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venerdì 22 maggio 2009

Tokyo, 19. 5. 21


imgp5203Il fine settimana scorso è stato per me dominato da enormi palanchini trasportati a spalle per tutte le vie di Asakusa. Anche quest’anno ho partecipato al Sanja Matsuri, una celebrazione religiosa (ma c’è la religione in Giappone? in questi matsuri forse c’è la risposta) che per molti è una ragione di vita. Per tre giorni ogni gruppo che rappresenta i quartieri di Asakusa trasporta il proprio palanchino facendolo sobbalzare sulle spalle e urlando a ritmo. Quest’anno la ghenga di cui faccio parte ha avuto l’onore di chiudere la festa trasportando questo altare portatile fino dentro al tempio la domenica sera durante la processione conclusiva: questa è un’occasione troppo ricca per i membri della yakuza. Infatti il Matsuri è vissuto da molti di questi affiliati come una vetrina per mettere in mostra i loro tatuaggi, la loro forza come gruppo, la loro ubriachezza, la loro nudità, le loro urla con la erre aggressiva, le loro mani in faccia, i pestaggi e in definitiva il fatto che non gliene frega niente di niente, quando c’è un palanchino da trasportare. Io mi sono trovato in situazioni che non immaginavo possibili in Giappone, soprattutto durante un evento pubblico e atteso come questo, e posso affermare con certezza che ho vissuto la situazione più pericolosa da quando sono qui a Tokyo. Adesso posso dire di aver visto da vicino i protagonisti di uno di quei film della malavita nipponica. Alla fine quello che ho ricavato dalla partecipazione è il colore verde bluaceo delle spalle, un paio di colazioni con la birra, una abbondante bevuta finale di sake con i fioi di Asakusa e dei racconti che lasciano esterrefatti anche i miei amici giapponesi che abitano in altre zone di Tokyo. Per un paio di giorni ho dovuto fare attenzione a come mi rivolgevo ad amici e colleghi giapponesi perché la mia parlata si era talmente edocchizzata (Edo è il nome tradizionale di Tokyo) da spaventare la gente.
Adesso sono finalmente tornato alla realtà, mi sono anche iscritto alla piscina comunale vicino a casa e adesso nuoto felice mentre vicino a me le bambine del corso di nuoto delle elementari mi guardano sbalordite, incredule di fronte a un ammasso villoso di portata mediterranea.
La pagina gourmand: ieri ho mangiato in un ristorante cinese vicino casa e praticamente mi hanno servito delle tagliatelle al ragù bolognese, solo un po’ più speziate e brodose. Ora io non so se qualcuno abbia copiato, ma il fatto che in due paesi così lontani si sia arrivati a una conclusione simile mi incuriosisce.


convergenza evolutiva…

Che bel racconto.
Sarà che il tuo sguardo traduce e racconta in italiano ma in molti passaggi poteva sembrare un paesino della calabria durante la festa patronale. tutto un po’ più giapponese, ovviamente.

ma come mai i colleghi giapponesi erano spaventati dalla tua edochizzazione? E’ una cosa così terribile?
:-)
あなたの美しい報告とiをありがとうございますまもなくあなたを読むことを望んでください

C’ero anch’io al Sanja. Era domenica, il tempo un po’ incerto e a causa del freddo, di tatuaggi purtroppo se ne sono visti pochi rispetto all’anno scorso!
Ehi, dobbiamo ancora organizzare per uno dei prossimi giorni!