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mercoledì 8 luglio 2009

CRISTOFORO! – Papaveri e papere SPECIAL EDITION (ovvero L’intricatissima vita di un inviato italiano nella politica barocca della Magione Glauca)


Sandokan-minIn un clamoroso articolone dei suoi, Vittorio Zucconi cerca di far combaciare la realtà delle cose con la cartolina optical di Barack Obama che ha disegnato in questi mesi. E la cosa è davvero complicata.
Perché se continui a citare miti, roba sparata nell’iperuranio, JFK, Martin Luther King, il Sogno Americano, il New Deal, gli anni Sessanta, il muro di Berlino, Marvin Gaye, Lenny Bruce e Lester Bangs, poi finisce che quelli sono i tuoi ingredienti, che ti bastino o no.
L’esercito americano sta combattendo con grande forza contro i talibani (talebani, taliban, tarlewbarneys: sono sempre loro, comunque decidiamo di chiamarli) dell’Afghanistan e del Pakistan. Obama ha parlato dello spostamento dell’asse verso quelle zone e quegli obiettivi molto prima di essere eletto, anzi prima di diventare il candidato dei democratici americani. Una volta presidente, ha messo in pratica. Per questo la stampa anglosassone si sta occupando dei due fronti ormai da tempo. È una guerra difficile, sulle montagne, fatta di grotte, vallate, imboscate e vietnamismi vari. La foto di uno fotografo del New York TImes, al seguito di un plotone finito in un’imboscata in Afghanistan, è stata in prima pagina qualche mese fa, e ha fatto decisamente notizia (gli articoli, prima e dopo quello, sono stati numerosissimi). La BBC sta seguendo i due fronti con approfondimenti continui. La scorsa settimana ho visto un reportage di un inviato al seguito delle truppe (mancato da un missile mentre dormiva coi soldati per cinquanta metri), che ha mostrato quello che succede in Pakistan, dove gli USA, insieme alle truppe di Islamabad, stanno lottando contro chi abbatte le scuole femminili con le femmine dentro, fa saltare le moschee, rapisce i ragazzini per farne martiri volontari della causa.
Alla luce di tutto questo, ci si chiede perché la nostra stampa di sinistra non sia in grado, ancora una volta, di raccontare queste cose, di spiegare perché e come questa forza violenta, prevaricatrice, fatta di assassini antidemocratici, debba e possa essere sconfitta. Obama lo sa fare e lo fa, in modo molto diverso da come queste cose ha fatto il suo predecessore senza se e senza ma, con la lista di paesi buoni e paesi cattivi, quello di “keep ‘em coming”, “bring ‘em on”, vi spacco il culo, altro che, sono del Texas e ce l’ho di ferro come le scarpe dei cavalli.
L’Obama che arriva da noi invece no: è un uomo bello, ballerino, fermo alla campagna elettorale ridotta a bigino, uno che fa canestro da tre al primo colpo, uno che giustifica le studentesse coi bigliettini scritti a mano, un uomo della speranza, del futuro. Un dettaglio, il fatto che comandi da alcuni mesi, sembra spesso venire in secondo piano.
E allora, invece di spiegare per bene alla gente che la politica estera e le campagne militari non sono i soldatini playmobil cui ci aveva abituato Bush, ma qualcosa di più concreto e difficile da capire, Zucconi è costretto a scrivere il solito suo pezzo sospeso tra le Alpi e le piralidi, il Manzanarre e un rene.

La tendenza ad arrangiare le cose per farle rientrare in un teorema bello da esprimere è fastidiosa. Qui salta fuori che Obama “mette l’elmetto” adesso, mentre per gli altri media sono mesi che è in trincea. Poi la guerra sembra quasi un buffetto, un’eccezione che conferma la regola della santità. Una posizione, questa, che risponde solo alla retorica dei mesi precedenti, perché i lettori di Repubblica e l’area politica cui fa riferimento il giornale non sono sulle posizioni di Caruso, Agnoletto o Menapace (sanno quindi che le colombe funzionano poco coi nazisti). Ma soprattutto la politica di Obama e quella di Bush SONO sostanzialmente lontane. E se uno perde tempo a fare i temini, nessuno capisce come e perché. Se dici che sono diversi perché uno pum pum e l’altro margherite, poi quando anche l’altro pum pum devi fare le capriole per spiegare che sì, è vero, pum pum, però è un pum pum coi petali, profumato, in fondo gradevole.

Di seguito qualche espressione sobria contenuta nell’articolo di Zucconi, che ben si adatta alla spiegazione di temi complessi e delicati come questo.

- corruttibili ras delle valli e dei campi di papaveri (Mi immagino figure mitiche, eleganti, con dei pastrani lillà.)
- far cadere il regime di Kabul come una piramide di carta (Non è una piramide di carte, che sarebbe stato chiaro, ma una complessa struttura egizia, alta decine di metri, che si regge grazie alle raffinate proprietà strutturali della cellulosa papiracea e limacciosa del Nilo.)
- dalle sabbie della Mesopotamia alle nevi di Kandahar (Alessandro eh-eh, Alessandro oh-ho, Alessandro eh-eh, Alessandro alé alé!)
- modus operandi (Su questo un post a parte, molto presto. Per ora sappiate che Obama ha la fedina penale pulita.)
- generale Patton (“Brutti bastardi comunisti, puah, fottiti fratello, ti faccio assaggiare il piombo” e via così di lessico da doppiaggio, ad libitum.)
– qualcosa di molto obamiano, il sapore di una mossa da giocatore di scacchi, non da duellante all’ultimo sangue (Qui ci starebbe stata tutta una cosa sugli scacchi e la Guerra Fredda, Bobby Fischer, quella roba lì, ma non c’era spazio in pagina.)
– territori che loro conoscono palmo a palmo, meglio di qualsiasi occhio elettronico e dove possono mimetizzarsi come granelli di sabbia in un deserto (Anche se è montagna, niente niente questi ti fanno la simulazione di deserto iracheno per mezzo di similitudine!)
– non correranno torrenti di sangue (Ci risultava che i torrenti scorressero e Bolt corresse, ma ci tocca abbozzare anche qui. È la guerra: mica si può stare a sottigliare.)
– pick up di latta contro brigate del più forte esercito del mondo (Stivali di cartone, sergenti nella neve di Kandahar, Rigoni Stern che coltiva l’oppio sull’atopiano di Asiago.)
– un gesto assai più dimostrativo che sostanzioso (Si fa per scherzare, insomma.)
– Dove nessuna forza militare straniera, da Alessandro il Macedone a Bush il Texano, è mai riuscita a imporre la propria volontà e il proprio controllo. (E su Alessandro il Macedone il pubblico si scatena. Applausi fragorosi. Gente in piedi sulle sedie che si spella. Vecchi lettori in lacrime che si abbracciano. Fischi con le mani in bocca. Qualcuno grida “Nudo!” Una signora sviene.)

Quando, tra sei o sette mesi, obama “metterà le racchette da neve” e andrà in Pakistan, prevedo delle tigri, dell’hashish, forse addirittuta Kabir Bedi (così, per contiguità).


il Veglio della montagna è rimasto in canna?

“un gesto assai più dimostrativo che sostanzioso”

Obama manda in afganistan 4000 soldati solo per far vedere che non è uno che scherza?
Questa potrebbe essere una trovata Berlusconiana, uno spot pubblicitario degno di lui.
solo che è un giornale di “sinistra” ad averla pensata

Mi viene sempre piu il dubbio (casta a parte, li non è solo dubbio)
che destra e sinistra siano la stessa moneta in mano ad un uomo con due facciate diverse.

secondo voi sbaglio?

Lo zucconismo è, da tempo, una branca della letteratura fantastica (Borges lo diceva della metafisica). Il problema è che è cattiva letteratura. Nel centone da cui è estratto il florilegio che riferisci mancano i protocolli dei Savi di Sion, il sottomarino Nautilus e, come nota giustamente Chelidon, il veglio della montagna. Fosse vissuto nell’800 e avesse avuto più voglia di lavorare, Z. avrebbe fatto concorrenza a Dumas padre.

[...] Matteo Bordone ha scritto il post definitivo su Vittorio Zucconi: In un clamoroso articolone dei suoi, Vittorio Zucconi cerca di far combaciare la realtà delle cose con la cartolina optical di Barack Obama che ha disegnato in questi mesi. E la cosa è davvero complicata. Perché se continui a citare miti, roba sparata nell’iperuranio, JFK, Martin Luther King, il Sogno Americano, il New Deal, gli anni Sessanta, il muro di Berlino, Marvin Gaye, Lenny Bruce e Lester Bangs, poi finisce che quelli sono i tuoi ingredienti, che ti bastino o no. (continua) [...]

e va be’, ma sempre con Zucconi ce l’hai? ;)
Bello vedere che in mia assenza le cose non sono cambiate :)

Ma quanto mi piaci, bravo, sì, sì, sì (ssswooooosh di reggiseno lanciato). Però quello che corre si chiama Bolt.

Ok. Era Ato Boldon. Bolt è l’altro. Già che correggevo, ho messo Bolt. Grassie. (poi tra un po’ i commenti della correzione li levo, che non hanno senso)

Ma io di solito ce l’ho con Farkas e Caretto. Zucconi è quasi una nuova entrata! Uff. Mai contenti.

bah, Matte’, sarà che perdo i colpi, ma a me questa di Zucconi non mi suona nuova :)

E poi su, non dico fiori e cioccolatini, ma almeno “bentornata” me l’aspettavo… eh eh eh

Gli e’ che R. e’ – da aaanni – un giornale di Colore. E i suoi lettori pure. Dopo Brera e Bocca, poi, alcuni giornalisti credono basti mostrare spregiudicatezza e inventarsi neologismi per passare per grandi firme: ma per un Clerici o un Mura, per un Rumiz – talvolta – , ci sono molti altri e altre che non sanno reggere il Gioco. La misera direzione editoriale e Il pressapochismo dei lettori fa il resto: un Novella 3000 falso colto, vestito Cavalli, che si crede il Guardian o Chanel. Penso proprio che una grande responsabilita’ dello Stato delle Cose, a sinistra , puo’ ben venir spiegato dallo studio della parabola discemdente del partito giornale che ha perso tutte le volte e non si e’ dimesso mai.

Vive nella sua America immaginaria. Forse è un bambino mai cresciuto.E’ bianco.
Ma non sa ballare all’indietro.
Ciao Fernanda.

che poi anche Clerici, Mura e Rumiz non è che poi il gioco lo reggano così tanto…
Mi vengono in mente gli articoli di Clerici da Wimbledon. Non so voi ma io la mattina vorrei leggere delle belle cronache degli incontri del giorno precedente senza sentirmi un coglione perché (se non mi sono già bevuto almeno un caffè doppio) capisco la metà quello che leggo e la metà che capisco riguarda aneddoti degli anni ‘20 o degli anni ‘50 quando il Gianni era giovane e bello. Ormai Clerici sembra un Arbasino prestato al tennis.

Vero, Zeev: hanno anni e chilometri sul groppone… Cazzeggiano e alzano il naso, come quelli della Cultura, quasi, ma in fondo la materia di cui si occupano e’ da feticisti. In Cronaca, Politica e Esteri le licenze poetiche sono fakes, balle per lettori. E infine hai ragione, Arbasino: maggior complimento allo Scriba non e’ possibile. A Zucconi piace piacere, ma che dire allora dei ‘giovani’ reporters d’assalto, bulletti prezzolati sono, e si credono Woodward & Bernstein, al cinema ? Manfredi e Sordi, altro che Redford and Deep Throat !

La stampa di sinistra qualche volta “non è in grado”, più spesso non vuole, ha fatto altre scelte.
Qualche volta lo fanno altri ma ah scandalo magari sul foglio.
La stampa americana è meno faziosa e su Obama si muove molto più libera. Anche quella liberal.

Bentornata Nandina!
Matteo, Ato Bolton era quello che cantava If you don’t love me by now… in 9″ e 86 centesimi! ;)

E’ il partito di Repubblica: coltiva da tre decenni un modello di informazione fatta di certi luoghi comuni, un’idea di sinistra che forse era moderna quando è stata messa nero su bianco la prima volta, ma oggi è profondamente conservatrice. Loro vogliono mantenere il mondo con quei toni di bianco e di nero che hanno stabilito nel 1976, perché in quel mondo ricoprono la posizione di dire ai lettori che rappresenta la realtà. E’ (anche) per questo che diversi dei suoi editorialisti si lamentano, ad esempio, di quella barbarie che secondo loro è internet. Non sia mai che il lettore scopra che esistono anche giornali diversi, si deprogrammi e faccia perder loro il potere che esercitano su metà di questo Paese.

quindi tutti i corrispondenti dagli states, mi pare di ricordare che anche una giornalista donna abbia ricevuto un trattamento simile, sono dei beoti che scrivono senza prima essersi documentati,quando non in malafede.e la claque plaude.
mi pare che abbiate fondato il partito di quelli che colgono in flagrante le persone in malafede o semplicemente incapaci. per fortuna che il tuo apice è stata una trasmissione televisiva francamente risibile.non c’è nessun bisogno di tuttologi smaniosi di protagonismo. ma credo che la realtà sia piu’ semplice ed è un film già visto, la rivolta dei nerd.

Dear Matthew Bordon, io ti correggo – se del caso – per farti fare miglior figura, mica per tigna. (Poi aggiungerei che le persone in malafede e/o incapaci vanno smascherate, altroché balle.)

(Parlavo con questo qua sopra, scusa, non con te, così è un po’ ambiguo.)

La realtà non è per niente semplice, specie quella internazionale. Pochi giornalisti lavorano con i fatti separati dalle idee (lo so era una vecchia campagna pubblicitaria di un noto quotidiano). Già bisogna studiarsi almeno un po’ di storia e controllare, se poi il giornalista serve idee senza fatti o come fatti è finita. Con Paolocoss, meno male che c’è internet.

Eh? Neanche un lettore che mi difende il Diretùr? Bordone, ma che lettori c’hai?? Da lettore di Rep dico che il pezzo di Zuc era effettivamente un po’ tirato, un po’ tanto se vuoi. Ma Zuc è uno dei pochi giornalisti (con Mura, Roncone, Rodotà figlia, e altri) che scrive bene, con ironia, competenza (il più delle volte), e ti fa appassionare a quello che scrive al punto che se ci mette anche un po’ di weltanshauung personale ci sta. Cribbio.

No, Alessandro, non è come dici tu. Non c’è nessun teorema. È solo che ogni tanto degli inviati scrivono delle assurdità, di quelle che potevano scrivere anni fa, quando la stampa straniera andava comprata per verificare le fonti. E mi diverte raccontarle, quando me ne accorgo. Ma senza teoremi. È pieno di inviati capaci e preparati. Uno di questi ora è il direttore della Stampa. Sì, lo stesso trattamento è stato riservato anche a una donna: non sono un cavaliere. E non penso che i blogger avrebbero saputo fare di meglio. Penso che altre persone avrebbero saputo fare di meglio, o anche Zucconi stesso, se non fosse preda delle propria prosa in gelatina.

Tra i giornalisti che sanno fare di meglio, alcuni sono anche blogger.

Certo se c’è un incarico per il quale mamma RAI ha spesso selezionato il peggio sulla piazza è quella dell’inviato negli USA: vi ricordate il pasdaran Italo Moretti, cacciato dal paese perchè considerato “presenza sgradita” o anche la Botteri, per la quale il paese era allo sfascio fino all’ultimo giorno dell’era Bush e d’improvviso è un prato in fiore da quando il lercio ha passato la mano? E potrei andare avanti…

Non condivido questo fuoco incrociato contro Repubblica. Sarebbe utile, ogni tanto, far ricorso alla memoria e ricordarsi che alcuni “giovani reporters d’assalto” del quotidiano finirono nel mirino dei nostri servizi (deviati?).
Forse, pur non essendo Woodward & Bernstein, qualche fastidio al regime lo procuravano. o no?

chapeau per il tono di risposta, ero stato un filo offensivo,la foga a volte…ed hai sorvolato da signore. riguardo alla giornalista non intendevo dire che te la prendi con le donne, anche perchè se deve essere giustamente parità, che parità sia.
che poi ci sia un partito di prevenuti nei confronti di zucconi e che repubblica sia la causa della disfatta della sinistra emerge continuamente nei contenuti e nei commenti di questo blog. la causa ha invece,il nome di massimo d’alema. ma questa è un’altra storia.

@ Andy
Cerco di ricordare, ma al momento mi viene in mente solo una brutta storia di giornalisti di giudiziaria che spiano colleghi di redazione forse per conto dei servizi. Non ricordo come sia finita. Non sarà che i giornali non ne hanno parlato molto?

eNZO unico MITO di frddinice!!!

Ma perchè tu sei andato in Afghanistan?

E allora beccatevi il Baron Giulio (Borrelli) TG1 da neviorc che chiama l’aereo presidenziale ‘namber uan’. A quando Special One? Con Mourinho alla cloche?

Se qualcuno (tipo matteo bordone) si sta chiedendo il perchè dell’articolo di zucconi può travare la risposta qui:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/2840

e sinceramente è abbastanza scandaloso.

Stiamo parlando di Zucconi e Repubblica, ma mi sembra che nella foga di dargli addosso fai il classico errore di andare dritto e semplificare a tua volta le cose.
Certo la visione romanzata ed edulcorata di Obama, ma fatta la tara l’articolo è meno inaudito di come lo rappresenti, contiene degli echi di quello che su questa offensiva si sta dicendo sulla stampa internazionale a partire dal NYT che il nostro immagino avrà letto.
La situazione lì è dura e critica. Non dubito che la nuova amministrazione sia determinata a perseguire con convinzione le scelte intraprese, ma sono sicuro che pagherebbero per non trovarsi invischiati in questo disastro regionale che tale è.

Sempre a dare contro ai Talebani, che comunque sono afgani e combattono per liberare il proprio parese dall’indegna ingerenza militare americana. Non bisogna dimenticare tutte le cose che comunque i Talebani hanno fatto e stanno facendo per il paese, nonostante il fatto che molte delle loro pratiche mi e ci disgustino. E poi, vogliamo parlare degli indiscriminati bombardamenti americani sui villaggi afgani? Eh ma i talebani sono brutti sporchi e cattivi mentre Obama e’ il nuovo idolo nero (anche grazie alla prematura scomparsa di quello vecchio).