martedì 19 maggio 2009
Cristoforo (ovvero Le corroboranti avventure deontologiche di un’inviata italiana a Nuova Iorc)
Succede che Maureen Dowd, celebre opinionista del New York Times, abbia riportato, nel suo articolo di domenica scorsa sul tema della tortura, le parole di un blog politico molto seguito, cioè Talking Points Memo, ma senza citare né il blog né il suo titolare, Josh Marshall. Questa cosa si chiama copia o, più educatamente, plagio. E non è una bella cosa, soprattutto per una come Maureen Dowd, che non è esattamente l’ultima delle cretine. Ma non stiamo parlando della stampa e dei blog italiani, per cui vale tutto, ma di opinionisti politici americani: nessun di loro penserebbe, citando anche un blog molto meno noto di TPM, di farla franca. Quindi per l’esperienza che ha, se non per ragioni di correttezza, possiamo dare per certo che si sia trattato di un errore di Maureen Dowd, più che di una furbata in cattiva fede. In ogni caso, giustamente, un po’ di testate online di una certa rilevanza (tipo Huffington Post o Politico) hanno sollevato il caso e coperto Dowd di palta. Lei ha sostenuto, in una mail di scuse, di non aver letto l’articolo originale, ma di avere parlato di quello di cui aveva intenzione di scrivere con un amico; l’amico le avrebbe esposto il punto di vista di TPM, senza dirle da dove veniva, ripetendo tutto parola per parola; a sua volta Dowd l’avrebbe inserito nel pezzo, citando quindi l’amico, ma copiando inconsapevolmente Josh Marshall. Sarebbe una trascrizione letterale (salvo due parole), che percorre immacolata la strada testo-lettura-enunciazione-ascolto-memoria-scrittura: un caso più unico che raro, francamente, roba da organizzare un summit di neurologi e filologi. Più probabile che Dowd e l’amico non stessero parlando, ma chiacchierando in chat. Tutto si spiegherebbe meglio, così (lui copia e incolla da TPM e lei fa lo stesso, a cascata). Ma questi sono dettagli. Fatto sta che, poco dopo, è comparsa questa rettifica sul New York Times:
Maureen Dowd’s column on Sunday, about torture, failed to attribute a paragraph about the timeline for prisoner abuse to Josh Marshall’s blog at Talking Points Memo.
E avremmo finito.
Ma basta che a raccontare questi fatti sia Ale, ed ecco che cambia tutto. Ci risiamo: la nostra preferita dà il meglio sulle colleghe. Ecco alcuni passaggi salienti.
Il plagio – un semplice taglia e incolla dal blog progressista The Huffington Post - è stato scoperto dal quotidiano online Politico, costringendo la Dowd ad inviare una email di scusa ad Arianna Huffington.
Urca. Definire l’Huffington Post “un blog progressista” è come definire Ratzinger “un prete”. E fin qui va anche bene. Ma resta il fatto che il testo copiato non viene da lì!
Nel chiedere scusa la Down ha assicurato di «non conoscere il blogger Josh Marshall» da cui ha copiato alla lettera questo lungo passaggio, ma di avere «ottenuto la frase da un mio amico».
Ma non avevamo detto che aveva copiato da Arianna Huffington, la blogger progressista? Chi cazzo sarebbe adesso questo Josh Marshall? Boh. Poi “non avevo letto il suo blog questa settimana” diventa “non so chi sia”. Dowd diventa Down (ma sul giornale di carta secondo me questi refusi li correggono). E l’uso del verbo “ottenere” fa pensare a uno spacciatore di frasi, all’angolo, in un vicolo buio del Queens, accanto a un tombino che svapora.
Poi Ale si lancia in un parallelo notevole: quello tra questa roba e il caso di un giornalista del NYT che, si scoprì qualche anno fa, si era inventato le notizie di sana pianta per alcuni anni.
Mentre allora licenziò sia il truffaldino Blair sia il suo direttore e protettore Howell Raines, questa volta l’autorevole quotidiano si è limitato ad osservare che «in una precedente versione della sua rubrica Dowd ha dimenticato di attribuire un paragrafo al blog di Marshall».
Che è un po’ come dire: «Mentre allora Giovanni Leone si dimise da Presidente della Repubblica, in seguito alla pressante campagna condotta da alcuni organi dalla stampa nazionale, quest’anno Giorgio Napolitano ha curato i suoi calli usando un’antiquata ma sempre efficace lametta Credo.»
Aggiungo qualche espressione gustosa, soprattutto alla luce del fatto che siamo nel 2009 dopo Cristo:
- “penna”: metonimia per “giornalista”;
- “colta in castagna”;
- “truffaldino” e “il web non l’ha bevuta”: roba che fa pensare a Zorro;
- “taglia e incolla”: traduzione di “cut & paste”, che sostituisce l’espressione “copia e incolla”, in uso sul territorio italiano, evidentemente ritenuta poco fedele alla realtà dei fatti.

Aggiungerei l’uso spericolato della virgola nella frase finale:
«Spero proprio – concludeva la Collins -, di aver capito male».
scritto da Gab Golan martedì.19.05.09 05:52
Corriere.it dovrebbe aprire un sito parallelo solo per le rettifiche alle cazzate che contiene e per le scuse di plagio con mezza rete.
scritto da duffogrup martedì.19.05.09 07:23
Quel trick della virgola è notevole. Ma lo fa praticamente sempre.
scritto da Matteo Bordone martedì.19.05.09 07:47
ma dowd non diceva manco per niente di conoscerlo, diceva di non aver letto la sua rubrica quella settimana.
scritto da nina martedì.19.05.09 07:55
Dove è scritto l’autore del pezzo del corriere che io non riesco a trovarlo?
scritto da stefano martedì.19.05.09 08:46
stefano, é alessandra farkas, la mitica
scritto da fá martedì.19.05.09 08:54
Il gioco di virgole serve a confondere.
scritto da Emanuele martedì.19.05.09 09:00
secondo me tu ambisci a diventare il prossimo inviato da new york…l’ennesimo cervello in fuga.
Così, anche se trovo spassoso quando ti accanisci sulle cadute di stile di costei (ale), mi spaurisco un po’.
Ecco.
scritto da la Fosca martedì.19.05.09 09:01
Non per fare lo snob, ma a me farebbe strano se qualcuno scrivesse un articolo giornalistico come si deve, non il contrario.
Per esempio in questo qui (http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_18/fossa_cadaveri_donne_new_mexico_7d06f824-43eb-11de-bc99-00144f02aabc.shtml) si parla di “amica del cuore” di una prostituta uccisa (amica del cuore??? Cioe’? Si scrivevano “amiche per sempre” sulla Smemo? Si scambiavano gli smalti?) e di “prosseneta morto quest’anno” (l’ho dovuto cercare sul vocabolario. Un prosseneta e’ un protettore o piu’ propriamente un pappone).
Perche’ prendersela tanto con l’Ale?
Secondo me a Matteo l’Ale in fondo in fondo piace.
[asilo mode on]
A Matteo piace l’Ale, a Matteo piace l’Ale.
Tra rose e fior vedo arrivar Matteo a Ale si vanno a sposar
[asilo mode off]
ok, scusate, mi sono lasciato andare.
scritto da luzmic martedì.19.05.09 09:47
prosseneta non si puo’ sentire… fa il paio con peripatetica, immagino… brrrrrrr!!
scritto da LaTru martedì.19.05.09 10:51
Effettivamente cè del tenero tra di loro……un bacio è un apostrofo rosa tra le parole “T’HO CORRETTO”
scritto da Andrea2 martedì.19.05.09 11:24
Non è una questione di correzioni. Lì sarei io il primo da correggere, e poi tutti sbagliano roba. Ale è il Braccobaldo Show.
scritto da Matteo Bordone martedì.19.05.09 13:01
Però secondo me Marshall si chiama Josh(ua), non John.
http://www.talkingpointsmemo.com/joshmarshall.php
scritto da Geffe martedì.19.05.09 13:33
Certo. Hai ragione. Avevo scritto Josh di qua e John di là: sono andato in casino anche io. Adesso ho corretto. Grz.
scritto da Matteo Bordone martedì.19.05.09 18:29
[...] America una giornalista cita dei passi di un articolo di un blog non citando la fonte, poi è costreotta a chiedere scusa. [...]
scritto da Citazioni martedì.19.05.09 18:45
Mammamia la Farkas. Per fortuna che c’è Zucconi a risollevarmi il morale. Sul serio.
scritto da Gambero martedì.19.05.09 20:16
[...] Cristoforo | Freddy Nietzsche (ovvero Le corroboranti avventure deontologiche di un’inviata italiana a Nuova Iorc) [...]
scritto da Francesco Costa » links for 2009-05-19 mercoledì.20.05.09 06:44
dear matt(e)o, what is your problem?
scritto da alessandra farkas giovedì.28.05.09 02:45