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martedì 22 settembre 2009

Tailleur blu o tailleur rosso? ovvero L’Expo des pirlas à la paga


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Ci sono tante cose che fanno infuriare in questa cittadella che si chiama Mediolanum. Tante, davvero. Ma è normale, per chi è già rompipalle per natura, e per di più abita in un posto dove la gente gira con le automobili verniciate di nero opaco. Solo che, tra le tante, ce ne sono alcune che hanno a che fare con aspetti della città che a me dispiacciono particolarmente, che mi sembrano rappresentazioni miopi e stupide dell’assoluta assenza di stile di chi la governa e di molti di quelli che la abitano. E queste sono quelle da orecchie che fumano e fegato che si gonfia. Spesso hanno a che fare anche con l’incapacità degli italiani in genere, e dei milanesi in particolare, di essere sensibili all’idea che la città fornisca ai propri cittadini dei… servizi. Sembra quasi che la cosa, l’eventualità, cozzi con alcune idee che hanno a che fare con il mercato, la performàns, o forse quello che alcuni definiscono intrapresa.

A MIlano, città che si appresta a darsi il tono della capitale mondiale grazie all’EXPO, ci sono diverse biblioteche. Sono in genere piccole, in alcuni casi antiche, e nel complesso sono poche. Ma fin qui non ci sarebbe niente di pazzesco, vista la situazione. Il dettaglio epatico è che in queste biblioteche non è possibile collegarsi alla rete, id est non c’è il wi-fi. In alcune ci sono quattro cavi ethernet, e finiti quelli arrivederci; in quasi tutte le altre, come alla Sormani, il wi-fi non c’è. Anzi, a dire la verità c’è, ma è quello degli aeroporti: wi-fi fornito da una grande azienda tipo Telecom, a pagamento. A pagamento. Si paga. Lo ripeto. Uno va in una biblioteca e paga per collegarsi alla rete.
Dalla parte dell’utente questo significa che la metà delle cose che potrebbe o vorrebbe fare – si ricorda all’amministrazione della città che siamo nell’anno duemilanove – sono inaccessibili; dall’altra parte significa che nessuno è in grado di fare un accordo con Fastweb o Alice o Chiccacchionet per avere un cavo che arriva nella sala di lettura e un router wi-fi.
L’EXPO, dicono. La modernità, ripetono. La protagonista di questo e quello, vanno blaterando. E non c’è internet gratis in biblioteca. Ma va’ [aggiungere una destinazione a piacimento, a patto che l'invito a raggiungerla risulti denigratorio], va’!


caro matteo
ti sbagli di grosso: in Sormani, se ci si apposta nella stanza con gli schedari, vicino all’aula computer, si inclina il portatile in direzione sud-ovest e si incrociano le dita, si riesce a prendere una rete non protetta di uno studio legale li vicino, si chiama adBard mi pare…
inoltre, a riprova dell’efficienza del servizio pubblico, va aggiunto che l’esistenza di suddetta rete mi è stata rivelata da un dipendente della sormani stessa (dipendente pubblico, appunto)!
a Milano abbiamo degli ottimi servizi!

Intanto, megaLoL @ Pitigrilli.
Poi, magari, ripasso.

Tu hai perfettamente ragione. Ma Milano non è la sola. La mancanza endemica di wi-fi è una piaga che dilaga per gran parte dell’Italia. A Padova, le biblioteche universitarie dispongono di pochissimi terminali, e solo da pochi mesi si può accedere al wi-fi (cosa poco fattibile, nella pratica, dato che ci vogliono documenti e documentini, e magari nemmeno il personale è preparato a rispondere correttamente alla richiesta: ‘come mi connetto? Risposta: ‘aspetti che torni il collega che lo sa’). Se pensi che il catalogo delle biblioteche, per dirne una, è solo online, si può anche pensare al disagio che questo comporta. Tuttavia, dalla provincia dell’impero, pensavo che a Milano foste più evoluti. Che ti posso dire… massima solidarietà!

Sull’onnipresenza del wi fi a Parigi, in un paese che 10 anni fa era diffidenteissimo verso la rete e ancora andava con il Minitel non parlerò, per non infierire, anche perchè Milano è la mia città e sta cosa che dice Bordone fa incazzare mica poco anche me… (o il fegato ingrossato è colpa del manzo alle cipolle del cinese all’angolo?)

siete fortunati da voi, a roma non c’e’ in quasi nessuna biblioteca neanche a pagamento, per non parlare di biblioteche piu’ provinciali che frequento.

Se non vado troppo errato, il problema e’ la famigerata legge Pisanu anti-terrorismo che obbliga (obbligherebbe) chiunque fornisca connettivita’ di rete di identificare univocamente l’utente. Questo impedisce a qualsiasi istituzione pubblica di lasciare un wifi aperto: devono far registrare gli utenti con qualche portale. Risultato: o si sbattono a morte per mettere in piedi un loro sistema (richiedendo comunque la registrazione degli utenti) o se la cavano sbolognando il tutto a Telecom/Vodafone che ovviamente fanno pagare profumatamente i pazzi utenti.
Mi meraviglio anzi che ci siano delle prese ethernet “aperte”.

guarda milano, guarda milano… guardami l’ano

Credo che abbia ragione Maurizio…

@ Maurizio: dubito che siano cavi ethernet aperti: immagino che la LAN sia protetta da pw, che ricevi identificandoti all’ingresso. Almeno, solitamente funziona così.

Sì, da bibliotecaria (non di Milano, ma di un sistema appena fuori) confermo quello che ha detto Maurizio: il decreto Pisanu ci obbliga a registrare chi si connette a internet in biblioteca dai pc che mettiamo a disposizione, e per mettere su il wi-fi lo sbattimento penso (dico penso perché non mi occupo direttamente della questione) sia dieci volte tanto. Ma so che alcune biblioteche del mio sistema si stanno attrezzando finalmente per offrire gratuitamente il servizio.
Questo, faccio notare, nonostante i tagli paurosi al nostro settore, per cui non a volte non abbiamo nemmeno i soldi per acquistare libri nuovi…
Ora, dopo questo piccolo momento-piagnisteo, forse una buona notizia: so che questo decreto Pisanu ha una scadenza, mi pare il 31 dicembre di quest’anno. Però non so se poi è stato prorogato e non so come cambieranno le cose dopo… per ora non ci è arrivata alcuna indicazione su come dovremo lavorare.
Di certo fa sempre bene parlare della questione, e sottolineerei anche che una cosa come il decreto Pisanu NON ESISTE in alcun Paese democratico.

In realtà tutto il busillis sta nel famigerato Pacchetto Pisanu che è fatto in maniera piuttosto miope. Ma ci sono delle alternative a basso costo, giuro (sono un installatore di una di queste ma non vi dico quale perchè fare pubblicita in un blog di altri non è carino).
Ci sono compagnie internazionali che forniscono connettività, il problema è che non sembra (ai gestori delle biblioteche, ai gestori dei locali, agli albergatori) necessario affrontare un costo (perchè comunque io installatore ad essere pagato un pochino, ci tengo!) per fornire un servizio che potrebbe essere una marcia in più nei confronti degli altri.
Poi, l’accesso di rete aperto, oggi come oggi, espone colui che lo permette a conseguenze civili e penali a seconda del tipo di traffico (per esempio pedofilia, o the anarchist’s cookbook….).
Just my two cents.
Rampa

@maurizio: sicuramente. però anche in presenza di una legge del cazzo non credo ci vorrebbe molto a far sì che mostrando un documento ti venga dato un account+password per la giornata

no, ma Matteo, tu vai già a un grado superiore del problema, alla Sormani non si può accedere al prestito se non sei residente in Lombardia. Milano è il terzo mondo delle biblioteche

Leggo Expo e penso immediatamente a Renzo Bossi. E a quel punto non riesco più a meravigliarmi di nulla, nemmeno dell’esistenza di una biblioteca senza libri e scaffali. Non vorrei buttarla sempre in politica, ma sta diventando una cosa endemica.

e se la Sormani fosse in realtà un monumento all’ignoranza? una sorta di imitazione dellla Biblioteca Vuota di Bebelplatz a Berlino?

Ma il wi fi libero e anonimo non è vietato per legge, in Italia?
Mi sembra di ricordare – non ho tempo nè voglia di approfondire – che per le norme antiterrorismo, e cioè per impedire che i birbaccioni si scambino i piani per far esplodere la torre di Pisa senza poter essere intercettati, vietino espressamente l’accesso libero ed anonimo alla rete.

La legge è una putt***ata, ma forse non è colpa – solo – di Milano.

Che di magagne ne ha, ohi se ne ha, ohi se ne ha.

Pisanu o non Pisanu: ci sono biblioteche comunali, anche nella lontana provincia, che mettono a disposizione il wi-fi (oltre, naturalmente, ad un servizio di scansione degli articoli e delle parti di testo che dovessero servire); ci sono città che stanno facendo una gara d’appalto per assegnare la fornitura del servizio wi-fi nelle principali piazze e nei parchi più importanti (Torino, per dire).
La stessa Città ha anche pensato di garantire i mutui per l’acquisto della prima casa da parte dei precari (il termine “rotolarsi sul pavimento dal ridere” l’hanno inventato in banca, quando detto precario si è presentato, pretendendo di accendere un mutuo senza “adeguate garanzie”): la Città di impegna ad acquistare la casa qualora il potenziale proprietario rimanesse senza lavoro, per poi riaffittargliela finchè le cose andranno meglio.
Ecco, io penso che – al di là delle leggi – siano anche le persone a fare differenza, nelle politiche sociali e culturali (oltre che in tutti gli altri tipi di politiche).
Il tutto per dire che sì, ci son posti in cui uno deve prendere un po’ meno Malox, per tirare avanti.

Hai ragione, Tommaso.

Se non fosse che la “gara d’appalto”, il “progetto”, l’ “ha pensato”, ci sono anche sotto la madonnina, guarda.

Il wifi nel parco Sempione è un progetto di cui si parla da almeno 5 anni, per dirne una.

E sono sicuro che se vai dall’assesùr competente, ti dice che per le biblioteche è in corso “uno studio”, “un progetto” e c’è già la “bozza di gara d’appalto”, e che magari hanno affidato anche il progetto ad una equipe della Bocconi.

Per dirti che i progetti son chiacchiere & fuffa, qui, a Torino, a Napoli o nella provincia.

A Londra, Parigi e Madrid è diverso, ma insomma.

ulteriore dettaglio epatico: milàn è stata cablata sostanzialemte a spese del comune, che ha partecipato alla joint venture con fastweb…una volta sostenuti i costi della rete la joint è andata a farsi friggere, e i guadagni sono di fastweb.

Beh, dai, Verona non ha solo un sindaco stravagante. Ha anche la biblioteca civica con l’hot spot, come pure piazza Bra’ (quella dell’Arena per intenderci) e altri 5 o 6 punti (ora non ricordo quali). Tu vai in Comune, ti registri, loro ti danno una password e tu ti connetti in giro per la città. Bello no?

Mini-Smoke:
Tornato da NY (dove, per scannarmi a Warcraft, pur avendo il mio bel cavo che usciva dal muro, mi connettevo wi-fi usando un collegamento di qualche vicino), sono rimasto assolutamente sbalordito (e giuro che non mi succede proprio spesso…) da ’sta regola del cazzo sulle connessioni alle reti wireless. Ora scopro che questa regola del cazzo si chiama “Legge Pisanu Anti-Terrorismo” (grazie Maurizio).
A parte che io ero a New York e non a Rovaniemi;
A parte che anche li’ hanno qualche “issue” con il terrorismo, ma il wi-fi c’e’ pure al cesso dei tossici di Washington Square;
A parte che una legge cosi’ e’ come vietare l’uso dei coltelli perche’ li possono usare i terroristi per uccidere la gente. Vietarli anche a tavola;
A parte che l’EXPO di Milano, considerando il fattore Renzo Bossi, stara’ alla cultura come le suonerie scaricabili dei telefonini a The Wall dei Pink Floyd;
A parte, Matteo, che “cazzo ci vai a fare in biblio, che puoi scaricare tutto da Wiki a casa tua?!? Troppo pezzente pagati internet a casa!”.
A parte, che potevo anche fare una foto dalla finestra e riprendere a scrivere la vera rubrica. Culo di pietra.

ho scoperto (tragicamente,, ) che anche nei chiostri della statale hanno messo il uifì, il che è a dir poco avvenieristico e mi è anche dispiaciuto, non mi piace che le cose cambino così velocemente senza di me–
e poi pensavo che in un presto futuro tutto digitalizzato, le biblioteche saranno tutte vuote di libri, ma piene di reti wireless invisibili che ci imbriglieranno a nostra insaputa, e il libri li metteranno al museo, forse, se accadrà,, allora pazienza se non hanno ancora uifizzato la sormani— a me è piaciuto entrare alla braidense per l’odore di muffo e il caldo torrido d’estate, e trovavo un valore aggiunto che non avessero ancora installato l’aria condizionata, ma questo è oscurantismo,,lo so

ALLORA, una città che NON ti fa scarricare i PORNI, è quello che TI meriti TU e tutti i SNOBS che parlate parlate parlate ma INTANTO avete CREATO il MOSTRO che ora tutti ci PIANGIAMO.
E’ sempre così. Si parte da un FILMS sporcone e si FINISCE a migniotte e cocaina in SARDEGNIA.
Accollati la responsabbilità che vivi una città IGNIORANTE che forse solo ROMA, e, minchia, l’AVETE pure moltiplicata…
Sai che ti DICO? L’expo l’ha VINTO a colpi di MIGNIOTTE E coccoina, ma, tanto, più di TIRARE grattacieli e POLVERINE. non è che FACETE.
Vi sentite i MIGLIORI perché avete la metropolitana e la MODA, poi VENITE sempre vicino a BARI a dire: però il SUD è bello ci vivrei se.
NON è MILANO il probblema, il probblema è che uno ti TOCCA i films SPORCONI e allora giù di BELVA.
NON c’è salvezza, forse l’unica è fare MATERA capitale, almeno ci sarebbe un pò di RIDERE. E BARI finalmente finirebbe come MERITA.
bah, INUTILE perdere tempo con chi HA il NUDISMO negli occhi ma non nel CORPO.
HAI visto troppi films di SPARARE ed hai BRUCIATO la DOLESCIENZA nei banchi di scuola, questo è il probblema. La vita di VERITA’ e di marciapiedi è ALTRO. Lo sai? E’ appena fuori dalla PORTA BLINDATA di casa tua, ma tanto a te chettene

TU sei il veri milaninter di TESTESSO, bravo siolo ad accoltelalre i FRATELLI. e piccolo coi NEMICI. Un MILANESE ROMANO, il perfetto ITAGLIANO. Bah

Come diceva quello?
A Londra (Parigi, New York o dove cacchio volete voi) a parte il papa c’è tutto, mentre a Roma (e tutta la provincia intorno, dalle Alpi al Lilibeo) a parte tutto c’è il papa.
Questo per dire che si tratta di una questione di cultura.
Questo per dire che in tutti i campi siamo indietro minimo vent’anni.

Che fare?
Avendoci l’età giusta, emigrare.

Rivolta d’Adda, 8000 anime a 25 km da Milano, in biblioteca la wifi c’è. Da anni.

leggo il tuo post mentre sto comodamente seduta sulla sdraio di una piscina all’aperto a kreutzberg.Vicino alla sdraio(a?nonricordo)ci sono le prese e ovviamente tutto è wi-fizzato!
Saluti

All’università Jagellonica di Cracovia c’era il wi-fi gratuito per tutti, senza password né menate di alcun genere, nel 2006. (Ah, e poi l’ho trovato pochi giorni fa al ristorante cinese di Largo Torre Argentina a Roma dove tra l’altro si mangia anche bene.)

POPOLO!
Devi SAPERE!
che eNZO (cioé io) ho fatto una SCRITTTURA
ed il TIRANNO assetato di sangue e VERGINI (matteobibbianchi) mi ha CENZURATO!
e poi parli MALE di BERLUSCONE…
è vero, chi s’assomiglia SI PIGLIA.
Te la meriti a MILANO

LIBBERTA’!

Alla Sormani si leggono libri.
E’ una biblioteca e vi si accumula vera cultura.
Internet è per chi vuole ridere e il riso è pericoloso.
Penitentiàgite

@ Ipazia, no su cavo, soprattutto se non è un servizio ma un semplice furto di cavo, basta attaccarsi col pc e si entra in rete. Hai ricevuto my mail?

@ robi: clap clap clap

ciao robbi ì, ragazzo BARBUTO, ero convinto che eri MORTO ucciso dall’invidia del PENE di matteobibbinachi.
come stai?
è vero che ci stanno i COCCODRILLI nei cessi di NEWYORC?
ciao da eNZO
(non capisco come UNO equilibbrato come a te sta AMICO con uno PESSIMO come a matteobibbianchi, boh, non capisco, ma forse è o non è questa l’AMICIZZIA? E si sa che amicizzia e FURBIZZIA non sono la stessa cosa)

Hip, hai ragione tu: il mio commento è mal strutturato.
Il wi-fi nelle biblioteche c’è già.
La faccenda dei mutui è già pienamente operativa.
La gara d’appalto è già stata indetta e per l’estate del prossimo anno il vincitore dovrà garantire il servizio.
E’ un po’ diverso, ammetterai, dalle chiacchiere & fuffa (le gare sono una bella cosa, nell’amministrazione pubblica, meglio di altri tipi di affidamento). Insomma, siam gente che ha fatto le Olimpiadi, quassù.
Poi – certo – Madrid, Parigi, etc… sono un’altra roba. Ma non buttiamoci troppo giù.

dai robi fai sta foto dalla finestra e scrivi un bel pezzo dei tuoi !

qui a londra mcdonald’s ha sbaragliato starbucks mettendo il wifi gratuito, mentre da starbucks costa un botto.
Solo che quelli che vogliono fare i fighi ed aprire il loro apple sorseggiando un caramel macchiato con l’aria un po’ bohemien, giusto per aggiornare il loro status su facebook, in genere continuano a preferire starbucks.

In Italia, come in SudAmerica, i servizi sono visti come benefit, da garantire solo a chi se li può permettere. Ora che perfino a Bogotà stanno ripensando la città centrandola sul cittadino, non ci resta che piangere..

Da quando sarbucks fa bohéemien? Qui a Parigi non selo fila nessuno :) )

Ciao… Io che ci lavoro in biblioteca, non in una grande città come Milen, ma in una piccola biblioteca di provincia posso aggiungere alcune considerazioni: che è vero che c’è il decreto Pisanu antiterrorismo che ci obbliga a fornire, in caso di uso truffaldino di internet le generalità di chi in quel momento era connesso con la tua wifi. Ma si può fare con una registrazione in cui si fotocopia il doc. d’identità… Che non è difficilissimo… Non è che taglia le gambe all’amministrazione perchè non ha costi altissimi, un router con un’antenna, purchè ci sia una buona gestione tecnica (e quelli sì ahimè costa un po’ di più)…
Che però siamo nel 2009 perdio, e internet sta all’informazione come i libri e come i giornali e come qualsiasi supporto che contenga informazione appunto… library is a growing system diceva una delle leggi della bibliotecomia…

Nella mia piccola città di provincia, Verona, non solo c’è il wifi aggratis in tutte le biblioteche cittadine (sì, anche in quelle circoscrizionali) ma il wifi civico e gratuito ormai raggiunge quasi la metà del centro storico (tutte le piazze più numerosi altri posti).
la connessione fra l’altro è veloce e non vi molla mai.
Ah, la capitale morale delle mie balle…

il trucchetto della wi-fi alternativa in sormani l’ho usato mille volte anche io :p
Scrissi tempo fa al comune, per chiedere come mai la wifi nelle biblio fosse a pagamento e di telecom: la risposta fu che era stato un accordo con la telecom, per la serie “noi vi diamo i soldini per finanziare qualche vostra attività, voi ci date il monopolio della wireless”, e che da li a breve sarebbe diventata free, una volta che il comune avesse avuto i soldini per farsela da sola

la stessa wifi che abbiamo a verona (anche se un pò meno estesa) è presente anche in altre città “civili” tipo parma reggio e piacenza

In Abruzzo le bibliotece mettono a disposizione i computer per connettersi o in alternativa hanno la wi-fi, il riconoscimento si ha all’entrata con un documeto o la tessera della biblioteca. Sono stato qualche giorno fa in una biblioteca di Milano per la prima volta ed ho notato lo stesso disservizio. Inotre vietato chiedere più di due testi per volta, vietato riprodurre i testi fuori commercio, vietato usare la foto digitale per documenti antichi, anche se riproduzioni,a volte occorre addirittura ricorrere al catalogo cartaceo non aggiornato. Unico mezzo di trasmissione del sapere la copiatura A MANO! Evidentemente la vulgata comune ritiene che le biblioteche siano dei depositi da rigattiere da riconvertire al più presto in qualcosa di più redditizio; Comunque è consolante vedere di non essere il solo a notare queste assurdità. Scusi Marco ma da quando Verona è diventata una città di provincia…piccola?

Milano è il terzo mondo non solo delle biblioteche.
Anche dei giardini, dei parchi, dei bar…
Milano fa finta e i milanesi (a volte) sono complici. Altrimenti sono neri, come me.

eNZO cenzurato no é… però non paragonarmi il matteobibbianchi a mister pedofilia!

@nandina: perchè a parigi ci sono caffè più adatti allo scopo (anche se il caffè fa più schifo che da starbucks…).
qui più che starbacks non c’è (a meno che uno non voglia fare il bohemien nel fish and chips).
Invece ho letto che a seattle (patria di sb) hanno lanciato degli starbucks travestiti da antichi caffè a conduzione familiare. Per andare incontro ai no-global !

Lo starbax (come lo chiamiamo qui in ufficio) travestito da caffetteria “normale” e’ una roba che non si puo’ sentire…e i no global di Seattle se la bevono (letteralmente)???cmq sono completamente d’accordo a meta’ col mister (enrico), qui piu’ che Starbucks non c’e'…gli altri caffe’, salvo rarissimi casi di piccole realta’ periferiche, sono “wannabe Starbucks”, clonati come la pecora Dolly…e l’wi-fi non ce l’hanno comunque, tranne sporadiche eccezioni. Solo una nota, Enrico: McDonald’s non puo’ “sbaragliare” Starbucks, se non in senso mooooooooooolto lato, visto che son parenti strettissimi..!Semplicemnte Starbucks pratica una politica (di gusci d’ovo fritti, avrebbe detto Guzzanti) di prezzi alti, mentre McDonald’s va nella direzione opposta. Ergo, con 3.50 sterline compri un cappuccino da Starbucks o 12 hamburger da McD. La wi-fi segue la stessa (il)logica.

A Nandi’, quelli che a Starbucks si sentono Bohemien sono gli stessi che si comprano un cabernet della California scelto su un catalogo on-line, scegliendo quello suggerito come risultato del questionario sui propri gusti… Americans, insomma!
eNZO! Non sono morto! Sono in Francia (che e’ solo essere QUASI morti…).
Lo so che Matteobibianchibordone non mi merita, ma l’amicizia e’ come Eva Herzigova: c(i)eca. Quindi me lo tengo, che in fondo e’ simpatico!