|
|
|
|


martedì 8 dicembre 2009

La rivoluzione in lungo


mauraSembra di vedere L’età dell’innocenza, oggi. Sul Corriere della Sera, il quotidiano noioso della molle borghesia compassata milanese, si parla di questa prima della Scala con la freddezza di chi ci è rimasto un po’ male. E perché? Perché la regia di Emma Dante non è piaciuta. Eh no: si sono risentiti, perché «Carmen è Carmen!» sembra di sentirli dire.
La regia di Emma Dante è il primo segno di vitalità vera nelle istituzioni artistiche di questo paese, da non so quanti anni. Dopo anni di colossi noiosi a fine carriera, dopo il disastroso periodo della gestione di Riccardo Muti, per una volta alla prima della scala la regia è di una donna giovane del piccolo teatro vivo italiano. Non è una vecchia checca che racconta delle serate in piazzetta a Capri con Bernstein; non è un regista d’opera, di quelli che fanno le regie d’opera, e finisce che nessuno sa niente di loro, fanno quello, stanno in quel mondo, i loggionisti sono felici perché sentono che tocca a uno del giro, arrivederci; non è nemmeno l’autore straniero super applauditissimo, quello di sicura fama, quello che prima ancora di atterrare a Linate è già incontestabile.

Si tratta di Emma Dante, una che viene da quella fetta di teatro italiano che di solito resta nel suo giro e non esce mai. C’è voluto un francese come Lissner; c’è voluto un genio come Barenboim. La prima della scala, che come evento mondano mantiene la sua natura, dal punto di vista della rappresentazione svicola per una volta della condanna della ceralacca. Sì, il foyer è ancora il sigillo che la società appone alla gente che conta, è ancora salotto buono. Ma lo spettacolo è tornato a essere vivo, a essere una promozione e non una consacrazione anziana.
Sul Corriere della Sera di oggi, giorno dopo la prima, la stizza per la mancata adesione dello spettacolo alla natura sociale del foyer e del lungo si percepisce in un commento. È il commento della regista teatrale André Ruth Shammah, che si dice contrariata da una scelta specifica di Emma Dante, un momento preciso del libretto che rimane completamente oscuro a chi non lo conosce a memoria (figurati se i lettori del Corriere non la conoscono!?) Come se fosse quello il punto. Come se le messe in scena dei maschi vecchi in grisaglia di prima fosse contestata dai colleghi punto per punto, scena per scena, gesto per gesto, dalle pagine del quotidiano cittadino.


Tra l’altro, i fischi alla Dante sono stati puntualmente ripresi nella diretta internazionale della RAI, tant’è vero che la conduttrice di ARTE Annette Gerlach ha detto che il pubblico della Scala è notoriamente tradizionalista, che non accetta le innovazioni, a differenza di quanto avviene negli altri teatri europei. Per carità, il dissenso è legittimo. Ma se sapevano in tanti a Milano che i loggionisti stavano preparando una sortita contro Emma Dante: devono semplicemente vergognarsi! Tutti i media internazionali stanno elogiando la scelta coraggiosa compiuta da Lissner. Non di certo quella parte facinorosa del pubblico milanese, del tutto simile a quei quattro deficienti che urlarono la sera del 7 dicembre 1976 “Povero Verdi!” addosso a Carlos Kleiber, prima di iniziare a dirigere il terzo atto dell’”Otello”.
Questa è una “Carmen” di alto livello, poche storie.
Ma cosa faranno allora, i loggionisti, quando ci sarà il “Boccanegra” con Barenboim e Domingo, anch’esso in diretta su ARTE? Tireranno i pomodori cuordibue addosso al palco?

Per molti versi il lavoro del critico è semplice. Rischiamo poco approfittando del potere che abbiamo su chi sottopone il proprio lavoro e se stesso al nostro giudizio. Prosperiamo con recensioni negative, divertenti da scrivere e da leggere. L’amara realtà da affrontare per i critici è che, nel grande disegno delle cose, una schifezza qualunque ha più anima della nostra recensione che la definisce tale. Ma ci sono volte in cui un critico rischia davvero qualcosa ed è quando scopre e difende il nuovo. Il mondo è spesso duro con i nuovi talenti, le nuove creazioni. Al nuovo servono dei sostenitori.
Anton Ego

Non ero alla prima e l’importanza che assegno all’opera lirica è tale che se proponessero di trasformare il Teatro alla Scala in un autosilo sarei entusiasta. Premesso questo è chiaro che non voglio entrare nel merito della regia, però nel merito del commento sì. Sembra che la signora Emma Dante non possa essere criticata a prescindere, in quanto rappresenta finalmente qualcosa di nuovo in un mondo di parrucconi. In questo modo si giudica qualcuno in base a quello che è non in base a quello che fa. E’, comunque, un pregiudizio. Certo è un pregiudizio opposto ad un altro pregiudizio odioso ma sempre di pregiudizio si tratta.

In Italia la cultura è mal sopportata e consentita solo per far uscire dai garage vecchie carampane con le grinze lucide e ricoperte di gioielli. per forza poi si vogliono rappresentazioni ingessate. Le vecchiaccie fanno già fatica a sorridere e stare in piedi contemporaneamente, figurati se dovessero anche pensare

Completamente d’accordo con quello che dici, ma non capisco l’attacco del tutto a sproposito e gratuito a Riccardo Muti. Antipatico è antipatico, pieno si sé pure, ma questo non significa nulla in campo artistico e diamo a Cesare quello che è di Cesare: Muti ha fatto della Scala un teatro d’opera in grado di concorrere con le altre grandi realtà europee (a livello di orchestra e di qualità teatrale). Gli spettacoli con la regia di Strehler rimangono nella storia dell’Opera ed è molto triste che passati pochi anni nessuno se ne ricordi più. Sono molto contento della scelta di Emma Dante, ma non si può certo dire che il Tristano di due anni fa fosse uno spettacolo con le regia di un colosso a fine carriera. Ho capito a chi ti riferisci con Capri e compagnia bella, ma si tratta di uno e un solo nome non troppo presente alla Scala (a parte l’anno scorso). Mi pare, in sostanza, che spesso si parli senza sapere, con tanti pregiudizi e solo per il gusto della polemica: dov’è quindi la differenza con i critici parrucconi del Corriere?

Ecco, io amo l’opera e trovo che sia una cosa normale; trovo che sia normale che in Germania il pubblico vada all’opera pagando un biglietto che costa (almeno per i giovani) quanto quello del cinema; trovo che entrare in un teatro lirico dovrebbe essere altrettanto normale che andare a vedere una mostra a Brescia o alle scuderie del Quirinale; trovo che sia normale che esistano registi d’opera come esistono registi di prosa, di film e di televisione (perché i codici sono diversi e se la stessa persona riesce bene in tutte le specialità meglio per lui/lei, ma non è detto che sia così); trovo che la regia di Emma Dante, che piaccia o non piaccia (a me è piaciuta molto) sia una regia perfettamente normale, di grande professionismo, al servizio del testo, con idee forti ma pertinenti e molte trovate ma al servizio di una visione globale dello spettacolo; NON trovo normale che faccia testo il giudizio di quattro befane ingioiellate e dei frustrati benpensanti pseudo-competenti del loggione. Il fatto è che a forza di considerare l’opera un vecchiume per ricchi e/o fanatici la si lascia precisamente nelle mani dei ricchi e/o fanatici, ed è un peccato, credetemi.

Caro Guglielmo, anche solo per l’idea di aprire una stagione con la Valchiria di Wagner, per farsi vedere dal nipote dello stesso Wagner, al fine di diventare un wagneriano doc (il nipote se ne andò molto prima della fine); anche solo nel modo di esprimersi e nella distanza tra il direttore artistico e la città, la gente, il pubblico e i media; anche solo per l’incapacità di avere un rapporto prolifico e costruttivo con altri direttori, sfuggendo all’idea di comunità che un compositore può evitare, ma che un direttore di un grande teatro deve obbligatoriamente abbracciare; anche solo per il fatto che la sua orchestra, quando c’è stato da decidere, ha votato contro di lui praticamente all’unanimità; anche solo per il fatto che la sua natura di autocrate emanava da ogni suo poro, costituendo una sorta di esempio pubblico di gestione disastrosa di un’équipe; anche solo perché il suo lavoro non era criticabile da parte di giornalisti, opinionisti e critici, senza che gli stessi, in virtù delle aderenze oligarchiche del maestro con la buona borghesia intellettuale della città, perdessero il ruolo di critico, se non il posto; anche solo per il taglio di capelli e per l’abitudine alla messa in piega da Coppola; ma soprattutto per il fatto che, a valle di tutto questo, Muti non è considerato universalemente il direttore stellare che ci raccontiamo noi, quelli del campionato più bello del mondo, e mi è sempre stato anche dermatologicamente antipatico, ecco che ho maturato la convinzione che il gigantismo della sua figura, e il suo ruolo in istituzioni come la Scala, sia stato un danno per la musica, la cultura, la società italiana.

per rinfrancarsi, oltre al sorriso in verde della moratti, si poteva andare a pagina 31, ,, a pagina 31 c’è una spiegazione rivelatrice: la maggior parte dei pianeti extrasolari (e cioè in orbita intorno a stelle diverse dal sole) sono stati scoperti non per visione diretta degli stessi, ma in modo indiretto “misurando il disturbo al moto della stella, provocato dall’attrazione gravitazionale del pianeta su di essa”—- non è grandioso? per me spiega un sacco di cose, non di stelle, di tutto il resto— per questo mi piacerebbe essere una disturbatrice, ma ci vuole tanta troppa forza gravitazionale

Non voglio assolutamente passare per il difensore di una persona che per tanti aspetti incarna ciò che detesto della gestione non solo culturale di questo paese esattamente per i motivi che elenchi (e poi è mai possibile che in tutte le foto, Muti sembra sempre in estasi mistica?). Premettendo quindi che sono convinto che Barenboim, oltre a essere MOLTO più simpatico, è probabilmente anche più bravo del divin pugliese, trovavo solo un po’ esagerato l’aggettivo disastroso come anche definirlo un danno per la società italiana: un paese in cui, per dirne una, il Centro Sperimentale di cinematografia è presieduto da Francesco Alberoni…

Se avessero fatto una cosa del genere al Verdi di Trieste il teatro si sarebbe svuotato e avrebbero preteso le dimissioni di sindaco… noi dell’estremo nordest siamo tradizionalisti, cosa saranno mai un po’ di fischi per una regista all’esordio nella lirica. Non capisco tutte queste polemiche.

Mi schiero con i fischi….
In realtà non sono d’accordo con i perchè dei fischi dei loggionisti.
Trovo che la realizzazione sia stata inutilmente reclamizzata come rivoluzionaria, fuori dagli schemi etc. etc. Ma che non ci fosse nulla di così notevole.
Spiegatemi cosa c’è stato di straordinariamente nuovo:
- Carmen Meridionale ad opera di una regista meridionale?
- Carmen diavolo e Micaela bigottona???
- I costumi da suore?
- Le foto del toro sanguinante?
- Lo stupro nel finale?

Trovo che l’utilizzo di certe immagini abbia fatto ormai il suo tempo.
La scenografia minimal stava benissimo, anzi era meno minimal che nell’Idomeneo.

Sono d’accordo con chi dice che Baremboin sia un grande. Ho letto il suo libro edito da Feltrinelli e mi è piaciuto come la pensa. Mi ricorda tantissimo Bernstein come carisma e capacità di coinvolgimento.

Tornando alla Dante, forse ha scandalizzato le cariatidi che popolano settimanalmente la sala Verdi del Conservatorio di Milano e non pensiamo al fatto che quelle “vecchie ingioiellate” sono l’unico pubblico che la musica classica abbia a Milano.
Sono tutti pronti a scagliarsi contro il vecchiume, ma non vedo le generazioni più giovani accalcarsi o interessarsi.
Percui se quello è il loro godimento che senso ha toglierglielo o sconvolgerglielo?

Se le generazioni più giovani avessero un minimo interesse si creerebbe un mercato per loro, invece…

Freiburg Am Breisgau(20.000 ab.) ha 12 0rchestre più o meno regolari e un teatro da far impallidire gli Arcimboldi.

Ultima Provocazione: se avessero ambientato Carmen in una periferia delle nostre es. Baggio? o Castel Madama?

“una vecchia checca che racconta delle serate in piazzetta a Capri con Bernstein” – Ohi, un po’ di rispetto – per Bernstein, intendo!

Per il resto, applausi a scena aperta che manco a una “Pira” ben riuscita con il suo bel do di petto*.

*giusto per far incavolare Muti. ;-)

@corrado. Lei scherza vero quando dice che se “proponessero di trasformare il Teatro alla Scala in un autosilo sarei entusiasta”? E’ una battuta vero? Perché io non sono molto dotata di sense of humour, non capisco ed ho bisogno di rassicurazioni.

non conosco l’opera, se non tramite poche arie. Mi dispiace di non conoscerla. Avrei anche voluto iniziare a conoscerla, ma l’ambiente e i prezzi mi hanno sempre respinto. Non e’ stato cosi’ per il resto della musica “classica”, che ha trovato posto nella mia libreria, seppure in misura minore rispetto ad altri generi. Spero che le cose cambino, o a discorrere di Muti e compagnia sara’ sempre una elite di iniziati.

[...] fonte:  Freddy Nietzsche » La rivoluzione in lungo Articoli correlati: Freddy Nietzsche » Ci sono più cose di destra nella tua arte [...]

Ma così, per curiosità, quanti di quelli che hanno scritto e commentato, erano alla prima della scala?

@Marcello, ma no, comodamente a casa nostra sintonizzati sul canale Arte, come l’anno scorso. Domandandoci come mai la Rai non trasmettesse in diretta la serata, probabilmente è detentrice dei diritti, se non attraverso collegamenti volanti di costume nei telegiornali.

@Marcello: diretta televisiva anch’io ma proiettata in teatro (Cremona).

I diritti per l’Italia della diretta sono stati ceduti da RaiTrade (come già da due anni: “Tristan und Isolde” e “Don Carlo”) a “Classica”, canale pay satellitare della piattaforma Sky, diretto da Piero Maranghi (www.classica.tv), controllato dal gruppo Unitel – Beta Film (www.unitel.de). Per inciso, i vertici della RAI non hanno finora ritenuto di trasmettere in diretta tv su un canale in chiaro la prima alla Scala, a seguito del disastroso risultato di audience del “Macbeth” di Verdi diretto da Riccardo Muti con la regia di Graham Vick (7 dicembre 1997); il dato Auditel rilevato quella sera per Raiuno fu di poco meno di due milioni di telespettatori, e si tenga conto che all’epoca c’era solo Telepiù (e il canale Telepiù3, da poco tempo criptato), non esistevano i canali di Mediaset Premium e Dahlia, e il satellite stava decollando con DSTV.
Dopo quella scoppola, che rappresentò una delle tante cause che condussero alla fine repentina della presidenza RAI di Enzo Siciliano, non si parlò più di dirette operistiche dalla Scala alla RAI: quando si dice l’effetto sfiga del “Macbeth”…

«Questa regia sperimentale rimarrà nella storia della Scala, anzi, forse sarà uno degli eventi che maggiormente si ricorderanno negli annali tra vent’anni» – «Davanti a noi stanno cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle». Perciò, dieci, cento, mille, regie innovative come la Carmen.”

Questo il commento di alcuni sostenitori della regista Emma Dante;
senza avere visto la Carmen, e conoscendo la forza e l’energia di Emma, sottoscrivo quanto scritto sopra ed esprimo il mio incoraggiamento ed il mio plauso ad Emma Dante, regista palermitana forte, coraggiosa, coerente e visionaria.
Attesto la mia stima ad un’artista che ha saputo e dovuto camminare da sola, che sta esprimendo la sua forza innovativa in nuovi linguaggi, con fantasia , freschezza ed intelligenza.
Grazie Emma…continua così e senza timore alcuno, crea il tuo teatro e la sua forza.
con stima Sara Cappello

Per chi non ha gradito la Dante consiglio ‘Sarka’ + ‘Cavalleria Rusticana’ per la regia di Olmi alla Fenice. Il pubblico potrà applaudire la croce di 15 metri per 8 (opera di Pomodoro) che spunta in proscenio e resta lì piantata per tutta la seconda opera. Oltre a un cast più statico della suddetta croce (e neanche entra in scena all’attacco della parte – giuro) che canta da cibalgina2fast. Signormadonna.

@Achille Mac, vediamo un po’, il dramma scozzese fu seguito da poco meno di due milioni di appassionati. E’ un numero che avrebbero potuto replicare pure l’altro giorno visto che il numero di appassionati sarà più o meno lo stesso. Magari si sarebbe potuto investire sulla pubblicità dell’evento (magari è stato fatto, non lo so). Quella sera la programmazione di raidue e raidtre ha fatto poco più di due milioni ciascuno. Sono due più o meno due milioni di utenti a costo zero visto che i diritti RaiTrade li ha già e puoi mandare in onda il serial americano un’altra sera. Poi è vero che sono due milioni di utenti che uno non deve davvero conquistare perché si suppone che il canone l’abbiano già pagato e quindi è un po’ come andare al ristorante e pagare prima. Speri nel salmone, ti danno due borlenghi.

BASTA!
non se ne può più con questa polemica!
è da 14 anni che vado alla scala, ho visto 14 prime e molti spettacoli: ho iniziato che avevo 20 anni e ora ne ho 34.
IO SONO UNO DI QUELLI CHE HA BUATO SONORAMENTE!
non lo avevo mai fatto. per me è stato necessario! una regia pretestuosa troppo montata a priori, e banalmente moderna, e molto forzata. quale novità ci ha presentato la dante: NESSUNA. anche questa è una zeffirellata, vuota, con scontatissime ed elementari associazioni. carmen dovrebbe essere il personaggio più erotico dell’opera… e l’erotismo dov’è? suore preti croci corride e poi?
ripeto è una zeffirellata molto più scarna e concettuale. controscene imbarazzanti e alcune cose interpretate un pò troppo liberamente. ma quale modernità!
i fischi sono una crudele legge teatrale, quindi bisogna prenderli in considerazione. nessuno è mai morto per i fischi, e sono sicurissimo che alla danta faranno un pubblicità immensa! quandi buon per lei!
alla scala di spettacoli moderni, minimalisti e concettuali ne abbiamo visti: e quando la regia fonzionava sono stati applauditissimi (ad esempio proprio nella passata stagione alcina di handel e sogno di una notte di mezzaestate di britten, entrambe regia di r. carsen)! non aspettavamo certo la dante con la sua “innovativa” carmen a spiegarci le regole del fare opera!
a chi dice che i loggionisti sono “poco esperti in materia” rispondo: venite e ne parliamo di persona. io ho iniziato a frequentarlo a 20 anni, e credetemi ho conosciuto tante di quelle persone, e in ognuna di loro, oltre che un amore smisurato per la musica, una capacità di conoscere, paragonare, discutere su opere, cantanti, regie. e sempre fatto con estrema intelligenza!
ma a questa RIDICOLA e BANALE regia non si poteva di certo rispondere che con dei tuonanti buuu. non ho mai visto il loggione così affiatato!

@marco venerdì
non mi intendo di opera e se qualcuno ha avuto da ridire,magari più competente di matteobordone non vedo perchè non avrebbe dovuto.
apprezzo il tuo intervento perchè per quello che ho visto (in tv ski) non avrei gridato al genio.ma ripeto non ne so nulla. anche matteo non sarà un grande melomane. il suo commento mi è parso più dettato dal fare il bastiancontrario che da una reale capacità critica.