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domenica 1 novembre 2009

Mobbasta davéro


fabriziSPQR — Francesco Rutelli, 55 anni, volta di nuovo pagina.

Lascia il Partito democratico? [A Rutè, aridànghete!]
«Sì». [Ennò?!]

Eppure lei è stato uno dei fondatori di questo partito, nato da pochissimo tempo. La creatura è ancora piccola e lei va già via di casa? [L'avete messa in piedi ieri, ’sta baracca. Già state a smontà! Complimenti per la lungimiranza politica. Cos'è, un pronto contro termine?]
«Il Pd non è mai nato. Nonostante la passione e la disponibilità di tanti cittadini, non è il nuovo partito per cui abbiamo sciolto la Margherita e i Ds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito». [Che te devo dì? Credevo che coi padrenostri se poteva batte D'Alema. Invece gnènte. Ho rotto ’r cazzo finché non ho rischiato caa gente me tirasse le pizze in faccia al bar. Mo c'è ’sto rischio. L'artro giorno un anziano m'ha offerto dieci euro si me n'annavo.]

Si è pentito di aver sciolto la Margherita? [Nun era mejo si ve stavate separavati da'inizio? Così, dopo 'n anno, è un po' da stronzi. Pare che state a giocà. Soprattutto se vede proprio che l'hai pijato ’n saccoccia.]
«Vede, abbiamo posto tre condizioni, sospendendo l’attività della Margherita: niente approdo nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché creare un pensiero originale, si oscilla tra babele culturale e voglia di mettere all’angolo chi dissente. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra». [Sì, ma a me i vecchi daa ciggielle me stanno sur cazzo. Me parono chee pezze ar culo. A me i pezzenti nun me piacciono in genere: mai piaciuti. Pe’ quello me so fatto amici i preti. Hai visto ’sti palazzi daa chiesa che ce stanno a Roma? Ma tu sai da aprile fino alle ottobbrate romane che razza de cene che organizzano ’n terazza?! Io e Babi so anni che stamo a smattà co’ le feste dei preti. Mo che ce sta l'austerity der bavarese è un filo sottotono. Prima, se semo goduti pure ’na fase tarda der polacco. Te potrei raccontà cose che nun te dico. ’Nfatti era ’n attore: tutto un senso de’ red carpet... Artro che Bettini.]

La Margherita può rispuntare? [Nun è che tra sei mesi i Casini se rompono ’r cazzo pure loro, e ve devono raccattà questi ’n’artra vorta? Rischiate di finire linciati. Io ve lo dico.]
«No. Ma occorre riflettere su quelle tre condi zioni politiche. Erano tassative. E non sono sta te rispettate». [Naaa. Quelli ciànno una resistenza che lèvate. So’ dumila anni. Io certe volte sento le cose che dice Paola ai cardinali e me verrebbe da di’, a Paola, ebbasta co’ sta mortificazione daa carne. Noo vedi che quello è cento chili? E fatte furba, Cilì. La chiamo Cilì, affettuosamente. Comunque i porporati so dee statue de granito. E Casini è fatto daa stessa pasta. Non li smuovi.]

Perché aborre la socialdemocrazia? [Ma le feste a  Capalbio ve piacevano tanto!]
«Non aborro assolutamente la socialdemocrazia. Anzi: se fossimo nel 1982, le direi che la ammiro. Ma siamo nel 2009: è un’esperienza storica che non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei. Non ci sono più le fabbriche, i sindacati, le strutture sociali del Novecento». [Ho capito, però sempre co’ ’ste tartine demmerda! È proprio un probblema de menu.]

Quando va via ufficialmente? [Sì, Francé, però tra una cosa e l'altra il cazzo l'avete rotto ar PD. Va detto.]
«Subito, anche se con dolore. Il Pd è stato il sogno di molti anni. C’è però una cosa che mi angoscia: l’incomprensione della gravità assolu ta della condizione del Paese. È possibile uscirne, è possibile, come dice il nostro Manifesto per il cambiamento e il buongoverno, trovare le soluzioni giuste per l’economia, il lavoro, le piccole imprese, la crescita e la coesione del Pae se. Ma se non cambia quest’offerta politica, tut to è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega». [E come no! Quella è stata ’na tecnica. Noi abbiamo visto che la Lega rompe il cazzo a Berlusconi, e quello je dà ’a quarsiasi. Volevamo fare lo stesso. Solo che abbiamo tirato troppo la corda. Però devi ammette che certe stronzate sui valori che se semo inventati non erano male, eh?! Non sai la fatica per non ridere. E la mia espressione seria, tutta contrita! Allo specchio per dei mesi. Frégoli, me chiamava Babi. Comunque il giochetto è riuscito per un po’. Cioè Veltroni ce cascava. Sai, i film americani, ’e negre che cantano, Vupi Gordbe: j'è sempre piaciuto quer monno variopinto là. Mo c’ha vinto Peppone, io ’o spessore de Don Camillo nun cell'ho.]

Quali sono le prospettive politiche? [Ma ’na cazzo de idea, diversa da “Ha ragione il papa, avviamo una riflessione, ci vuole rispetto, no D'Alema no” ce l'avete mai avuta?]
«Cambiare l’offerta politica significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrap porsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E defi nire una proposta credibile. Io la mia decisione l’ho presa. La manterrei, anche se fossi solo. Ma non sarò solo. Vedo molte forze che erano in fuga dalla politica tornare in campo. Quindi, una crescita per tutti». [Da’ retta, ci’, a una certa età te rendi conto che la politica si fa in due modi: o la sai fare, e si fa una gran fatica, oppure c'è il gioco di specchi, che quello dice una cosa e tu dici però. Io me trovo molto mejo a ’sta maniera.]

La meta è la fine del bipolarismo e la nascita di un nuovo centro? [Che rifate ’a diccì?]
«L’alternanza, in democrazia, è indispensabile. Il Pd era concepito per riconquistare il cuore, il centro della società italiana. Il suo spostamento a sinistra impone che altri assolvano questo impegno fondamentale. Oggi, né la sinistra, né il cosiddetto centrismo parlano ai giovani, alle partite Iva, alle persone sensibili all’ambiente. Occorrono progetti pragmatici, ed emozioni. Occorre un’onestà senza macchie. Una laicità senza intolleranza». [Ehnnò?! Casini è più furbo de me. Tu non sai le risate. Io faccio la faccia seria, lui pensa e me disce che ce devo mette. È fantastico. Tipo che mi dice “paritete IVA” e io ce le metto; oppure “laicismo” e io “nun se diceva laicità?”, e lui “da’ retta, è una parola nuova che abbiamo diffuso per smerdarli!” È così: se ne impara una ar giorno co' Pier. E le tartine non le vedo più nemmeno dipinte.]

Quale sarà il nome del nuovo partito? Chi vi finanzia? E dove sarà la sede? [Vabbè, proprio DC coo scudo nun potete.]
«È troppo presto per parlare di nomi, di finanziamenti e di sedi. La scelta politica è fatta, per il resto c’è tempo». [E ’sti cazzi. Fosse quello ’r probblema. Ho cominciato nei radicali, io: me va bbene quarsiasi cosa. Pure le foto nostre co la scritta “Du fichi de gnente”. Oh, te sto a cojonà. Non scrivere tutto, dai, cazzo!]

Lei, come ha scritto Pierluigi Battista, ha alle spalle una storia di partiti cambiati o abbandonati. I radicali, i Verdi, la Margherita. Ma è possibile, nel volgere di pochi lustri, parlare di una sempre nuova offerta politica o, come disse una volta, di un nuovo conio, senza che si capisca mai bene il portato ideale di questi mutamenti? [Il Corriere è un quotidiano che ce stanno certi che so ’na palla ar piede. Tipo Battista, che è uno de quelli che parleno a bassa voce a le cene, così se stanno tutti zitti pe' sentì, pare che stanno a di’ chissà cosa, e poi so sempre e solite stronzate sule mezze staggioni, solo che nun se sentono. Battista dice che Rutelli cambia partito spesso. Capirai.”]
«Sì, in trent’anni mi onoro di aver aderito ai radicali, ai Verdi, alla Margherita. E allora? Quanti ex fascisti non vengono interpellati allo stesso modo? Quanti ex rivoluzionari di sinistra oggi siedono nel governo Berlusconi? Che vengano da destra o da sinistra, nel Pdl sanno che il loro potere non sopravvivrà nel dopo Ber lusconi. Guardando a sinistra, ho ricordato che molti altri hanno avuto almeno tre partiti, pri ma del Pd: Pci, Pds, Ds. La differenza è che in cuor loro si sentono in perfetta continuità. Ecco: questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd. Però gli auguro sinceramente il meglio, nell’interesse del Paese e dell’alternativa al populismo di destra». [Ma ’nfatti non capisco. A Repubblica parlano de fregna tutto ’r giorno, e ar Corriere fate ’e recensioni der libbro de Aren Erkan. Nun so, ’sta sobbrietà de Feruccio quanto paga. Per me è ’n giornale che rompe i cojoni. Scusa se too dico, ma sei ’n amico.”]

Come risponde alle accuse d’incoerenza o di opportunismo? [Be', un po' paraculo pure te...]
«Su di me si esercita una polemica che non finisce mai. Ricorda, ai tempi del Giubileo, ‘l’ex-radicale che è diventato amico di Giovan ni Paolo II’? Come se non si potesse essere credenti, secondo certi laicisti furiosi — come ha scritto Giancarlo Bosetti — senza stringere patti di potere con le gerarchie vaticane! C’è una contraddizione di fondo, però, in queste polemiche contro di me: essere un laico cristiano risponde a una scelta di opportunismo? Oppure è il contrario, visto che per difendere alcune convinzioni ho certamente pagato, e tuttora pago, un prezzo molto maggiore dei supposti be­nefici?» [Avoja. Ma con questa faccia io cosa potevo fare? A essere nato prima avrei fatto il cowboy nei western all'italiana. Ero perfetto. Quello bello, un po’ stronzo, che fa innamorare le ragazze, sfida lo sceriffo, viene ferito, e poi se fa er bagno cardo naa tinozza caa roscia irlandese. È perfetto. Ma io so’ nato tardi. Me so dovuto accontentà de Pannela, poi dei pezzenti, e adesso der barolo.]

Se avesse vinto Dario Franceschini, sareb be rimasto nel Pd? O aveva già deciso prima di conoscere l’esito delle primarie? [E Franceschini?]
«Guardi, l’esito del congresso era chiaro da parecchi mesi. E l’ho anticipato nel mio libro, La svolta». [Preti veri, t'ho detto. No questi surogati coi complessi di colpa.]

Qual è il suo giudizio su Pier Luigi Bersani? [E Bersani?]
«Persona seria. Non so come intenda fare il suo lavoro d’inclusione nel partito che guida. A me, ad esempio, da quando si è candidato, non ha fatto neppure una telefonata. Ma non mi of fendo certo: è politica». [Je sto sui cojoni tanto, ma tanto. Pure lui a me. Quinni...]

Che cosa le ha detto Massimo D’Alema nel colloquio dell’altro giorno? [Nun ho capito invece co’ D'Alema. Te tratta come un regazzino?]
«Abbiamo parlato di economia, dell’incredi bile caso Marrazzo, della sua candidatura — che giudico eccellente — per la guida della poli tica estera europea. Quanto al Pd, mi ha garbata mentedetto che ci sarebbe spazio per me, ma gli ho spiegato che questo non è il Pd che avrei voluto far nascere. Potremo collaborare da po stazioni diverse, e ho fiducia che questo amplierà le forze». [Je so’ simpatico perché so’ paraculo e basta, senza teorizzà stronzate come Warte. Io l'ho sempre ascortato molto perché ce capisce, niente da dì. Ma a me der mare piace il bar dei bagni co’ le inzalatone. A bbarca me scojona.]

Chi l’ha chiamata in questi giorni? Chi ha cercato di frenarla e chi al contrario l’ha sollecitata a fare questa traumatica scelta? [Ma nun che a annà coi preti poi se resta un po’ soli?]
«Ho ricevuto migliaia di messaggi d’incoraggiamento, adesioni, sostegni. Molti, prestigio si. Tante email di critiche da elettori del Pd: cercherò, nei prossimi giorni, di rispondere a tutti. A frenarmi? Alcuni amici di lungo corso, co me Paolo Gentiloni. Ma è stato più formale che altro. Sanno perfettamente, da anni, che non sarei mai entrato in un Pd post-Pci. Quanto a loro, purtroppo, s’illudono». [A Roma? Ma che sei matto?]

Ha parlato con Silvio Berlusconi? [E er piccoletto?]
«No». [Ha paura che jee scopo tutte, co’ sta faccia e ’sto fascino der penitente...]

Qual è il suo stato d’animo? [Nun ho capito ’na cosa. Te stai a tajà o te rompi i cojoni?]
«Determinazione, e desiderio di far crescere una squadra: assolutamente, non un ‘partito di Rutelli’. Del resto, i nomi di Bruno Tabacci, Lo renzo Dellai, Linda Lanzillotta, già dicono molto. Le firme al Manifesto indicano una potenzialità enorme, che può raggiungere anche settori moderati, e insofferenza, del centrodestra». [No, no, me tajo. Solo che me so capitati certi soci che rompono i cojoni in un modo... Tabacci me se mette a parlà coi cardinali, nel postprandiale, mii stenne tutti. Sai come fanno, no? Annuiscono piano, chiudono l'occhi per riflettere, poi in realtà dormono. È un problema tipo confessionale, Tabacci. Co’ Casini spariamo stronzate a raffica. Questi che avevo scelto per fare impazzire il Piddì so' un po' ostici. A Paola, però, piace molto Nina Hagen, per dire. Cor cilicio, Nina Hagen nell'iPod, capito! ’N tajo, altro che.]

Pier Ferdinando Casini sostiene che assieme potreste prendere cinque milioni di voti. È il leader dell’Udc il suo alleato naturale? [’Nsomma buona fortuna?]
«Casini è un interlocutore essenziale. Ed è giusto guardare lontano: con proposte serie, si può puntare a unire molte altre energie. Sino a creare, in alcuni anni, la prima forza del Paese». [Grazie. Stamo in missione per conto de dio. E io faccio John Belushi. Guarda: sono uno sputacibo!]

Marco Ciancica


pronto per “parla come magni” (Fondazione Daje docet)

“Ma a me der mare piace il bar dei bagni co’ le inzalatone. A bbarca me scojona.”

Chapeau.

E’ uscito dalla porta, ma rientrerà dalla finestra, con le alleanze elettorali..che vita demmerda.

Stesso pensiero di Nandina.

sei impazzito? da’. di’. gli imperativi coll’apostrofo, santo cielo. (e pure quei centodue infiniti tronchi. e «’n attore», senza. e «’n'artra», con. ma santa pace, santa.)

E poi santo cielo Bordone! Sistema quegli apostrofi, no? Non si capisce niente. Poi dici agli altri, dici.

(tenera, che lo difende. non c’è bisogno, sai? non te lo tocca nessuno. al massimo gli si insegnano delle cose, dovresti provare: la curva di apprendimento è la sua più spiccata qualità. e al giro successivo magari le insegna a te, ché ha la vocazione didattica, e quindi vedi che alla fine abbiamo migliorato il pianeta?)

La faccia di Aldo Fabrizi dice tutto.

Un piccolo passo pe’ l’ex-”cittadino/sindaco”, vero, un grande sollievo pe’ tutti quell’artri! Ahò.
M’aricordo ancora e’manifesti dell’Ulivo cor “cittadino/candidatopremier”, ahò, “l’uomo che guarda lontano”. Sèee, e pesta una merda.
(p.s.: Bluto dice “ehi, guarda: sono uno spara-cibo!!”. No, dico, visto che citi i classici..)

sticazzi!

Babunzi, accidenti, volevo precisarlo io che si trattava di Bluto, ma è una traduzione dal rutellese, ci sta anche l’errore no? :)

ma John Belushi e Blutarski non erano la stessa persona? quindi Casini diventa Rutelli e Rutelli diventa Blutarski? Non ho capito niente
(comunque il progetto politico mi sembra assai valido)

[...] 1 Novembre 2009 · Lascia un Commento Matteo Bordone traduce Rutelli: [...]

se se levamo dar cazzo pure rutelli nun è male!

(Oh mamma. Scusate se ho indispettito qualcuno senza il senso dell’umorismo). Comunque, Bordone, gran bel post da sorrisone amaro. Con calma recupero anche gli altri.

“E poi, senza confondermi / né a sinistra né a destra / o Principe o Repubblica, / terrei dalla minestra”

cos’è?

Io spero nell’insuccesso.

non c’ho capito niente, ma sembra scritto da Enrico Lucci