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martedì 3 novembre 2009

A very very very fine House


pa_gw_casa_mill_1Al telegiornale di questa sera si racconta della visita di Angela Merkel negli Stati Uniti. Si parla molto del fatto che il primo ministro tedesco abbia parlato “al Congresso e al Senato”. Ma Congresso sta per Parlamento, cioè l’insieme della Camera alta e di quella bassa. Il posto dove ha parlato la Merkel, quello che insieme al Senato costituisce il Congresso USA, è la camera bassa, quella che si chiama House of Representatives, e in genere chiamano House.
Proviamo a tradurre?
Casa dei rappresentanti. Mah. Non suona bene. In italiano il luogo in cui si riuniscono dei delegati del popolo si chiama camera, così come in inglese non si dice mai room, tanto che quelle britanniche sono la House of Commons e la House of Lords. Allora possiamo aggiornare la traduzione: Camera dei rappresentanti.
Già meglio. Ma cosa sono questi rappresentanti? Un representative è, secondo l’Oxford Dictionary, a person chosen or elected to speak and act on behalf of others in a legislative assembly or deliberative body. Un deputato, quindi! Insomma, diamo un’altra limatina.
Camera dei deputati. Suona benino, no? In sostanza il Congresso americano è fatto di Camera e Senato, come il nostro Parlamento. Ma allora, scusate, perché non dicono così, perché non scr…Aaaah, è vero! Capisco.
Camera e Senato non è esotico. Camera e Senato non è provinciale. Come non detto.


[once upon a not long ago, una sarcasticissssima mail di un certo corrispondente da ny a proposito dell'aver osato deridere il suo «registrarsi al voto»]

a seguire il tuo metodo uno dovrebbe scrivere corte costituzionale invece di suprema, ministro della giustizia invece di attorney general, parlamento invece di congresso e congresso invece di convention? Mi pare una buona idea.

[non trovo la risposta, immagino fosse «sì, non una cattiva idea, scrivendo in italiano per un pubblico che comprenda l'italiano»]

Nelle traduzioni di film e serie americane usano il termine deputato e senatore senza problemi. Ma pecchè un se po’ mannà flasciforuord ar posto der tiggiuno?!?

matteo, quanto sei “snob” :-P

Al massimo sarà snobs, vero eNZO? ;)

Comunque hai quintalate di ragione, non c’è niente da fare. Quando traduci spesso, capisci che la semplicità di ricezione è un criterio di base di ogni resa: usare un lessico familiare, nella gran parte dei casi, ti aiuta a cogliere brevemente il significato originale (”esiste solo la traduzione giusta” diceva il mio prof). Quando vai di calco e di esotismo, invece, alzi una cortina e non apri canali di comunicazione: chi fa così è il vero snobs, ma snobs dentro.

Siccio, chiedo venia.
Snobs tutta la vita.
Il tema della traduzione, pur da non addetta ai lavori, mi ha sempre affascinato. A volte pare che si voglia far complicato quel che è fondamentalmente semplice (ad applicarci giusto un po’ di attenzione, buon senso, e conoscenza vera della cultura di partenza e di quella di arrivo, che non è affatto ovvio, ecco la difficoltà vera del traduttore, mi pare). Poi se no si finisce col credere che esistano veramente nella nostra lingua delle espressioni che vengono solo da traduzioni per l’appunto “esotiche”.

Brutto caso di crisi d’astinenza da West Wing. Purtroppo non c’è terapia.

Bè, attorney general non è certo ministro della giustizia. per tutto il resto c’è mastercard (cartamaestro)

Siete poco comprensivi…MA PROVATE PER UN ATTIMO A METTERVI NELLE SCARPE DEI NOSTRI GIORNALISTI!!:)

…ma provate un po’ a METTERVI NELLE SCARPE dei nostri giornalisti, no? Pignoli….

Mi sa che gli inviati all’estero portano il 37, allora. Io ho il 45.

Bella battuta, però, Fabrizia. Molto bellina.