lunedì 9 novembre 2009
Nemico pubblico (di SECIT e Michael Mann)
Sono andato a vedere il nuovo film di Michael Mann, e ci sono andato pensando che poi avrei potuto scrivere una recensione qui, con tutte le sue belle valutazioni. E invece non posso. Non posso perché in Italia ci sono una manciata di famiglie e di piccole società che gestiscono quell’attività che si chiama doppiaggio, ormai da tempo marginale in altri paesi, ancora molto diffusa da noi per diverse ragioni.
Nemico pubblico è un film di gangster, ma è un film di gangster girato in digitale, con una fotografia molto digitale, più digitale di quella degli altri film girati in digitale che avete visto. E questo non è poco. Nel senso che vedi i macchinoni enormi dei gangster e quel mondo da bianco e nero, e i tuoi occhi ti dicono di no, che non può essere, che quello non è nemmeno un film, ma il filmino delle vacanze degli amici. Altrimenti, argomenta il tuo cervello, come mai vicino a tutte le luci dei fari e dei lampioni c’è il classico alone viola dei filmini delle vacanze? E il tuo cervello ha ragione. Ma non solo quello. È anche un film senza sceneggiatura, con personaggi che non si sviluppano, scene cortissime, nemmeno un monologone, una frase storica, un niente di niente, se non quando lui va da lei che fa la guardarobiera, la porta via, lei gli chiede perché, e lui risponde «Perché adesso stai con me.» Bella forza. Due ore di roba: ci sarà almeno una battuta decente, no? Sì, infatti c’è. Ma c’è quella e poco altro.
Il resto è tutto forma. E questo fa del film un argomento perfetto per le pippe del formalisti. E se uno ha studiato un po’ di cinema all’università, i formalisti li riconosce, li evita e non li caga.
Penso, e ripeto penso, che questo non sia un film riuscito. Penso che sia un esercizio di stile, con qualche scena d’azione notevole, cui sfugge l’insieme. Penso anche che l’idea di Mann di raccontare una storia di crimine togliendo tutta la mitologia legata a quel genere sia suggestiva; ma ho anche l’impressione che a quel punto il soggetto perda interesse, e l’impianto generale del film ne risulti sì coerente, ma parecchio inaridito.
Ma questo giudizio di un film parecchio formale non può essere così sicuro di sé. E volete sapere perché?
Perché l’intervento della SECIT è tale per cui alla fine del film, dopo che uno li ha maledetti per due ore, PRIMA del cartello finale che racconta l’epilogo dei personaggi, ripeto PRIMA che una scritta informi lo spettatore di cosa ne sia stato dei personaggi dopo gli eventi narrati, appare l’elenco dei doppiatori della SECIT. Poi, dopo i doppiatori, c’è scritto come è finita la storia. E questo piccolo dettaglio — fosse anche un errore di chi ha montato il film prima di metterlo nel proiettore di quel cinema — descrive perfettamente quello che fanno certi doppiaggi al film.
Non solo io pago per vedere gli attori recitare, e gli attori sanno usare bene la voce; ma pago anche per sentire e vedere una coerenza nel film, per cui se non è il regista a deciderlo, io pretendo che nel 2009 si sentano i rumori di ambiente, che siano credibili, che in un film che sembra un documentario artigianale il suono e le immagini siano coerenti con quell’idea, e non con i limiti tecnici della SECIT. Perché altrimenti il film non funziona più. Diventa una schifezza monca. Diventa come una litografia di Warhol stampata storta. E non va bene. Quindi non posso essere sicuro del mio giudizio sul film.
Ma sono certo che tra qualche anno quelli della SECIT saranno meno e lavoreranno meno. Almeno lo spero. Tutto sta nel numero di figli che fanno. “Perché ’sti ragazzi so’ cresciuti nella sala di doppiaggio, allattavo Mighèle tra un turno e l’altro, si può dire che Mattia ha cominciato a doppiare prima di nascere, dentro la pancia di mamma, Marco lo portavo con me che aveva tre anni.” Ecco. Poi tutti questi figli e parenti e amici che lo fanno da anni, certe volte guarda caso non suonano come Giannini, ma suonano come dei principianti negati, che per qualche strano motivo finiscono a dare la voce a Christian Bale e Johnny Depp, e io mi ritrovo Warhol stampato storto. Un’opera che, ne converrete, non ho potuto apprezzare e non ho i mezzi per giudicare. ’Nculo.
anche io un tempo davo del formalista a mann.
poi ho capito.
cosa, non lo so. ma ho capito.
comunque la crociata contro il carrozzone dei doppiatori è sacrosanta.
scritto da federico lunedì.09.11.09 00:10
OK mi hai convinto, volevo vederlo in sala ma aspetto di vederlo in originale.
Che poi per dirla tutta, mi auguro anch’io che sta cosa del doppiaggio tenda a finire, ma se persino il film di Tarantino che è da vedere assolutamente in lingua, è stato doppiato a parte alcune copie che ha chiesto espressamente Taranta che fossero distribuite in lingua, penso che la lobby sia dura a morire. E intanto in Italia imparare l’inglese è cosa ardua.
scritto da Mark lunedì.09.11.09 00:35
Amici mi raccontano di gente che esce smoccolando dalla sala e confermano che il film è pressochè inguardabile.
Michael Mann finora non aveva mai fatto cose brutte. Noiose sì, ma brutte no.
scritto da Claudio lunedì.09.11.09 01:05
Riepilogando: mentre al tg1 e compagnia bella non sanno fare un servizio uno che sia decente, il mostro povia imperversa a porta porta e gli brilla nell’ occhio destro la fiamma creatrice del dio bonolis, intanto daniela rosati con testa cavallina ci racconta della sua conversione al dio gattino e per concludere l’ultimo film di Michael mann fa forse skifo, e i doppiatori sono per fortuna destinati ad estinguersi,, devo aver dimenticato qualcosa, che era ancora peggio, per questo devo averla dimenticata. Da dove si ricomincia adesso?
scritto da Gnu lunedì.09.11.09 01:17
non riesco a metterti qui il link del programma di quella cosa pomposamente chiamata sound&motion, ma insomma il 30 lo fanno in originale all’anteo e in quella settimana lì negli altri cinema in cui il tapino film in originale della settimana gira sparute sale di milano-vicino-all’europa per essere apprezzato da fanatici che aspettano quel che c’è da aspettare pur di non vedere film in doppiaggese (unica cosa in cui roma è superiore)
scritto da nina lunedì.09.11.09 01:20
Federico, formalista non è Mann. Mann è bravissimo. E come tutti i bravissimi è anche formale. Formalisti sono quelli che appena vedono qualcosa di formale in un film lo adorano. Sono quelli che vorrebbero Via col vento espressionista. Cantando sotto la pioggi espressionista. Tutto espressionista, tutto sperimentale, tutto avant. Insomma, sono quelli che dovevano fare Storia del teatro e si sono confusi. Loro diranno che è il più bel film di Mann, come Nebraska è il più bel disco di Springsteen. Insomma, due balle. A loro mi riferivo.
scritto da Matteo Bordone lunedì.09.11.09 01:56
E mentre eri al cinema ti hanno citato a radio radicale e hanno letto questo tuo post: http://www.freddynietzsche.com/2009/11/03/a-very-very-very-fine-house/
nella rubrichetta dell’associazione Democrazia Linguistica.
Anvedi i casi!
scritto da emanuele lunedì.09.11.09 02:10
Il film l’ho visto in originale, ed è una fuffa esattamente come descrivi tu, Matteo; l’unica cosa che ti sei perso è l’accento di Depp, un po’ poco per rivedere un film tanto vacuo.
Quanto alle “questioni di forma”, Mann secondo me aveva utilizzato il digitale in modo più interessante e significativo in Miami Vice: girare le scene in cui la polizia faceva irruzione nelle roulotte con la telecamera a spalla, facendole sembrare tratte direttamente da un reality-poliziesco americano, era stata una botta di genio.
In Nemico Pubblico (Nemici pubblici, in verità… era così intraducibile?) l’uso del digitale sembra invece assolutamente casuale, aggiungendo così alla curiosa sensazione di farlocco, di filmino delle vacanze (agli studi della Universal), ma non a quella di un film riuscito.
scritto da Zeennee lunedì.09.11.09 03:08
anche io ho sentito il tuo pezzo citato nella rassegna stampa di radio radicale ma “doppiato” malissimo, è stato introdotto come pezzo simpatico di Matteo Bordone ma non è stato citato il blog.
A me Mann è piaciuto parecchio. A parte i dubbi sull’uso della Viper Camera che devo ancora capire se mi piace o no il film ha un ritmo assolutamente magnifico ed è capace di raccontare un momento storico nel suo sviluppo. Qualche dubbio sul match alla marlon brando di depp e bale, potrebbero sciogliersi un po’ di più
scritto da Jonkind lunedì.09.11.09 03:09
[...] post by Liquida and software by Elliott [...]
scritto da INIZIOWEB.net » Blog Archive » Nemico pubblico (di SECIT e Michael Mann) lunedì.09.11.09 09:51
A me il film è piaciuto: certo, The Heat era meglio…
scritto da Geffe lunedì.09.11.09 10:55
Ho sempre trovato terribile il doppiaggio di Bale, adesso so a chi dare la colpa. Grazie.
scritto da Chewpekka lunedì.09.11.09 12:17
scusate se non ho citato il blog, ma invito sempre ad andare sul sito per le fonti. Avrei dovuto farlo però, cerchero di rimediare.
scritto da annarita lunedì.09.11.09 12:53
@Matteo: dovrei farti conoscere delle persone
che magari conosci già, visto che credo si abbia delle amicizie comuni.
Tornando al film – che è Heat raccontato con lo stile di Miami Vice – non son d’accordo sull’assenza di sceneggiatura e di sviluppo dei personaggi. Proprio come in MV, la narrazione si frantuma, ma non per questo diventa episodica. Comunque, chi se ne frega, dirai giustamente tu… Ciao
scritto da federico lunedì.09.11.09 13:31
@ Chewpekka: calma .. il doppiatore di bale in batman è santamaria, riccardo rossi in the prestige e iansante nell’ultimo (e comunque è un signor doppiatore..) comunque le voci, parlo di frequenze, facevano schifo anche nell’ultimo indiana jones, e non venitemi a dire che gammino è un pirla.. dev’essere ’sta nuova tecnica di registrazione, temo..
scritto da marmottone lunedì.09.11.09 14:41
Non mi fido di ciò che dice Bordone: il film lo andrò a vedere lo stesso. Comunque se proprio doppiaggio dev’essere, meglio gli attori di teatro. Gabriele Lavia e Chiara Muti in V for Vendetta fecero un lavoro fantastico.
scritto da barynia lunedì.09.11.09 15:26
io però d’inglese non ci capisco una cippa perciò voglio i film doppiati. bene, ma doppiati. ecco. e rossi e iansante non sono così cippe, dai….
scritto da mumucs lunedì.09.11.09 15:56
Mumucs: in altri paesi europei (anche la Francia, per dire) ci sono i sottotitoli.
scritto da Geffe lunedì.09.11.09 18:30
@Geffe
Nei paesi cicciotti (dove vale la pena fare l’investimento)i film sono doppiati es Germania, Spagna,in Russia e Polonia ci parlano sopra cioè senti l’originale in sottofondo con sopra un “cronista” che ti spiega tutto.
In Francia (ed in USA) la scelta di sottotitolare non è fatta sempre ed è comunque dovuta non ha motivi artistici ma per proteggere la filmografia nazionale.
scritto da Bera lunedì.09.11.09 18:56
e lo so…..ma come faccio a guardare le immagini e leggere i sottotitoli contemporaneamente???? troppo difficile.lavativa, io.
scritto da mumucs lunedì.09.11.09 20:00
[...] Visto che c’è sempre chi si esprime (ed è intrinsecamente) meglio di me, mi affido alle parole forti del saggio Matteo Bordone, che parafraserei quasi per definirle meglio ma che preferisco [...]
scritto da Nemico ultravisivo, anno primo :: albertodifelice.com — Blog di Cinema, Film e Critica lunedì.09.11.09 22:23
@mumucs: al di là della pigrizia oggettivamente qualcosa si perde leggendo i sottotitoli, anche a me da un po’ fastidio. bisognerebbe guardarselo una prima volta senza cagare i sottotitoli e poi la seconda leggendoli. se vabbè!
scritto da ena martedì.10.11.09 00:40
La scelta cromatica dei sottotitoli sarebbe un fattore da prendere in considerazione, ad esempio per evitare quell’illeggibile giallo scelto per “Bastardi senza gloria”. Io sono ipovedente e non faccio testo, ma persone non miopi mi hanno confermato di aver schiacciato pure loro gli occhi per riuscire a capirci qualcosa.
scritto da Ferro martedì.10.11.09 10:55
Nelle rarissime sale della capitale che proiettano film appena usciti in versione originale non ci sono sottotitoli. Questo dimostra che vengono proiettati per i madrelingua: chi vuole vedere il film in lingua originale, senza conoscere la lingua, ovviamente rinuncia e va a vedere la versione doppiata. Non sappiamo quindi, quanto successo avrebbero i film in lingua originale in Italia, e si continua a doppiare tutto. Questa, più che una lobby, è mafia bella e buona.
scritto da Non dico il nome perche' cioppaura martedì.10.11.09 13:01
Ma, scusate, i rumori d’ambiente non vengono forniti dalla produzione originale? Cioè anche quelli li mette il doppiaggio? Mi pare ‘na vaccata.
scritto da Ivan Crema martedì.10.11.09 14:57
ciao Matteo,
concordo in pieno con il tuo post, sia per il film che per la questione del doppiaggio.
io non capisco molto di cinema però questo film sono stati proprio 8 euro buttati!
la sceneggiatura davvero inconsistente.
scritto da valeriapaz martedì.10.11.09 20:37
Siamo sicuri che la casa di doppiaggio sia la SECIT e non la SEFIT CDC?
http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/film1/nemicopubblico2009.htm
scritto da federica martedì.10.11.09 21:40
non sono pratico di cosa si scriva quando si cita il tuo blog, ma ti ho postato sul mio facebook.
tanto a te non dispiace.
cheers
scritto da bond martedì.10.11.09 22:41
nooo…e come faccio ad andarlo a vedere a ’sto punto….
ho letto che Mann farà un film sul grandissimo Robert Capa, speriamo che almeno quello funzioni, compreso il doppiaggio (in cui nn c’entra niente il regista, a meno che nn ti chiami Stanley Kubrick) che a me serve xché so ‘gnorante e in inglese nn lo seguo!
scritto da francesco mercoledì.11.11.09 00:36
@Ferro: Se non altro, i sottotitoli erano gialli anche nella versione originale.
scritto da Zeennee mercoledì.11.11.09 04:46
Siamo sicuri che la casa di doppiaggio sia proprio la SECIT e no la SEFIT CDC?
scritto da federica mercoledì.11.11.09 09:38
ma che sciocchezza, quella sulle copie non sottotitolate. nelle non molte sale di roma dove proiettano le versioni originali, le copie sono sì sottotitolate. non perché le major siano generosamente interessate alla divulgazione e la lobby dei doppiatori non esista: perché sono le copie che hanno proiettato o ai festival o per la stampa periodica prima dell’uscita, e i giornalisti italiani un film non sottotitolato di media non lo capiscono. poi son sottotitolate in calchese, che è fastidioso quasi quanto il doppiaggese, ma questa è un’altra questione.
scritto da nina mercoledì.11.11.09 13:32
Signori, qui michael mann sta cambiando le regole del cinema e pochi se ne accorgono.
E vada per il doppiaggio, ma chi se ne frega!…dei cenni storici…chi se ne frega! È un film o un documentario?
Il direttore della fotografia non esiste più: non ti dice questa è l’inquadratura e queste son le luci, ora il punto è : questo è lo spazio e la scena va da qui a lì, in bocca al lupo! E qui spinotti e mann sembrano fondersi perfettamente in un tutt’uno. Ogni inquadratura non ti dà respiro…una continua tensione fino a quando qualche volta si ferma per farti respirare e poi giù di nuovo in un vortice di sensazioni, colori, luci e personaggi. Si perché in questo modo ogni personaggio lo vivi come se facesse parte di te che sia il protagonista o meno… e poi i continui particolari ma capisci sempre giustificati nell’immagine successiva che non puoi sapere quale sia perché tutto può succedere proprio come dillinger viveva le sue giornate; giorno per giorno senza futuro…così come le immagini di mann: secondo per secondo dove tutto è possibile…potrei andare avanti a parlarne per ore ma vi dico: “L’uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e NON uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto…”
Ecco nemico pubblico è tutto questo….e noi non vediamo l’ora del nuovo film di mann per vedere ancora dove ci porterà!
scritto da ivan lunedì.16.11.09 16:56