lunedì 30 novembre 2009
Il punto è la punta
Simenon scriveva a matita. A quanto dicono gli esperti di queste cose, faceva bene. Ché la matita è morbida, non affatica la mano, non infiamma il tunnel carpale. La penna invece sì, e anche la tastiera, alle volte. Ci vogliono la matita o la stilografica, dicono.
Comunque sia non era quello il punto della questione Simenon, ma il fatto che Simenon avesse decine di matite affilate come frecce, roba da cavarsi gli occhi solo a guardarle. Anzi, non decine: centinaia. Scatole intere di matite affilatissime ovunque nel suo studio. E le teneva affilate, come se da sole perdessero il filo, come se l’erosione in una stanza di una casa fosse sufficiente a smangiare la grafite necessaria per tenere le punte a punta.
L’altro giorno ho scoperto che a disegnare mezzo immaginario americano di quello che noi abbiamo in testa è stato un signore di cui nulla sapevo, che si chiamava Raymond Loewy. L’ho scoperto da Boing Boing, che raccontava di una mostra a lui dedicata. Il signor Loewy ha fatto i treni filanti, le macchine colle cromature, la bottiglia della Coca Cola (forse), e un sacco di altra roba molto figa che per noi è proprio America, che quando la vediamo sentiamo la musica suonare in testa che fa the night we met I knew I needed you so. Ha fatto anche questo temperamatite, che secondo me è il più bello del mondo. E ho pensato che un disegnatore che lavora con le matite, quando fa un temperamatite, ci mette un gusto speciale.Scrivendo col computer uno cerca sempre nuove matite. Io, che ho il mac, uso Nisus Writer, Scrivener o Bean a seconda di quello che scrivo, ma anche della voglia e del tempo atmosferico. E mi pare il minimo. ’Sto fatto della comodità, del tanto è lo stesso, insomma la filosofia efficientista degli mp3 è quanto di più vicino al socialismo reale noi si sia mai sperimentato. “Lo stesso a tutti” è il concetto base. Che poi sia una ciotola di riso o la-discografia-di-Bowie-a-portata-di-click non cambia. Non nella sostanza, secondo me. Ma sto divagando e mettendo della legna sotto un flame pirla che non mi interessa.
Volevo, tornando alle matite, rivendicare il gusto anche feticistico degli strumenti. E segnalare che chiunque scriva della roba con un programma qualsiasi, ha poi il problema degli errori. Cioè vive il fenomeno per cui non li vede più, nemmeno si rende conto se suona bene o no quello che ha scritto. Poi il pezzo compare online oppure stampato, e l’autore si accorge di errori assoluti, ripetizioni banali che rovinano il finale, insomma roba da dare le testate contro il muro per ore. La ragione di tutto questo sta nell’abitudine, e nel fatto che la nostra testa taglia corto e non rilegge tutto, non ripensa tutto, non reimmagina delle altre parole al posto di quelle che sono già lì. Insomma il cervello prende per buona un sacco di roba. Ecco, sempre per chi ha il mac, ho trovato un coso che aiuta a visualizzare il documento come se fosse stampato, con una veste tipografica tale per cui sembra una roba scritta da un altro. E gli errori li vedi. Si chiama Tofu, e lo trovate qui.
Quanto è vero… tengo lezione e uso le slide col proiettore. E ci trovo spesso degli errori. Quando invece scrivo alla lavagna, mi rendo conto immediatamente di quando scrivo un errore… e lo cancello con la mano!
scritto da Marco lunedì.30.11.09 09:50
Io sono una specie di feticista della cancelleria. Credo di aver personalmente finanziato con le mie paghette la ristrutturazione del negozio del mio cartolaio di Milano e il mio sogno da bambina era avere una cartoleria. La sorella architetto non ha aiutato ad uscire da questo tunnel, ovviamente.
Il tema degli strumenti giusti (per tutto, ma per la scrittura in particolare) l’ho sempre trovato importante. Non avere i miei quaderni per gli appunti o la penna giusta per un esame e così via poteva – e può tutt’ora talvolta – destabilizzarmi un po’ e influire sul risultato). Maniacale, ok. Ma è così, se sei “comodo” fai meglio le cose (per questo non vai in palestra in smoking). Volendo trarporre la cosa in ambito digitale, il mio “essere comoda” quando scrivo è già molto influenzato dalla formattazione, dal carattere, dall’impaginazione. Non è una cosa che riesco a fare dopo, come una specie di “decorazione”. Il testo deve partire nel carattere, nella dimensione e nell’impaginazione giusti. Poi va be’, ho PC e uso Word, ma si fa quel che si può (e si cerca di combattere un po’ le proprie manie).
Ah, le matite non affilate mi mettono tristezza e mi infastidiscono anche un po’ e odio scrivere con i c.d. “portamine” (quindi il temperino è un altro tema fondamentale).
Un signore anziano con cui ho lavorato una decina d’anni fa mi disse una volta “sai quanti refusi ci sono in un testo? Infiniti, perchè ogni volta che lo rileggi ne trovi almeno uno”. Ci penso spesso e mi sono rassegnata al fatto che nei miei testi ci sarà sempre almeno un piccolo errore.
scritto da Nandina lunedì.30.11.09 10:02
rumore di matita morbida su pagine ruvide (matita B su narrativa Einaudi, tipo.): hmmmmm.
scritto da ena lunedì.30.11.09 12:33
Io uso latex. Certo, devi conoscere il linguaggio e non è WYSIWYG, ma il risultato è tipograficamente sublime.
scritto da potomac lunedì.30.11.09 12:40
Evviva le matite con la punta!
Scrivendo per la pubblicità, spesso e volentieri vado di matita e di una quantità infinita di fogli su cui pasticciare,fare, rifare…
Il computer lo uso se devo scrivere lunghi testi, o ricerche o analisi…
Ma la frase giusta al momento giusto, quella viene con carta e matita.
E chi condivide l’ufficio con me, quando mi vede cominciare a fare le punte a tutte le matite della stanza sa che è quasi un rito propiziatorio per le buone idee!
scritto da Pris lunedì.30.11.09 12:50
le punte aguzze non mi piacciono,, il mio babbo fa le punte alle matite col taglierino (sgarzino, dice lui), vengono fuori delle punte bellissime
scritto da gnu lunedì.30.11.09 13:55
(oggetto meraviglioso quello della foto, ma disgrazia per il fotografo: superficie totalmente a specchio e per di più ricurva; non avete idea dei contorsionismi che tocca fare tra polistiroli e cartoncini, e viene sempre una schifezza.)
scritto da ena lunedì.30.11.09 16:20
oggetto meraviglioso: l’hanno venduto ad un’asta, aggiudicato per una cifra tra 100.000 e 140.000 USD.
scritto da Max lunedì.30.11.09 17:07
Sì tutto bello, ma vuoi mettere con questo: http://www.youtube.com/watch?v=eBPWKS5p3z0
scritto da duffogrup lunedì.30.11.09 20:15
Grazie per avermi fatto scoprire Tofu!
scritto da giorgiot lunedì.30.11.09 23:43
Io scrivo in Word, ma cambio continuamente carattere (e se non mi fanno già male gli occhi, colore dello sfondo) e aiuta parecchio ad accorgersi degli errori.
scritto da Zeennee martedì.01.12.09 07:50
Nota del tutto off topic:
tu sdegni gli mp3, io no, perché non ci ho i soldi da comprarmi, posto che mi piacesse, tutta la discografia di Bowie in cd o, dio non voglia, in vinile…
Sicché attacco il Mulo e tanti saluti.
scritto da biagio martedì.01.12.09 14:01
Grande Loewy. Da designer ritengo lo “streamline” una delle correnti del design più accattivanti. Anche se era tutto uno spreco di materiali e cromature.
Quanto alle matite, la punta è sempre da fare..
scritto da alberico martedì.01.12.09 14:03
E il pennino della stilografica “sfondato” al punto giusto, che un poco graffia la carta?
se poi la carta è moleskine…
vi invito alla lettura de “lo stilo di nietzsche”
scritto da Ellis martedì.01.12.09 14:53
segaioli si puo’ dire?
scritto da ciccio venerdì.04.12.09 14:50
[...] a portata di mano. È vorace di cartucce2. Macchia le dita, e dunque i libri che leggi. Dicono che Simenon usava matite appuntite. Chi se ne frega, direte voi3; eppure l’idea di sparpagliare puntute matite per casa, su ogni [...]
scritto da O stilo, o matita - Tommy David sabato.12.12.09 12:15