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martedì 13 ottobre 2009

goebbels


goebbels


Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e
crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo
stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di
cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero
nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto
immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto
che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo
a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora
ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.
La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta
in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con
cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in
una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e
necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto
la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice
punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per
breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva
infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia
personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e
anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla
determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale
determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende
all’infinito.