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mercoledì 19 agosto 2009

Se in fondo all’anima sogno l’oceano, splash


DarylHannah-Splash 1Negli ultimi giorni, forse a causa dell’insperata calma dei pitbull, i giornali stanno parlando di burkini. Cos’è il burkini? Corredato da un branding geniale – l’unione su un tavolo anatomico di un due pezzi e della tovaglia nera che impongono a certe donne negli angoli più stronzi del mondo islamico – il burkini è una mezza muta sottile, che comprende una cuffia per coprire la testa ma non il viso. A cosa serve? A non fare il bagno con altri abiti, dovendosi coprire, e vivere la scomodità dell’inzuppo. Molte donne musulmane soffrono quotidianamente il tormento del non posso fare il bagno perché non sta bene, non si fa, mio marito si scoccia, non vuole, sto qui coi bambini, non è il caso, meglio di no, non se ne parla neanche, magari ci vengo quando non c’è nessuno con mio marito, ci sono altri uomini in acqua eccetera. Quelle che in genere si coprono parecchio quando vanno in giro, lo fanno coperte. Questa via di mezzo, verrebbe da pensare, forse permette ad alcune di loro che solitamente rinunciano al bagno di farlo. Ma non è così semplice.Pare che in una piscina di Verona qualcuno abbia deciso di contestare una donna che faceva il bagno col burkini. Potrebbe essere tutto inventato, ma facciamo finta di fidarci. Le hanno chiesto, si racconta, di mostrare l’etichetta del costume, per vedere se fosse in regola dal punto di vista sanitario. Un resoconoto  cui manca solo la comparsa di un leprotto bisestile sullo sfondo: la metodologia è la solita di questo Nord disperato e pirla, cioè assoluta improvvisazione ignorante che si dà un tono da società civile.

Il punto è stabilire se alcuni comportamenti individuali, che sono simbolo e testimonianza di un modo di pensare, possano essere sfavoriti, combattuti, al limite anche vietati, pur restando individuali. Se rispetto a certi comportamenti, che stanno dietro ad altrettante idee, pensiamo che si debba lasciare che le cose vadano per conto loro, oppure vogliamo indirizzarle in qualche modo. Magari nemmeno ci poniamo la questione in questi termini e, semplicemente, permettiamo a chiunque, nel rispetto degli altri (rispetto vero, quello per cui “mi scoccia”, “è indecente”, “non sta bene” non sono argomenti sufficienti), di mettersi e non mettersi come gli pare e piace, in piscina come in giro.

Ho una amica algerina, cresciuta in Italia da quando aveva sette anni, e figlia di algerini che hanno pensato bene di mollare il paese una ventina di anni fa, quando i segni della linea conservatrice intrapresa erano evidenti. Il mese scorso è tornata in vacanza in Algeria, dopo quattro anni. Al ritorno ha raccontato, con sconcerto e dispiacere, come abbia trovato il paesino fuori Algeri dove è nata parecchio cambiato. In moschea andavano solo i nonni, e ora ci vanno tutti; le donne parlavano di cazzi loro, ora citano il Corano di continuo e chiacchierano spesso di religione; le donne prima nemmeno si ponevano il problema, ma ora non possono girare da sole per il paesino, se non accompagnate da un maschio. La situazione, a sentir lei, è molto più tesa di quando impazzava il FIS, cioè gli integralisti col mitra e le bombe. Sono passati solo quattro anni.

Come si sa, i paesi islamici stanno diventando, nel loro complesso, più islamici. Le posiziono laiche sono generalmente inesistenti, e nella società c’è stato un irrigidimento complessivo. Prima dell’omicidio del premier egiziano Sadat, le lezioni all’università erano miste, le donne avevano più voce in capitolo su tutto, la società era più libera e aperta, insomma alcuni paesi del sud del Mediterraneo erano più moderni e tendenzialmente aperti a posizioni laiche. Poi, progressivamente, le cose sono cambiate.

Se prendiamo per buono questo punto, ci rendiamo conto che quello che vediamo oggi, come dice qualsiasi studioso serio del Corano, non è l’Islam, ma uno dei mille Islam possibili. Un eventuale Islam progressista o riformato è oggi inesistente, invisibile o nascosto molto bene. Alcuni degli strumenti di questa linea di conservazione politica, sociale, economica, passano per la marginalizzazione e la sottomissione delle donne. Ovvio che viene dalla società, dalla religione: non c’è un decreto legge, non c’è un esercito di soldati che puntano il mitra. Sono idee che si stanno imponendo; somigliano a idee vecchie, ma sono una nuova versione di quelle idee vecchie. Non è tradizione, insomma, è roba che ha pochi anni per buona parte, mesi per alcuni risvolti. Ma se avesse anche secoli, cambierebbe poco.

Cosa sia la tradizione e che valore abbia è complesso. Molto. I sacrifici umani erano una tradizione, testimoniata da alcuni siti con le ossa dei morti dei sacrifici umani. E tu vai in vacanza in Centro America e le guide ti dicono ecco qui facevano i sacrifici umani. Nessuna guida che ti dica mai “…e pensate che erano così stronzi da praticare i sacrifici umani”. Mai. E tu, come ogni turista, non scuoti la testa, schifato. Al massimo fai la faccia spaventata, come dire mamma mia. Invece sempre espressioni un po’ ammirate, la guida e i turisti, come dire ecco la tradizione dell’antichità, ecco i pianeti che si allineano, la saggezza degli avi. Il problema è che poi è arrivata un’altra tradizione, molto più duratura e sostanziale dell’altra, che diceva che i sacrifici umani non si sarebbero più fatti. Fine di un’idea vecchia. Ecco. I siti che testimoniano la nuova idea vincente sono moltissimi: ovunque non ci siano montagne di teschi e bracieri con le ossa. Eppure nessuno, nemmeno mostrando il luogo dove si svolgevano le riunioni del primo parlamento della storia, in Islanda, dice mai “Occhio, che questi i sacrifici umani non sapevano neanche cosa fossero. Mica come quegli stronzi degli aztechi.”

Allo stesso modo ci sono delle idee, che passano per “usanze” o “tradizioni” o da precetti religiosi, che sono solo idee in vigore da tempo, buone o cattive. Le donne nel mediterraneo portano il lutto per anni se restano vedove, e gli uomini si risposano dopo un anno se gli succede la stessa cosa? Bene. Si chiama maschilismo. Un sesso, un genere, ha preso il potere e lo amministra, tenendo fuori l’altro. Le donne del mediterraneo vogliono che sia così e condividono la pratica? Sono maschiliste. Non lo sanno, non se ne rendono conto, ma lo sono. Sono libere di fare come vogliono, però. Sì, certo, mica le puoi vestire da H&M a forza. Ma la parte più colta e progressista del paese la deve smettere di pensare a queste usanze come a una serie di pasolinate giuste, sensate, legate alla terra e a un ruolo sociale coerente con la vita delle persone. Perché se no non ne usciamo più.

E quindi, il burkini dell’inizio? Il burkini dell’inizio rappresenta due cose: A) il tentativo di rispettare un ordine e fare il bagno lo stesso; B) il tentativo di fare il bagno e rispettare un ordine lo stesso. Da una parte possiamo pensare che senza burkini la donna non avrebbe fatto proprio il bagno, quindi opporsi al burkini equivale a opporsi al suo bagno; oppure possiamo pensare che senza burkini quella donna avrebbe fatto il bagno, certo con qualche imbarazzo personale e qualche borbottio da parte del marito, ma l’avrebbe fatto. Ecco. Io dico che se ci sediamo sempre sulla prima posizione siamo scemi e menefreghisti. Cerchiamo di capire e di convivere e di rispettare tutte le persone eccetera eccetera evviva evviva, ma non dimentichiamo mai che le cose si evolvono se le spingi almeno un pochino. (Se vi sono venute in mente le bombe di Bush fermatevi, chiudete gli occhi, fate un respiro. Riaprite gli occhi e leggete: NON STO DICENDO QUELLO. Pausa. Capito? Ripeto. NON STO DICENDO QUELLO. No, non è COME. È UN’ALTRA COSA. NON STO PARLANDO DI BOMBE.) Così, da sole, le idee possono anche tornare indietro. O stare lì per secoli, in attesa di turisti marziani che facciano la faccia lunga mentre la guida mostra loro un antico burkini.


cioè a dire che passin passetto l’Islam si ammorbidisce perché gli diamo un piccolo scappellotto ogni tanto invece che una bomba nucleare nel didietro?
Secondo me è così a lungo termine, che i politici e la ggente non ne vede neanche la proiezione del traguardo.
Però, condivido, è una delle rare strade perseguibili.
Che poi si voglia farne un caso soltanto (e ci scommetto quel che vuoi) perché senza dire mai la parola FIGA* si parla di figa per vie terze, non ci piove.

*FIGA come sineddoche.

D’accordo quasi su tutto. Per esempio: non direi che le tradizioni sono solo delle vecchie idee, delle abitudini consolidate.; lo diventano quando non sono più funzionali per la società (sempre che esista qualcosa che si possa definire società) che cambia. Certe tradizioni esistono semplicemente perché portano a dei comportamenti che, semplicemente, sono adatti al contesto: preparazione dei cibi, tecniche agrarie che sembrano irragionevolmente vecchie ma che mantengono le qualità del suolo e lo proteggono dall’erosione, etc.. Non è il caso della condizione femminile nel mondo islamico: marginalizzare la donna non è funzionale allo sviluppo, economico o sociale, di nessuna società.; è, oltre che contrario ai diritti umani (valore occidentale? Non credo proprio), un enorme spreco di risorse.

Microscopico dettaglio, tecnico e relativo alla singola casistica: è probabile che abbiano chiesto di vedere l’etichetta di questo “costume” semplicemente per capire se era tessuto tecnico o comune cotone o simili.
Questo perchè tessuti come il cotone tendono a impregnarsi molto di acqua e a rendere ancora più difficile un eventuale salvataggio.
In molti regolamenti di piscine è esplicitamente vietato fare il bagno con costumi in materiali non adatti proprio per questo motivo.

Mi piacerebbe sarebbe con quale pigiama super rinforzato vadano a dormire quelle sirene, che si lavano nei fiumi – vestite – e vestite si devono pure asciugare. Non hanno uno strato di pelle ma due, fissi entrambi.
Qui si tratta di schiavismo, maschilismo è un eufemismo.
Schiave con il sorriso sulla bocca forzato, in nome di un credo.

Ma forse a dormire ci vanno con poco addosso, tanto lì non le vede nessuno e il maschio – sempre forse – si addolcisce di una virgola. Speriamo.

“Sapere”, non “sarebbe”.

C’è anche un’altra interpretazione. Ossia che quello del “burka in piscina” (in fondo il burkini è quello) sia non tanto un caso isolato e singolo che è stato trattato ingiustamente. Ossia, sì, che sia anche quello. Ma che sia soprattutto uno SFONDAMENTO. Una TESTA DI PONTE del grado in cui le usanze islamiche possono insinuarsi sempre più visibilmente in un Paese che islamico non è. Non è peregrino pensare a “come sarebbe accolta una donna occidentale che volesse fare il bagno in bikini a Teheran”. E’ lo stesso discorso. In quel caso si penserebbe che la donna occidentale vuole fare un atto trasgressivo. Un “voler fare i propri comodi in casa di altri”. E’ lo stesso discorso del burka in piscina. Così come la preghiera dei musulmani in piazza Duomo di qualche mese fa, anche questo è – o si presta ad essere, che è lo stesso – un atto di SFONDAMENTO. E di questi atti di sfondamento, lasciatelo dire, possiamo farne tranquillamente a meno, almeno fino a quando non ci sarà una maggioranza musulmana in Italia che decreterà che bisogna rivedere la Costituzione in salsa coranica. (Momento che – se lasciamo passare gli atti di “sfondamento” – si avvicina sempre di più e con sempre meno resistenze)

il punto è solo uno..l’umano per paura del confronto..non si fa mai i fatti suoi…:-)

dal tuo articolo non ho capito se ti riferivi o meno a questo:

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/08/19/220536-varallo_burkini_vietati_piscina_fiumi.shtml

Nessuno all’ingresso di una piscina mi ha mai chiesto di che materiale fosse quello che indossavo… o se avevo dell’uranio impoverito nella sacca? Ma quando viene fuori un burkini, siamo tutti pronti a fare le ipocrite persone civili.
Non ci piove che quella islamica sia una società maschilista. Però togliere forzatamente il costume ad una donna che vuole rimanere coperta mi sembra un atto tanto maschilista quanto coprirla quando vuole stare nuda.
Insomma, ve li ricordate i primi costumi da bagno? Erano coprenti quanto e più di un burkini! Ma prima il bagno non si faceva. Le conquiste arrivano con il loro tempo. E se le donne islamiche che vivono qui hanno deciso che sì, bagno va bene, ma coperte, magari fra qualche anno potranno pensare di fare a meno del burkini. Se lo vorranno. E comunque il burkini non spaventa i bambini più di quanto un topless li faccia diventar ciechi.

Non sono affatto d’accordo, sul mettere in atto certe “spintarelle”.
Se a norma per igiene e sicurezza, non vedo in base a cosa si possa, in una piscina pubblica, impedire l’utilizzo di tale costume.
L’evolversi del pensiero e dei costumi deve avvenire tramite confronti, che siano orali o scritti, dibattiti etc.
Altri modi (“spintarelle”) non possono far parte di una civiltà (UE) che presumo miri ad esser illuminata.
Nel caso del Burqua sappiamo, non si vede il volto (oltre ad esser estremamente lasso), ci son delle motivazioni ovvie e di una certa consistenza, il Burkini invece non ha certe controindicazioni.
Btw, complimenti all’inventrice.
Poi, certo, il sottoscritto può avere una determinata idea di certi “costumi”, ma non credo sia rilevante.
Personalmente, per quanto si potrà intuire cosa ne pensi/ che reazioni fisiologiche mi procuri, non troverei manco giustificazioni solidissime per impedire di insegnare il creazionismo nelle scuole (ovviamente, requisito fondamentale sarebbe che prima ci si allontasse una volta per tutte da questa eccessiva tradizione “gentiliana”).

L’avete mai letto il (libro in italiano tradotto dal) corano?
Mi sa che l’inferiorità della donna non è tradizione, ma un principio religioso.

Comunque, se il materiale del burkini è idoneo, non vedo perché non possano indossarlo: chi fa bombole in piscina mette la muta come chi fa apnea, e i bambini non si spaventano; chi vuole indossare solo uno slip indossa solo quello.. in fin dei conti la cultura occidentale si basa sulla libertà.

@ KLUZ: per quanto riguarda il creazionismo, si può certo insegnarlo, basta dire che non ci sono evidenze scientifiche che lo sostengono.

So che questo è il posto giusto per parlarne: ve la ricordate quella puntata di West Wing in cui durante un ricevimento il presidente Bartlet fa un mazzo così a una conduttrice radiofonica fondamentalista (cristiana) citando il Levitico e dicendole che a esser proprio precisi sulla Bibbia si dice che andrebbe lapidata perché indossa vestiti fatti con due differenti tessuti? Ecco.

Se si fosse dato retta ai sostenitori del rispetto delle usanze e tradizioni, molti di noi in questo momento starebbero attaccati a un aratro di legno a contemplare il sedere di una coppia di buoi, sotto lo sguardo compiaciuto del feudatario… ma per gli arabi non vale, loro posso rimanere nel loro medioevo, chissà perché

Il medioevo storico arabo era meglio.
Al medioevo come metafora, quello intollerante insopportabile eterno, che si ripresenta più forte che mai con le sue irragionevoli ragioni, be’, a quello in nome della libertà bisogna dire no.
Altrimenti sono guai.
E infatti sono guai.

non e’ la prima volta che mi capita di pensarlo, ma in questa occasione in particolare i commenti rendono il post ancora migliore. Cosi’, mi andava di dirvi grazie..

Una volta ho letto un libro. C’era un tizio in viaggio in India, e ad un certo punto, dopo l’ennesima incomprensione etno-culturale, ha sbottato (più o meno): “Voi vi nascondete dietro le vostre tradizioni. Con la scusa dell’eredità culturale, della Storia, vi macchiate di atrocità e abusi che dalle nostri parti sarebbero puniti”.
E io, a quello, gli avrei fatto un monumento. Perchè la gestione del potere avviene (anche, molto) attraverso il meccanismo del “dogma” che impone la regola, che non si può trasgredire, che gestisce il tuo inconscio quando tu non riesci/non puoi farlo. E’ la tradizione, il riconscimento di un codice “altro da te” che devi seguire. Detto questo, il caso del Burkini segue gli stessi principi. Ci sono persone stupide, convinte di incarnare un principio morale superiore, che dicono ad altre persone (convinte anch’esse) cosa mettere in piscina. Fosse un dibattito culturale, ben venga, ma spesso è misero provincialismo bigotto. E nel nostro paese, si sa, non porta da nessuna parte.

Quella è una ragazza che ragiona. Con un’idea semplice semplice apre una crepa in un sistema di oppressione pluri-secolare. A prima vista lo avalla, ma va preso tristemente atto che nel 2009 e in un paese in teoria laico come l’Italia, sarebbe per lei ancora troppo pericoloso indossare quello che meglio crede.
Certo, in un mondo migliore mi aspetterei che sul suolo italiano vigessero princìpi condivisi e improntati alla massima libertà individuale, ma tant’è…
Nell’attesa del bikini, giù le mani dal burkini!

Suggerisco la seguente lettura:

http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/07/islam_divento_civilta_gregaria_Cosi_co_9_090807039.shtml

@Theo
No non è una ragazza che ragiona. E’ una povera creatura infagottata in metri di tessuto e superstizione.
Prima cosa: Quella non è tradizione l’ha detto bene Bordone, è una cosa nuova.
Secondo : Nessun essere pensante si avvilupperebbe in quella roba per nuotare, tra parentesi è pure pericoloso.

Se non ci fosse dietro l’oppressione di un essere umano ci sarebbe da ridere di questa minchiata, come di quella tipa Iraniana con la bicicletta islamica (una specie di canotto attorno alla bici cosi non si vedono le gambe).

@Carlo
Capisco quello che vuoi dire e se ti leggi bene il mio messaggio non sto certo dicendo che quella è la soluzione del problema. Come per ogni cura palliativa, il problema alla base rimane tale e quale.
Però c’è un’idea, il che non è poco.
Forse mi illudo, ma spero che nel giro di una o due generazioni le figlie e i nipoti di quella donna potranno togliere anche il burkini, perchè in questa idea vedo comunque una timida reazione o quantomeno deviazione dal sistema.
Poi potrebbe anche essere solo una trovata ad uso dei media che non fa che consolidarlo, quel sistema.
In entrambi i casi, o siamo capaci come società civile di andare al cuore del problema e debellarlo (e non lo siamo) o almeno non le rompiamo le palle se si presenta in piscina col suo costume, pur contestando il principio che rappresenta.

Chi indossa il burkini e pretende che non gli/le si dica nulla, apre la strada all’invasione culturale islamica. Il burkini è un esempio di come il burka si può adattare agli usi della civiltà occidentale pur rimanendo quello che è, ossia un burka. Per essere più chiaro: è un far veder che “Vedi, il burka si può portare anche in piscina”. Se si facesse un “burkino” per bambini si potrebbe dire “Vedi, il burka sta bene anche alle bambine”. Se si facesse un burka a prova di macchia si potrebbe dire: “Sei una casalinga? Non ti preoccupare, c’è il burka adatto anche per te”… spero che abbiate capito cosa intendo con questi esempi un po’ bizzarri. Il concetto è che se una realtà oppressiva come l’Islam si “traveste” da occidentalità – pur rimando intimamente Islam, questo è il punto cruciale – questo non è da salutare come un progresso dell’Islam. E solo da vedere come un problema in più. Almeno per chi ha gli occhi per vedere…

L’espressione “invasione culturale islamica” è veramente assurda e imbecille. Non mi riferisco a chi la usa, dopo questi anni di bombardamento, ma in sé è una puttanata vera. Evitiamo il pensiero automatico su queste questioni, per favore. È tutto da prendere con le pinze, è tutto difficile e tutto complicato. Un tanto al chilo non va bene.

non è che so bene come pensarla s questa faccenda. ma a me danno più fastidio le signore con le tette di fuori in spiaggia. sinceramente eh. non ci credo che i bambini si spaventano pr un burkini. io mi spavento per le tette delle signore in spiaggia. ecco

Bordone ha ragione, ho usato un termine improprio. Quello che intendevo dire è che, comunque, un atto di provocazione (più o meno volontaria) come quello del burkini nella piscina italiana è un atto-simbolo, che è errato interpretare come un fatto singolo in sé e per sé. Il gesto di Rosa Parks che si siede sull’autobus è anche quello un atto-simbolo, e al tempo sarebbe stato sbagliato considerarlo come un semplice “una persona si siede su un posto dell’autobus che consuetudini razziste le vietano di occupare”. Nel caso della Parks lei aveva tutte le ragioni e il suo gesto ci porta verso una civiltà migliore. Nel caso del burkini è, invece, una vittoria di una religione oscurantista e totalitaria che si fa strada facendo leva sulle regole democratiche per poi scardinarle e impiantare la sua identificazione tra religione e leggi. E’ giusto che agli atti-simbolo si dia una risposta simbolica. E’ sciocco considerare gli atti-simbolo come un semplice atto da valutare in sé e per sé come se non si portasse dietro tutta una precisa valenza simbolica. Così come la preghiera di massa dei musulmani in piazza del Duomo era un atto simbolico ben preciso, che significava: “Noi vi domineremo, questa sarà terra nostra”. (adesso ditemi di no…)

Sì ma che la risposta simbolica la diano le istituzioni, non tre isterici accaldati! (mi riferisco sempre al caso specifico della piscina)

sono d’accordo con l’analisi sulle tradizioni, ma mi domando: il burkini non è di per sé una spintarella? l’erosione delle regole dall’interno è uno dei modi in cui storicamente le regole sono state cambiate. non so se questa osservazione ha un senso, ma come stimolo al cambiamento dell’islam lo vedo potenzialmente più efficace degli isterismi di un gruppo di mamme venete, dei provvedimenti di qualche bagnino e delle prese di posizione di chi ha lo spauracchio dell’invasione islamica.

Io quando sento parlare di tradizioni di questo tipo mi ricordo quello che disse il primo governatore britannico dell’India quando gli spiegarono che in India c’era la tradizione di bruciare le vedove: ” Anche noi in Inghilterra abbiamo una tradizione, se degli uomini commettono un crimine capitale li impicchiamo con quattro yarde di corda ben tesa. Alzate le vostre pire, noi alzeremo a fianco le nostre forche. Prima voi seguirete le vostre tradizioni poi noi seguiremo le nostre.”

sì carlo, però le vedove hanno continuato a bruciarle, purtroppo, quindi come metodo non ha avuto molto successo (poi quando arrivi a impiccare l’uomo la donna ormai è già morta, quindi per lei la consolazione è nulla).

Sono d’accordo con Theo.
Il burkini potrebbe essere un piccolo passo di una ribellione partita dal basso. Per quella ragazza diventa possibile finalmente fare il bagno in piscina senza dover litigare con padri e/o fratelli e/o mariti. E’ evidente che fare il bagno completamente vestite è stupido, ma non credo che il divieto all’uso del burkini imposto da persone non musulmane sia una mossa intelligente perchè è comunque vissuta come una ingerenza esterna. In altre parole: io sono libera di indossare il costume che preferisco e NESSUNO me lo deve impedire; se accettare di indossare il burkini rappresenta una mia sottomissione, è comunque un PROBLEMA MIO e SOLO IO posso ribellarmi a questo stato di cose. La mia liberazione non può venire da fuori, ma dall’interno del mondo islamico.
…purtroppo

Più mute per tutti.

Non si può vietare il burkini semplicemente perché siamo in un paese libero, così come non si può vietare le scarpe con tacchi 12 o più, anche se non adatte alla struttura del piede.

Bordone, lascia stare Pasolini che ti sovrasta di 28.000 spanne, e che faceva i comizi d’amore e si poneva il problema del maschilismo quando tu non eri manco un’ipotesi. La trodizione di cui parla Pasolini non ha niente a che vedere con idee retrograde.

la cosa che mi ha più infastidito, anche se non sorpreso (purtroppo), è la reazione delle sciurette in piscina: i bambini spaventati? trovo davvero viscido nascondersi dietro i bambini per non ammettere le proprie posizioni.
essendo veronese ho letto la notizia dal giornale locale, e mi pareva di vederla, la veronese-media, scandalizzata e con un’ espressione tra l’offeso e il preoccupato, esibire la faccia perplessa del figlio (che se davvero piangeva evidentemente avrebbe bisogno di uno psicologo) come ‘prova’ del torto subito (come se di torto si trattasse).

quattro yarde sono piu’ di tre metri e mezzo. Mettici anche un metro di nodo, devono essere ben alti questi indiani.

il solo peccato è l ignoranza
Marlowe
le nostre nonne non potevano votare
le nostre mamme non potevano divorziare
le nostre figlie saranno delle grandi maiale
aspettiamo 50 aani e vedreta che anche a sud di lampedusa….

@enrico
No è la forca che è alta cosi si vede bene a distanza

1. L’islam impone alle donne di vestirsi in modo modesto per non farsi notare; una donna in burqa o in burkini la notano tutti.
2. Trent’anni fa in Egitto era utto un fiorire di minigonne, oggi è tutto un fiorire di chador. Aspettiamo 50 anni e vedrete che anche a nord di Lampedusa …
3. In diverse piscine in Inghilterra hanno stabilito dei giorni in cui possono entrare gli islamici. In quei giorni TUTTE LE DONNE sono obbligate a portare il burkini se vogliono entrare in piscina: http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/GB_in_alcune_piscine_il_burkini_e_obbligatorio.html?siteSect=143&sid=11087778&cKey=1250519478000&ty=ti&positionT=1

ERRATA CORRIGE: 2. era TUTTO

a me sembra molto semplice. qui in italia per la piscina ad esempio, ci sono regole che tutti devono rispettare (tipo indossare la cuffia, fare la doccia prima di andare in acqua ecc)adesso non vorrei aprire un dibattito sulla validità di queste regole o meno, però per essere rispettosi di tutti, chiunque entri in una piscina italiana deve seguirle.
il burkini poteva essere una infrazione alle norme ? se sì, fuori, sennò dentro…

Allora vediamoci fra 50 anni a Lampedusa
Se avrò ragione io vedremo mussulmane in minigonna
Se avrai ragione tu ti darò 50 frustate così femmina impari a frequentare un blog impuro

Questo è un blog impuro??!!?? Azz … E perché nessuno mi avverte mai di queste cose?? Lo fate apposta per beccarmi con le dita nella marmellata, vero, brutti maschiacci fallocratici fallocentrici fallosi fallevoli fallaci!

C’è un solo modo per non essere impuri: essere atei.

Io sono d’accordo con Theo, non con Bordone. Le donne musulmane sottomesse non hanno neanche l’idea di uscire di casa, figuriamoci fare il bagno in una piscina mista. Lasciandole usare il burkini le permetti di andare a contatto con il resto del mondo. Impedendoglielo le chiedi di fare una secessione personale non da una “cultura” o dal “maschilismo” (termini astratti di ben poco momento), ma dalla sua vita concreta – marito, figli, fratelli, sorelle, zie, mamme, etc etc. Insomma, le chiedi di fare un gesto che potrebbe isolarla definitivamente, renderla oggetto di ostracismo, forse di violenza. Oppure la condanni a stare in casa, chiusa, se, come immagino che farà il 90% delle donne, non avrà il coraggio di secedere da tutto il resto. Chiedere agli altri atti rivoluzionari quotidiani mi pare davvero troppo. E’ un classico caso in cui il meglio è nemico del bene.

Aggiungo che l’aspetto più becero della storia è la mamma veronese che è talmente incapace di fare la mamma da non essere in grado di spiegare a suo figlio cos’è un burkini, e chiede di allontanare l’altra signora perché è l’unico modo per togliersi dall’imbarazzo. Pensate a questo, non al burkini – è la nostra incapacità di comprendere/capire/spiegare che rende la situazione pericolosa, non il resto

PS sono anche sconvolto da come il mondo sia ripieno di “ragazze cretine che non ragionano”. “Da loro” mettono il burqa, “da noi” metton fuori le tette… evidentemente gli unici che ragionano sono su questo blog

per dovere di cronaca riporto l’articolo del giornale locale con l’intervista alla signora, che si dimostra persona intelligente, contrariamente al sindaco.

http://www.larena.it/stories/Home/79470_najat_la_donna_del_burkini_letichetta_una_scusa/

PS. dall’articolo: ‘E sulle spiagge del mio paese, il Marocco, io sono nata a Casablanca, fanno il bagno sia le turiste in bikini, sia le donne con il costume intero’.

Mi dicono che a Belluno in piscina ogni tanto arrivavano i soldati con la mimetica per fare le prove di nuoto vestiti. Nessuno scandalo. E la mimetica non era marchiata Yamamay o Perla.
Ah, già, i nostri soldati non sono mussulmani

… e per forza: per il Marocco il turismo rappresenta, con l’apporto di valuta estera e il considerevole fatturato, una risorsa provvidenziale per il paese, quindi si può chiudere un occhio, vero? (e tenere l’altro aperto per sbirciare le turiste). Magari in qualche pagina del Corano tutto ciò è previsto, d’altronde basta interpretarlo come si vuole…paese che vai, Corano che trovi…
Che la signora vada al suo paese a farsi il bagno in piscina, a furia di ’spintarelle’ saranno i miei figli, qui in Italia, a dover far vedere l’etichetta dei loro costumi da bagno.

NO! STATE SBAGLIANDO TUTTO!
Tutto questo dibattito è fondato su un errore: dovete partire dall’idea chiara che ogni religione è un errore, e noi, atei e liberi, dobbiamo combatterle. Certo, è ancora lontano il giorno in cui possiamo “vietare” ogni religione, fonte di ogni male per l’umanità, ma dobbiamo combatterle tutti senza tentennamenti. Il carcere per chi usa il burkini è l’unica soluzione, perché quella insulsa religione non si insinui ancora di più nella nostra nazione. Siamo già sventurati con papi, vescovi preti e rabbini che non abbiamo bisogno ancora di questo. Ma, purtroppo, vedo i razionalisti colpiti da irrazionalità: nell’assurda speranza che l’Islam ci aiuti contro la mala pianta cattolica, stiamo sostituendo le viscide sottane degli uomini di curia con nuove sottane, nuove barbe, nuove barbaria. Atei, dobbiamo unirci per schiacciarli prima che schiaccino noi!

Ciao Agostino, sono ateo convinto come te e avverso ad ogni tipo di ‘idolatria’, ma la prima cosa che vorrei evitare è diventare un fondamentalista dell’ateismo. Sarei daccapo, e mi sentirei pure un tantino stupido.

vabé ci mancava il laicista

caro matteo,
leggo sempre il tuo blog, e lo considero, al momento, una delle mie letture preferite.
nonostante ciò non posso che dissentire da ciò che hai scritto in questo post, e per due ragioni:
1. una ragione di principio: le libertà e le scelte personali sono insindacabili; a prescindere dal sistema di valori di riferimento non si può contestare un comportamento che fa riferimento ad u altro sistema fintantochè tale comportamento non intacchi le libertà altrui. io persoalmente non mi sento di dire che in nome di una sbagliata forma di maschilismo sia legittimo un divieto in quanto agevolante di una forma di emancipazione. la giustezza di tale emancipazione è misurata in base a una scala di valori che è nostra, e un comportamento contrario ad essa (se davvero è tale) non per forza deve basarsi sul non ponderato (e sminuente) mantenimento di una tradizione. inquadrare questa questione solamente in termini di tradizione è rendere la propria argometazione corretta ancor prima di aver argomentato, almeno finchè si continua ad associare (come si fa oggi) alla tradizione l’idea di un perseguimento di valori acritico e passivamente dettato dalla storia. sono profondamente convinto invece che il campo più idoneo alla questione sia quello religioso, che è (data appunto la recente ondata di nuove conversioni) di certo manifestazione di un utilizzo più attivo (se non più critico e ponderato) della ragione.

2. un (non significativo) dato empirico: sono da due giorni tornato da una viaggio in medio oriente durante il quale ho avuto la fortuna di essere ospitato per una settimana in casa di una famiglia di siriani a damasco… una settimana di certo non mi ha dato la possibilità di conoscere la natura intima di tale famiglia, e tale famiglia, se presa come campione, di certo non è un campione significativo ne dei siriani, ne dei medio orientali in genere. una settimana però mi è bastata a confondere quei bianchi e quei neri su cui si basano le nostre schematizzate opinioni sui luoghi lontani; e confusioni di questo tipo penso che portino sempre a un’opinione più critica e particolareggiata, che è più realistico specchio della reale complessità del mondo. ti darò solo una serie di dati: la famiglia ra cmposta da padre, madre, 3 figlie e un figlio, tutti tra i 6 e i 13 anni. padre ex poliziotto e ora artigiano, e madre professoressa universitaria. la struttura della famiglia era palesemente matriarcale, la donna (susan), in casa, non si vergognava di farsi vedere svestita neanche da me, mentre per uscire indossava il velo. nonostante (?) il suo alto livello di istruzione e conoscenza dell’inglese si ostinava sostenere posizioni che alle nostre orecchie sembrerebbero assurde, come quella secondo la quale saddam hussein fosse stato un eroe. posizioni di questo tipo erano dovute alla profonda religiosità di susan, la quale fuori casa portava il velo con orgoglio e come atto di fede, e, nello stesso tempo, non impediva alla figlia più grande (adolescente pienamente sviluppata) di vestrsi come le pareva, e di portare avanti le sue teenageriali treschelle con ragazzini del posto. inoltre l’esplicità matriarcalità di quella casa mi è sembrata più una caratteristica comune dei siriani, che un particolarità della situazione in cui mi sono trovato… gli uomini (senza voler offendere) sembrano tutti un po’ tonti, e per strada sono le loro donne (tutte col velo) quelle che sembrano comandare…

con queste osservazioni non voglio di certo fare di tutta l’erba un fascio, bensì, far notare ome tra gli estremi da noi in occidente demonizzati, esistono delle sfumature che, almeno in certi luoghi, sembrano la norma, e che dimostrano una grande complessità della società civile e dei suoi valori.
il mio è solo uno spunto di riflessione

sperando di essere stato chiaro
cordiali saluti
pitigrilli

Ovviamente mi sono pentito di aver lasciato aperti i commenti di questo post. Non ne ho cancellato neanche uno, ma il livello di molti impedisce un dibattito anche solo da scuole medie, perfino a chi ha detto cose interessanti e vorrebbe chiacchierarne. Scusate.

ehhhhhhhhhh non esagerare dai!
non farla così pesante… non è che con due commentini cambi il mondo… che macchina (auto) possiedi? che da quella si capisce tutto!

Peccato. Sei sicuro? A me sembrava una discussione interessante e quasi civile…

Bordone scrisse: “L’espressione “invasione culturale islamica” è veramente assurda e imbecille. Non mi riferisco a chi la usa”. Interessante questa dissociazione tra (supposta) imbecillità dei concetti e imbecillità dei cervelli che le concepiscono. Come avverrebbe, precisamente? C’è sempre da imparare qualcosa sul funzionamento della mente umana.

Interessante anche la teoria delle spintarelle. Molte conferme dalla storia. Espulsione del clero dal nordeuropa durante la riforma o dalla Francia durante la rivoluzione? Graduali, impercettibili spintarelle. Mi sa che l’unico paese che abbia tentato di liberarsi della Chiesa solo con graduali spintarelle sia stata l’Italia. Bordone, sei come il fascismo: l’autobiografia di una nazione. Ma vai in vacanza a Istanbul, vai.