fatto con le donne: fargliela pagare.
A scrivere ad Augias ieri è stata una donna di Milano, che all’ospedale Fatebenefratelli è andata per una gravidanza che si è interrotta di colpo, al quarto mese, con la rottura delle acque. Purtroppo non ho trovato la lettera online e quindi ve la racconto a memoria. Le hanno fatto una puntura, l’hanno lasciata sola mentre aspettavano che si dilatasse, l’hanno toccata in tre o quattro senza presentarsi, medici diversi ogni mezz’ora. Poi, dopo averla lasciata in corsia per un po’, l’hanno portata in ambulatorio, e lì, finalmente, lei ha espulso il feto. Dopodiché l’hanno messa in una stanza con una mamma che allattava. Un’infermiera è entrata a chiederle come volesse chiamare il bambino. Lei per un attimo ha creduto che fosse vivo. L’infermiera le ha poi detto che era per un registro amministrativo.
A Milano, in Italia, nel 2009, una donna che abortisce, volontariamente o no, la paga cara. Prendere atto, leggere le lettere ad Augias, alzarsi in piedi urlando la prossima volta che qualcuno si dice preoccupato per il numero degli aborti.
AAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHHHHH.
scritto da barbadio lunedì.16.03.09 12:13
porco giuda che storie….quindi tu dici che il pensiero cattolico puo far male? non l’avrei detto mai.
non voglio fare il qualunquista che da colpe alla chiesa sempre e cmq….ma questo comportamento un po bigotto,un po maschilista, un po politicamente terrorizzante, è molto ecclesiastico.
o sbaglio?
scritto da ANDREA lunedì.16.03.09 12:51
Ce ne sono tantissime di esperienze di questo tipo, in quasi tutti gli ospedali italiani. Non so nemmeno se c’entra la Chiesa. C’entra assai di più l’atavica abitudine a considerare le donne come un “possesso”, una cosa, una conquista, una proprietà. C’entra anche una cultura del non-rispetto diffusa ovunque, non solo in ospedale e non solo nei reparti di ostetricia.
Ci vorrebbe un post come questo una volta al mese, se non altro a ricordarcelo, che siamo (non tutti) fatti così.
scritto da lo scorfano lunedì.16.03.09 13:05
Allo schifo non c’è mai fine?
Eticamente sì.
scritto da ann lunedì.16.03.09 13:39
Ho letto questo post mentre sto lavorando… Nonostante siano cose che sapevo già, mi viene da piangere… Ho una figlia di poco più di un anno ed è stata la cosa più bella del mondo vederla nascere. Non riesco neanche a immaginare come sarei stato se le cose fossero andate come per la signora di Milano…
Grazie di dare spazio a notizie di questo tipo: molti sanno e fanno finta di niente.
scritto da Bestef lunedì.16.03.09 13:58
posso dire UNA cosa?
io TROVO strano che a PARLARE di ABBORTO sia sempre quello lì vestito tutto un pò scemo (razzingher) e poi quello che urla… ma no èperché sono URLATORI TEDESCHI, ma perchè MASCHI.
Ma com’è che il MASCHIo parla di TUTTO quello che NON conosce?
Mica il MASCHIo è mai stato INCINTO…
Secondo me il maschio è capace di parlare pure di MESTRUAZZIONI solo perché ha visto la PUBBLICITA’ TAMPAX. O perché ha volato col paracadute
ciao da eNZO
scritto da eNZO lunedì.16.03.09 14:37
Io ho abortito, e ogni medico a cui mi sono rivolta ci ha tenuto a farmi sapere che era contro l’aborto, come se a me fosse interessato il SUO parere in un momento così difficile per ME. Ero e sono addolorata. Nei confronti una donna che sta decidendo se può o meno permettersi di essere madre, nessuno può arrogarsi il diritto di proferire parola.
Solo un uomo/forse-padre che decide di starle accanto può tenerle la mano e darle o meno il proprio appoggio. Io la penso così.
scritto da Francesca lunedì.16.03.09 14:39
Standing ovation per ENZO!!!!!
scritto da Dan lunedì.16.03.09 14:47
enzo ti stimo. ecco
scritto da mumucs lunedì.16.03.09 15:06
Io a penso esattamente come Francesca. E se ci sono delle donne che hanno voglia di raccontare, sono benvenute.
Ci tengo a dire però, a proposito degli altri commenti, che qui non è una questione di uomini o donne. Non per prima cosa. Per prima cosa si tratta di individui, e di come il Servizio Sanitario Nazionale li offenda, ferisca e maltratti come persone, come donne e come cittadini.
Poi ci sono risvolti culturali (religione compresa) e sociali. Infine c’è il dibattito su uomo-donna, medico-paziente, politico-cittadino. Ma la prima cosa da fare è ricordarsi che quello è un contesto pubblico in cui succedono mostruosità, soprusi e violenze quotidiane ai danni di donne colpevoli di essere, e non avere, la propria (eventuale) gravidanza.
scritto da Matteo Bordone lunedì.16.03.09 15:07
Scusa l’insipienza, ma dove bisogna andare per leggere le lettere? E si possono raccontare, eventualmente, anche esperienze positive che diano un po’ di speranza (della serie Un’altra ASL è possibile)? Ciao.
scritto da Isa lunedì.16.03.09 15:31
Senza contare che buona parte di quei medici rivendica l’obiezione di “coscienza” spesse volte solo per opportunità di carriera.
scritto da Andres lunedì.16.03.09 15:34
IO l’ho fatto. Perchè non volevo avere un figlio a vent anni e perchè non volevo cambiare la mia vita per un errore di valutazione. Forse è egoista, forse è qualunquista ma io al “non c’è foglia che dio non voglia” non ci ho mai creduto e anzi credo che “non c’è figlio finchè io non voglio” (scusa il gioco di parole un po’ truce…). Ancora oggi, dopo 10 anni, credo di aver fatto la scelta giusta. Perchè, per fortuna, oggi abbiamo il diritto di scegliere. E fare un figlio (o non farlo) dipende dal libero arbitrio nostro, di persone.
Anche io sono stata esaminata, giudicata, guardata male da ginecologi, infermieri, colleghe di stanza, persone a cui l’ho detto, ma non mi sento per niente in colpa. Non ho fatto terapia per uscirne (da cosa?), come mi aveva consiglia la mia (ex)ginecologa, non sono attivista proaborto, ma mi fa incazzare chi si arroga il diritto di scegliere cosa è etico o giusto per gli altri. Ecco.
scritto da lala lunedì.16.03.09 15:54
Anche altri tipi di sistemi sanitari hanno varie falle, forse anche più grosse. Su tutti son note di quello statunitense. Resta il fatto che credo che le situazioni di cui sopra siano insite nel sistema pubblico che adoperiamo (oltre che ad una cultura ancora troppo imperante). In una situazione di mercato, parte di questi innumerevoli ginecologi obiettori sarebbero disoccupati. Anche i spiacevoli comportamenti di cui sopra sarebbero ben “disincentivati”. Al contrario così non si arginano tali fenomeni e MI RACCONTANO che i non obiettori diventino, ovviamente, obbligati a fare un numero di aborti molto maggiore, di quanti toccherebbe loro in condizioni diverse, per supplire agli obiettori, tanto che alcuni diventano obiettori perchè non reggono più: anche chi non sia obiettore, dubito la trovi la cosa più dilettevole del mondo, doverla fare il triplo del normale non credo faccia fare salti di gioia. Poi vabbé ci son tutte quelle storie svelate dalle “iene” o similari, in cui si scoprono medici che son obiettori nel pubblico per poi fare aborti nel privato, o “banalmente” di province in cui sia una fatica ercolana farsi dare una “pillola del giorno dopo”.
Devo dire, che vivendo anche in una regione tra le più fortunate/illuminate su questi temi, son situazioni che non conosco da vicino e ignoro il vero ordine di grandezza di tale fenomeno. Però, grazie ai vari media, siam venuti a conoscenza presumo un po’ tutti di svariate storie dell’ orrore di questo tipo.
Purtroppo come dicevo all’ inizio, temo che certi mali siano difficilmente arginabili senza cambiare. Ci vuole un sistema con i “bonus malus” propri di quelli del mercato. Su questo son abbastanza disincantato: non credo ad veloce un cambiamento culturale in Italia. Il sistema statunitense, come detto, non mi pare proprio idilliaco. A me piace quello che se non erro è utilizzato in Svizzera (o quanto meno nella Svizzera-Francese di qualche anno fa), un sistema privato ma con il welfare. Purtroppo temo che in Italia potrebbe reggere in pochissime regioni, anche ipoteticamente non è molto fattibile.
scritto da Kluz lunedì.16.03.09 16:15
Avevo scritto un commento sugli Ospedali Valdesi e su Silvio Viale (un ginecologo radicale del Sant’Anna di Torino), su due modi differenti di aiutare le donne ad affrontare questa tragedia. Poi, mentre mi apprestavo a spiegare il perchè entrambe le esperienze – positive, per quanto possa essere positiva una tragedia – siano state inoltrare a puttane dai Sindone Boyz, mi è venuto il magone. Ma un magone di quelli che mi ha fatto dire “Ma vaffanculo, in che paese di merda vivo!” E poi ho chiuso Firefox.
scritto da Tommaso lunedì.16.03.09 16:20
Basta con ’sta storia della tragedia. È un caso della vita, o una scelta, e si chiama aborto (o interruzione di gravidanza). Non è un mostro innominabile, non è un brutto male, non è un incidente stradale. Quello che è lo decide chi se lo vive. Gli altri stiano vicino, non si intromettano e definiscano meno.
scritto da Matteo Bordone lunedì.16.03.09 16:28
La lettera che tu citi non mi pare c’entri molto con il credo religioso del personale di quell’ospedale. Si cita un’infermiera, era una suora? Era mamma Ebe? Era una strafiga svedese? Mah. Comunque se la vedrà con la sua coscienza se alla domenica fa la fila per il pane azzimo.
Per il resto ci sono stronzi atei, bravi cristiani Voolenterosi musulmani e teste di cazzo luterane anche nella sanità. Che è spesso molto “mala” anche non in Ginecologia e in Maternità. O perchè c’è quel nonsochè di scontro idelologico che ci piace tanto ridurre la faccenda a questione di credo o non credo?
Dove si dimostra, a parte nella suggestione degli accostamenti che tu proponi, questo irriducibile ritorno dei medici verso il maschilismo vendicativo d’antan solo in quanto medici cattolici?
scritto da Tranqui lunedì.16.03.09 16:56
Certo che ci sono medici che sono canaglie in sé e per sé; certo che questo non ha direttamente a che fare con la cultura cattolica. Ma il fatto che le istituzioni sanitarie siano portatrici di quei valori ha a che fare con la longa manus della politica di (questa) matrice cattolica e conservatrice sulle ASL. Poi che una parte della classe medica in questo paese sia spesso più attenta a difendere le proprie posizioni di potere che non il proprio ruolo nella società è arcinoto. Siccome la sanità è il primo capitolo di spesa, i dirigenti sanitari e molti primari sono spesso legati a quel mondo universitario/politico che tanto ha a che vedere con questa destra e questi cattolici di destra. Il giuramento di Ippocrate, per alcuni, è una goliardata da neolaureati.
Per finire, quello è l’unico reparto in cui molti degli ospiti non sono pazienti, non hanno malattie, e sono tutti di genere opposto a quello della gran parte di chi comanda, decide, smanaccia e opera. Una differenza, insomma, c’è.
scritto da Matteo Bordone lunedì.16.03.09 17:10
Ho trovato l’iniziativa di Augias molto toccante, mi dispiace solo che, come troppo spesso accade, questi racconti di disperazione solitaria restano “entre nous” e non possono essere schiaffati in faccia ai talebani de noartri.
La mia migliore amica è dovuta passare attraverso lo stesso martirio, io l’ho vissuto con lei prchè le sono sempre stata vicino. L’espressione “smanacciatori di carne femminile” riassume tutto: nel comportamento di certi medici percepisci tutto il disprezzo che hanno per una femmina che rifiuta il proprio ruolo di riproduttrice, esseri inutili, contronatura.
I medici che ha visto la mia amica volevano parlare solo con lei, non volevano che io fossi presente, la mia amica invece si. Uno di loro è arrivato ad insinuare che fossi io ad averle consigliato l’aborto. Abbiamo (sempre insieme) dovuto assistere al sermone dissuasivo di due tizie (non so bene quali titoli avessero per essere lì) uscite fresche fesche da cl come pegno da pagare per essere ascoltate dal ginecologo non obiettore. L’appuntamento per l’intervento è stato fissato molto tempo dopo, poi èstato rinviato, anticipato,annullato e poi riconfermato. L’assistenza psicologica è stata completamente assente, io ho trovato un sito francese che spiegava un po’ l’approccio psicologico alla cosa, ma beh insomma una roba amatoriale, da amica, niente di “professionale”.
Ecco quando penso a questa esperienze mi vengono in mente le parole “nascosto”, “clandestino”, “abbandono”.
scritto da Alessandra lunedì.16.03.09 20:58
Mh.
Grazie, Matteo. Tu, che hai molta visibilità, parla per tutti quelli che non sanno come fare.
Le donne, si sa. Ma tanti uomini sono persone civili, e fa bene dirlo.
scritto da daniela lunedì.16.03.09 21:13
Quello che spaventa, che MI spaventa, è la mia incapacità di trovare una soluzione seppure mi diverta spesso a fare inverosimili viaggi mentali in cui ogni tassello trova il suo posto nel mosaico. Eppure. Come entrare capillarmente in un sistema sanitario così incancrenito come il nostro? Come superare lo scoglio enorme della religione (cattolica e non) che filtra la libertà di scelta soppiantando il valore della religione civile?
Vi basti ascoltare un’oretta di radio Maria per puro sollazzo: sabato sono arrivati a contestare rabbiosamente Darwin sostenendo che la teoria evoluzionistica non ha nessuna prova. Raga, buttate i reperti.
Vogliamo forse parlare di aborto in quest’ottica?
Scusate la lungaggine, ma non avevo mai ascoltato Radio Maria. Dovevo spurgare.
Sicut erat.
scritto da Francesca lunedì.16.03.09 21:39
Qui in Lombardia, il numero di medici obbiettori è davvero inquietanti; da qualche tempo gli anestesisti fanno anche obiezione sull’epidurale. Vari lustri di governo ciellino ci hanno ridotto a questo.
scritto da AndreaR lunedì.16.03.09 21:46
mi hanno chiesto: ma il problema è che lui non vuole diventare papà?
già già a 18 anni il punto è lui.
elettrocardiogramma, analisi del sangue, analisi delle urine, ecografia, una si vede poco, la seconda: complimenti! sono due! una nullipara gemellare! e chiama pure il collega, perchè sulla prescrizione non c’è scritto che lo sto facendo in vista dell’aborto.
visita con l’assistente sociale che dice quasi niente e mi dà l’appuntamento con l’anestesista. mi danno un foglio con su scritto quello che avrei dovuto portare con me quel giorno e mi dicono di depilarmi.
in sala operatoria, piangevo, piangevo e piangevo ancora, sono nuda, con su la camiciola verde orrenda, allargo le gambe. ridono perchè sono depilata.
aspetto di poter uscire in una stanza nel reparto maternità. neo mamme e neo papà in festa.
ma magari era così più di dieci anni fa, magari oggi è diverso.
non sei mai più la stessa dopo, e lo dice anche la De Beauvoir, mica cazzi.
scritto da allora lunedì.16.03.09 22:19
Ho letto anch’io quella lettera, e da persona che lavora col sistema sanitario lombardo l’ho trovata drammatica. Tecnicamente non si trattava della tanto contesa interruzione volontaria e non rientra nella stessa legislazione, ma questo cambia di poco i termini della questione. La sensazione che si ha lavorando nelle aziende sanitarie (lombarde e non) è che la particolare attenzione su questi argomenti da parte delle dirigenze di tutti i livelli abbia più a che fare con il potere che con la morale.
scritto da Chiara lunedì.16.03.09 23:23
che ridere l’obiezione di coscienza…poi vanno nella clinica privata a fare aborti a pagamento…questo è il vergognoso…
beh meno male che nei consultori non ci han messo un pretino,perchè ci mancherebbe solo quello per far stare ancora peggio una donna…
ma tra poco ce lo mettono vedrete…la parola del signuore…
scritto da baboido lunedì.16.03.09 23:31
tra tante parole, quelle di eNZO colgono un punto fondamentale… l’arroganza tipica di “alcuni” uomini, protni a pontificare su temi che “per natura” non possono conoscere… bravo eNZO!
scritto da stefania martedì.17.03.09 09:23
Bordone, il giuramento di Ippocrate non lo hai letto.
scritto da GMR martedì.17.03.09 10:10
Matteo,
forse non te ne sei accorto, ma così ammetti interruzione di gravidanza come strumento anticoncezionale: [...]quello che è lo decide chi se lo vive[..]
Lasciando come punto fermo la legittimità dell’aborto, non ritengo così aberrande definirlo e considerarlo una tragedia (anche solo per la donna che lo attua, senza entrare nel merito feto/concepimento/anima/vita/etc.etc.)
scritto da SIMONE martedì.17.03.09 11:20
sul discorso del percorso sanitario ti do pienamente ragione, anzi sarei pronta a farne una battaglia civile. Ma questo è solo un aspetto di un’esperienza complessa come quella dell’aborto. Non l’ho vissuta personalmente ma diversi anni fa ho tenuto la mano di un’amica, lasciata sola dall’eiaculatore. Ho visto un ambiente neutro in quell’ospedale, solo mi è rimasto il ricordo ti tutte quelle ragazze e donne lasciate lì da sole. ovviamente non potevo conoscere le ragioni di tutte quelle solitudini, posso solo raccontare la mia impressione d’insieme. Una cultura meno maschilista parte anche dall’assunzione di responsabilità condividisa da uomini e donne nella gravidanza.
scritto da La Sposa martedì.17.03.09 11:48
La 194/78 è una legge dello Stato (fino a quando?!).I ginecologi non solo devono tacere i loro credo religiosi,ma tutti coloro che si sono iscritti alla specializzazione in ginecologia DOPO l’entrata in vigore della legge, NON POTREBBERO esercitare alcuna obiezione di coscienza.
scritto da oblomov martedì.17.03.09 12:14
C’è anche da considerare il fatto che (credo io) la scelta di abortire per una donna nasca nella maggior parte dei casi *perchè* è sola.
Temo anche che al di la dell’aberrante atteggiamento di medicastri e paramedicastri che circolano oggi nelle ASL, sia difficile che una donna possa avere conforto, in una scelta del genere, da qualcuno che non sia molto intimo (compagno, amica, famiglia…)
Credo sia necessario del vero talento per essere di aiuto vero in una scelta del genere.
scritto da Zagabart martedì.17.03.09 12:51
Premessa sono madre di due figli, il primo partorito con parto indotto. Ho partorito presso la clinica Mangiagalli
Sono a favore della legge sull’aborto ma tremo all’idea che una donna giunga a farlo.
mia sorella ha avuto un aborto spontaneo alla 21 sett. grazie a Dio ha incontrato personale molto più umano di quello descritto nella lettera. Ci tengo a dire che ci sono persone così.
In Magiagalli col primo figlio mi hanno visitato in 5 senza nemmeno presentarsi ho commentato a giochi felicemente conclusi che ero diventata una utostrada senza nemmeno il pedaggio(non si è presentato nessuno)IL corpo femminile troppo spesso è “visitato” senza rispetto.
Il lutto di una madre che abortisce naturalmente o volontariamente è ignorato sottovalutato da personale supponente.
l’ostetrica media presume di sapere che cosa vive una madre perchè “ne vede tante” bene se non lo sei non lo sai e se lo sai alla donna che arriva a scegliere l’aborto puoi solo offrire un abbraccio caldo e avvolgente.
ci tengo a dire che sono personalmente contro l’interruzione volontaria di gravidanza e che NON DEVE diventare un metodo per il controllo delle nascite
scritto da Anna martedì.17.03.09 13:55
Che schifo.
scritto da Spuzza martedì.17.03.09 17:15
Zagabart, non credo che una donna in una situazione del genere voglia avere conforto dai medici. Penso voglia (e meriti) solo serietà e rispetto da parte delle persone alle quali deve affidarsi, sarebbe già tanto.
scritto da Roberta martedì.17.03.09 17:47
Dover abortire perchè TRE ospedali di Milano (Milano!) non ti danno la pillola del giorno dopo, poichè in tutti e tre i pronto soccorso ginecologici di notte ci sono solo obiettori non vi pare incredibile? Eppure a me è successo. Sono riuscita a strappare una ricetta ben oltre le 12 ore. Stravolta dopo una notte di rabbia e paura. E Troppo tardi. Non ha funzionato. Paradossalmente è stato più “facile” abortire. Più “facile” dal punto di vista sanitario. Anche se sono convinta sia stata la scelta giusta, dentro di me, dopo anni, continuo a provare tanto dolore, una tremenda sensazione di vuoto e tantissima rabbia.
scritto da T martedì.17.03.09 18:04
Qualcuno ricorda l’inchiesta di Radio Popolare sulle cliniche lombarde abilitate, sovvenzionate etc. per l’applicazione della 194? Indovinate un po’… esatto: obiettano (quasi) tutte.
Pare che la coerenza e la serietà non rientrino fra le virtù del buon cristiano.
scritto da Siccio martedì.17.03.09 19:22
Apparirò estremo, ma sono per togliere l’abilitazione ai medici che praticano l’obiezione di coscienza. Ognuno è libero di interpretare l’esistenza come più gli pare e di obbedire, per quanto lo riguarda, ai comandamenti del suo dio o di chi surrettiziamente se ne fa interprete. Ma la medicina è una disciplina scientifica al servizio delle persone, cacchio. E se vuoi fare il dottore, fai il piacere di lasciare a casa dio. Altrimenti, se proprio non puoi starne senza, ti scegli un altro mestiere. Siamo nel 2009, eccheccavolo.
scritto da bamako martedì.17.03.09 20:42
Non sono una donna e quindi sicuramente, con tutti gli sforzi di immedesimazione che posso fare, una parte della questione mi sfugge.
Vorrei pero’ dire due cose.
Prima cosa: sono convinto che l’ultima parola sull’aborto non possa che spettare alla donna. Volendo vederla da un punto di vista del senso del divino, si puo’ dire che D-o ha fatto si’ che il concepimento avvenisse nel corpo della donna; volendo vederla da un punto di vista puramente materialista, si puo’ dire che ogni essere umano ha diritto di disporre del suo corpo. Sia come sia, visto che la donna non e’ un’incubatrice biologica, e’ lei che ha diritto di scegliere se portare o meno a termine la gravidanza.
Pero’, da uomo, non posso che sentire un altro lato della questione. Preti, rabbini, imam, politici, medici ecc. farebbero bene a fare il loro lavoro (predicare, insegnare, curare ecc.) che, di fronte ad una donna che ha deciso di abortire, non c’entra piu’ di quello un meccanico o di un tennista o di un fisico nucleare. Ma l’uomo che – come faccio a definirlo senza chiamarlo “padre”? -, diciamo, ha collaborato al concepimento? Li’ dentro c’e’ anche una parte di lui e non si puo’ far finta che non sia cosi’. Poi, se la donna vuole abortire e l’uomo non e’ d’accordo, l’uomo non puo’ che rassegnarsi, e se e’ uno che a quella donna vuole bene deve starle comunque vicino. Pero’ non facciamo finta che la cosa non lo riguardi o che non coinvolga anche la sua vita ed i suoi sentimenti perche’ senno’ si fanno i conti senza l’oste. Non si possono affrontare i problemi illudendosi che le cose non siano come invece sono.
Seconda cosa: non voglio assolutamente sminuire il dramma (non dell’aborto ma) del modo in cui l’aborto viene gestito dalle strutture sanitarie italiane, ma, fatti tutti i distinguo che ha fatto Matteo, va detto che parte dei problemi descritti in questo post riguardano la sanita’ in generale. Per esempio, il modo in cui viene trattato il paziente, il fatto che non gli venga spiegato cosa gli sta succedendo, chi e’ la persona che ha di fronte, cosa succedera’ dopo ecc. sono esperienze che ho avuto anch’io quando sono stato ricoverato per una crisi d’asma. Entra uno, mi tasta e se ne va; entra un’altro con un codazzo di praticanti, guarda la mia cartella, emette alcune sentenze lapidarie e se ne va; il piu’ gentile e’ stato un interno credo (dall’accento) straniero che si e’ presentato, mi ha spiegato che non c’entrava nulla con me ma mi ha chiesto cortesemente se poteva visitarmi perche’ questo lo avrebbe aiutato a far pratica. Ed io non sapevo quando sarei uscito, cosa mi era capitato, che conseguenze avrei avuto.
In un ospedale di Trieste, per dire, dove non e’ che le cose funzionino in modo tragico (cioe’ la gente non viene lasciata a morire in corsia).
Che da una parte uno pensa: se si comportano tutti (o quasi tutti) cosi’ forse e’ colpa del sistema, forse e’ colpa dell’assenza di personale e dei turni massacranti, forse e’ colpa dello stress di doversi confrontare tutti i giorni con il dolore altrui senza avere i mezzi necessari per arginarlo. E poi invece uno riflette ancora e pensa: eccheccazzo, mica va dappertutto cosi’, e allora un modo alternativo di fare le cose esiste pure!
Luzmic
scritto da luzmic mercoledì.18.03.09 10:10
A sostegno di quello che ha detto Luzmic: la freddezza e l’incompetenza del sistema sanitario italiano (o comunque, non volendo generalizzare, della maggior parte dei medici che ho conosciuto io), l’ho purtroppo riscontrata quando, assieme a mia moglie, abbiamo seguito un percorso per la “procreazione medicalmente asisitita”.
Non sto a tenerla lunga, ma tra pesantissimi trattamenti ormonali sospesi perchè le signorine assistenti medici dovevano andare in ferie, suggerimento (seguito, peraltro), di rivolgersi ad una clinica privata con esborso di diverse migliaia di euro (di cui una parte, sono sicuro, intascati da chi ci ha *suggerito* la clinica, e altre varie schifezze, alla fine ci siamo arresi e abbiamo rinuniato.
A roberta:serietà e rispetto = conforto, almeno credo.
scritto da Zagabart mercoledì.18.03.09 10:45
Stellina, cosa c’entra l’episodio che hai raccontato col cattolicesimo? E’ evidente che l’episodio che hai raccontato e’ mostruoso, ma queste cose accadono da sempre in molti ospedali, anche non necessariamente in casi di aborto, mia mamma mi ha raccontato di essere stata visitata da medico e ostetrica, poi al cambio del turno di nuovo da medico e ostetrica, e cosi’ siamo a 4 sconosciuti che ti mettono le mani addosso. Una mia amica e’ ancora traumatizzata da come e’ stato gestito il parto, fortunatamente felicemente concluso, nell’ospedale a cui si e’ rivolta. Credo che chi abbia veramente a cuore la salute femminile non si mette a strumentalizzare questi episodi per sparate politiche personali, peraltro non circostanziate, come invece e’ stato fatto qui.
scritto da Silvia giovedì.19.03.09 16:00
Ah, questi bastardi cattolici che osano parlare di persona, di amore, di accoglienza, e che osano mettere in discussione il diritto di ogni donna di fare quel che vuole con quella “cosa” che ha dentro. Che osano pensare. No, non ce n’è proprio bisogno. Ci vorrebbero invece più macellai, di quelli che quella cosa nell’utero è solo un altro pezzo di carne, anzi, ancora meno, da ammazzare (ho detto ammazzare?) senza tanti problemi. Che non obbiettano, così che noialtri maschietti si possa ficcare tanto sperma all’interno di queste non-fattrici (e chi le vuole, le fattrici? Solo quei bastardi cattolici, quelli a cui il verbo “amare” non evoca subito il sesso). A noi maschietti veri e mediterranei interessa averle sempre pronte, quindi viva l’aborto. E quindi via, senza tanti problemi, di che si lamentano.
Figli, bambini…qualcuno ne ha parlato? No? Mi pareva.
PS: ho assistito personalmente a casi ben peggiori di quello descritto. Quello di cui ci sarebbe bisogno è più carità cristiana, non meno.
scritto da Berlicche giovedì.19.03.09 20:58
Qualche anno fa, il piccolino che stava crescendo con molti problemi dentro la pancia di mia moglie, decise che era meglio non venire al mondo e staccò da solo la spina. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare del personale molto attento e molto umano che ci hanno messo nelle condizioni migliori per affrontare e superare quel momento difficile. Ma ogni tanto, passavano dalla stanza i famosi “professoroni” che commentavano e ridacchiavano… purtroppo, a distanza di molti anni, quelle scene non riesco a rimuoverle. Bastardi!
scritto da Ivo venerdì.20.03.09 11:44
più realisti del re
lucacoscioni.it/petizione_per_labolizione_della_ricetta_della_pillola_del_giorno_dopo
scritto da laziaMarella venerdì.20.03.09 16:12
dritto al punto senza troppi giri di parole, bravo.
degno del miglior carver.
scritto da giulia lunedì.23.03.09 08:57
Tutti bravi a parlare, ma adesso lo dovete urlare!! Passate dal mio blog se volete sapere dove in italia o all’estero potete abortire trattate da persone, e se volete fare qualcosa di concreto, iscrivetemi al mio gruppo su facebook a questo link http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=59542067388&ref=mf Io parlo purtroppo per cognizione di causa
scritto da Laura mercoledì.25.03.09 23:11
Uh credevo che il link al mio blog uscisse in automatico, ed invece no.
Eccovi l’indirizzo http://www.abortoterapeuticoenon.blogspot.com
scritto da Laura mercoledì.25.03.09 23:13
Tanto per ridere dell’astio post-ferrariano di Berlicche.
Why is it that most of the people who are against abortion are people you wouldn’t want to fuck in the first place, huh? Boy, these conservatives are really something, aren’t they? They’re all in favor of the unborn. They will do anything for the unborn. But once you’re born, you’re on your own.
Pro-life conservatives are obsessed with the fetus from conception to nine months. After that, they don’t want to know about you. They don’t want to hear from you. No nothing. No neonatal care, no day care, no head start, no school lunch, no food stamps, no welfare, no nothing. If you’re preborn, you’re fine; if you’re preschool, you’re fucked.
Conservatives don’t give a shit about you until you reach ‘military age’. Then they think you are just fine. Just what they’ve been looking for. Conservatives want live babies so they can raise them to be dead soldiers. Pro-life… pro-life… These people aren’t pro-life, they’re killing doctors! What kind of pro-life is that? What, they’ll do anything they can to save a fetus but if it grows up to be a doctor they just might have to kill it? They’re not pro-life. You know what they are? They’re anti-woman. Simple as it gets, anti-woman. They don’t like them. They don’t like women. They believe a woman’s primary role is to function as a brood mare for the state.
Pro-life… You don’t see many of these white anti-abortion women volunteering to have any black fetuses transplanted into their uteruses, do you? No, you don’t see them adopting a whole lot of crack babies, do you? No, that might be something Christ would do.
[...]
Now, is a fetus a human being? This seems to be the central question. Well, if a fetus is a human being, how come the census doesn’t count them? If a fetus is a human being, how come when there’s a miscarriage they don’t have a funeral? If a fetus is a human being, how come people say “we have two children and one on the way” instead of saying “we have three children?” People say life begins at conception, I say life began about a billion years ago and it’s a continuous process. Continuous, just keeps rolling along.
[...]
So you know what I tell these anti-abortion people? I say “Hey. Hey. If you think a fetus is more important than a woman, try getting a fetus to wash the shit stains out of your underwear. For no pay and no pension.”
[...]
But you know, the longer you listen to this abortion debate, the more you hear this phrase ’sanctity of life.’
[...]
Well let me ask you this, if everything that ever lived is dead, and everything alive is going to die, where does the sacred part come in? I’m having trouble with that. Because even with the stuff we preach about the sanctity of life, we don’t practice it. Look at what we kill. Mosquitos and flies, because they’re pests! Lions and tigers, because it’s fun! Chickens and pigs, because we’re hungry. Pheasants and quail, because it’s fun, and we’re hungry. And people! We kill people, because they’re pests… and it’s fun!
Infine chiedo: è più maschilista una società che permette alle donne di interrompere una gravidanza, o una società che obbliga tutte le donne a essere madri. Una volta risposto, concentrarsi sui neretti, chiedersi quale delle due prospettate sia la società più libera. Se non sta bene a te e non sta bene alla tua religione, non è giusto che tutti gli altri siano costretti ad obbedire: let the sinners be!
scritto da Siccio giovedì.26.03.09 23:59