mercoledì 13 maggio 2009
TUTTI MORTI DOMANI (praticamente, cioè quasi, un po’ acciaccati, forse un filo di tosse asinina)
Succede che c’è un congresso mondiale di studiosi degli oceani. Si chiama World Ocean Conference e si sta tenendo in questi giorni a Manado, in Indonesia (qui il sito, per leggere cosa fanno). In apertura di questo congresso, il WWF ha esposto i risultati di uno studio sullo stato delle grandi barriere coralline del Pacifico (qui un riassunto, per leggere cosa dice). Nello specifico, il paragrafo che fa notizia è questo:
“The study finds that without climate change action, the ability of the region’s coastal environments to feed people will decline by 80 percent, and the livelihoods of around 100 million people will have been lost or severely impacted.”
Il che significa che si deve fare di tutto per diminuire le emissioni di gas serra, adottare una politica della pesca sostenibile, trasformare le barriere coralline con più biodiversità del pianeta in un patrimonio vero dei paesi e delle comunità, attuare politiche ambientali oculate. Perché questo interessa cento milioni di persone direttamente e, aggiungiamo noi che abbiamo qualche nozione di biologia ambientale, molti di più indirettamente. Perché nel pianeta terra tutto è correlato, tutto le azioni producono catene di eventi, battiti d’ali, cose che sapete bene. Ma capita di sentire l’espressione “Se andiamo avanti così bla bla”,solo che è un paradosso. E bisogna dirlo. È fondamentale dirlo. Vi spiego perché con un esempio.
Un uomo sta avvicinando la mano alla fiamma di una candela. Vedendo la scena, possiamo dire che se va avanti così si scotterà. Giusto. Oppure possiamo dire che se va avanti così morirà arso vivo. Sbagliato. Eppure, in effetti, se continuasse ad avanzare con il braccio, la fiamma incendierebbe la manica della camicia, poi la giacca, poi tutti i vestiti, fino a trasformarlo in una torcia umana. Ma noi sappiamo che gli eventi naturali non funzionano così: c’è la retroazione, o feedback, o “cazzo che male mi sono scottato, levo il dito e lo scuoto bestemmiando”. Quindi quando si dice che di questo passo bla bla, si finge che sia solo il passo che conta, quando c’è sempre molto di più. Ricorderete gli articoli sull’esplosione demografica, quelli per cui nel duemila saremmo diventati dieci miliardi. Siamo dieci miliardi? No. L’ecologia è tutto un allarmismo idiota? No. I problemi del mondo si risolvono da soli? No. E allora come si fa? Si fa con la scienza.
Il problema è che non ci sono giornalisti scientifici nel nostro paese; non ci sono divulgatori scientifici della carta stampata; non ci sono redattori dentro ai giornali che sappiano di cosa stanno parlando quando dicono ambiente, pesci, cacca, tutto quello che non è politica, cronaca, cultura di scrittori morti. E allora si vedono articoli come questo.
Un lettore potrebbe avere la stessa reazione che hanno i ragazzini alle politiche di comunicazione sulla tossicodipendenza dei governi di destra: se ti fai una canna, muori. Non solo è falso scientificamente, ma è sbagliato dal punto di vista della comunicazione. Perché poi una canna se la fanno, non muoiono, e non credono più a una mazza. E hanno ragione.
Qualsiasi lettore ormai ha la reazione del ragazzino che si fa la canna e non crede più a quello che gli hanno detto.
Infatti qualsiasi lettore non apocalittico non crede più a nessun allarme.
Resta da sperare che qualcuno si bruci la mano sulla fiamma della candela, presto; e che subito allontani il braccio.
scritto da lo scorfano mercoledì.13.05.09 17:44
L’informazione e’ divisa e schierata, e la gente pure. Pero’ c’e’ una cosa che chi fa informazione dovrebbe fare e raramente fa: dirmi I FATTI. Se qualcuno arriva da me e mi dice: la popolazione dei coralli e’ stata in equilibrio fino a 30 anni fa, ora e’ dimezzata (sto sparando, non ho il tempo di verificare), inizio a pensare che un problema c’e’ davvero. Poi il professore Salaminchien dell’Universita’ di Jena puo’ dire che rientra nell’evoluzione della specie, contraddetto dal professor Fatevobis di Pechino. Il fatto e’ una cosa, le rezioni al fatto sono altro, e il giornalismo di oggi, specie in Italia, si occupa sempre piu’ della seconda, a scapito della prima.
scritto da giovanni mercoledì.13.05.09 18:53
E sia: il giornalismo scientifico in Italia fa schifo. E sia: i fatti vengono ignorati. E sia: manca la cultura scientifica. E sia tutto.
Però, nello specifico, dimentichi una cosa: l’inerzia. Nel caso dei cambiamenti climatici, l’inerzia è enorme. Tornando alla metafora della mano e della candela, non è così vero che ti scotti e la ritrai. Perché la tua mano ha una massa di 1.000 tonnellate. E allora tu ti scotti, e la sola cosa che puoi fare è rallentare, non fermarti. Ma, mentre tu rallenti, ti va a fuoco anche la manica del pullover, e poi della camicia sotto il pullover, e poi della giacca sopra. E non ci puoi fare niente. NIENTE. E quando ormai hai la mano da 1.000 tonnellate è ferma… il tuo braccio ha già ustioni di terzo grado.
Questi sono i fatti.
Non è un po’ da coglioni? Giusto un po’, per dire.
S.
scritto da Shevek mercoledì.13.05.09 19:33
E’ verissima la questione dei feedback. Il problema centrale dei modelli che studiano i cambiamenti climatici è che il sistema è talmente complesso che tali feedback sono difficili da modellizzare. Non è giusto dire che il “moriremo tutti” è un paradosso (che vuol dire un’altra cosa), come fai tu. Sarebbe sensato dire che magari è il “worst case scenario”. Tu fai l’esempio di un feedback negativo (tolgo la mano), ma in sistemi molto complessi ci possono anche essere feedback positivi (ci metto anche l’altra mano). Credo che tutti i modelli “catastrofistici” includano feedback positivi.
Detto questo, non c’è dubbio che il giornalismo scientifico (non solo in Italia) abbia qualche problemino.
scritto da enrico mercoledì.13.05.09 21:35
Credo che la confusione ci sia anche perchè non sono completamente chiari i meccanismi che regolano le variazioni climatiche globali (per esempio non so se esiste una teoria “ufficiale” che spieghi i periodi di glaciazione attraversati dalla Terra da quando si è formata). E’ certo però che stiamo sfruttando le risorse della Terra oltre le sue possibilità. Ciò che mi spaventa di più è il fatto che i 100 milioni di persone che risentiranno direttamente della distruzione della barriera corallina, non si lasceranno morire di fame. Se non avranno cibo dai loro mari, andrano a prenderselo nel mare degli altri. Non so se vedremo la desertificazione dell’Italia, ma certamente vedremo tutte le guerre per il cibo e per l’acqua che la precederanno.
scritto da alba mercoledì.13.05.09 21:37
Tutto giustissimo, ho solo il sospetto che 100.000.000 di persone siano la mano bruciacchiata degli altri 6 miliardi…
scritto da Capodoglio mercoledì.13.05.09 21:41
Non è vero che non ci sono giornalisti scientifici nel nostro paese. Ci sono ma nessuno li caga. Anche quelli che non fanno allarmismo ambientale. Anzi soprattutto quelli.
scritto da duffogrup mercoledì.13.05.09 21:54
Io invece mi tovo d’accordo con quello che dice maurizio milani, “approvare il protocollo di istanbul, VALE TUTTO, tanto il pianeta è spacciato, manteniamo giusto il cannone contro il meteorite e bona lè”.
scritto da Baz mercoledì.13.05.09 23:16
concordo con DUFFOGRUP: al pubblico, agli utenti, ai cittadini, non frega niente di sapere che in base ai dati raccolti… risulta statisticamente significativa l’ipotesi in base alla quale… e quindi si evidenzia una correlazione di tipo… tra quello che consumiamo e le nostre probabilità di sopravvivenza.
scritto da r&r mercoledì.13.05.09 23:39
Shevek hai ragione, infatti il problema è talmente grave, e i cluster di variabili talmente immensi, che secondo alcuni il nostro apporto a questo punto potrebbe essere minimo. Il problema climatico, ripeto, è serio. Proprio perché è serio non va assolutamente ingigantito. Ingigantirlo per non saper né leggere né scrivere è controproducente: si perde credibilità. La peggiore delle ipotesi non è valida come media. Poi arrivano quelli che vogliono farsi belli, gli scienziati furbetti, magari finanziati da qualche megagruppo o alla ricerca di una visibilità politica e mediatica, che scrivono il libro “non è vero un cazzo” e tolgono da sotto i piedi dei catastrofisti in buona fede tutta la sostanza.
Ci vogliono competenza e equilibrio. Sul transgenico, per esempio, si sono scritte tante di quelle puttanate, ma tante tante. Storie di pomodori col merluzzo, di miscele assurde, e nessuno ha mai detto la verità: il transgenico oggi è per larghissima parte A) BT (Bacillus tauringensis) e B) Roundup (o altro) Ready. Siccome sono tutti e due molto ma molto discutibili, se racconti alla gente che morirà di allergia al pesce mangiando soja, la inganni e la prendi in giro. Poi siamo sommersi di Roundup o abbiamo i campi sterili, senza forme di vita, e ormai quelli non ci credono più.
scritto da Matteo Bordone giovedì.14.05.09 00:23
La paura del transgenico è VERGOGNOSA. E’ stata alimentata ad arte da intellettuali di formazione umanistica che non saprebbero distinguere un gene da un cromosoma. Risultato: la gente è terrorizzata dalla fragola-pesce (che non esiste) ma mangia frutta esotica senza il minimo sospetto che possa provocare reazioni allergiche devastanti.
Consiglio caldamente la lettura di “Scienza e sentimento”, di A. Pascale, pubblicato da Einaudi.
S.
scritto da Shevek giovedì.14.05.09 05:20
posso essere preoccupato dalle piante transgeniche resistenti agli anticrittogamici insetticidi antiparassitari, che evidentemente mi troverò più copiosi nel piatto?
(poi, sarà che ho limitate frequentazioni, ma non conosco proprio nessuno che sia terrorizzato dalla fragola-pesce)
scritto da Marco giovedì.14.05.09 05:46
Io vorrei fondare il “Fatti più in là” fun club: prima è toccato al dodo, adesso tocca a noi.
olè
scritto da la Fosca giovedì.14.05.09 07:16
Mi permetto di consigliare anch’io la lettura di un libro sull’argomento, “Le mele di Chernobyl sono buone” di Giancarlo Sturloni. Uno di quelli che nessuno caga.
scritto da duffogrup giovedì.14.05.09 07:24
Scusami Matteo ma siamo il paese che in parlamento presenta una mozione che nega il global warming (Dell’Utri, Nania..) e ti stupisci che in Italia non si possa parlare seriamente dei problemi?
scritto da Marco giovedì.14.05.09 08:26
a proposito di ogm e giornalismo scientifico di qualità:
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/category/ogm/
scritto da unit giovedì.14.05.09 10:11
ah, marco: come credi che si liberino le coltivazioni non ogm da funghi, insetti e parassiti? ci sono rubiconde contadinotte che tolgono gli animaletti uno per uno? Vatti a prendere una boccata d’aria in una fattoria italiana e fa qualche domanda. E quando scoprirai l’ebbrezza del pensiero critico approfittane per chiederti anche per quale ragione gli ogm dovrebbero essere resistenti agli antiparassitari.
scritto da unit giovedì.14.05.09 10:20
Il mio idraulico mi ha detto che la barriera corallina è stata distrutta dallo tsunami…
scritto da barbadio giovedì.14.05.09 10:36
grazie unit per avermi illuminato
chi l’avrebbe mai detto che i cattivi contadinacci usassero quelle brutte cose
fortuna che ci sei tu con le tue lezioni di pensiero critico
scritto da Marco giovedì.14.05.09 22:38
(peccato, la spocchia gratuita del tuo secondo intervento; ti fossi limitato al primo, ti avrei ringraziato, perché il link è molto interessante; e, da quel che ho capito, le colture Bt sono buona cosa. Poi, incidentalmente, trovo anche scritto, nel documento che il Bressanini guarda con favore: “l’unico vero rischio è dovuto agli erbicidi spruzzati prima della raccolta”. Che non mi pare tanto diverso da quello che dicevo io. Comunque, se vuoi discutere, e anche aiutarmi a informarmi, io ne sono contento; se vuoi ostentare sprezzante superiorità, ciao)
scritto da Marco giovedì.14.05.09 22:55
@marco: ciao, un po’ spocchiosetto lo sono stato, lo ammetto e me ne scuso. Mi sono irritato perchè la somma di milioni di posizioni (oggettivamente poco informate) analoghe alla tua hanno portato alla (idiota) legislazione italiana. Forse sono un po’ prevenuto, ma ho visto nel tuo intervento un riferimento ad un inesistente diritto ad essere spaventato da cose che non si conoscono solo perchè hanno nomi inquietanti. E’ paura del buio. Sul tema specifico non ho molto da aggiungere a bressanini e non vedo molto da discutere sul Roundup o sul gli OGM BT, sono tecnologie mature e direi con profili di rischio analoghi o minori rispetto ad altre tecnologie usate per gestire problemi analoghi senza soluzioni OGM. Il Roundup, per esempio, si usa lo stesso anche senza OGM, oltre ad altre schifezze molto più pericolose che non servono con i vegetali OGM. Diciamo che se non ci fosse la terrorizzante dicitura “OGM” dubito che qualcuno si occuperebbe di soia roundup-ready, come se nella tecnologia in se ci fosse qualcosa di maligno.
Ciao,
unit
scritto da unit venerdì.15.05.09 15:02
quando metti il dito alla fiamma un impulso nervoso và al tuo cervello a dire “ahi! se continui così bruci!”.
quell’avvertimento è un impulso nervoso.
non mi pare che il problema della comunicazione scientifica abbia a che fare con la possibilità di elaborare degli scenari.
scritto da tomate sabato.16.05.09 18:05