|
|
|
|


martedì 19 maggio 2009

L’umanità non mi veniva. Allora mi sono fatta un caschetto. Tanto è uguale, no?


Questa è Anna Wintour, la direttrice di Vogue, cioè Miranda di Il diavolo veste Prada, intervistata da 60 Minutes della CBS (via Costantino). Quando sei esattamente identica alla fama che ti sei creata attorno; quando una grande attrice interpreta un personaggio ritagliato su di te, e il personaggio è talmente quadrato da rasentare la macchietta; quando tu dal vivo sei la fotocopia noiosa di quel personaggio quadrato: be’, un problemino ce l’hai. Ma soprattutto mi convinco sempre di più che l’assenza assoluta sia di senso dell’umorismo che di modestia sia, nelle persone di successo, segno evidente di pochezza: o uno o l’altra sono indispensabili. Se no c’è il rischio che si accorgano tutti che sei una disturbata insicura infelice,  e non sperimenti un secondo di benessere (dove per benessere non si intende “sono perfetta tutti mi temono via così”) dal 1970. Una condizione che, pur facendo di te un’indiscussa icona gay come Judy Garland, rischia di mescolare pericolosamente ammirazione e compassione.

Scusate il casino del video, che per ore non si è visto perché l’avevo incorporato male. Questa è l’unica versione che ho trovato, che non parta da sola. È un po’ più piccola, ma almeno non rompe le palle. Invece se andate qui, vedete tutto l’ambaradan del dietro le quinte eccetera. Vedete anche cosa pensa Anna Wintour delle pellicce. Negli anni la signora ha riflettuto molto, ha pensato a lungo, visto che fare Vogue non è come prendere un tè con le amiche, non è un posto dove si fanno le seghe alle asole dei bottoni, ma IL luogo dove si costruiscono lo stile e le tendenze della moda planetaria, non è che uno possa pensare che a Vogue ci si occupi di piccoli problemi di quello che va e che non va, che si accompagni, indirizzi e registri allo stesso tempo un’industria del desiderio che vive sì di idee, influenza sì l’estetica della società e le idee delle persone, ma vive anche di sé stessa, sempre e comunque, che le idee ci siano o no, che la moda abbia o meno in quel momento un rapporto vero con il mondo reale o quello delle idee, no no, non è mica così, che uno va a comprare le ciabatte nel Laos e crede di aver comprato delle ciabatte e basta, sono tutte stronzate da ignoranti saputelli, ché le ciabatte laotiane in realtà partono da un’idea che ha avuto uno stilista col monocolo, Anna Wintour lo ha ricevuto dopo anni di attesa nel suo ufficio con le fighe terrorizzate, ha osservato le ciabatte e ha suggerito anche delle modifiche, ma sottovoce, che se lui sentiva, bene, altrimenti era finito per sempre come ciabattaro e come uomo, comunque per fortuna quello col monocolo ha sentito e ha modificato le ciabatte secondo i desiderata di Anna, la collezione Monocle Ciabattes è andata in copertina, ha avuto un successo incredibile, ha influenzato tutte le ciabatte anche smonocolate degli anni a venire, finché H&M non l’ha copiata, una pezzente del Colorado in vacanza a Berlino ne ha comprato un paio, è andata nel Laos a fare il lavaggio del colon, ha dimenticato le ciabatte in albergo perché era un po’ scossa dal trattamento, un cameriere se l’è prese e le ha date a un suo amico che era senza ciabatte, questo per strada ha incontrato un altro suo ex compagno di classe che fa lo scarparo, quello le ha viste, le ha copiate, e le ha messe sulla bancarella, e solo allora tu, brutta cretina saputella in vacanza in Laos che compri le cose senza ragionare e portare il rispetto che si deve alle ciabatte, hai comprato la scarpetta di Anna Wintour senza neanche renderti conto di una fava, che fai le cose come vengono, magari hai anche una vita, imbecille, e insomma per dire che a Vogue le cose le pensano proprio, le anticipano, le digeriscono prima che la società abbia il vago sentore di farle, alla luce di tutto questo suo ragionevole lavorio di genio e professionalità e hard work e spremitura di cervello dietro al caschetto, Anna Wintour sul problema delle pellicce nel 2009, interpellata dal più celebre giornalista della CBS, dice «I like fur.» Scemo io che pensavo ci fosse un problema.


nowhere over the rainbow

Judy Garland era bellissima, cantava e recitava, viveva intensamente – anche fin troppo. Anna Wintour al piu’ digiuna, insulta le donne che si rifiutano di essere sottopeso, e tiranneggia il suo metro quadrato. Spot the differences.

solo perchè il giornalista ha detto “nevertheless” adoro questo video!

(matteo, ti consiglio http://www.popslut.net)

Eh. Concordo sulla modestia e l’ironia.

Ho sentito male o dice “I’m needy”?
Sono povera? No, dev’essere il mio orecchio poco allenato.

Cmq, 15-22 ore di lavoro, duty time, duty time.
The best.

From the bottom of my heart, Ms. Vogue, I would never, never, never work for you.
Anna Vinciunviaggio, what are you angry about?
Why are you so harsh and unpleasant?

Sinceramente, se questa mi consigliasse anche un paio di babbucce tempestate di Swarovsky disegnate da Kate Moss, ci riderei sopra.

Facendo un discorso più costruttivo, Michela Gattermayer – direttrice di Velvet – è una in gambissima e, a mio modestissimo avviso, non ha niente da invidiare alla sig.ra Vogue.ho . Anzi ne approfitto per fare pubblicità a Velvet (anche se non ne ha bisogno), mensile che richiama i giornali “vecchia maniera” e forse per questo più vicino al lettore, più “amichevole”. Ha stile senza dettare mode, fa “giocare” lo sguardo e le interviste sono sempre azzeccate e di classe. La grafica è divertente e ben pensata.

Chi sta ancora a riverire la Wintour si perde dell’altro.
Scusate, ma quel gorilla d’uomo che si porta dietro alle sfilate, che cazzo di pellicce si mette? I buoni consigli vengono sempre dall’alto, vero?

“ho” dopo Vogue è un refuso, scusate.

Dimenticavo, questo significa scrivere articoli fighi (complimenti Matteo), che ti fanno incazzare e ti fanno chiedere al tuo Es: perché esiste questa maschera di cera, imbalsamata da viva, le cui onde cerebrali non sono governate da alcun vettore, e nevertheless eletta capa dell’ufficio “Le Sorti Delle Case di Moda” o qualcosa del genere?
Ecco, io la signora la metterei a fettine – strato dopo strato – in quel succulento sandwich che viene costruito prima della Santa Visione. Non è questa una vera glamourous idea?
Il panino fashion non l’hanno ancora pensato lì nel girone infernale delle alldutytime desks?
La ricerca della perfezione nasconde quasi sempre un lato insano. Lei ne è la dimostrazione.

:-| non ti facevo pure revisionista…
-hai cancellato il commento :-(

Comunque matteo, luce dei miei occhi, ti supplico di non sparare sulla croce rossa più di una volta a settimana. non è chic.

Fosca

O.T. abbiamo tutti letto che la Ventura lascia x-factor.
Io proporrei Amanda Lear.
Lo dici un po’ in giro per favore?

Secondo me, invece, il senso dell’umorismo ce l’ha. Solo che non ha ancora completato la sua prima battuta… Secono me alla fine si ride!

i hope i’m not, i try not to be – but i am. Judy Garland non era molto bella con quell’aria da salumiera, semmai brava e drogata. O.T. Anche a me piacerebbe Amanda Lear a X-Factor.

Barynia: Io la trovo bellissima. Macché salumiera, solida (almeno nel fisico): e a me sono sempre piaciute le donne solide. Mah, sarà la voce.

Scusate l’ignoranza, ma è un uomo o una donna?

io a X Factor ci metterei Anna Wintour

finalmente, finalmente, finalmente :) erano anni che aspettavo un pezzo così. plauso.

@filippo: in effetti il satori m’è venuto guardando il video della witour :-)

Miranda [ad Andy]: Tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te, tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito, per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapisil, è effettivamente ceruleo e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar De La Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari di color ceruleo, serve una giacca qui, e poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti, dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari ed innumerevoli posti di lavoro e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalla persona qui presente in mezzo ad una pila di roba!

Se almeno io fossi credente spererei nella giustizia divina (tipo migliaia di piccoli cricetini che le strappino uno a uno i capelli cantando “I love fur! I love fur!”)..sob!

ottimo post per sfogarsi, anche se io mi sarei limitato a (ehm ehm -mi schiarisco la voce- aperte le virgolette, prendo fiato): AH STROOOOOOOONZAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Wintour è una donna, lavora con donne in un ambiente pre va len te men te fem mi ni le. L’umiltà può servire per farsi assumere, l’umorismo per sopravvivere, nessuno dei due per fare carriera.E temo valga in generale.

Bordone che succede? Stavolta non ti seguo. Chi l’ha scritto sto pezzettino di colore? Il tuo intern?
Morley Safer (il giornalista piú famoso della CBS??) é un vecchio rincoglionito che dispensa commenti stupiti sull’industria della moda (Non mondo della moda, grazie) degni del Bar della casa del popolo. O della casa di riposo.
Nel 2009 sti cliché alla Totó non passano inosservati, né da lui, né da te.
La povera Wintour che doveva dire? Domande cretine e di parte producono risposte banali. Mi sembra una che fa il suo lavoro con una certa serietá (troppa? Perché lavorare nella moda é talmente ridicolo che é necessario non prendersi sul serio?). La posizione sulle pellicce sará crudele ma non abbastanza da renderla una macchietta.
Sono piú imbrazzanti le tue posizioni ciecamente moraliste.

dovresti convincere Luca Sofri a scrivere un pezzo simile, o comunque a fare arrivare il messaggio:”segno evidente di pochezza: o uno o l’altra sono indispensabili. Se no c’è il rischio che si accorgano tutti che sei una disturbata insicura infelice…” sull’Huffington Post: dici che glielo passano?

seriamente: ma veramente Vogue della legge? ci vorrebbero i dati alla mano, ma mi sembra che non venda molte copie… Vogue è per gli addetti ai lavori, se la cantano tra di loro, ma secondo me è molto pompata, questa cosa qui che “detta legge”. è un mito che si autoalimenta, ma credo basterrbe poco per distruggerlo… voi avete comprato mai Vogue Italia?

Vogue italia l’ho sfogliato nella sala d’aspetto della mia dentista: lei fa parte del target, io purtroppo no di certo. Si guarda con piacere: pura estetica, nessuna comunicazione di servizio.
Perchè distruggerlo?
Questa mania di distruggere i miti.
E come? facendo incetta di Donna moderna?

Vogue se lo può permettere Victoria Beckham, ogni giorno un numero per nazione, perché è roba da ricchi che comprano suddetto magazine solo per il nome. Il contenuto è davvero ammorbante.
L’ha comprato una volta mia mamma che fa la sarta, ma giusto per curiosità.
Se vende, comunque, vuol dire che qualche acidella tipo la Wintour c’è ancora.

Uff, ingenuità e moralismi sul mondo della moda… son stufa…
(Mi piaceva di più il discorso generale sull’immodestia e sulla mancanza di umorismo nelle persone di successo).

provate a partecipare a qualche riunione di marketing di detersivi o di carne in scatola: non che sia molto diverso dalle ciabattine del laos, alla fine. Solo che la moda costa molto, è affascinante, “glamorous” e in molti credono che interessarsene sia da persona superficiale; mentre mangiare è vitale e in confronto costa poco.

Che Vogue sia l’unico giornale del mondo è una splendida operazione di marketing di Il diavolo veste prada.
Che Velvet sia un bel giornale è vero e che la Gattermayer sia una grande donna è altrettanto vero.

Ma detto questo, prendete in considerazione che:

1 – tutto è moda, perché la moda è una componente essenziale della società, nonché uno dei più importanti indicatori sociali, economici e culturali.
2 – che perfino “non essere alla moda” è in un certo senso “fare moda”, cioè esprimersi. (Lo sa anche MB, che nelle foto esposte sulla piazzetta di Gressoney – dove è ritratto con Luca Sofri – si capisce che è un giornalista “Alto. Miope. Con gli occhiali neri tipo uno del pentapartito nell’84″).
3 – che alla fine sono solo vestiti.
E questa è una gran bella verità, (come “che non si muore per amore”).

PS: di giornaliste più “cattive” della Wintour ce ne sono ottimi esempi anche da noi, ma non lo dice nessuno. Ogni tanto mi chiedo perché, poi me lo ricordo.

E per la puntata “il sonno della ragione genera mostri”, ricordiamo sul tema la piccola María Isabel, antes muerta que sencilla: http://www.youtube.com/watch?v=-CeSZNs9JxY
(porque somos así, que nos gusta ir a la moda, que nos gusta presumir, que más nos da que digas tu de mí, de Londres, de Milán, de San Francisco o de París)

E questo è per lo speciale “noi siamo i giovani, i giovani, i giovani”.

http://www.youtube.com/watch?v=Y_pR1KfE_OE

tutto vero. Raffaella Carrà non è una disturdata insicura e infelice, però.

ANN, non ho capito di cosa state parlando, ma mi e’ venuto in mente di mia mamma che comprava BURDA, cosi’, per valorizzare il gap.

che c’entra Raffaella Carrà?

Ma almeno in Usa, la signora in questione non fa il ministro delle pari opportunità!

Questo si che è perdere il filo.

Mah, Massimo, qui si stava parlando di un giornale che si chiama come una canzone di Madonna e che come lei vuole o cerca di dettar legge nel campo della moda. Burda immagino sia della stessa categoria di Marfy, o mi sbaglio? Però questo è un altro pianeta, è la base dell’handmade.

post propedeutico a quello per il film di Brüno?

le fighe terrorizzate
LE FIGHE TERRORIZZATE
bravo.

Magari è la canzone di Madonna che si chiama come il giornale

Ann, Burda e’ un giornale di moda che pensavo avesse chiuso negli anni settanta. la mia mamma lo usava per i cartamodelli, per fare giacchette e tallieur. ma vedo che c’e’ ancora online, il mio post di ieri non ha senso. :-)

Ok.

Wintour : Woman In Need To Orgasm Unconditionally and Roughly…
Th poor bitch she needs to get laid, it might let her mounth mimick a Joker smile!
How pathetic…

caro Matteo, capisco il tuo punto, ma prendersela con la moda mi sembra un po’ ingenuo, e tu mi sembri tutto tranne. TUTTO ciò che ruota intorno ai soldi è preso maledettamente sul serio, qualcuno più sopra ha parlato di detersivi, e mi sa che ha ragione. Quoto pure lorenzac: “L’umiltà può servire per farsi assumere, l’umorismo per sopravvivere, nessuno dei due per fare carriera.E temo valga in generale.”
In generale, appunto.

Ciro, io BrUno l’ho incontrato alle sfilate di Milano e non vedo l’ora che esca il film… ah ah ah.

@ Emma: http://www.youtube.com/watch?v=idV1iZkEoYM

Trovato. “BrUno, uno che gioca con il mondo della moda”. Ha ragione Matteo. Dai, giocare con un’industria è un casino.

una visione, come dire, meno da seienne svezzato in una comune dalle orgogliosamente baffute amiche di mamma. http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2009/may/24/anna-wintour-vogue-film-documentary

@lamilanese già visto ;-)