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lunedì 17 agosto 2009

E’s, wizz e si ammazzino pure tra loro


pulpÈ successo un’altra volta. È successo che dei ragazzi che erano andati a ballare siano morti. Succede molto più spesso che dei ragazzi che guidano la macchina muoiano, magari perché hanno bevuto un po’ di quel sano vino della nostra terra che non fa mai male a pasto. In quel caso i giornali parlano di un pegno di sangue, di cui esattore sarebbe l’asfalto. Spesso c’è anche la tragica fatalità. La stanchezza, la fatica, la distrazione, il colpo di sonno: vite strappate agli studi, all’affetto dei propri ca –  aspetta un secondo, cazzo, fammi finire queste venti righe sui morti di stanotte che scendiamo a prenderci un cappuccino.

Su un quotidiano che vorrebbe essere progressista, la morte dei due ragazzi, distanti e diversi probabilmente anche per causa di morte, è stata raccontata così. Tenendo presente che un impianto poderoso in uno stadio può essere da 100.ooo watt, cioè 100 kilowatt, risulta molto difficile che gli organizzatori del rave avessero un impianto da 30.000.000.000 di watt, cioè “30 mila megawat” (sic). Ma lasciamo perdere il sensazionalismo, l’ignoranza, la cialtroneria del singolo. Il problema è più grande.Nel Regno Unito, come altrove, si consumano droghe ricreative da decenni. In particolare esistono interi generi musicali che sono legati al consumo di MDMA, Extasy, E, come diavolo la volete chiamare. Come tutte le sostanze, compresa la liquirizia, anche questa ha delle controindicazioni, prevede una conoscenza di quello che si assume, di come lo si fa, di come si evita di farsi male e fare male agli altri. L’espressione chill-out, per esempio, oggi passata a identificare una specie di sciallo generico, in origine era riferita alla fase in cui, ascoltando musica un po’ più morbida, e sbevazzando H20, i ragazzi aspettano che gli effetti dell’E passino, insomma fanno scendere la temperatura, si raffreddano per bene (chill-out), per poi tornare a casa. Basta il chill-out per risolvere tutti i problemi fisici eventuali? Ma va’. Come in tutti i concerti, ai rave e ai concertoni di solito c’è l’ambulanza. Basta ballare molto, basta bere un po’, basta non aver mangiato, bastano le mestruazioni: un motivo per svenire, quando si è in migliaia, c’è. Se poi uno si sente male di più, loro sono lì lo stesso. Come allo stadio.

Il problema dei rave e di questi rave è che le istituzioni devono puntare a un obiettivo: diminuire il numero dei morti. Diminuire il numero di chi usa sostanze stupefacenti deve venire dopo, ma molto dopo; e se per caso si intuisce che lavorare sulla riduzione del consumo allontana gli utenti dalle politiche di riduzione del danno, in quel contesto la si sospende. Lo scopo è insegnare ai cittadini a non farsi e fare male. A questo proposito – ma non voglio dilungarmi ché l’ho già detto troppe volte – “fai quello che vuoi, ma poi non guidare” è un conto; “non buttare via la vita” è un altro. Perché ti vien da dire la vita io non la butto via, brutti stronzi, che non sapete nemmeno cos’è un soundsystem e parlate ancora di sballo e spinelli.


Vediamo se ho capito: in un paese in cui non ci sono i soldi per curare gratis i cardiopatici o per offrire posti letto nelle case di cura dobbiamo pagare del personale per intervenire rapidamente se uno che assume droghe (che hanno effetti collaterali devastanti) sta male?

Stronzate. Ancora con questa mitologia dello sballo e della droga creativa. Ho 54 anni e, da ragazzo, ho perso molti amici per colpa di queste cazzate. Quando avrai figli cambierai idea.
Alto, miope. Molto miope a volte.

Non ritengo Matteo miope per niente in questo caso.
“Abbraccio” convintamente le politiche di riduzione del danno: son la priorità son la cosa decisamente più ragionevole.
A parte le considerazioni “filosofiche”/di principio (libertà personale etc bla bla bla), per chi non vuol negare l’evidenza, i risultati delle politiche di repressione/proibizioniste son abbastanza evidenti.
La “letteratura statistica” e i dati scientifici parlano chiaro, il resto è Mumbo Jumbo.
Ma regolarmente, piuttosto che far autocritica, pensare di aver sbagliato e cambiare strada, un certa (e copiosa) classe politica giunge a conclusione che “troppo poco” (che si tratti di “FED stimulus”, “war on drugs” o similaria).

Per citarne di recenti, ricordo i risultati delle politiche in materia del Portogallo nell’ultimo lustro. Non che rappresenti il mio ideale, benintenso, ma almeno han tolto una parte di follia.

Btw:
http://1.bp.blogspot.com/_71A2dF0TjGY/R6O5PlstrZI/AAAAAAAAAXs/be4kjV1vgTY/s1600-h/380px-Rational_scale_to_assess_the_harm_of_drugs_%28mean_physical_harm_and_mean_dependence%29.svg.png

http://arstechnica.com/science/news/2007/03/assesing-the-harm-of-illegal-drugs.ars

Massimo è sopravvissuto. I suoi amici no. Adesso si sa cosa fanno quelle “cazzate” lì. Trent’anni fa già meno. Io sono solo per lo sgombero immediato di terreni privati abusivamente occupati da un’orda di cagoni ignoranti del cazzo. E non è un colpo di sole.

Si chiamava eroina. E morivano come le mosche. La droga non è un concetto: sono sostanze. Diverse tra loro. Vuoi fare la guerra ideologia, ontologica agli stupefacenti? Prego. Quando avrò dei figli non li seguirò di notte, quindi sarà meglio che sappiano cavarsela, perché le droghe ci saranno ancora, alcune di esse avranno effetti molto divertenti senza essere letali, e loro le proveranno.

Bordone, ti stimo, penso che tu sia una persona intelligente ma non abbastanza cresciuta. Non era eroina, era lsd, e un mio amico, il più intelligente e bravo del liceo, ha camminato a ritroso per anni pronunciando rime baciate dopo che gli si era bruciato il cervello in una serata storta di acido e alcool. Ora è un barbone. Non ci sono droghe innocue, è una stronzata, cool, ma sempre una stronzata, e comunque è il concetto di sballo ad essere sbagliato. Sono d’accordo col fatto di non seguire i figli ma di dar loro i mezzi per capire e difendersi. Ma se gli si comunicano informazioni sbagliate si è colpevoli due volte.

Suvvia ’sta cosa della gente che si brucia il cervello in una serata con l’Lsd non direi abbia tutto questo fondamento (per usare un eufemismo). Poi vabbé esistono i soggetti particolari, ma statisticamente stiamo parlando di numeri estremamente piccoli. Personalmente non la consiglierei ai bambini a colazione, ma, per quanto non propriamente salubre, i danni non sono di tale ordine di grandezza.
Ricordiamoci poi che qua si parla poi di roba si suppone illegale, con tutto quel che ne consegue.
E’ come prendere le statistiche di certe morti da alcool quando era illegale negli usa: ovviamente non eran dovuti alla sostanza.
Mi dispiace ma, verosilmente, o il tuo amico aveva uno stato di salute particolare o era robaccia.

@massimo
a me sono morti alcuni amici in incidenti stradali, ma non impedirò ai miei figli di prendere la patente.

Partendo dal presupposto che sono contrario a proibizionismi e quant’altro, pur non assumendo droghe per principio, credo che il paragone droghe/autostrada non è proprio intelligentissimo. L’utilità dello spostarsi in auto credo sia oggettivo, l’utilità di assumere droghe forse meno.

Detto questo, tempo che a suo tempo l’amico di Massimo abbia fatto una scelta, suppongo da maggiorenne, condita magari da un po’ di disinformazione. Il risultato è stato negativo. Non credo sia stato obbligato da nessuno. Lui ha scelto, come io scelgo il contrario. L’importante è poter scegliere.

Poi sono ovviamente d’accordo che tra l’insieme proibizionista in cui nessuno si droga e quello liberale in cui ognuno può scegliere di farsi del male, c’è l’area grigia in cui il drogato al volante si schianta contro di me che non faccio uso di droghe. Ma c’è gente, in posizione di potere, che dovrebbe essere pagata per risolvere problemi come questi, in maniera democratica, moderna e intelligente, e io non sono tra questi signori.

Quanto typo, dovrei smettere di drogarmi.

Allora perché non parlare di Panarea e delle “barche felici” dove l’alcol scorre a fiumi? Anche quella è droga, e se si chiamano Boat Parties poco cambia. Se questo è essere giovani, lascio fare. E davvero si ammazzino pure tra loro. La droga (di qualsiasi tipo e genere) non concede deroghe.

La droga è un atto volontario, i rave sono un atto volontario. Questi ragazzi sono morti ma erano del tutto coscienti che non stavano andando ad un ballo delle debuttanti. Hanno corso un rischio, e gli è andata male. Intollerabile?
Fare finta che a nessuno passi per l’anticamera del cervello di assumere stupefacenti e che ad un giuovane non possa piacere l’idea di ballare a 180bpm non aumenta il grado di consapevolezza e di responsabilità sociale.

@Abbasta
il tuo commento non è particolarmente intelligente. Prendere l’auto è molto meno superfluo di prendere la droga. Diciamo che al giorno d’oggi prendere l’auto è praticamente inevitabile. Prendere la droga è evitabilissimo. Quindi non puoi dire che chi prende l’auto e poi muore “se l’è andata a cercare”. Invece per chi si sballa e poi finisce coi piedi in avanti, il “se l’è andata a cercare, non c’era tutto questo bisogno oggettivo di sballarsi dopotutto” si può dire un pochino di più.

Quello che non si vuole capire è che A) le sostanze esistono, sono sempre esistite e nessun divieto le ha mai fermate; B) la morte per una causa non rende mortale quella causa, e questo vale per le automobili, le droghe, lo sci nautico; C) la lotta ai decessi e la lotta alle droghe non sono la stessa cosa; D) niente, escluse alcune tossine potentissime presenti in natura (come il curaro), è mortale e basta, ma quasi tutto è mortale in certe condizioni, a certi dosaggi (perfino l’acqua); E) nessuno di quelli che usano sostanze psicoattive, dal vino all’eroina, ha mai parlato di cultura dello sballo e di quanto sia o non sia cool, perché queste sono etichette proprie della guerra ideologica, confessionale e ascientifica contro “le droghe”, ma tutti lo fanno e lo hanno fatto perché faceva loro piacere; F) musica e droga vanno spesso insieme, dai riti tribali alla polka, e non c’è niente di male, perché tutto, TUTTO sta nel come, nel quanto e nel cosa.

Bordone, la tua è la posizione rispettabilissima di un antiproibizionista ideologico, con il solito corollario di forzature logiche e paradossi, comune a tutte le posizioni estreme, proibizionista compresa. Mancano in genere di buonsenso ed aderenza alla realtà. Poche cose, però, mi intristiscono come gli adulti che scimmiottano i giovani.
PS. Sapere cos’è un sound system non ha alcuna influenza sulla possibilità di evitare cazzate.

No, quelle persone sono morte per colpa loro, chi andava troppo forte su strade cittadine o statali, chi non aveva allacciato la cintura, chi ha azzardato un sorpasso e ha fatto un frontale… se avessero seguito le precauzioni forse sarebbero ancora vive (forse). Nel mio commento prec. intendevo dire quello che dice Bordone qui sopra, che esistono modi per usare le droghe senza lasciarci la pelle (la lapiderietà l’ha fatto sembrare una stupida provocazione), fermo restando che la cosa migliore è riuscire a non averne bisogno, ed è quello che cercherò di spiegare ai miei due figli appena saranno in età. Massimo rispetto per tutti, come si diceva una volta.

Mi sembra ovvio che tutto stia nella quantità e nella modalità in cui si assume una sostanza, è banale. Come è banale che uno si trovi stupefatto davanti alla notizia di due ragazzi morti in quel contesto e che poi ci scriva un articolo.

Comunque, concordo con Massimo.

Quello che Bordone ha sottolineato e che nessuno raccoglie è che prevenire le morti è un’altra cosa rispetto al disencentivare l’uso di droghe e infatti le due cose spesso non vanno d’accordo a causa del moralismo di fondo. Chi usa sostanze ricreative sa a cosa va incontro, anche chi semplicemente beve tre negroni e poi si mette alla guida. Se il ministro della salute dicesse smettete di bere vino e basta tutti lo manderebbero a quel paese. Allora chi fa sesso e non ha una relazione monogama stabile da almeno 6 mesi è un incosciente, smettete di chiavare che c’è l’aids in giro. Non so perché ma credo che il messaggio: “scopa con chi ti pare e quanto vuoi ma usa il preservativo” abbia più successo perché il pubblico è più propenso ad ascoltare. Trovo comunque ragionevole l’approccio meglio pagare un chirurgo vascolare che non uno spot contro l’aids. E anche trovo ragionevole che gli obesi si vadano a far …. che la sala operatoria la tengo per chi non si abbuffa di cibo ed è causa del suo male. Poi chi ha la cirrosi perché ha bevuto, beg cavoli suoi, la prossima volta beve meno, il fegato lo trapianto su qualcuno che almeno se lo merita. Per non parlare poi degli immigrati che magari non pagano neanche le tasse… Però i milioni spesi ogni settimana per i servizi d’ordine delle partite di calcio quelli sono spesi bene perché senza calcio che vita è?

Sono stato a party molto civili che quando il bar chiudeva lasciavano pacchi su pacchi di bottigliette d’acqua sul bancone in modo che la gente la potesse prendere gratis, chissà mai che qualcuno abbia preso qualcosa e l’acqua lo aiuti a non disidratarsi e a non fargli venire un colpo di caldo, chissà?

Massimo, le posizioni ideologiche si chiamano così perché partono da un’idea, un assunto. La mia è piuttosto una posizione ostinatamente pragmatica, che parte da constatazioni di fatto. Di ideologico c’è che credo che le istituzioni debbano mettere i cittadini nelle condizioni di fare quello che desiderano, senza fare male al prossimo, e con tutti i mezzi per non far male a sé stessi. Ho visto e conosciuto gente resa verme dall’alcol o dalle canne, ma non ho mai pensato che il punto fosse nell’esistenza di alcol o canne, nella loro disponibilità, ma nella quantità assunta, nell’importanza data eccetera. Sapere cos’è un sound system non è importante, certo. Ma se vuoi convincere della gente a cui piace ballare che tu hai qualcosa di interessante e magari anche importante da dirgli, è il caso che tu sappia cosa fanno, chi sono, che strumenti usano. Altrimenti non sei un interlocutore credibile, esattamente come le istituzioni italiane da sempre rispetto al mondo giovanile. Poi se uno non vuole parlare ma proibire, essere credibili non conta, certo. È questione di scelte. Io penso che i problemi vadano affrontati per come sono e non per come siamo o vorremmo essere noi.

Il problema reale e’ un altro: io ho 45 e quando da ragazzo andavamo in vacanza con gli amici non bevevamo neanche alcolici perche’ volevamo essere sempre lucidi e presenti per goderci al massimo quello che stavamo facendo.Perche’ adesso per divertirsi devono per forza sballarsi? Alcol o droga per me non fa differenza.Perche’ uno parte dal nord italia e va a Panarea e invece di godersi il mare,il sole,Panarea, le ragazze/i ragazzi si stordisce di super alcolici fino quasi a morire?

Giovanile? Bordone, hai 35 anni!!

Alcuni commenti, mi lasciano sbigottita(vedi Luca Milano),io ho 49 anni e in vacanza facevo nè più nè meno di quello che fanno i ragazzi di adesso, e proprio come te mi godevo al massimo ciò che facevo,anche con le canne!!!I commenti moralisti sono fatti soprattutto da chi non conosce le sostanze e si fa condizionare da ciò che dice la propaganda,il più delle volte falsità.In Italia,purtroppo,non c’è rispetto per l’individuo come nei paesi anglosassoni

Eh, Luca, i bei tempi andati non ci sono più. E una società senza valori questa. Pensa che io avevo i giocattoli di legno. Altro che!

Matteo,
ma dove si compra tutta questa forza di volontà che ti regala il necessario autocontrollo nel maneggiare “sostanze ricreative”.
Io non capisco voi che vi fate un bicchierino.
E’ solo una questione di informazione?

E allora, Bordone, visto che pratichi il facile sfottò del presunto adoratore dei mulini bianchi, non ho timore a dirti che reputo chi fa uso di sostanze psicotrope (minchia, quanta erutiziona, direbbe EnZo)non una semplice scelta personale, tipo gelato alla panna o al pistacchio, ma un serissimo problema sociale. Io non vorrei mai essere giudicato/operato/amministrato da un giudice/chirurgo/condomino che facesse uso continuato (anche se secondo lui controllato, moderato, intelligente) di droghe, alcool incluso, ovviamente. E questo è ragionevole anche quando applicato alla cassiera della Coop, che mi sbaglia il conto, o al postino, che mi perde le bollette. E non possiamo nemmeno fare il controllo antidoping giornaliero insieme alla strisciata del cartellino.
Quindi, la differenza tra la tua e la mia posizione, e te lo concedo, è etica, riguarda le vecchie e banali categorie del bene e del male, non la percentuale di morti o scemi provocati dalla sostanza X in funzione della popolazione albina meno la radice quadrata del tuo numero di scarpa.
Con quasi immutata stima.

Io nell’articolo di Repubblica leggo “impianto da 30mila watt”. Possibile che abbiano corretto dopo?

Mia personalissima opinione – banale, trita e ritrita, lo so – l’idea che senza droga o alcol non ci si diverta è solo l’ennesima cattiva abitudine che abbiamo importato dall’estero, ed in particolare da un mondo anglosassone in cui le cose stanno così da tempo. Del resto, molto più di altri paesi, siamo convinti che il modello “all’americana” sia la strada da seguire sempre e comunque, e ce lo troviamo a dettar legge anche e soprattutto quando si tratta di essere “cool”. Tristemente in questo si apre uno squarcio generazionale enorme in cui al genitore che afferma orgogliosamente – bugiardo – di non essersi mai ubriacato, si affiancano figli fieri delle proprie sbornie quotidiane.

In ogni caso, pur senza entrare nel discorso su cosa sia giusto o sbagliato in fatto di droghe, trovo che l’elemento veramente interessante di ciò che scrive Matteo stia nel modo in cui in Italia certi temi vengono trattati. Sappiamo tutti che ogni ragazzo si trova continuamente a contatto con droghe, alcol e festini vari, salvo poi accendere la televisione (ma anche i giornali non fanno eccezione) e sentir parlare dei rave come se si stesse facendo letteratura fantascientifica: un mondo a parte, dominato dal caos e popolato da esseri malati ed autolesionisti che si ritrovano per “raduni della follia” (cit.) in cui si usano stereo la cui potenza si misura in megatoni e che mietono valanghe di vittime (sei in due anni… mi domando quante ne ha fatte il Brunello di Montalcino).
Il quadretto che ne viene fuori è talmente irreale da tener fuori ogni tipo di normalità, ed essendo un problema che riguarda casi anormali allora è un problema che non riguarda nessuno. In effetti sarei curioso di sapere quanti genitori dopo aver visto un tg qualsiasi sono abbastanza (in)sani di mente da dire: “ehi, ma forse si sta parlando di mio figlio! quello che va bene a scuola, che ha la fidanzata da 2 anni e che fa un lavoro stagionale per arrotondare”. Non parliamo poi di cosa può pensare un ragazzo che ai rave ci va.

Matteo per me ognuno si puo’ sballare di quello che kazzo gli pare.Sono antiproibizionista come e piu’ di te, quello che mi spaventa e’ vedere ragazzini di 15 o 16 anni che senon sono ubriachi strafatti non e’ sabato sera. Qui non si parla di alzare il gomito ogni tanto ma di farlo costantemente tutte le sere.Ti faccio anke notare che i miei tempi sono 20 anni fa’ e non il secolo scorso, che andavamo ai concerti, partivamo e ci divertivamo ma non per questo dovevamo “farci” di tutto per divertirci. Per quanto mi riguarda chiunque puo’ decidere di sballarsi come piu’ preferisce, ma cio’ non significa che debba stimare un alcolizzato o un cocainomane e se mia figlia dovesse dirmi che va a un rave io le sego le gambe. Poi se per te sono un moralista da mulino bianco problemi tuoi….

Ah dimenticavo fanculo i watt del sound system…..

Probabilmente sarò io a non capire, ma mi pareva che fosse centrale proprio “la percentuale di morti o scemi provocati dalla sostanza X in funzione della popolazione albina meno la radice quadrata del tuo numero di scarpa.”
Anche chi fosse contrario per motivazioni “etiche”, dovrebbe prendere atto dei fatti: il diverso rapporto costi/benefici tra le 2 strategie è abbastanza intuibile per chi guardasse le cose razionalmente.
Poi, chi al contrario non scendesse un poco dalle posizione proprie predilezioni morali, incurante dei responsi effettivi che si riescono ad ottenere, non so quanto si meriti di esser deriso in quanto “adoratore dei mulini bianchi” (forse se la cerca?).

Il proibizionismo non funziona in questo campo e su questo mi pare siamo tutti d’accordo.Ma sono l’unico che non riesce a equiparare il fornire siringhe pulite a un eroinomane e l’incoraggiare e assistere gente che va in un posto per divertirsi consumando sostanze che a meno che non vivi sulla luna sai che possono anche ucciderti.Al prox rave chiederemo alla “Repubblica” di fornire mappa del luogo e itinerario e alle strutture pubbliche di fornire assistenza sanitaria agli sventurati che si troveranno in pericolo di vita; la siringa di atropina sara’ fornita dalle famiglie.Cosi almeno non daremo a sta massa di idioti l’alibi che ” gli adulti non ci capiscono, guarda anche sui giornali hanno sbagliatto il wattaggio del nostro soundsystem”

Bé, dire che l’Ecstasy e LSD uccidano nella loro forma legale (senza rischio troiai etc.) lo riterrei azzardato.
Il fatto che non si abbia una assistenza sanitaria sul posto, che potrebbe benissimo esser privata (non facciamo giochini sulla spesa “pubblica”, il contribuente etc. che su questo argomento casomai è l’esatto contrario), almeno in parte potrebbe esser ricondotta al proibizionismo di cui sopra. Rendendo le cose illegali non puoi “regolarle”, cosa che invece puoi fare con prodotti che non lo siano.
Se poi rendere ciò possibile voglia dire “incoraggiare”…

Trovo inutile lo scontro ideologico che inevitabilmente scaturisce da discussioni di questo tipo.
Il tuo post è efficace nel sottolineare la maniera cialtrona e inutilmente sensazionalistica con la quale gli organi di informazione trattano questo (e qualunque, aggiungerei io) argomento e anche sulla necessità di affrontare il problema in maniera razionale e non fanatica.
Sono anche contento di apprendere che altrove esiste una maniera responsabile e ‘creativa’ di consumare sostanze di vario tipo; non commento non essendo informato sulla questione, ma un sopracciglio mi permetto di alzarlo.
Per quanto mi riguarda, il mio cervello è tutto quello che ho; questo proverò a insegnare a mio figlio.
Tutto il resto, lo rubricherei sotto il vecchio adagio “scherzare col fuoco”.

Kluz, dici “Rendendo le cose illegali non puoi “regolarle”, cosa che invece puoi fare con prodotti che non lo siano.”

Non mi pare che con l’alcool, decisamente legale, si riesca a “regolare” alcunché. La gente ne beve tanto, poi guida e sperimenta la dura legge del platano. E a volte non è nemmeno un platano, ma un pedone o un altro guidatore.

Ora, DI SICURO il proibizionismo non funziona. Ma non sarei nemmeno troppo convinto dell’opposto.

Rendere legale un rave mi sembra un ossimoro.Quello che attira i ragazzi li(a 20 anni un po’ coglioni eravamo tutti)e’ proprio il fatto di violare le regole altrimenti andrebbero in discoteca.Qello che non mi piace e’ proprio l’idea che per divertisi bisogna obbligatoriamente sballarsi.Che poi di questi problemi dovrebbero occuparsene i genitori con i propri figli e non lo stato mi sembra ovvio.

Con le droghe fate quello che vi pare, ma non mi toccate l’alcool, è grazie a santa bottiglia, che ogni tanto mi tiene allegro, gioviale e socievole che riesco a sopportare la gente che mi circonda senza prenderla a calci nei denti. Poi se a qualcuno piace la vita, il mondo e le stelle, benone, se ne vada a spasso tranquillo

Aggiungo che se qualcuno usa droghe è perché ha evidenti problemi con il mondo che lo circonda, quindi: o rendiamo il mondo un posto migliore, ed è cosa impossibile, o insegnamo alla gente la maniera meno dannosa di assumere le droghe, oppure distribuiamo rivoltelle col colpo già in canna…
Ovvio che chi in questo mondo ci sta bene, è escluso dalla casistica di cui sopra

Per “Regolare” non intendevo mica che si riesca a controllare perfettamente quanto ne assuma il consumatore e che si eliminerebbero direttamente tutti gli abusi; anche se forse un po’ di controllo in più che nell’altra situazione si riesce a metter in atto.
Intanto regoli la qualità del prodotto.
Poi si può decidere in quali esercizi distribuirlo e con quali modalità/forme, dove e a chi, es. maggiorenni (che poi i “minorenni” riescano a procurarselo lo stesso, ci sta, ma per molti anche riguardo a tali soggetti si ha più controllo che nella situazione contraria.) Altro es. alcune medicine non hanno bisogno della prescrizione, altre si.
Insomma si potrebbe continuare, ma ci son tante cose che puoi fare.

-Qualità maggiore e maggior controllo delle modalità d’assunzione (non alcool preparato nelle vasche da bagno che rende ciechi, meno overdose, menno danni alla salute in genere etc.).
-Prezzo minore (con tutto quel che ne consegue, dai minori scippi fino ad arrivar ad aver più soldi per andare poi in rehab, laddove costi) e minori tempi spesi per andare in giro procurarsi la sostanza
-7/12 (il polmone) del reddito delle mafie, polverizzato.
-Prigioni 25% più vuote ( tra le altre, il contribuente ringrazia).
- Copiose forze dell’ordine statali, ma anche avvocati e giudici, impiegate per cose più utili.
-Posti di lavoro legali/ vantaggi per l’economia/ maggiori entrate fiscali
-Maggiore libertà personale
-La letteratura scientifica / statistica non indica (se poi volete contestarli, accomdatevi) incrementi di consumatori, anzi, ma comunque sia sui danni, quel che, per quanto penso anche io, conta, non ne parliamo nemmeno.

Per me vuol dire funzionare, se poi qualcuno abbia in mente, per citarlo di nuovo, la famiglia del mulino bianco è un altro discorso. Mi compiaccio del fatto che l’alcool sia legale non perchè lo consigli vivamente a tutti (bambini a colazione) e non possa creare problemi, ma perchè, oltre al discorso di principio (libertà individuale etc.), i costi del fare il contrario son maggiori e insostenibili.
Per ripetermi, i risultati del Portogallo che ha solo compiuto metà del processo (depenalizzazione) mi paion notevoli (a meno che qualcuno li contesti).

Si, può darsi effettivamente che sbagli sul Rave. E’ vero molti probabilmente ci vanno poichè c’è il fatto dell’ illegalità. Su 2 piedi, pensavo che il prezzo d’ingresso, l’ambiente (meno fighetto etc.), e altre particolarità lo caratterizzassero nella scelta, rispetto alle alternative.
Non sono molto aggiornato, ma a quanto ricordo a Berlino e sul lago di Ginevra ci sono una sorta di Rave legalizzati (entrambi chiamati “love parade” se non erro).
Ad ogni modo, il mio discorso sul Rave (non esattamente “my cup of tea”) non andava preso alla lettera, intendevo soprattutto ribadire che se lo stato vieta certe pratiche, poi che esse possan autoorganizzarsi con servizii di assistenza sanitaria e sicurezza (rivolte al controllo della pratiche stesse), è senz’altro molto meno plausibile.

idea scaturita dall’uso di sostanze stupefacenti: dovrebbero istituire il patentino a punti della droga, provi quello che vuoi fino a un certo limite controllato da persone competenti (realmetne) in ambito sanitario. vabbè fantascienza.
stima.
a.

..in un mese,in montagna ci sono stati una quarantina di morti…e allora perchè non vietano le escursioni?ogniuno deve poter decidere su quello che può essee giusto o no!

Parlare di droga solleva ancora, anche in un blog “illuminato” come questo pregiudizi triti e ritriti. Mi presento: tra le altre cose faccio la psicologa in due istituti superiori (1300 studenti complessivamente). E forse già questo dato è indicativo: venti anni fa le scuole erano più piccole, ci si conosceva tutti eccetera eccetera.
Matteo, il tuo post mi è piaciuto tantissimo. Hai centrato il punto che da anni cerco di spiegare a genitori e insegnanti in tutte le sedi possibili, l’idea dell’interlocutore credibile. Faccio un esempio. L’ultimo spot televisivo del goverso per disincentivare l’uso di sostenze (idea malsana a prescindere) mostrava un ragazzetto biondino barcollante, lo sguardo perso, l’aria proprio “fatta” secondo l’immaginario collettivo. Decine di lampadine esplodono (ardita metafora per i suoi neuroni). Parlando dello spot nelle scuole la reazione è stata unanime. Un ghigno sardonico e “ma uno che si è fatto una pasta non va mica in giro così come uno zombie”. Ecco, il punto di Matteo. Chi ha girato quello spot ha probabilmente visto Christiana F. e ha quell’idea lì del consumatore di sostanze. Il tossico eroinomane (specie notoriamente in via di estinzione) alla stazione che “c’haimillelirechedevoprendereiltrenoenonc’hoisoldi”.
Uno che ha preso una “pasta” in discoteca salta come una pallina rimbalzina. Anzi, spesso, verso l’alba, si cala qualcos’altro per tirarsi un po’ giù che mica può andare a casa così. E sono le miscele di sostanze diverse ad incasinare tutto (anche per il 118).
I morti per ecstasy sono dovuti o a come è stata tagliata la sostanza (e qui ritorna l’idea della legalizzazione: in un laboratorio serio non taglierebbero le sostanze con la calce, per dire) oppure, semplificando all’estremo, al caldo. I ragazzi letterlalmente si cuociono il cervello perchè ballano e sudano e si scaldano e non bevono (acqua).
E’ un po’ di tempo che chi si occupa di consumo di sostanze propone di promuvere progetti di riduzione del danno “sul campo”. Ovviamente, a parte alcuni progetti isolati che pure esistono (conosco un medico che se ne va per rave con un furgone carico di acqua e buona volontà) resta il malinteso di fondo che vede nelle strategie di riduzione del danno quasi un incentivo al consumo. E questa è malafede. Così come lo è affrontare il problema in termini autoreferenziali. Leggo sopra, nei commenti, molti riferimenti alle proprie esperienze personali. Ma il solo fatto di essere qui (e di non sbagliare un congiuntivo) ci rende fuori dalle statistiche. I ragazzi, mediamente, non lo sanno che differenza passa tra una canna e una pastiglia. Ne conoscono magari empiricamente gli effetti, ma a scuola di droghe non si parla, se non per dire che non vanno usate e amen, si è fatto il proprio dovere educativo e si possono dormire sonni tranquilli. Molti professori ugualmente non conoscono le diverse sostanze e nemmeno ne riconoscono gli effetti, nemmeno quando li hanno davanti (alcuni si fanno le canne a scuola). E non parlo di terzo mondo, parlo di insegnanti competenti e preparati, che però sono stati giovani 20 anni fa e non conoscono il mondo dei loro studenti. Li guardano dall’alto in basso (come si sta facendo un po’ qui), pensando che il giovane Holden era meglio di Twilight e che ai miei tempi ci si divertiva con poco, bastava una chitarra, e che musica di merda ascoltano questi (parentesi: i produttori musicali mica hanno 16 anni, questi ascoltano la merda che gli vendiamo noi!)
E intanto le sostanze esistono, i ragazzi le incontrano prestissimo (terza media, prima superiore) e le usano. Perchè? Ci sono sempre motivi squisitamente individuali, che tra l’altro ci fanno scegliere una sostanza piuttosto che un’altra. E motivi sociologici. Viviamo in una società del cazzo. La mobilità sociale è ormai modernariato (ve la ricordate contessa?). Per chi oggi ha 16 anni il futuro è domani. Stasera. Non c’è più la prospettiva di costruire un bel niente. Lo sanno che dopo le superiori li aspetta un bel contratto precario, un lavoro che non potranno scegliere, per due soldi (anche per quelli che fanno il liceo e dopo l’università), condannati a essere giovani fino a 40 anni. Non esiste nemmeno una “cultura dello sballo”. Sono lontani gli anni ‘70 e la controcultura beat, l’esperienza della droga come condivisione. Anzi, mi viene da dire, magari… sarebbe qualcosa, invece del vuoto che hanno. Sono soli. Consumano da soli.
Senza contare i modelli che noi adulti proponiamo. Ma vi rendete conto dell’assurdo di dire che la droga uccide nel paese in cui Lapo Elkann, dopo le vicende che tutti conosciamo, vende mocassini rosa a 230 euro? Cioè, come si fa ad essere credibili?
Ci meritiamo tutti una bella pernacchia, ecco.

[...] Sui Raves e sulle vicende di questi giorni la penso più o meno come Matteo Bordone: [...]

Le campagne pubbliche contro l’uso di droghe non servono a nulla su questo sono d’accordo.Pero’ non riesco a vedere i ragazzi come una massa omogenea.Sono individui diversi tra loro; ci sara’ qualche ragazza che non vuole fare la velina e qualche ragazzo il cui mito non e’ Fabrizio Corona. Da loro bisogna ripartire e non da quelli che seguono il gregge.

E io ripenso alla fotina dei Pulp che hai messo per questo intervento.
E vorrei chiedere, così, off topic, ai “reazionari” che hanno tanto scritto qui se almeno hanno capito il titolo…